L'iniziativa delle studentesse di medicina: chiediamo di tornare in reparto

Di Veronica Adriani.

Marilisa Talarico, Vera Santaroni e Giulia Pensabene e la loro iniziativa social per chiedere di tornare in reparto: "Non possiamo stare a guardare"

STUDIARE MEDICINA

Marilisa Talarico, Vera Santaroni e Giulia Pensabene e la loro iniziativa social: "vogliamo tornare in reparto"
Marilisa Talarico, Vera Santaroni e Giulia Pensabene e la loro iniziativa social: "vogliamo tornare in reparto" — Fonte: istock

Marilisa Talarico, Vera Santaroni e Giulia Pensabene sono tre studentesse del sesto anno di Medicina a Tor Vergata. Nei giorni scorsi hanno lanciato un'iniziativa su Instagram, per dare visibilità agli studenti che nell'ultimo anno sono stati costretti a rinunciare alla formazione pratica in reparto a causa della situazione Covid. Marilisa scrive sul suo profilo Instagram:

"Io MARILISA TALARICO , GIULIA PENSABENE e VERA SANTARONI, siamo delle studentesse di Medicina e Chirurgia al VI anno, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
Abbiamo deciso di avviare una #CHALLENGE sui social a favore della NOSTRA FORMAZIONE PROFESSIONALE.
In Italia, a prescindere da questo triste periodo storico, le ore di formazione pratica per uno studente di medicina sono limitate nonostante siano fondamentali. Un tema molto discusso.
Attualmente la situazione è completamente ferma. Non possiamo entrare in reparto da quasi un anno ma non possiamo stare fermi a guardare. Fra qualche mese saremo #MEDICI.
COLLEGHI DI TUTTA ITALIA FACCIAMOCI SENTIRE.
CONDIVIDETE LA MIA FOTO O UNA VOSTRA FOTO simbolica, condividete e taggate i vostri personaggi pubblici preferiti VOGLIAMO VISIBILITÁ.
E chiunque voglia, anche non studenti di medicina e chirurgia, CONDIVIDA LA MIA FOTO.
UNITI CE LA FAREMO."

Fonte: photo-courtesy

MEDICINA, FORMAZIONE PRATICA

Il punto più discusso è quello della formazione pratica, di cui quest'anno gli studenti del sesto anno non hanno potuto usufruire. Abbiamo intervistato le tre studentesse per capire i punti fondamentali della questione, e quali sono le possibili soluzioni proposte.

Ci potete raccontare com'è stato il 2020 per voi studenti di medicina?

Il nostro 2020, come quello di tutti, a causa covid, è stato ricco di lezioni online, esami online e per alcuni anche tirocini online. Ci ha fatto perdere il contatto con la realtà e ha appannato la percezione del tempo, come se questo ci scivolasse dalle mani. Alla fine delle lezioni ci sembrava quasi di non aver concluso nulla, di non aver investito nel modo migliore il tempo che avevamo a disposizione. L'università dovrebbe essere non solo un luogo formativo, ma anche un luogo di incontro, scambio di idee e interazioni sociali, che sono venute meno dovendo rimanere confinati nella nostre stanze. Ogni sera ad ascoltare il telegiornale sempre con le stesse immagini, raccomandazioni e le linee guida rivolte ad ogni tipo di struttura e professione, ma a noi universitari chi ci ha mai pensato davvero? Ci hanno quasi, se non del tutto, abbandonati a noi stessi e poche volte presi in considerazione. L’istruzione di ogni grado sta subendo duri colpi e noi universitari siamo ritenuti l’ultima ruota del carro. Noi che dovremmo essere la future spina dorsale di questo Paese. Lo studio è un privilegio. Noi non ci siamo sentiti per niente privilegiati.

Voi siete entrate da poco nel sesto anno, solitamente molto pratico. Cos'è cambiato con il Covid?

Il sesto anno di medicina è sempre stato l'anno più impegnativo dal punto di vista pratico. Gli studenti in procinto di laurearsi, con un buon bagaglio teorico, hanno sempre comunemente frequentato i vari reparti. Grazie all'introduzione della laurea abilitante due anni fa, i tirocini del sesto inoltre hanno acquisito un'importanza maggiore, anche da noi a Tor Vergata. Purtroppo però da marzo 2020 ad oggi, in tutta Italia, per noi studenti di medicina tutto è stato travolto dal Covid 19. I policlinici universitari spesso sono stati adattati e tutt'ora svolgono funzione di centri covid. Non avendo però noi studenti un percorso formativo pratico previsto, avremmo rischiato di essere di intralcio nella corretta gestione dell'emergenza all'interno delle varie strutture. Ed è proprio questo il punto. Noi siamo pronti a scendere in campo a metterci a disposizione del prossimo ma vogliamo avere di più, vogliamo scendere in campo con maggiori competenze possibili, teoriche, certo, ma anche pratiche. Ecco perché è necessaria una riforma che preveda proprio questo nuovo approccio, ecco quello che vogliamo. La nostra non è una protesta, ma un'iniziativa volta a darci di più.

Scrivete: "In Italia, a prescindere da questo triste periodo storico, le ore di formazione pratica per uno studente di medicina sono limitate nonostante siano fondamentali". Credete che le ore di pratica che vengono fatte nella successiva specializzazione quinquennale non siano comunque sufficienti? Cosa cambiereste, potendo farlo?

Le successive ore non possono essere considerate ore di tirocinio, sono ore di formazione specialistica. Per sua natura è una formazione mirata ad una singola branca del sapere medico, seppur con delle ovvie ramificazioni. E qui pongo una domanda, quanti studenti di medicina hanno mai effettuato un massaggio cardiaco? Quanti hanno seguito l'iter di ospedalizzazione di un paziente? Quanti hanno imparato a fare una visita semeiologica, una diagnosi con rapporto diretto medico/studente - paziente? Non tutto si può imparare sui libri.

Com'è nata la vostra protesta, e cosa chiedete?

La nostra non è una protesta, è una iniziativa di sensibilizzazione. Chiediamo che siano riviste le ore di insegnamento pratico, che sia riformulato l'iter nei 6 anni di medicina e che sia fatto riferimento a chi ora si è laureato, a chi veramente sa cosa significhi avere delle lacune, a chi vive la professione medica. Lo scopo è avere medici capaci nel futuro, con i pazienti e non esclusivamente con i propri libri.

Quali sono i vostri piani per il futuro?

La medicina è una scienza dinamica e in continua evoluzione, che non attende chi decide di fermarsi, anche se solo per poco. Ci auguriamo di poter essere sempre nelle condizioni di poter fare del nostro meglio e di instaurare dei rapporti medico - paziente in cui la fiducia sia alla base, per evitare di allontanare le persone da ciò che non conoscono e far si che tutto possa essere reso alla portato di chiunque. Da qui nasce la voglia di provare a cambiare qualcosa. Crediamo sia necessario, a questo punto, che qualcuno ci ascolti, che chi di dovere si apra a queste problematiche che riguardano tutti. E allora se non volete aiutare noi, aiutate voi. Perchè un giorno potreste trovarci nei vari reparti e quello che chiediamo è solo di essere messe nelle condizioni di potere aiutarvi al meglio.

Fonte: photo-courtesy