In tutto il mondo si tagliano le materie umanistiche

Di Gina Pavone.

Una filosofa americana denuncia i tagli inflitti in nome del profitto agli insegnamenti creativi e riflessivi. Ma il rischio è di formare macchine docili invece che cittadini. Perché empatia e pensiero critico sono risorse fondamentali per vivere in democrazia.

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

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Il mondo occidentale sta perdendo il suo sapere umanistico: i sistemi di istruzione, in tempi di magra, stringono la cinghia e tagliano le materie letterarie, artistiche e filosofiche. Ma tutto ciò mette a rischio uno dei maggiori vanti dell'occidente stesso: la democrazia. E di conseguenza la libertà.

A lanciare l'allarme è Martha C. Nussbaum, filosofa dell'università di Chicago nel libro intitolato Non per profitto, in uscita per la casa editrice Il Mulino.

Questa settimana la rivista Internazionale riprende alcuni passaggi del libro in un articolo intitolato "Sapere è potere". Il pezzo si apre con scenari foschi sui tempi di crisi che ci tocca vivere. Ma l'autrice non si riferisce alla crisi economica, bensì a quella alla «crisi mondiale dell'istruzione», cioè «Attirati dal profitto, molti Paesi, e i loro sistemi scolastici, stanno escludendo alcuni saperi indispensabili a mantenere viva la demnocrazia».

Il rischio di investire solo in materie tecniche e scientifiche, secondo l'autrice, è «produrre generazioni di macchine docili», invece di «cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da soli, mettere in discussione le consuetudini, e comprendere le sofferenze e i successi degli altri». Insomma, si rischia di non fomare individui liberi e in grado di produrre pensiero critico e autonomo. Eppure proprio l'attenzione e la comprensione dell'altro è la base del pensiero democratico, osserva Nussbaum, che attribuisce questa tendenza a un'attenzione esclusiva che le società occidentali stanno riservando ai soli beni materiali.

E anche nell'ambito della scienza e della tecnologia si stanno soffocando tutti gli aspetti creativi e inventivi, denuncia Nussbaum, che comunque ribadisce la consapevolezza dell'importanza di materie come l'economia o la scienza, ma anche questi settori possono essere positivamente permeati dal sapere umanistico. Perché con empatia, pensiero critico e immaginazione si interpreta meglio la complessità della realtà, di fronte a eventi di portata sempre più globale. E in un'ottica globale dovrebbero essere ristrutturati i corsi e le materie scolastiche, suggerisce Nussbaum. Senza tralasciare la prospettiva storica.

L'autrice ammette che il pensiero critico, cioè la capacità di pensare e argomentare in modo eutonomo, e poi magari scambiare pacificamente con gli altri le proprie osservazioni, non sono capacità che danno risultati «da sfruttare dal punto di vista commerciale», ma anche «l'istruzione finalizzata alla crescita economica richiede conoscenze di base come scrivere e fare di conto», e solo dopo alcune persone approfondiscono aspetti tecnoci come l'informatica e l'ingegneria. Mentre per capire la complessità del mondo serve non solo la conoscenza, ma anche l'empatia, stimolata dalle materie creative e immaginative come la letteratura, la filosofia e le arti. E anche per comprendere discriminazioni e disuguaglianze sociali «non basta essere informati», avverte l'autrice, ma è necessario sapersi mettere nei panni dell'altro, capacità coltivata dalle materie umanistiche.

In definitiva, l'autrice analizza come il pensiero critico e la creatività siano necessari a trovare risposte e scenari nuovi quando l'economia langue. Perché è in questo modo che le materie umanistiche sono necessarie alla crescita economica.

Dunque le materie tecniche e scientifiche sono imprescindibili, ma anche quelle creative e riflessive sono fondamentali per continuare a vivere nel benessere e in democrazia. L'impegno nella chimina è necessario, ma forse è importante anche non trascurare il latino e la filosofia.