Incas: storia, religione, economia e cultura

Incas: storia, religione, economia e cultura A cura di Federico Goddi.

Storia e caratteristiche degli Incas, l'impero precolombiano la cui capitale fu Cuzco. Religione, economia e cultura della civiltà che visse in Perù dal XIII al XVI secolo

1Gli Incas e il dominio dell’America meridionale

Manco Cápac: primo imperatore degli Incas
Manco Cápac: primo imperatore degli Incas — Fonte: getty-images

Gli Incas erano una popolazione di lingua quechua che nel 1532, all’epoca della conquista spagnola, dominava su un impero vastissimo situato nell’America meridionale. A detenere l’autorità era una guida suprema, un vero e proprio sovrano assoluto, che era considerato l’incarnazione del Sole, la stella madre del sistema. 

Secondo le più accreditate ricerche, gli Incas abitavano la regione di Cuzco sin dal XIII secolo, sotto la guida del loro primo imperatore, Manco Capac. Su quest’ultimo abbiamo sufficienti testimonianze storiche, tuttavia la sua figura resta avvolta da un’aura leggendaria così grande da renderlo anche un personaggio mitologico. Potremmo quindi definire Capac “imperatore e figlio del dio Sole”. 

Huáscar: Imperatore Inca
Huáscar: Imperatore Inca — Fonte: getty-images

La formazione dell’impero avvenne a partire dal XV secolo, per merito di Pachacúti. Quest’ultimo nel 1438 ebbe la meglio sui Chanca ed occupò i territori sino al Lago Titicaca. A quell’imperatore dobbiamo la costruzione di uno Stato centralizzato in cui anche le popolazione soggiogate (vedi i Colla) avevano una funzione ben precisa.

Col regno di Túpac Yupanqui (1471-93) i confini dell’impero si estesero, e con Huayna Cápac (1493-1525), si aggiunse ai vasti possedimenti anche la regione corrispondente all’attuale Ecuador.

Ambizioni e ricchezze, sangue e potere, furono gli ingredienti principali per una guerra di successione, come era avvenuto in tante occasioni sul suolo europeo. La contrapposizione divenne una resa dei conti quando a contrapporsi a Huáscar, legittimo pretendente al trono, fu Atahualpa, fratellastro di quest’ultimo, che con un colpo di mano si era impadronito della parte Nord dell’impero. 

È proprio al culmine di quella contesa, o meglio guerra civile, che gli spagnoli sbarcarono sul suolo americano. Gli iberici erano guidati da Francisco Pizarro, un condottiero senza scrupoli, che seppe sfruttare al meglio la situazione: dopo la morte di Huáscar Pizarro catturò Atahualpa e, dopo aver incassato un riscatto in oro, lo fece giustiziare. Siamo nel 1533 e privo della guida “divina” l’Impero Incas implose sotto i colpi di un invasore che, in maniera spietata, ne seppe cogliere le contraddizioni. 

2Economia e società degli Incas

Il Tempio del Sole sull'isola di Titicaca, Perù ( XIX secolo)
Il Tempio del Sole sull'isola di Titicaca, Perù ( XIX secolo) — Fonte: getty-images

L’Impero Incas, in una parabola di meno di un secolo, raggiunse dimensioni mai toccate da altri Stati americani, rappresentando un raro esempio di corretta amministrazione politica di territori eterogenei. I possedimenti erano così tripartiti:
- una sezione per i Sole, dove i prodotti servivano per mantenere il clero;
- una parte per il sovrano che all’occorrenza ridistribuiva le ricchezze;
- una quota per gli abitanti del Paese, ripartita in base al numero dei componenti dei nuclei famigliari. 

I tributi venivano pagati dai cittadini grazie al proprio lavoro e l’impero disponeva di una manodopera utilizzabile per la produzione agricola, per le emergenze belliche e per la costruzione di edifici o opere pubbliche. Il commercio era monopolizzato dallo Stato che controllava anche gli spostamenti delle popolazioni, specie quando si trattava di etnie ribelli. 

Viracocha, Dio del sole: principale divinità Inca
Viracocha, Dio del sole: principale divinità Inca — Fonte: istock

Per quanto concerne il culto, esso era regolato da una casta sacerdotale devota alla figura di un re Sole a cui erano dedicati templi e, non di rado, venivano offerti sacrifici animali (lama) o molto più raramente umani. È interessante notare come negli strati bassi della popolazione permanevano culti naturalistici: ad esempio riferiti a pietre e monti.

Non si tratta certo di una religione parallela, bensì di aspetti popolari che si affiancavano a quelli della religione di Stato del dio creatore Viracocha.  

L’alto grado di sviluppo raggiunto dalla civiltà andina è testimoniato al meglio da molteplici peculiarità: 

  • architettura di strade e ponti;
  • progettazione di sistemi di controllo delle acque;
  • gestione di gruppi umani tra le varie regioni;
  • adozione di un calendario agricolo;
  • gestione di risorse naturali in aree anche molto distanti.

Tutto era avvenuto ben prima del contatto col mondo europeo, ed è ancor più rilevante se pensiamo che le tecniche innovative includevano la metallurgia del bronzo, le lavorazioni degli apparati murari e, non da ultimo, l’eccellente fattura di tessuti decorati e di altri prodotti. 

Altra nota d’eccezione è nel modo in cui avvenivano le registrazioni della fiorente produzione: gli Incas non conoscevano la scrittura e per annotare le informazioni adottavano una tecnica di cordicelle con nodi, nota col nome di quipu. Grazie ad essa riuscivano ad elaborare raffinati calcoli decimali ed a compilare un calendario. 

Vista del complesso di Machu Picchu, la fortezza Inca enclave nelle Ande sudorientali del Perù
Vista del complesso di Machu Picchu, la fortezza Inca enclave nelle Ande sudorientali del Perù — Fonte: getty-images

I reperti archeologici - quali ceramica e tessuti, o oggetti in legno - attestano invece l’importanza simbolica dell’arte. Nelle decorazioni è evidente una standardizzazione con una forte predominanza delle forme geometriche.

A differenza degli antiche stili andini, soprattutto tra le culture Moche e Nazca, gli Incas non avevano particolari interessi nel rappresentare il mondo naturale, mentre restava comune un’idea d’edilizia monumentale in pietra, come testimoniato dai modelli architettonici localizzati nella valle di Cuzco e nel sito di Machu Picchu.  

La modificazione del territorio naturale aveva un significato preciso: la civiltà Incas aveva il compito di portare l’ordine nelle cose terrene, come nella costruzione di canali e terrazze, che non dovevano apparire come costruzioni isolate ma avere un senso nell’economia del territorio

Altra caratteristica, segnalata nelle cronache spagnole, è il gusto per i riti e le danze, definiti taki, di cui purtroppo non abbiamo ulteriori tracce, vista l’assenza di un sistema di notazione tra gli Incas, tuttavia conosciamo gli strumenti più diffusi: la quena, meglio noto flauto di Pan, l’antara, un flauto policalamo, e il pincollo, uno strumento a becco che poteva avere dimensioni variabili. 

3Gli Incas e le altre civiltà

Atahualpa, Re degli Incas
Atahualpa, Re degli Incas — Fonte: getty-images

Qual era il contesto in cui era inserita la civiltà Inca? Molto spesso vengono definite indios – facendo riferimento alle Indie immaginate da Cristoforo Colombo - tutte le popolazioni che popolavano l’America all’epoca della scoperta di Colombo. 

Lo sviluppo delle stesse è però diseguale ed esistevano enormi distanze anche sotto l’aspetto religioso e socioeconomico: le forme di politeismo annoveravano una grande varietà di culti e miti; in molti luoghi l’agricoltura occupava per soli due o tre mesi l’attività umana, mentre ad esempio, tra gli Incas, era notevolmente sviluppata e raggiungeva dei gradi di raffinatezza elevati, grazie a tecniche di irrigazione molto sofisticate

Anche a livello sociale le differenze erano molte: tra gli Incas, come abbiamo visto, esisteva una tripartizione economica sovrapponibile a quella sociale, ma tra le popolazioni di raccoglitori e cacciatori che lambivano i confini dell’Impero Incas erano invece le relazioni di parentela a costituire le trame connettive della società

In questi casi, i confini delle famiglie erano assai incerti e trovavano una definizione perimetrale solo nei momenti di emergenza bellica, quando i nuclei famigliari andavano a comporre le tribù con un capo, detto cacique (cacicco), che era una carica talora ereditata.   

Plaza de Armas nel centro di Cuzco, antica capitale degli Incas peruviani. La città è costruita su terrazze ai lati delle montagne
Plaza de Armas nel centro di Cuzco, antica capitale degli Incas peruviani. La città è costruita su terrazze ai lati delle montagne — Fonte: getty-images

Era quindi una realtà molto distante da quelle dei grandi imperi dei Maya e dei Chibcha nell’altopiano di Bogotà, dei nostri Incas in Perù o degli Aztechi in Messico. Non di meno, per popolazioni indigene, dobbiamo intendere anche i popoli che con quei tre imperi si scontrarono e che, in alcuni casi, non furono mai assimilati. 

Per alcuni aspetti, gli Incas avevano delle similitudini con gli Aztechi. In entrambe le civiltà abbiamo una classe di sacerdoti con una precisa funzione sociale e politica: era collocabile nella cerchia del sovrano ed aveva la tendenza ad isolarsi dal resto della popolazione. 

La raffinata forma urbanistica è un’altra similitudine unitamente alle grandi capacità militari. Le due civiltà vantavano una vera e propria forma statuale, ossia un’istituzione separata, o potere politico, che sovraintendeva alla difesa delle conquiste militari, ai rapporti con le altre popolazioni, alla pianificazione economica ed alla creazione di infrastrutture. 

Rispetto agli Aztechi, gli Incas avevano una migliore struttura amministrativa, con funzionari preposti all’elaborazione di statistiche e informazioni che servivano a regolare i commerci, a tenere sotto controllo le questioni agricole ed a progettare opere pubbliche. In maniera enfatica, nonché erronea, alcuni studiosi hanno definito il sistema incaico come una forma d’anticipazione delle dottrine comuniste, anche perché le terre di ogni villaggio, ayllu, appartenevano alla comunità che controllava la redistribuzione dei prodotti. 

Tuttavia, bisogna sempre tenere a mente che il sistema incaico era fortemente dispotico ed era in costante conflitto con le altre comunità indigene che tentava di assoggettare alla sovranità inca.

Non a caso, il sociologo Max Weber ha definito la società Incas come basata ‹‹per eccellenza sul lavoro coatto››. E furono proprio le strutture di dominio imperiale che gli spagnoli seppero integrare nel nuovo sistema coloniale. In un certo senso, gli Incas fornirono ai nemici europei le armi più affilate per abbattere l’impero.