Inghilterra: nascita della monarchia parlamentare. Storia e caratteristiche

Inghilterra: nascita della monarchia parlamentare. Storia e caratteristiche A cura di Joshua De Loa.

Origini, vicende, caratteristiche e protagonisti della nascita della monarchia parlamentare dell’Inghilterra.

1Inghilterra: introduzione

Arcivescovi e vescovi al Grande Consiglio nazionale, il Witenagemot anglosassone
Arcivescovi e vescovi al Grande Consiglio nazionale, il Witenagemot anglosassone — Fonte: getty-images

Il parlamento inglese ha le sue origini dall’unione della forma di governo assembleare del Witenagemot anglosassone e del sistema feudale di Guglielmo di Normandia (1028-1087), accompagnato da un consiglio composto da signori feudali, baroni ed ecclesiastici.  

Dallo scontro tra il re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra (1166-1216) e i ribelli alla corona, nel 1215 fu sottoscritta la Magna Charta Libertatum: l’accordo prevedeva l’istituzione di un consiglio di venticinque baroni incaricato a sorvegliare il governo del re, pena l’autorizzazione al sequestro dei possedimenti reali.  

Nel 1295 il re inglese Edoardo I (1239-1307) convocò il Parlamento del Regno d’Inghilterra, basato sul Model Parliament dove, a fianco all’assemblea dei nobili e degli ecclesiastici, erano ammessi anche i rappresentanti eletti nelle città, contee e boroughs, tuttavia sprovvisti di poteri effettivi.  

2Inghilterra: Monarchia e Parlamento inglese tra il XIV e il XVII secolo

2.1La Camera dei Lord e la Camera dei Comuni

Edoardo III, re d'Inghilterra
Edoardo III, re d'Inghilterra — Fonte: getty-images

Sotto il regno di Edoardo III (1312-1377), nel 1341 il parlamento inglese fu diviso in due camere distinte: i membri dell’aristocrazia e del clero componevano la Camera dei Lord; i cavalieri e i borghesi eletti formavano la Camera dei Comuni

Perciò si andò a conformare una situazione in cui era necessaria l’approvazione da parte delle Camere o del sovrano per autorizzare l’emissione di nuove tasse e l’emanazione di nuove leggi. Nonostante il tentativo di affermazione dei Comuni, essi continuarono ad essere subordinanti rispetto alla Corona e ai Lord

2.2Problematiche della monarchia inglese

Alla base della prima rivoluzione inglese alla metà del XVII secolo, si individuano due problemi strutturali della monarchia inglese:  

  • il Parlamento limitava il potere assoluto del re;
  • Mancava di una burocrazia centralizzata, ma affidata alle amministrazioni locali.

Se queste debolezze strutturali erano compensate dall’abilità politica della regina Elisabetta I e dall’ampio consenso attorno a lei, il regno successivo degli Stuart non fu capace di tenere unito il paese. Infatti, proprio durante il governo del re Carlo I Stuart (1600-1649), esplose il conflitto tra la Corona, il Parlamento e la popolazione inglese.  

«Ciò che riguarda tutti, dovrebbe essere approvato da tutti, ed è anche chiaro che i pericoli comuni devono essere affrontati da misure concordate in comune» Edoardo I re d’Inghilterra, writ, 1295.

3Inghilterra: problematiche della monarchia inglese

3.1Le questioni inglesi nel XVII secolo

A seguito del governo elisabettiano, con la salita al trono di Giacomo I Stuart (1566-1625), i dissidi religiosi tra gli anglicani, i protestanti e i cattolici si acuirono:

  • i protestanti, i cosiddetti puritani, non riconoscevano l’autorità monarchica e affermavano la sovranità delle proprie congregazioni;
  • i cattolici furono duramente repressi a causa della congiura delle polveri del 1605.

Con il rifiuto di partecipare alla Guerra dei Trent’anni di Giacomo I, il regno d’Inghilterra si vide fuori dalla scena internazionale. Le conseguenze furono che: 

  • aumentò l’ostilità della popolazione inglese nei confronti del re, perché sostenitrice delle potenze protestanti;
  • frenò lo sviluppo marittimo inglese, cedendo così il monopolio commerciale alle potenze avversarie.

La frattura più importante tra la Corona e popolazione inglese fu dovuta ai tentativi assolutistici, prima di Giacomo I e dopo di Carlo I Stuart:

  • Funzionari, sottratti dal procedimento rappresentativo, di sola nomina regia;
  • Costituzione di tribunali regi;
  • Ridimensionamento dei poteri del Parlamento;
  • Imposizione di tasse senza il consenso parlamentare.

3.2Inizio della guerra civile inglese

Ritratto di Carlo I Stuart re di Inghilterra, Scozia, Irlanda e Francia. Dipinto di Daniel Mijten
Ritratto di Carlo I Stuart re di Inghilterra, Scozia, Irlanda e Francia. Dipinto di Daniel Mijten — Fonte: ansa

Per sostenere le spese militari a supporto dei protestanti in Olanda e degli ugonotti in Francia, Carlo I convocò il Parlamento per l’approvazione di nuove tasse. Le due Camere acconsentirono, ma pretesero che firmasse la Petition of Right del 1628, dove si condannava il suo fiscalismo, la repressione sul Parlamento e la sua politica a sostegno della Chiesa anglicana.

Dovendo affrontare le rivolte scoppiate nel suo regno, nel 1640 Carlo I fu obbligato a riconvocare le Camere due volte nello stesso anno, per l’approvazione di nuove tasse a sostegno delle spese militari:

  • alla prima convocazione, l’opposizione parlamentare costrinse il re a scioglierlo dopo tre settimane. per questo chiamato il Corto Parlamento;
  • alla seconda invece, conosciuto come Lungo Parlamento, i parlamentari imposero le proprie condizioni al sovrano e pubblicarono la Grande Rimostranza contro il re.

4Inghilterra: le rivoluzioni inglesi

4.1Proclamazione del Commonwealth

Oliver Cromwell in un ritratto del pittore Samuel Cooper
Oliver Cromwell in un ritratto del pittore Samuel Cooper — Fonte: ansa

Sconfitto nella guerra civile inglese, Carlo I fu processato e condannato a morte nel 1649 dal fronte parlamentare inglese. Il Rump Parliament, il parlamento liberato dei sostenitori monarchici, nel maggio dello stesso anno, abolì la monarchia e la Camera dei Lord, e instaurò la repubblica del Commonwealth, il cui capo fu Oliver Cromwell (1599-1658).

Formalmente repubblica, ma sostanzialmente un governo con declinazioni monarchiche: Cromwell, nonostante avesse il proposito di presiedere in accordo col Parlamento, non riuscì a conciliare i diversi schieramenti politici. Per questo, il nuovo Lord Protettore di Scozia, Inghilterra e Irlanda assunse sempre di più un potere personale.

4.2La Restaurazione monarchica

Oliver Cromwell scioglie il parlamento nel 1653
Oliver Cromwell scioglie il parlamento nel 1653 — Fonte: getty-images

Richard Cromwell (1626-1712) non fu all’altezza del padre: alla seconda metà del Seicento, con grande facilità, il Parlamento decretò la Restaurazione monarchica. Carlo II Stuart (1630-1685) fu incoronato sovrano d’Inghilterra dopo aver sottoscritto Dichiarazione di Breda nel 1660, dove prometteva di governare con la collaborazione parlamentare.

Il Test Act del 1673 votato dal Parlamento indicava come in Inghilterra si vivesse in un clima anticattolico. Con la salita al trono di Giacomo II Stuart (1633-1701), fratello di Carlo II, si aggravò la situazione: oltre ad essere cattolico dichiarato, intraprese anche delle politiche filopapali. Il Parlamento si appellò allo statolder Guglielmo III d’Orange (1626-1650), perché difendesse le libertà religiose e politiche inglesi.  

5Inghilterra: nascita della monarchia parlamentare

5.1La struttura della monarchia parlamentare

Mentre Giacomo II cercava rifugio dal re francese Luigi XIV (1638-1715), il Parlamento trasferì la corona al ramo protestante degli Stuart e Guglielmo d’Orange, in quanto marito di Maria Stuart (1631-1660), figlia di Giacomo II Stuart, divenne sovrano inglese col nome di Guglielmo III nel 1689. A differenza della precedente rivoluzione inglese, questa fu pacifica.  

Sempre nel 1689, il nuovo sovrano inglese sottoscrisse la Bill of Rights, dove giurò solennemente che la Corona avrebbe sempre governato assieme al Parlamento, riconoscendo i limiti del potere monarchico. In questa maniera nacque la prima monarchia parlamentare della storia fondata sulla sovranità nazionale anziché sul diritto divino dei re.  

5.2Il nuovo sistema politico inglese

Camera dei Comuni e Palazzo di Westminster, Londra
Camera dei Comuni e Palazzo di Westminster, Londra — Fonte: getty-images

Dalla Bill of Rights, il governo dell’Inghilterra si sarebbe basato sulla reciproca fiducia tra Corona e Parlamento: l’innovazione fu la separazione dei poteri legislativo ed esecutivo, principio delle democrazie moderne. Tutto ciò fu la prima attuazione della teoria contrattualistica del potere espressa anche dal filosofo John Locke (1632-1704). 

La classe politica parlamentare inglese era divisa in due schieramenti opposti: i tories e i whigs. Non era una semplice contrapposizione nobiltà-borghesia: infatti si passava da una parte all’altra sulla base di interessi clientelari, locali o di ceto. L’unico discrimine politico verteva: per i primi, sull’interesse terriero, per i secondi, sull’interesse commerciale e finanziario.

Nonostante i confini fluidi tra i due gruppi politici, questo nuovo sistema di governo produsse nel suo insieme una stabilità sia politica che sociale: grazie a questo clima, il regno britannico poté imporsi sulla scena internazionale, diventando poi futuro protagonista della Rivoluzione Industriale del Settecento.