Il partigiano Johnny: trama, temi e personaggi del romanzo di Beppe Fenoglio

Il partigiano Johnny: trama, temi e personaggi del romanzo di Beppe Fenoglio A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Trama, temi e personaggi de Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, il romanzo autobiografico pubblicato postumo, tra i più importanti scritti sulla Resistenza.

1Introduzione

Una foto di scena del film ''Il partigiano Johhny'', tratto dall'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio
Una foto di scena del film ''Il partigiano Johhny'', tratto dall'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio — Fonte: ansa

Che scrittore Beppe Fenoglio e che storia particolare, la sua. Quando era sul punto di diventare famoso – di fare il botto – il cancro lo ha fermato. Per cui il suo successo è arrivato quasi interamente postumo. Lui lo aveva solo ipotizzato grazie ai primi tre romanzi, tutti collegati al periodo della Seconda guerra mondiale.  

Aveva in serbo due opere importanti, decisive, che sarebbero uscite postume e avrebbero legato il suo nome alla letteratura partigiana e avrebbero fatto del partigianesimo una sorta di condizione esistenziale assoluta. I due capolavori sono “Una questione privata” e “Il partigiano Johnny”, due opere incompiute, due opere di grande fascino e di assoluto livello letterario.  

2Biografia di Beppe Fenoglio

Beppe Fenoglio nasce ad Alba il 1° marzo 1922, da Amilcare e mamma Margherita Faccenda.    

Ad Alba frequenta il ginnasio dove incontra l’insegnante di Lingua e letteratura inglese Maria Lucia Marchiaro, un’insegnante speciale, che gli comunica un amore quasi sviscerato per il mondo anglosassone.    

Ma in questo liceo incontra anche Pietro Chiodi, insegnante di filosofia e Leonardo Cocito, docente di italiano.    

Un’altra persona di grande importanza nella sua vita è il teologo e filosofo Don Natale Bussi. Si forma così una profonda humanitas nell’animo del giovane scrittore.    

Si percepisce come un eroe triste, un Cyrano o un Amleto, un Enea o un Ettore, e offre un curioso autoritratto di sé stesso nel romanzoUna questione privata”, libro che Italo Calvino avrebbe definito quasi ariostesco.    

Milton era brutto: alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A ventidue anni, già aveva ai lati della bocca due forti pieghe amare, e la fronte profondamente incisa per l’abitudine di stare quasi di continuo aggrottato. I capelli erano castani… All’attivo aveva solamente gli occhi, tristi e ironici, duri e ansiosi, che la ragazza meno favorevole avrebbe giudicato più che notevoli. Aveva gambe lunghe e magre, cavalline, che gli consentivano un passo esteso, rapido e composto”.     

Tito e la sua brigata. Yugoslavia, 1944
Tito e la sua brigata. Yugoslavia, 1944 — Fonte: getty-images

Finiti gli studi liceali, Fenoglio approda alla facoltà di Lettere di Torino, ma nel 1943 è chiamato alle armi e si iscrive al corso per ufficiali prima a Ceva poi a Roma. Con lo sbandamento dell’esercito l’8 settembre del 1943, riesce a tornare a casa (spunto biografico contenuto in Primavera di bellezza). 

In quel momento cruciale Fenoglio sceglie di combattere tra i partigiani scelta che tanti dei suoi amici avevano fatto (tra cui gli stessi insegnanti Cocito e Chiodi). 

Comincia la sua epopea nelle Langhe, a Murazzano e poi a Mobarcaro in una brigata dei rossi. Dopo l’operazione di successo ai depositi militari di Carrù, nel 3 marzo del 1944, la brigata viene pesantemente sconfitta, Fenoglio è costretto alla fuga e torna dai suoi genitori

Passa qualche tempo e a settembre riprende la sua attività partigiana rientrando tra gli “azzurri” badogliani, nel presidio di Mango.

Il 10 ottobre del 1944 partecipa alla liberazione di Alba che sarà difesa fino al 2 novembre: sono i famosi “ventitré giorni della città di Alba”, altro suo libro. Il periodo più difficile è il seguente inverno, passato in completo isolamento presso la Cascina della Langa.

Tra marzo e maggio del 1945 è ufficiale di collegamento presso la missione inglese, che opera nel Monferrato nel Vercellese e in Lomellina. Giunta la liberazione, Fenoglio torna alla vita civile. Dal 1947 comincia a occuparsi dell’azienda vinicola Marengo di Alba, in qualità di corrispondente estero.

Inizia a pubblicare racconti e romanzi per realizzare il suo grande sogno di scrittore.  Dal 1949 pubblica: prima un racconto “Il trucco” (Bompiani), poi, presso Einaudi, dodici racconti intitolati “I ventitré giorni della città di Alba”. Nel 1954, sempre per Einaudi, Fenoglio pubblica “La malora”, ritratto amaro della vita contadina nelle Langhe, nei primi anni del ‘900.

Sulla quarta di copertina lo scrittore e critico Vittorini insinuava il dubbio che Fenoglio fosse capace di scrivere solo racconti ad ambientazione langhigiana o di ispirazione personale. Insomma non sapeva inventare storie di più ampio respiro. Da quel momento in poi Fenoglio proporrà le sue opere a Garzanti che nel 1959 pubblica “Primavera di bellezza” che nel primo mese e mezzo vende quasi 2500 copie. Una cifra tutt’altro che banale.

Alle porte del successo, tuttavia, il vizio del fumo acuisce delle problematiche ai bronchi che saranno la causa della sua morte.

Nel 1960 sposa con rito civile Luciana Bombardi. Nel 1961 nasce la figlia Margherita e Fenoglio comincia a ottenere i primi successi e riconoscimenti dalla critica: vince il premio Prato con “Primavera di bellezza” e riceve anche il premio “Alpi Apuane” in Versilia con il racconto “Ma il mio amore è Paco”.

La malattia si aggrava in breve tempo e non gli lascia scampo. Beppe Fenoglio si spegne a Torino la notte tra il 17 ed il 18 febbraio 1963.

A fine aprile del 1963, Garzanti pubblica Un giorno di fuoco, che comprende sei racconti già selezionati dall’Autore, sei ritrovati da Lorenzo Mondo ed il romanzo “Una questione privata”. Ma il tempo sarebbe stato galantuomo con questo grande scrittore.

3Il partigiano Johnny (1968, edizione postuma)

Johnny sedeva e fumava al limite della pioggia. Fare il partigiano era tutto qui: sedere, per lo più su terra o pietra, fumare (ad averne), poi vedere uno o più fascisti, alzarsi senza spazzolarsi il dietro, e muovere a uccidere o essere uccisi, a infliggere o ricevere una tomba mezzostimata, mezzoamata (cap. XX, p. 261).

Il partigiano Johnny è un romanzo postumo pubblicato nel 1968. La storia editoriale di un romanzo postumo è sempre difficile; in questo caso lo è particolarmente perché l’edizione di questo romanzo è frutto del rimaneggiamento di due manoscritti datati diversamente e stilisticamente eterogenei tra l’altro entrambi acefali, creando una delle vicende editoriali più complesse del Novecento italiano.

Il romanzo era a un ottimo punto, ma fu poi abbandonato dall’autore che scelse (chissà) di non concluderlo, forse perché lo vedeva scempiato dal suo progetto originale prevedente un ciclo unico su Johnny, come suppose Maria Corti, che vedeva ne Il partigiano Johnny la prima e non l’ultima opera di Fenoglio.

Possiamo quindi intenderla come il primo grande scartafaccio che doveva assumere la veste del grande romanzo, ma che per urgenza di pubblicare era stato suddiviso.

Fenoglio aveva così trasformato la prima parte di questa grande opera nel romanzo breve Primavera di bellezza e, accogliendo un suggerimento dei redattori di Garzanti, aveva fatto morire Johnny al termine di questo romanzo: cioè, poco dopo l'8 settembre 1943.

Solo che 'uccidendo' Johnny, Fenoglio aveva distrutto la possibilità di pubblicare l’unico grande ciclo. Così non gli restò che scempiare il romanzo e trarne fuori materiale per altri romanzi (Una questione privata) e racconti (I ventitré giorni della città di Alba).

3.1La versione di Dante Isella

La nuova edizione curata da Dante Isella nel 1992 e poi, rivista, nel 2001 (ancora per Einaudi, con in apertura un importante saggio critico sulla lingua di Fenoglio) modifica sia l'edizione del 1968, sia quella critica curata da Maria Corti, proponendo un testo che unisce la prima e la seconda redazione, ma in modo corretto e conferendo leggibilità al testo.

Tuttavia, Isella non ha integrato alcuni episodi presenti solo nella prima stesura, privilegiando il work in progress dell'autore: ad esempio l'importante episodio del padre di Nord e del suo discorso ai partigiani, e la sua successiva morte, viene completamente omesso.

Questa versione è quella attualmente edita e tradotta. Siamo tra il 1943 e il 1945 sulle Langhe.

3.2Il partigiano Johnny: trama

L'attore Stefeno Dionisi in una scena del film "Il Partigiano Johnny" di Guido Chiesa, tratto dall'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio
L'attore Stefeno Dionisi in una scena del film "Il Partigiano Johnny" di Guido Chiesa, tratto dall'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio — Fonte: ansa

Dopo l’8 settembre del 1943 Johnny, è a casa in attesa, angosciato, ancora incapace di prendere una decisione. Dopo una sommossa davanti alla stazione dei carabinieri, Johnny, lascia Alba e si unisce ai partigiani delle Langhe, “i rossi”, comunisti, comandata da Tito e Némega. Tuttavia si sente a disagio in questa formazione.

Quando i partigiani catturano un ufficiale tedesco durante un incidente stradale, nella seguente rappresaglia, i partigiani di Tito vengono massacrati o catturati e la formazione partigiana si sbanda.

Johnny sfugge al rastrellamento, torna ad Alba e si unisce ai partigiani badogliani, moderati e di estrazione borghese e militare: “gli azzurri”. Il comandante degli azzurri è Nord. Gli azzurri hanno l’idea di una guerra di posizione, mentre Johnny vorrebbe azioni di disturbo e di guerriglia.

Johnny è assegnato come comandante in seconda al piccolo presidio di Mango, comandato da Pierre. Guida un'imboscata alla coda di un convoglio fascista. In estate la situazione si mette bene: i tedeschi sono occupati con gli angloamericani, i partigiani controllano ormai tutte le Langhe.

Nell'ottobre del 1944 i fascisti della Legione Muti e delle Brigate Nere abbandonano la loro base ad Alba, che viene occupata dalle formazioni partigiane delle Langhe, sia comunisti sia badogliani. Johnny aveva manifestato a Nord le sue perplessità sull'operazione, scende ad Alba: i partigiani non potranno difenderla durante l'inverno, e la cittadinanza sarà alla mercé della vendetta dei nazifascisti. Infatti, dopo una lunga tregua dovuta alla piena del fiume – i famosi "23 giorni della città di Alba” – all'inizio di novembre Alba è attaccata e ripresa dai nazifacisti.

I partigiani scappano, con loro anche Johnny. Arriva l’inverno: gli Alleati non si fanno ancora vedere, i partigiani attendono rifornimenti tramite lanci aerei, ma i nazifascisti sorvegliano e rastrellano in continuazione. Si è nuovamente costretti alla fuga attraverso le colline. Sarà quindi necessario – e il comandante Nord lo conferma – imboscarsi per poter sferrare l’attacco decisivo durante la primavera. Johnny comincia il suo inverno partigiano nella completa solitudine.

Tuttavia alcuni partigiani vengono trovati uccisi e nessuno sa come abbiano fatto a trovarli: si scopre che è opera di una spia. Johnny rischia di essere preso (viene invece preso Ettore, il suo amico) e così rimane il solo partigiano sulla collina, ospite di una vedova. Alla fine Johnny scova e uccide la spia: un commerciante di pellami.

Il 31 gennaio 1945 Johnny torna negli “azzurri”, insieme a Pierre che riprende il comando del presidio di Mango. Tuttavia le cose si mettono subito male per via dell’inadeguatezza dei mezzi e i partigiani sono di nuovo costretti a fuggire.

La fuga si interrompe però con l’arrivo del padre di Nord, che sprona i partigiani ad attaccare i fascisti. Nel conflitto a fuoco il padre di Nord viene colpito e muore poco dopo.

L'episodio conclude anche la prima stesura del romanzo: Pierre afferma che «era stato un pasticcio», e Johnny risponde «Ma andava fatto». Nella seconda stesura i partigiani lasciano Mango e Fenoglio lascia intendere che Johnny trovi la sua morte nel conflitto a fuoco, a due mesi dalla liberazione, in un finale aperto: «Johnny si alzò col fucile di Tarzan e il semiautomatico… Due mesi dopo la guerra era finita».

3.3Il protagonista: Johnny

Il partigiano Johnny, una scena del film tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio
Il partigiano Johnny, una scena del film tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio — Fonte: ansa

Jonhny come il Milton di “Una questione privataè una proiezione dell’ego di Fenoglio, ne è una spia anche il comune nome inglese e ricordiamo che l’inglese era una lingua di adozione per Fenoglio. C’è poi un sentore amaro di inadeguatezza e di orgoglioso e disperato eroismo in questo personaggio, combattuto, scisso tra sé e la narrazione di sé, forse più consapevole degli altri di cosa stiano attraversando realmente e di come occorra ricomporre una humanitas, una virtus, una fides.

La letteratura diventa una forma di resistenza. Come in tanti eroi, letteratura e vita si intrecciano nella sua anima: «Aleggiava da sempre intorno a Johnny una vaga, gratuita, ma pleased and pleasing reputazione d’impraticità, di testa fra le nubi, di letteratura in vita…».

Johnny nel frattempo analizza l’esperienza davanti a sé, per cui ci troviamo davanti ad una narrazione in terza persona però completamente focalizzata sul protagonista. Possiamo vederlo meglio anche in questo esempio:

«Il cuore di Johnny s’apriva e scioglieva, girò tutto apposta per farsi partecipe e sciente d’ogni uomo. Erano gli uomini che avevano combattuto con lui, che stavano dalla sua parte ché all’opposta. E lui era uno di loro, gli si era completamente liquefatto dentro il senso umiliante dello stacco di classe, è come loro, bello come loro se erano belli, brutto come loro, se brutti. Avevano combattuto con lui, erano nati e vissuti, ognuno con la sua origine, giochi, lavori, vizi, solitudine e sviamenti, per trovarsi insieme a quella battaglia» (cap. VII, p. 91).

E ancora:

«Poi nella sua spina dorsale si spiralò, lunga e lenta, l’onda della paura della battaglia ripensata. Anche agli altri doveva succedere lo stesso, perché tutti erano un po’ chini, e assorti, come a seguire quella stessa onda nella loro spina dorsale. Una battaglia è una cosa terribile, dopo ti fa dire, come a certe puerpere primipare: mai più, no mai più. Un’esperienza terribile, bastante, da non potersi ripetere, e ti dà insieme l’umiliante persuasione di aver già fatto troppo, tutta la tua parte con una battaglia» (cap. VII, p. 92).

Vale la pena precisare, che leggendo interamente la saga si ha la certezza che la premessa dell’eroismo di Johnny nasca dall’addestramento militare e dal fallimento del Regio Esercito. Johnny è un militare formato a differenza di tanti altri e questo gli consente un posto d’onore e di merito all’interno delle truppe partigiane. Johnny è un eroe triste ma non un antieroe.

4Il libro di Johnny, la saga completa (2015)

È stata recentemente proposta una nuova edizione a cura di Gabriele Pedullà il quale ricostruisce per la prima volta il continuum narrativo del grande romanzo così come Fenoglio l’aveva pensato e concepito.

Infatti Beppe Fenoglio aveva davvero inizialmente ideato un unico grande ciclo di Johnny, suddiviso in questi momenti narrativi:

  1. gli anni del liceo di Alba;
  2. il corso ufficiali;
  3. l’8 settembre;
  4. il complicato e pericoloso ritorno in Piemonte;
  5. l’adesione alla guerra partigiana;
  6. il passaggio dai garibaldini ai badogliani.

Un’unica grande e ambiziosa saga che ricalcava l’Eneide virgiliana, che però, su indicazione editoriale, Fenoglio dovette suddividere in libri diversi.

È così che Primavera di bellezza diventa un libro autonomo: Fenoglio taglia le prime ottanta pagine e aggiunge invece tre capitoli finali facendo morire velocemente Johnny al primo scontro a fuoco.

La seconda parte, riscritta più volte, fu abbandonata, ma poi recuperata e pubblicata postuma con il titolo Il partigiano Johnny, titolo con il quale è diventata famosa e con cui ancora si legge.

È un caso molto interessante di filologia d’autore perché si tratta di lavorare su un testo incompiuto e quindi di indovinare quale dovesse essere la versione finale del testo. In questo modo si può però contemplare – usando il filo rosso del comune protagonista – che la saga di Johnny risalta in tutta la sua forza epica. Dunque, Johnny come Enea? Sembrerebbe di sì.  

L’incipit di questo romanzo è preso dai capitoli soppressi di Primavera di bellezza, che doveva forse essere il titolo generale dell’opera in una sorta di percezione ironico-drammatica della vicenda.  

5Ascolta il podcast su Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio

Ascolta su Spreaker.