Il passero solitario di Leopardi

Il passero solitario di Leopardi A cura di Maria Cristina Cabani

Il passero solitario di Leopardi: analisi, parafrasi, commento e testo annotato di uno dei capolavori dell'autore di Recanati

1Il passero solitario di Leopardi: testo e parafrasi

Testo

D’in su la vetta della torre antica,            1
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno
;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno                    5
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,

Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,                10
Pur festeggiando il lor tempo migliore:

Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi                    15
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio!
Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,            20
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come;
anzi da loro
Quasi fuggo lontano;

Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,                    25
Passo del viver mio la primavera.

Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.

Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,            30
Che rimbomba lontan di villa in villa.

Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
           35
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo:
e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica                    40
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu solingo augellin, venuto a sera            45
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai;
che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.

A me, se di vecchiezza                    50
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,            55
Che parrà di tal voglia?

Che di quest'anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentiromi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

Parafrasi

Dal punto più alto della torre antica tu, o passero solitario, canti continuamente rivolto verso la campagna finché viene sera; e l'armonia del tuo canto si diffonde per tutta questa valle. La primavera splende tutt'intorno e si manifesta trionfalmente nel rigoglio dei campi: a contemplarla nella sua bellezza il cuore si riempie di tenerezza. Si sentono le pecore belare, le vacche muggire; e gli altri uccelli, contenti, volteggiano a gara nel cielo sereno, intenti solo e di continuo a festeggiare la stagione più bella per loro: tu, invece, guardi il tutto stando in disparte pensieroso; non cerchi compagni, non t'importa dei voli, non ti curi dell'allegria, eviti i divertimenti, canti solamente e così trascorri il periodo migliore dell'anno e della tua vita. Ahimè, quanto assomiglia il mio al tuo modo di vivere! Il divertimento e la gioia, che sono la compagnia dolce e inseparabile della giovinezza, e l'amore, fratello della giovinezza e rimpianto amaro dell'età matura, io non curo, non so perché; anzi quasi li sfuggo e me ne allontano; trascorro la mia giovinezza solitario e quasi estraneo al mio luogo nativo. Questo giorno, che ormai giunge a termine, si usa festeggiare al mio paese. Si sente per l'aria serena un suono di campana, si sente spesso lo scoppio di colpi di fucile, che rimbomba lontano di borgo in borgo. La gioventù del luogo, tutta vestita da festa, abbandona le case e si sparge per le vie; e ammira ed è ammirata, e in cuor suo si rallegra. Io, invece, uscendo da solo in questa parte della campagna lontana dall'abitato, rimando ad altro tempo ogni gioco e divertimento: e intanto il sole mi ferisce lo sguardo perso per l'aria luminosa, (il sole) che tramontando scompare tra i monti lontani, dopo una giornata serena, e dileguandosi sembra annunciare che la beata gioventù sta finendo. Tu, solitario uccellino, arrivato alla fine della vita che il destino ti concederà, non ti lamenterai certamente di come hai vissuto; perché ogni vostro desiderio è frutto della natura. A me, invece, se non ottengo di evitare l'odiosa soglia della vecchiaia, quando i miei occhi non diranno o più nulla al cuore degli altri e il mondo apparirà loro privo di senso, e l'indomani più noioso e cupo dell'oggi, che cosa penserò della mia voglia di solitudine? Che cosa di questi anni giovanili? Che cosa di me stesso? Ah, mi pentirò, e più volte mi rivolgerò sconsolato al passato.

2Il passero solitario di Leopardi: analisi

Non si conosce  la data di composizione del Passero solitario. L’idea risale certamente al 1820, ma il componimento deve essere stato scritto o completato molto dopo (fra il 1829 e il 1835). Nell’ordinamento dei Canti, però, Leopardi ha scelto di collocarlo prima degli Idilli, quasi come un’introduzione, tenendo conto della sua origine giovanile e forse anche di altri suoi tratti caratteristici come l’ambientazione recanatese e la forte tensione autoanalitica.

2.1Il poeta e il passero solitario

È una canzone libera di tre stanze variamente rimato, talvolta anche a metà verso (rima al mezzo), strutturata  in forma di dialogo con un alter ego nel quale il poeta si riconosce, il passero solitario, una specie di uccello nota col nome scientifico di monticola solitarius.

Il chiostro della Chiesa di Sant'Agostino a Recanati con la celebre "torre del passero solitario" leopardiana
Il chiostro della Chiesa di Sant'Agostino a Recanati con la celebre "torre del passero solitario" leopardiana — Fonte: ansa

L’avvio, descrittivo e primaverile, serve a introdurre una contrapposizione sulla quale si regge tutto il discorso: da una parte il poeta-passero solitario («Oimé, quanto somiglia / al tuo costume il mio!»), dall’altra il mondo circostante, che vive gioiosamente un momento di festa. L’analogia fra i due è fondata sulla scelta della solitudine: come il passero canta solitario, «pensoso» e «in disparte», allo stesso modo il poeta non partecipa né ai divertimenti della gioventù, né all’amore che la rende vitale e piacevole.

Ma l’analogia serve anche a fondare una differenza fra il poeta e il passero: quella che per il passero è una scelta necessaria e indolore, perché indotta dalla natura, per il poeta è una sorta di costrizione dolorosa. Lui stesso, infatti, una volta venuta meno «la beata gioventù», si pentirà di non averla saputa cogliere nel momento in cui gli si offriva.

2.2Il tema della solitudine

Ritratto di Giacomo Leopardi
Ritratto di Giacomo Leopardi — Fonte: ansa

Il passero solitario è dunque un ritratto di Leopardi da giovane con una ipotesi conclusiva sul Leopardi invecchiato; un autoritratto fondato sulla solitudine e nello stesso tempo sull’eccezionalità del personaggio. Il poeta è consapevole di essere diverso dagli altri ma non se ne chiede le ragioni, limitandosi ad analizzare e descrivere la propria condizione di vita e a prevederne l’inevitabile catastrofe, quando «sconsolato» non potrà che rimpiangere il passato non vissuto.

A differenza di quanto accade nei canti pisano-recanatesi, con i quali pure condivide molti tratti a partire da quello formale (canzone libera), in questa poesia l’infelicità del poeta resta un fatto individuale, una condizione di vita alla quale egli si vede costretto suo malgrado. Forse è anche per questo che Leopardi scelse di collocare il Passero solitario prima dei canti pisano-recanatesi nei quali, invece, la condizione dell’io è il punto di partenza per un discorso che coinvolge l’uomo in generale.