Imperi coloniali nel 1500: nascita, storia, organizzazione

Imperi coloniali nel 1500: nascita, storia, organizzazione A cura di Federico Goddi.

Come nascono e si sviluppano gli imperi coloniali nel Nuovo Mondo nel sedicesimo secolo. Come avveniva la conquista, come venivano organizzate le zone occupate, la scoperta dell'uomo selvaggio

1Imperi coloniali: come sono avvenute le conquiste

Nuovo Mondo, 1521
Nuovo Mondo, 1521 — Fonte: getty-images

L’avvenimento della scoperta dell’America comportò una corsa alla conquista degli spazi mondiali, dando luogo alla successiva nascita del colonialismo europeo. Quest’ultima conseguenza fu naturalmente alquanto tarda rispetto alla data del 1492 e, pur non essendo l’unico avvenimento spartiacque tra epoca medievale e moderna (si pensi ad esempio alla frattura causata dalla Riforma protestante), provocò cambiamenti epocali che hanno lasciato tracce indelebili, anche sul mondo d’oggi.   

Nel 1519 sbarcò in Messico Fernando Cortés, un avventuriero spregiudicato, che seppe arruolare tra le sue truppe centinaia di guerrieri provenienti dalle popolazioni ostili agli aztechi. Anche grazie a questa quinta colonna, Cortés riuscì a conquistare la capitale azteca, catturando l’imperatore Montezuma, che in seguito fu condannato a morte. La sistematica operazione di terrorismo adottata dagli spagnoli fiaccò il morale dei combattenti indigeni sino al tracollo dei resistenti, suggellato da un gesto del re di Spagna Carlo V, che nel 1522 proclamò nuovo imperatore Cortés.   

Per gli aztechi, il nobile spagnolo, altri non era che il principale interprete della politica d’imposizione violenta del cattolicesimo, come d’altra parte ben testimoniato da una delle relazioni inviate in Spagna dal neo governatore della Nuova Spagna: ‹‹Le più degne statue de’ detti idoli, e di quei a’ quali hanno più devozione, feci levar dalle loro sedi e gettare a terra, […] e quivi posi le immagini della gloriosa nostra advocata santa Maria e degli altri santi›› (H. Cortés, Relazioni sulla Nuova Spagna, in G.B. Ramusio, Navigazioni e viaggi, a cura di M. Milanesi, 1988, VI). 

Piramide di Teotihuacan in Città del Messico
Piramide di Teotihuacan in Città del Messico — Fonte: istock

Il Nuovo Mondo divenne una terra di violenze e brutalità, il luogo dove tutto era permesso per raggiungere guadagni e glorie. L’occasione fu sfruttata da due individui senza scrupoli, Diego de Almagro e Francisco Pizarro, che raggiunsero un accordo con le autorità spagnole per lo sfruttamento dei territori conquistati. Era un contratto di spartizione al 50%, che autorizzava i due ad attaccare l’Impero degli incas.   

La spedizione si trasformò in una carneficina che incluse ogni genere di efferatezze. Nessun rispetto per i prigionieri, sino all’inganno più bieco: per garantire la libertà all’imperatore Atahualpa, gli spagnoli richiesero una grande quantità d’oro. Nonostante l’avvenuto pagamento del riscatto, gli occupanti giustiziarono il sovrano.

Atahualpa, Re degli Incas
Atahualpa, Re degli Incas — Fonte: getty-images

La capitale Cuzco fu presto conquistata con la conseguenza dell’annichilimento di un’intera cultura: ‹‹lo choc psicologico subito dagli indios non si limita all’irrompere dell’ignoto nella loro vita; gli spagnoli manifestano la loro estraneità in un modo particolare: quello della violenza. La disfatta significa dovunque la distruzione delle tradizioni antiche›› (N. Wachtel, La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla conquista spagnola, 1977).  

Le mire dei portoghesi si rivolsero invece verso il Brasile, secondo gli accordi del trattato di Tordesillas. I lusitani erano molto più interessati alle ricche terre africane ed asiatiche, mentre in Brasile si limitarono ad una colonizzazione del Nordeste, dove furono fondate le città di San Paolo e Bahia. A differenza della Spagna, il Portogallo costruì un sistema di fortezze e basi navali, preferendo questa tattica alla conquista di enormi territori che non avrebbe avuto la forza di controllare. La fitta rete comprendeva “teste di ponte” in Africa, India, a Ceylon, Canton e Macao. La città di Goa, centro indiano sulla costa del Mar Arabico, divenne la capitale, nel 1510, dello strabiliante impero commerciale portoghese. 

2Imperi coloniali: come si organizzavano le zone d’occupazione

La facilità con coi i conquistatori europei misero le mani sul Nuovo Mondo ha provocato stupore anche tra gli storici. Naturalmente, è doveroso ricordare la superiorità europea negli armamenti militari: gli aggressori avevano armi da fuoco leggere e pesanti in grandi quantità. Il breve lasso di tempo intercorso dallo sbarco alla conquista pressoché totale del continente ha però delle spiegazioni più complesse, che potremmo schematizzare, prima di operare un’analisi sommaria:  

  1. Divisioni locali
  2. Choc microbico
  3. Disarticolazione delle società indigene.
Messico, XVI secolo
Messico, XVI secolo — Fonte: getty-images

Abbiamo già accennato all’importanza dell’alleanza di alcune popolazioni indigene sottomesse dai maya e dagli aztechi. Gli spagnoli utilizzarono al meglio il principio del divide et impera, foraggiando qualsiasi iniziativa volta a disgregare l’unità degli autoctoni. Non a caso, nel Cile meridionale, in Argentina o nel Messico settentrionale, dove quest’azione risultò inefficace, la conquista risultò molto più problematica. Alcune resistenze durarono addirittura sino ai primi decenni del Novecento.  

Altra motivazione della celere conquista fu l’insorgere di malattie importate dagli europei sul suolo americano. Quel che era giudicato banale in Europa, poteva divenire mortale oltreoceano: influenze e morbillo decimarono le popolazioni indigene al pari di una malattia infettiva più grave come il vaiolo. Inoltre, non bisogna dimenticare che il fisico degli indigeni era indebolito dagli sforzi del lavoro coatto (in miniera o in ambienti malsani) imposto dai dominatori

La conquista fu totalizzante anche perché riuscì nell’intento di destrutturare l’organizzazione sociale indigena. Il sistema produttivo, lo stile di vita e le tradizioni indigene subirono un attacco frontale a cui gli indigeni non seppero reagire. Le epidemie imperversarono tra persone non immunizzate e si assistette al più grande crollo demografico della storia dell’umanità: le popolazioni messicane passarono da 25 milioni di abitanti a 2 milioni tra il 1492 al 1620.  

Hernán Cortés incontra l'imperatore azteco Montezuma, 1519
Hernán Cortés incontra l'imperatore azteco Montezuma, 1519 — Fonte: getty-images

Alla continua richiesta di manodopera si rispose con l’organizzazione della tratta di schiavi neri originari delle coste africane, le cui dinamiche socioeconomiche sono state descritte dallo storico africano Joseph Ki-Zerbo: ‹‹Per l’Africa non si trattava forse dell’occasione tanto attesa per rientrare nel grosso della carovana umana? Al contrario, era l’inizio di un travaglio infinito: la rapina cinica e febbrile delle sue ricchezze, compresi gli uomini, durerà quattro secoli›› (J. Ki-Zerbo, Storia dell’Africa nera. Un continente tra la preistoria e il futuro, 1977).   

Per quel che riguarda le forme di organizzazione politica e sociale, i conquistatori portarono nelle Americhe le strutture feudali, che in Europa erano ormai morenti. Il Brasile portoghese fu diviso in dodici capitanie controllate da altrettanti donatarios. Allo stesso modo, gli spagnoli articolarono i territori in encomienda. In quelle terre la tutela dei sudditi era totalmente inesistente ed i conquistadores divennero una classe potentissima ed odiata dalle aristocrazie della madrepatria, che ostentavano un disprezzo verso quella categoria di nuovi ricchi che basava le proprie fortune su uno sfruttamento di rapina del nuovo mondo.   

3Imperi coloniali e le nuove popolazioni: il concetto di “selvaggio”

Una delle novità più grandi delle conquiste dell’oltremare fu la scoperta europea del “selvaggio”. Durante il Medioevo, le popolazioni del vecchio continente erano state a contatto con i turchi e gli arabi, che nessuno avrebbe però mai definito “selvaggi”; lo stesso dicasi per le popolazioni dell’Estremo Oriente o dell’Asia Centrale.

Ritratto di Diego de Almagro, condottiero spagnolo
Ritratto di Diego de Almagro, condottiero spagnolo — Fonte: ansa

Nel mondo eurocentrico del Cinquecento, si aprì dunque un inedito dibattito culturale che includeva problemi di natura religiosa e che potremmo sintetizzare attraverso la ricostruzione operata dallo storico Rosario Romeo: ‹‹Comunque si risolvessero tali problemi, era certo però che ai popoli americani era mancato, e in buona parte mancava tuttora, il soccorso immediato, la predicazione ufficiale della Chiesa: e di fronte ai milioni di anime delle nuove terre che, sulla base della dottrina tradizionale, sarebbero risultate irrimediabilmente condannate, la stessa teologia cattolica veniva spinta a una revisione delle sue vecchie posizioni›› (R. Romeo, Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento, 1989).  

L’atteggiamento degli europei che furono a contatto con le popolazioni indigene non colse però nulla delle complessità di un incontro tra culture diverse. La pratica quotidiana di totale rifiuto dell’altromai pensato come soggetto ma ritenuto merce - era molto spesso funzionale alle rapine, alle deportazioni e al conseguente genocidio che i conquistatori misero in pratica.

Tra le poche eccezioni, troviamo la figura di Bartolomé de Las Casas che dedicò la propria vita alla causa indigena, denunciando le violenze degli occupanti. La vita di un religioso come Las Casas è agli antipodi di quella di personaggi come il vescovo Zumarraga che si vantava di aver distrutto oltre cinquecento templi aztechi. Quest’ultima rappresenta al meglio l’opera di evangelizzazione forzata degli indigeni, che in realtà, spesso, non sortiva gli effetti sperati poiché i vecchi culti sopravvivevano identificandosi nei nuovi: le varie declinazioni delle divinità solari sono ad esempio rintracciabili nella figura del Cristo portato dagli europei.   

4Guarda il video sulla Scoperta dell'America