Immagine della donna nella letteratura del Cinquecento

Immagine della donna nella letteratura del Cinquecento A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

L'immagine della donna nella letteratura del '500, nell'Umanesimo e nel Rinascimento. Ecco come cambia la posizione della donna in questo periodo storico, non più solo oggetto passivo ma protagonista della Storia.

1Introduzione

Gaspara Stampa
Gaspara Stampa — Fonte: getty-images

Nel periodo più maturo dell’Umanesimo si riaccende l’interesse per la figura della donna che viene analizzata in più aspetti con una riflessione molto approfondita che tocca tutti i generi letterari dalla novella (dove peraltro era di casa grazie a Boccaccio) alla lirica cortigiana e spirituale (si pensi alle poetesse del Cinquecento), dai trattati (come il Cortigiano di Castiglione) ai poemi cavallereschi (Boiardo e Ariosto in primis).  

C’è proprio quella che si può definire una «querelle des femmes» in cui tanto l’aspetto etico-morale, quanto quello sociale e culturale vengono rimessi in discussione. D’altronde la donna era un problema già nel Medioevo quando il Cristianesimo viveva il suo apice sebbene inserito in usi e costumi che ancora risentono molto del paganesimo.  

Il modello che si impone è quello della vergine Maria. Con Maria madre di Cristo è l’aspetto materno della donna a risaltare, mentre l’aspetto erotico viene messo chiaramente in disparte.  

Ritratto di Vittoria Colonna: nobildonna e poetessa italiana. Dipinto di Sebastiano del Piombo
Ritratto di Vittoria Colonna: nobildonna e poetessa italiana. Dipinto di Sebastiano del Piombo — Fonte: getty-images

Pertanto si era creato molto presto un codice etico dell’amore che regolamentasse i rapporti tra uomini e donne e Boccaccio ci dà un saggio di come dovrebbero essere i rapporti tra uomini e donne: liberi e paritari (seppure con qualche contrasto).  

Nell’Umanesimo e nel Rinascimento c’è però una rivoluzione laica e antropocentrica e quindi anche la donna abbandona progressivamente gli antichi modelli imposti dalla società e trova uno spazio maggiore; con molte restrizioni, tuttavia, perché il modello maschile resta quello dominante. È un argomento davvero interessante e decisivo visto che proprio nell’attualità ci troviamo ad affrontare quotidianamente il discorso sui sessi e sull’etica. La donna è sempre sfuggente, forse, e c’è ancora chi la vede come un «ambiguo malanno», così la chiamava Euripide, il grande tragediografo greco.  

2La donna nel Cinquecento, vituperio e lode

Ambiguo malanno, ora elogiate per virtù e bellezza, ora stigmatizzate per comportamenti infedeli e per il fascino di seduttrice. Omero ci ha consegnato importanti modelli femminili che poi continuano a influenzare la cultura e l’immaginario:

  • Penelope, il ritratto della forza d’animo e della fedeltà;
  • Circe, maga e amante;
  • Calipso, dalla bellezza paradisiaca e amante;
  • Nausicaa, la vergine in attesa trepidante delle nozze.

E poi Virgilio che dipinge una figura patetica e nobile come Didone. Insomma, i modelli femminili sono tanti e tutti gli scrittori hanno fatto i conti con loro.

Perché la scrittura è stata esclusivamente maschile fin quasi al 1500 (con poche eccezioni, come Eleonora d’Aquitania). Già Giovenale aveva sottolineato questo aspetto, identificando il clima di decadenza di Roma con la decadenza dei costumi femminili: non possiamo tornare così indietro, ma partiamo almeno dal Medioevo che è uno snodo fondamentale del problema.

2.1Il vutuperium feminae nel Medioevo

Un topos molto frequentato in poesia e in prosa era il vituperium feminae, l’offesa della donna, in cui si esaltavano o la bruttezza, o la volgarità o, magari la scarsa morale della donna soprattutto in fatto di fedeltà a discapito della sua bellezza e della sua capacità di sedurre e stregare l’uomo assennato. Era il contraltare della liriche in lode della donna che toccavano allora il culmine con Dante e Beatrice, prima e poi con Petrarca e Laura. Lode o vituperio? Un miracolo del cielo o tentazione del demonio? La donna sembra sempre essere sul filo del rasoio tra questi due estremi. 

3La novellistica di Boccaccio: uno spartiacque

Dunque la donna è ambivalente: da una parte è oggetto di lode, dall’altra di vituperio:

  • Da una parte amante appassionata, dall’altra madre;
  • Da una parte sottomessa, dall’altra regina;
  • Vergine trepidante da un lato e donna libera dall’altro.

Dobbiamo purtroppo saltare rapidamente in avanti e andare a quello che possiamo considerare un punto di raccordo, offerto da Boccaccio grazie alla presenza della “donna illustre” nella sua massima opera, il Decameron. Infatti il Decameron è soprattutto un trattato attraverso racconti esemplari sui costumi d’amore e in particolare sul comportamento delle donne a cui l’opera è infatti dedicata (seppure in modo ambiguo, ma non è questa la sede per approfondire la querelle). La donna del Decameron è una perfetta unione di virtù ideali e senso pratico, che sarebbe il famoso buonsenso del Rinascimento. È capace di forti sentimenti e rivendica il proprio ruolo di prim’ordine nelle questioni d’amore ivi compreso l’argomento sessuale e si mostra consapevole della sua superiore bellezza e grazia.

Ritratto di Veronica Gambara (1485-1550), poetessa italiana
Ritratto di Veronica Gambara (1485-1550), poetessa italiana — Fonte: getty-images

L’argomento sessuale fu naturalmente quello più scandaloso: Boccaccio aveva usato la novellistica misogina in modo filogino, in senso opposto quindi, cercando di rinnovare la consapevolezza dell’uomo nelle questioni etico-relazionali. Il piacere del sesso viene sdoganato e reso anzi conforme a natura. Ma le figure femminili sono davvero complesse già a partire dalle novellatrici come Pampinea, donna saggia e di grande carisma.

Boccaccio offre quindi un cambio deciso e prende la donna come modello esemplare influenzando, di fatto, tutta la trattatistica successiva oltre che la novellistica. Non solo: nell’Elegia di Madonna Fiammetta sentiamo parlare per la prima volta una donna, come fosse una delle Heroides di Ovidio. Si tratta però sempre di un uomo che interpreta il mondo femminile e non di una donna che fa sentire la sua voce pura e autentica.

4La donna nella novellistica: Matteo Bandello e la novella di Giulia di Gazuolo

Ritratto di Matteo Bandello (1485-1561)
Ritratto di Matteo Bandello (1485-1561) — Fonte: getty-images

La donna prosegue la sua avventura anche nella novellistica del Cinquecento, sempre mantenendo intatti gli aspetti che già erano stati del Decameron: saggezza, intelligenza, libertà sessuale, ma anche virtù, innocenza, grazia. 

Dei vari epigoni di Boccaccio, Matteo Bandello è certamente uno dei migliori con quel suo particolare gusto per l’orrore e il macabro che lo rendono davvero moderno. Bandello scrive novelle erotiche, comiche, orrorose, con uno spiccato gusto per il realismo proponendosi non solo di dilettare, ma anche di informare. 

È notevole la novella VIII della prima parte, in cui Bandello racconta una novella triste la cui trama ci è tristemente familiare anche oggi: si tratta di Giulia di Gazuolo che, dopo essere stata stuprata, si suicida

La giovinetta contadina a un ballo conosce il cameriere del vescovo di Mantova. Questo ragazzo si invaghisce di lei, ma non riesce a convincerla con la sua corte. Così decide di prenderla con la forza, in un campo di grano, grazie alla complicità di un compare. Lo stupro è descritto in modo realistico e scioccante ed è usata la parola “sverginare”; una parola che ben esprime la violenza di quanto accaduto. Finito il sopruso, l’aguzzino vuole poi consolare la vittima, dicendole che non è successo niente e che anzi lui vorrebbe onorarla e maritarla.

Ma lo choc è tale che dopo poche ore Giulia decide di togliersi la vita, gettandosi tutta vestita di bianco nell’Oglio. Il bianco rappresenta la riconquistata purezza da parte della giovane e si ricollega proprio a quelle virtù da sempre connesse alla sfera femminile: pudicizia, grazia, virtù, onore… ma la novità è che un racconto così scabroso stigmatizza la violenza verso le donne e costringe a ripensare il modello maschile e l’etica amorosa.

5La trattatistica sulle donne: “cortigiano” sì, “cortigiana” no…

Per quanto riguarda la trattatistica, possiamo individuare almeno due correnti principali:

  • in questo periodo ci sono i trattati sul comportamento che le donne devono tenere in società e gli scritti che lodano la forza l’intelligenza e l’integrità della donna, volti a confutare l’antico adagio del sesso debole. A questa produzione si affiancano l’eroine della letteratura e la letteratura misogina che era un genere letterario molto frequentato, come abbiamo accennato nel paragrafo precedente.
  • A partire dal 1530 cominciano a comparire numerosi trattati tutti nati intorno al De nobilitate et praecellentia foeminei sexus di Agrippa. È il segno che l’immagine della donna continua a essere in continua evoluzione. È importante notare che l’immagine della donna cambia anche in funzione della nobilitazione e regolamentazione del matrimonio, come si vede nel trattato dello spagnolo J. L. Vives nell’Institutio foeminae cristianae pubblicato nel 1523.

5.1Il comportamento della donna nella società

Ma come si comporta la donna nella società? Qual è il suo ruolo? Baldassare Castiglione scrisse “Il libro del Cortegiano” in cui teorizzava il perfetto comportamento dell’uomo di corte (spesso consigliere e collaboratore del sovrano) all’interno delle signorie che all’epoca si erano affermate nelle principali città italiane. Il significato di questo aggettivo era inizialmente positivo sia al maschile sia al femminile. Il cortigiano doveva essere sincero e leale verso il proprio signore, pronto a consigliarlo per il meglio, pronto d’ingegno e saggio, capace di essere sofisticato e spontaneo al tempo stesso.

Simonetta Vespucci, ritratto di Sandro Botticelli
Simonetta Vespucci, ritratto di Sandro Botticelli — Fonte: getty-images

La donna di corte o cortigiana ha un ruolo molto importante: è colta, intelligente, si intende di poesia, musica, arte, teatro e organizza la vita mondana e culturale del palazzo. È capace di intrattenere rapporti diplomatici con ospiti ragguardevoli dell’aristocrazia. tuttavia, rispetto al cortigiano, deve anche curare di più la propria grazia e bellezza, evitare ogni forma di affettazione, non essere inetta… insomma: Castiglione chiede alle cortigiane uno sforzo supplementare, rispetto agli uomini.

Inoltre Castiglione abbandona il termine cortigiane e usa la perifrasi “donna di palazzo” e stabilisce alcune regole comportamentali soprattutto per quanto concerne l’essere una buona madre di famiglia e un’ottima e devota moglie e una brava interlocutrice con gli ospiti di riguardo.

È emblematico di un disagio che ancora oggi si può avvertire una dissimetria semantica perché il termine cortigiana indica la prostituta di ambiente elevato e quindi assume un’implicazione sessuale ben precisa. Tuttavia anche il sostantivo “cortigiano” è oggi sentito in modo negativo, ma senza implicazione sessuale: significa adulatore, parassita, sì… ma non prostituto. Inoltre l’influenza della letteratura resta ancora imprescindibile.

6Eroine tragiche: la produzione teatrale del Rinascimento

Avevamo citato Omero e i personaggi femminili dell’Odissea. Ebbene le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide offrono personaggi femminili fortissimi: Medea, Antigone, Elettra, Ecuba, Ifigenia… Gli scrittori del Rinascimento si ispirano a questi modelli e rinnovano la letteratura con altri personaggi femminili molto importanti.

Gian Giorgio Trissino (1478-1550). Umanista italiano
Gian Giorgio Trissino (1478-1550). Umanista italiano — Fonte: getty-images

Il primo fondamentale modello è la Sofonisba del Trissino che funge da apripista e da filtro culturale e letterario per rileggere le eroine greche.

«Direttamente connesse a quelle predicate dal Castiglione (1528) per la donna di palazzo, le virtù dei personaggi femminili che dalla celebre eroina trissiniana derivano sono le stesse delle matrone romane: pudicizia, continenza, grazia e onestà sono gli attributi necessari a ciascuna delle eroine tragiche qui menzionate» (Paola Cosentino).

Come afferma ancora Paola Cosentino, la Sofonisba è un «exemplum perfetto di virtù muliebre che contribuirà a definire il modello della perfetta protagonista tragica» (Paola Cosentino, Tragiche eroine).

L’eroina tragica è però anche modellata sulla boccacciana donna illustre che si mostra integra, forte, coraggiosa davanti alle avversità. Vediamo quindi che l’immagine letteraria della donna non coincide direttamente con la realtà effettuale della donna di palazzo.

Ritratto di Giovanni di Bernardo Rucellai (1475-1525)
Ritratto di Giovanni di Bernardo Rucellai (1475-1525) — Fonte: getty-images

Tuttavia è importante sottolineare che la letteratura funge da luogo di detonazione della riscoperta interiorità femminile e che quindi vede il sovrapporsi di modelli maschili e femminili. Spiego: nel senso che i modelli femminili finiscono con l’assumere i connotati di figure tragiche maschili.

«Dotate di una virtù femminile che implica forza e determinazione, queste donne sembrano possedere quelle caratteristiche che in genere si attribuiscono agli uomini. L’eccezionale energia di cui si fanno portatrici è la testimonianza di un coraggio fuori dal comune, che da virtù rischia talvolta di trasformarsi in vizio. Labile è infatti il confine fra bene e male, dal momento che proprio queste tragedie costituiscono il luogo per l’affermazione di una trasgressione di segno femminile. Il dramma diventa infatti il campo di investigazione per la definizione di un modello di donna protagonista dell’azione, la cui condizione ambigua, insieme di ‘‘vittima’’ e di ‘‘colpevole’’, consente l’affermazione di una complessità psicologica nuova» (Paola Cosentino).

Il dilemma tragico delle eroine ha come cassa di risonanza o la nutrice e confidente o la sorella (come nel caso di Didone e Anna), ruolo già ben decodificato tanto dal teatro antico quanto dalla novellistica e il coro che commenta la scena e interloquisce con la protagonista. La lezione di Trissino viene ripresa da autori come Giovanni Rucellai che compose Rosmunda e Oreste, Alessandro Pazzi de’ Medici che compose invece Dido in Cartagine e due importanti volgarizzamenti (Ifigenia in Tauride di Euripide e Edipo re di Sofocle) e Ludovico Martelli che compose invece la Tullia.

7Le poetesse tra petrarchismo e anti-petrarchismo

Vista la situazione generale, andiamo allora al vero fenomeno cruciale del Rinascimento: le poetesse. Abbiamo detto che la letteratura è stata spesso un fenomeno solo maschile, come un dialogo eterno tra l’uomo e la sfuggente donna: si pensi ad Apollo, dio della poesia, che insegue Dafne. In quest’immagine archetipica della mitologia sembra esserci davvero qualcosa che ci ha influenzato nel profondo. La voce dell’uomo amante che insegue la donna che sfugge: la letteratura è spesso stata soprattutto questo, almeno nella lirica. Nel mondo classico i vari Catullo, Orazio, Properzio ci hanno regalato scene e sentimenti di questo inseguimento.

Alcune eccezioni ci sono state, ma nel Cinquecento la poesia femminile diventa un fenomeno di grande rilievo, anche per il fatto che – come accaduto per la trattatistica e per la tragedia – la donna deve ripercorrere il modello maschile e accettarlo o superarlo.

Il modello della poesia lirica italiana ed europea è Petrarca e quindi all’interno del petrarchismo le donne colte cominciano a poetare. Le voci di Gaspara Stampa, Vittoria Colonna, Veronica Gambara, Veronica Franco, Isabella di Morra si impongono nello scenario culturale e si sente la voce dell’universo femminile all’interno della letteratura. Beninteso il codice poetico di riferimento è maschile, tutto maschile, ma per la prima volta nella nostra letteratura la donna è soggetto della poesia amorosa e non semplice destinataria. Questo porta a seguire il petrarchismo rinnovandolo dall’interno oppure a negarlo del tutto. 

Inoltre queste poesie testimoniano una vivacità intellettuale e spirituale delle poetesse che vanno oltre la semplice imitazione del modello di Petrarca. Insomma, il nuovo si è fatto strada. Inoltre queste donne rispettano in parte il modello di Castiglione: belle, colte, affascinanti… ma anche indipendenti, non semplici suppellettili della corte.

8Angelica, la donna è sfuggente: una sorta di conclusione breve

Illustrazione raffigurante Angelica e Medoro
Illustrazione raffigurante Angelica e Medoro — Fonte: getty-images

Tragiche eroine, donne amanti, virtuose, intraprendenti, colte, spirituali… la vera novità dell’immagine della donna del Cinquecento è tutta qui in questa esplosione di vivacità e di caratteristiche ancora tutte da comprendere. La donna in tutti i secoli è stata al centro di dibattiti e di scelte imposte, di modelli estetici e culturali a cui si è dovuta adattare. Eppure la percezione che si ha della donna nella letteratura è sempre quella di un fenomeno tutto da indagare e che si offre spontaneo solo quando non è inseguito. 

Nell’Orlando furioso, Angelica fugge il paladino che proietta su di lei la sua necessità di affermarsi come uomo e guerriero: la usa virtualmente per realizzarsi ed è anche questa una violenza. Tuttavia Angelica sfugge, non si concede, e la sua bella immagine è sempre cangiante. Più che l’aspetto della volubilità, dovrebbe affascinarci proprio questa fuga vertiginosa che si rivela poi come un mistero semplice offerto con la stessa grazia di un fiore. La donna del Cinquecento è in fondo questo fiore che si offre al mondo spontaneamente ma con una specie di implicita urgenza. Chissà perché. Il grande poeta Guido Gozzano disse: «Donna, mistero senza fine bello» e credo proprio che non serva aggiungere altro. 

    Domande & Risposte
  • Come viene raccontata la figura femminile nella letteratura cortese?

    La più nobile e belle e per lei l'uomo perde completamente la testa e si ritrova completamente alla sua mercé.

  • Come erano le donne nel Cinquecento?

    La situazione cambiava molto a seconda dell'estrazione sociale: le donne di famiglie nobili o benestanti studiavano e inseguivano una loro elevazione culturale. Le donne di umili origini non sapevano ne' leggere ne' scrivere. Indipendentemente dalla condizione sociale, all'interno della famiglia non avevano potere decisionale ed erano sottoposte all'autorità del marito.