Il positivismo e Verga

Di Redazione Studenti.

Riassunto di letteratura italiana sul Positivismo, la vita e le opere di Giovanni Verga. Positivismo naturalismo e verismo

POSITIVISMO

Quali sono le relazioni fra il Positivismo e Verga?
Quali sono le relazioni fra il Positivismo e Verga? — Fonte: getty-images

Il Positivismo è una filosofia nata nella seconda metà del 1800, appena dopo il romanticismo. Si può considerare come una sorta di reazione al Romanticismo e un approfondimento dell'Illuminismo, in quanto alla base vi è la ragione e non più i sentimenti. Inoltre questo nuovo pensiero torna a dar ragione alla scienza, dove qualsiasi cosa deve essere dimostrabile e ripetibile.

Questa filosofia nasce con il filosofo Auguste Comte, che elabora una teoria ed elenca tre grandi fasi di sviluppo dell'umanità:

  • Fase teologica (cioè tutto ha origine da Dio);
  • Fase metafisica (cioè tutti gli eventi si sono evoluti da una mente irrazionale che non si può conoscere con la ragione);
  • Fase positiva (cioè tutto si basa sulla scienza, quindi tutti i fenomeni sono dimostrabili con la scienza).

Inoltre il positivismo afferma che in ogni ambito della vita l'uomo deve utilizzare il metodo scientifico (osservazione, comparazione e legge).

Con il Positivismo delle corrente letterarie:

  • Naturalismo (francese);
  • Realismo (che più che corrente letteraria è un'idea, in quanto si pensa che tutto ciò di cui si parla deve essere "vero");
  • Verismo (italiano).

Il naturalismo nacque con Emile Zola, che scrisse il Romanzo Sperimentale, nel quale dice che lo scrittore è uno scienziato che deve riportare la realtà e deve fare in modo che il suo romanzo sia come un documento scientifico, per far sì che vengano intesi i meccanismi che regolano la società. Infatti il naturalismo ha piena fiducia nella scienza.

In Italia, il naturalismo viene portato da Luigi Capuano, che, modificandolo, crea il Verismo. Egli, insieme a Verga e a De Roberto, sarà uno dei protagonisti più importanti del Verismo italiano.

Il Verismo, a differenza del Naturalismo, ha una letteratura regionale, in quanto l'autore che narra, denuncia la propria regione/città, non fa una denuncia generale.

Importante è anche l'impersonalità, in quanto il narratore non deve esprimere giudizi, ma deve essere il più oggettivo e impersonale possibile, quasi invisibile.

Con Verga, ad esempio, spesso a parlare è la collettività, con l'inserzione di credenze paesane (es. Rosso Malpelo). Nel caso in cui il narratore non è d'accordo con le credenze popolane, lui afferma quello che dicono in modo tanto esagerato da ironizzarlo. Per questo c'è la critica della società.

Inoltre, a differenza del Naturalismo, il Verismo è più pessimistico, in quanto non esiste un'idea di progresso, perchè la società progredisce, ma le condizioni del singolo non migliorano, in particolar modo quelle degli umili.

Il Naturalismo invece è più ottimistico, in quanto ha una sua idea di progresso, in quanto questo porta al miglioramento delle condizioni di vita. Questa teoria è favorita dalle teorie di Darwin, in quanto egli afferma che le specie si evolgono in base alle loro necessità, quindi l'uomo si evolve per vivere meglio in un determinato ambiente, per sopravvivere.

Sia il Naturalismo che il Verismo prediliggono la prosa, in quanto la poesia era ritenuta troppo personale e soggettiva, e scelsero il Romanzo, ma anche la novella.

GIOVANNI VERGA

Nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri. Inizia gli studi di legge a Catania, ma non li termina. Dopo l'arrivo di Garibaldi, iniziò a scrivere opere patriottiche sul Risorgimento.

Più tardi va a Firenze (all'epoca capitale dell'Italia) per uscire dalla Sicilia e conoscere realtà cittadine non provinciali.

Questo è il periodo pre-verista, dove scrive opere come "una Peccatrice" (storia d'amore tormentata che porta al suicidio). Un'altra opera importante è Storia di una capinera (romanzo epistolare che parla di una donna che si innamora di un ragazzo, ma è costretta dai genitori a farsi monaca per non crear scandalo.

Finisce anche questo col suicidio). Più tardi scrivere un trittico, composto da Eva, Eros e Tigre reale (che parlano di un uomo che incontra una donna fatale. Il primo di questi termina con la morte).

Poi si trasferisce a Milano dove conosce Luigi Capuano. Nel 1874 inizia il periodo Verista (quando scrive il bozzetto "Nedda", novella che parla delle condizioni di vita umili di una bracciante siciliana). Più tardi "Nedda" entra a far parte della raccolta "Vita nei campi" (insieme anche a Rosso Malpelo, che parla di un ragazzo orfano di padre, costretto a lavorare, trattato male per una credenza sui capelli rossi). In Rosso Malpelo è contenuta una nuova caratteristica, quella dell'eclissi dell'autore, cioè il punto di vista collettivo, cioè narrato e giudicato dalla collettività, con i suoi giudizi e pregiudizi. Vita nei Campi sono otto novelle che presentano la vita nella sua più cruda realtà, nei suoi più tragici avvenimenti, incentrando soprattutto la vita dei ceti più bassi.

Verga scrive poi il Ciclo dei Vinti. Vuole narrare cinque episodi di cinque protagonisti che vogliono migliorare le loro condizioni di vita, ma così facendo le peggiorano solamente.

Analizza le varie condizioni sociali, dalle più umili alle più elevate. Le opere che compongono questo ciclo sono: I Malavoglia (da umili pescatori, vogliono diventare commercianti); Mastro don Gesualdo (da muratore, diventa ricco borghese grazie al suo lavoro e in più sposa una donna ricca di una famiglia decaduta); La duchessa di Leyra (figlia di Mastro Don Gesualdo, vuole diventare duchessa--> quindi da Ricca ad Aristocratica); l'Onorevole Scipione (che voleva diventare una persona importante e onorevole); L'uomo di lusso (che voleva diventare un esteta, cioè voleva fare della sua vita un'opera d'arte).

Di questo ciclo dei vinti termina solamente i Malavoglia e Mastro Don Gesualdo, e scrive solo il primo capitolo della Duchessa di Leyra.

Non conclude questo ciclo, oltre per la stanchezza dell'ormai vecchio scrittore, anche perchè si rende conto che trattare temi troppo alti o comunque personaggi che appartengono ad un'alta classe sociale significava allontanarsi dal verismo.

Dopo la pubblicazione dei Malavoglia, scrive altre opere, come ad esempio le Novelle Rusticane (storie di classi sociali umili in Sicilia). Qui c'è un passaggio diverso, in quanto tratta lo scontro tra la diverse classi sociali per interessi economici e per la voglia di arricchimento ("la roba" è la ricchezza dei terreni).

Verga si trasferisce anche in Francia, dove incontra Zola ed esordisce come drammaturgo sulle scene teatrali (dramma --> Cavalleria Rusticana).

Poi si trasferisce a Roma, e infine torna a Catania dove muore nel 1922.

I MALAVOGLIA

I Malavoglia è il primo dei romanzi del Ciclo dei Vinti. È un romanzo realistico in quanto ha luoghi e tempi veri: si svolge ad Aci Trezza, nella piazza, in farmacia, in Chiesa, nell'osteria. Si svolge anche in tempi reali, quali il momento del lavoro, della messa e le varie tradizioni di paese.

Aci Trezza è apparentemente un paese povero, ma sereno e fedele alle sue tradizioni. Verga però vuole osservare cosa accade quando il nuovo e il "progresso" entrano in questa società apparentemente immutabile. Importante in questo romanzo è il passaggio dal vecchio al nuovo, in quanto Padron 'Ntoni, capo della "casa del Nespolo" resta fedele al suo lavoro di pescatore tramandato da generazioni, ma cede alla "brama di meglio", in quanto ha il desiderio di migliorare la propria condizione economica, tentando di diventare un piccolo imprenditore della pesca.

Per far questo acquista un carico di lupini, che sarà l'inizio del loro regresso, in quanto chiedono un prestito a Zio Crocifisso per comprarli, ma non sarà più in grado di risarcirlo, a causa del naufragio della loro barca "la provvidenza" e della perdita del carico di lupini.

Importante è l'ideale dell'ostrica, che si basa sulla convinzione che per coloro che appartengono alla fascia dei deboli è necessario rimanere legati ai valori della famiglia, del lavoro e delle tradizioni, per evitare che il mondo li divori.
Il significato generale del romanzo viene anticipato nella Prefazione, che premette che racconterà delle irrequietudini per il benessere, cioè l'accorgersi che si sta bene ma che si potrebbe star meglio. L'esito di questo è tragico, in quanto coloro che tentano di vivere meglio sono travolti e annegati (per questo ciclo dei "vinti"). Quindi Verga vuole spiegare che secondo lui dal progresso non si salva nessuno.

Verga per questo romanzo non utilizza il dialetto siciliano, bensì una lingua quasi inventata, che è l'Italiano dialettizzato. Egli utilizza inoltre il discorso indiretto libero, facendo sue le parole dei personaggi, o confondendole addirittura con le proprie, quindi è come se venissero riprodotte le frasi così come escono dalla bocca di chi parla (quindi il narratore non scompare mai del tutto).

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MASTRO DON GESUALDO

Mastro don Gesualdo è il secondo romanzo del Ciclo dei Vinti, ed è il primo a concentrarsi su un soggetto individuale. Gesualdo è una persona povera che riesce ad arricchirsi enormemente, per poi ricadere nell'anonimato. A lui tocca il triste destino di solitudine e sconfitta. Il racconto procede in un binomio di "roba"/amore (l'assillo della ricchezza equivale per Gesualdo anche all'assillo di un matrimonio di prestigio (quello tra lui e Bianca, che diviene una trappola, in quanto i due si riveleranno per essere l'uno per l'altra due antagonisti, quasi sconosciuti. L'ascesa sociale di Gesualdo inizia da un uomo "mastro", cioè umile lavoratore manuale, che diventa "don", cioè galantuomo.

Al culmine di questa ascesa, però, c'è il declino di Gesualdo, psicologico, affettivo e fisico. Morirà nella casa della figlia e del genero, solo e disprezzato.

La morte in questo romanzo non riguarda solo Gesualdo, bensi tutto quanto muore (la casa, la "roba", la campagna, gli uomini), è come una sconfitta generale. Gesualdo muore di cancro, ed è il primo uomo della letteratura ad essere vittima di questo male.

LE NOVELLE

La lupa, da Vita dei campi

È una novella estratta dalla Vita dei Campi. Parla di una donna che attrae tutti gli uomini del paese grazie alla sua bellezza e sensualità, per questo è malvista da tutte le donne del paese, che hanno paura che possa rubare i loro mariti. Lei è attratta da un uomo che lavora con lei in campagna, Nanni, che però vuole la mano della figlia della Lupa, Maricchia.

La lupa convince con forza la figlia a sposare questo ragazzo. Dopo le nozze, la Lupa chiede alla figlia e a Nanni di avere un posto in casa loro vicino alla cucina. Lei è ancora attratta da Nanni e quindi cerca di far colpo spudoratamente, al punto che egli non riesce più a gestire la situazione. Così chiede di essere carcerato per crimini che non ha commesso, tenta di scappare dalla città, però alla fine uccide la lupa in campagna dove lavoravano.

Fantasticheria, da Vita dei campi

Fantasticheria è una lettera mandata da Verga ad un'amica conosciuta a Firenze. È un preludio ai Malavoglia, in quanto si parla della vita di AciTrezza e loro non riescono a capire come si possa vivere lì dentro. Però poi spiega che se nasci lì, riesci a starci tutta la vita (ideale dell'ostrica) e poi alla fine Verga dice che parlerà in seguito di una famiglia di quel paesino e delle sue disgrazie (Malavoglia).

Libertà, da Novelle rusticane

Per le vie del paese la folla si ritrova in piazza armata.

Vengono uccisi molti nobili, quali preti, notai, galantuomini, ma anche i loro figli perché si dice, che un giorno sarebbero diventati come i loro genitori. Alla sera tutti rientrano nelle proprie case pensando a come spartirsi le ricchezze dei galantuomini, ma senza sapere come fare perchè non c’erano più notai per misurare i terreni o dividerli.

Non si poteva più dire messa perchè non c'erano più preti. Il giorno dopo arriva il generale a far giustizia; vengono fucilate alcune persone. Le cose in paese tornarono come prima, infatti i ricchi avevano le loro terre e i poveri dovevano lavorarvi per guadagnare.

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