Il sabato del villaggio

Il sabato del villaggio A cura di Maria Cristina Cabani

Testo annotato, parafrasi e commento de Il sabato del villaggio di Leopardi. Il piacere sta nell'attesa di piacere: il carpe diem del poeta recanatese

1Il sabato del villaggio di Leopardi: testo annotato e parafrasi

Testo

La donzelletta vien dalla campagna,            1
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e di viole,
onde, siccome suole,                    5
ornare ella si appresta
dimani, al dì di festa, il petto e il crine
.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;            10
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni dell'età più bella.            15

Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giù da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.

Or la squilla dà segno                    20
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.

I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,                25
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore:

e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dì del suo riposo.            30


Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,            35
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:

diman tristezza e noia                    40
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.


Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,            45
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.

Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.

Altro dirti non vo'; ma la tua festa            50
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Parafrasi

La giovinetta torna dalla campagna verso il tramonto con il solito fascio d’erba, e tiene fra le mani un mazzolino di rose e viole con cui si prepara a ornarsi, l’indomani, domenica, il petto e i capelli, come fa di solito. La vecchietta sta seduta a filare con le sue vicine sui gradini della scala, rivolta verso occidente, dove il sole tramonta, e racconta della sua giovinezza, quando anche lei, nei giorni di festa, si adornava e, ancora sana e agile, danzava la sera con gli amici che le erano compagni di gioventù, l’età più bella. Ormai l’aria si fa scura, il cielo limpido torna azzurro (dopo il rosseggiare del tramonto) e, sotto la luce biancheggiante della luna da poco spuntata, le ombre scendono di nuovo dai colli e dai tetti. Adesso la campana annuncia la prossima festività e diresti che a quel suono il cuore si riempia di speranza. I ragazzi in gruppo, gridando e saltando sulla piccola piazza, fanno un allegro rumore; nel frattempo il contadino, fischiando, ritorna a casa per consumare la sua modesta cena e fra sé e sé pensa alla domenica, il giorno in cui può riposarsi. Poi, quando intorno è spenta ogni altra luce e tutto il resto tace, senti il picchiare del martello, senti la sega del falegname, che nella bottega chiusa veglia al lume della lucerna, e si dà da fare affrettandosi per finire il suo lavoro prima del chiarore dell’alba. Fra i sette giorni della settimana questo, pieno di speranza e di gioia, è il più gradito; domani il trascorrere delle ore porterà un senso di fastidio e di tristezza, e ciascuno ricomincerà a pensare al faticoso lavoro abituale. Fanciullo spensierato, la tua giovane età è come un giorno pieno di gioia, un giorno luminoso, sereno che precede e annuncia la festa della tua vita [l’età matura]. Sii felice, ragazzo mio: la tua è una condizione beata, un’età felice. Non ti voglio dire altro; ma non ti pesi se la tua festa ancora tarda a sopraggiungere.

2Il sabato del villaggio di Leopardi: Analisi

Il canto, composto a Recanati nel settembre del 1829, è quasi contemporaneo a La quiete dopo la tempesta, che nel libro lo precede immediatamente; fa parte del ciclo pisano-recanatese dei Canti. L’idea intorno alla quale ruota il componimento è illustrata da un passo dello Zibaldone.  

Il piacere umano […] si può dire che è sempre futuro, non è se non futuro, consiste solamente nel futuro. L’atto proprio del piacere non si dà. Io spero un piacere, e questa speranza in moltissimi casi si chiama piacere. [Zibaldone, gennaio 1821]

Questa riflessione intorno al piacere si concretizza e prende vita poeticamente nella descrizione di un sabato paesano e nel clima di festa che lo contraddistingue. Dall'attesa gioiosa della domenica, destinata inevitabilmente alla delusione, il poeta trae spunto per una considerazione generale sull'esistenza. Nella vita il sabato è rappresentato dalle illusioni della fanciullezza, la domenica dalla vita adulta che coincide con la 'scoperta del vero' e con la caduta delle illusioni. 

2.1Struttura e temi

Testo autografo de Il sabato del villaggio
Testo autografo de Il sabato del villaggio — Fonte: ansa

Il sabato del villaggio di Leopardi è una canzone libera di quattro strofe di lunghezza diversa. Le rime sono numerose e producono una notevole musicalità. 

Il componimento è strutturato in due tempi nettamente scanditi, come in un apologo (cioè in un racconto provvisto di una conclusione morale). La scissione fra i due momenti è netta: la sezione descrittiva occupa la maggior parte del testo senza mescolarsi mai (come accade invece in altre poesie  leopardiane) con le considerazioni di tipo 'filosofico' intorno al piacere.

La prima strofa, molto più lunga delle altre, descrive con stile melodioso uno squarcio di vita paesana. È la sera del sabato: i contadini rientrano dai campi, le persone anziane siedono a parlare davanti alle case e i fanciulli giocano in piazza. Alle percezioni visive subentrano presto quelle acustiche: il «lieto rumore» dei fanciulli, che «riconforta» il cuore, il fischiettare del contadino che pensa con gioia al meritato riposo.

I suoni dominano nella seconda strofa: nel silenzio della notte, infatti, si sentono solamente i rumori degli attrezzi del falegname, il quale si affretta a terminare il lavoro per godersi anche lui la festa. L'io del poeta è assente dal racconto ma il lettore lo immagina mentre, insonne nella notte e isolato dalla vita del paese, sente i rumori del mondo circostante e li interpreta: forse proprio per questo i suoni hanno tanto rilievo.

Ritratto di Giacomo Leopardi
Ritratto di Giacomo Leopardi — Fonte: ansa

Anche la seconda parte dell'apologo, quella che inizia con la considerazione che il sabato «di sette è il più gradito giorno», è divisa in due movimenti distribuiti in due strofe brevi. 

Nella prima il piacere del sabato è contrapposto alla «tristezza» e alla «noia» della domenica. Finita l'attesa della festa, la festa diventa infatti l'attesa del ritorno, non gradito, al «travaglio usato», alla fatica quotidiana.

Nella seconda, contenente la vera e propria morale, la dinamica sabato-domenica è tradotta sul piano esistenziale come rapporto tra fanciullezza e maturità. Ma Leopardi mostra una sorta di reticenza («altro dirti non vo'») a proclamare che la vita adulta è «tristezza e noia», e si limita a esortare il fanciullo ideale a cui si rivolge sul finale («garzoncello scherzoso») a godersi la «stagion lieta» della giovinezza: un moderno carpe diem ('cogli l'attimo').