Il Natale nella letteratura italiana e straniera

Di Barbara Leone.

Storie sul Natale: tutte le storie sia della letteratura italiana che nella letteratura straniera, tutti gli autori che hanno dedicato testi e componimenti al Natale

STORIE SUL NATALE

Il tema del Natale è stato affrontato sia da alcuni grandi poeti nel Novecento italiano - come Quasimodo, Saba e Alda Merini - sia da alcuni grandi autori della letteratura straniera, come Charles Dickens. Poesie, storie, filastrocche: scrittori e poeti si sono ispirati a questa importante festività nei loro scritti.

Il Natale nella letteratura italiana e straniera
Il Natale nella letteratura italiana e straniera — Fonte: getty-images

NATALE NELLA LETTERATURA ITALIANA E STRANIERA

Sono molti gli scrittori ed i poeti, sia nella letteratura italiana che in quella internazionale, che si sono fatti ispirare da questa festività e nelle loro opere hanno parlato del Natale, dell'atmosfera e dei sentimenti che girano attorno a questo evento. Da Eugenio Montale a Gabriele d'Annunzio, da Boris Pasternak a Eduardo de Filippo, ecco qui una serie di brani e poesie nei quali vengono affrontati vari aspetti del Natale. Si parla delle tradizioni italiane (il Natale in Calabria o il rito del presepe a Napoli), ma anche del consumismo natalizio (i regali prima di tutto!) e del vero significato del Natale.
Tutto sul Natale: appunti, temi, schede libro e tesine

IL NATALE NELLA LETTERATURA E NELLA POESIA

Storie sul Natale nella letteratura italiana e straniera
Storie sul Natale nella letteratura italiana e straniera — Fonte: istock

Non tutti vivono il Natale nella stessa maniera e questo avviene anche tra i principali autori della letteratura. C'è chi attende il Natale con trepidazione e chi si sente invece infelice perché si rende conto che la gioia dei ragazzi puri di cuore non può essere provata anche dagli adulti.
Sfoglia la gallery che trovi qui sotto e scopri come i vari autori della letteratura mondiale hanno deciso di affrontare il tema del Natale e cosa li ha colpiti maggiormente di questa festa, se l'aspetto più religioso oppure quello più materialistico.

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Italo Calvino, I figli di Babbo Natale

Non c'è epoca dell'anno più gentile e buona, per il mondo dell'industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti. Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore agli affetti e al sorriso. L'unico pensiero dei Consigli d'amministrazione adesso è quello di dare gioia al prossimo, mandando doni accompagnati da messaggi d'augurio sia a ditte consorelle che a privati; ogni ditta si sente in dovere di comprare un grande stock di prodotti da una seconda ditta per fare i suoi regali alle altre ditte; le quali ditte a loro volta comprano da una ditta altri stock di regali per le altre; le finestre aziendali restano illuminate fino a tardi, specialmente quelle del magazzino, dove il personale continua le ore straordinarie a imballare pacchi e casse; al di là dei vetri appannati, sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo s'inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano ai crocicchi del centro, un po' abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino dànno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini d'affari le grevi contese d'interessi si placano e lasciano il posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo più grazioso il dono più cospicuo e originale. (Tratto da I figli di Babbo Natale di Italo Calvino)

"I figli di Babbo Natale" è l'ultima novella di "Marcovaldo ovvero Le stagioni in città", la raccolta di 20 novelle scritta da Italo Calvino e pubblicata per la prima volta nel novembre 1963. La raccolta è divisa in 4 parti, ognuna dedicata ad una stagione dell'anno. Il protagonista delle novelle è Marcovaldo, un manovale ingenuo e sensibile con problemi economici. Nella novella "I figli di Babbo Natale", Marcovaldo per conto della Sbav, la società per cui lavora, va in giro porta a porta vestito da Babbo Natale a portare regali. Marcovaldo va in giro con il figlio Michelino che vuole fare un regalo ad un bambino povero. Dopo aver visitato il figlio viziato di un famoso industriale, Michelino lo considera un bambino povero e decide di regalargli un martello, un tirasassi e dei fiammiferi con cui il bambino comincia a distruggere la sua casa. Il giorno dopo Marcovaldo va al lavoro temendo di essere licenziato, ma invece scopre che l'industriale è rimasto molto colpito da quei regali, che hanno fatto divertire il figlio, tanto che la Sbav decide di mettere in commercio il "regalo distruttivo".

Alessandro Manzoni: Il Natale

Qual masso che dal vertice
di lunga erta montana,
abbandonato all'impeto
di rumorosa frana,
per lo scheggiato calle
precipitando a valle,
barre sul fondo e sta;

là dove cadde, immobile
giace in sua lenta mole;
né, per mutar di secoli,
fia che riveda il sole
della sua cima antica,
se una virtude amica
in alto nol trarrà:

tal si giaceva il misero
figliol del fallo primo,
dal dì che un'ineffabile
ira promessa all'imo
d'ogni malor gravollo,
donde il superbo collo
più non potea levar.

(Tratto da Il Natale di Alessandro Manzoni)

Dopo la conversione, Alessandro Manzoni ha pensato di creare gli Inni Sacri, ovvero composizioni dedicate alle principali feste dell'anno liturgico. Inizialmente Manzoni pensava di scrivere 12 inni, ma alla fine ne ha composti soltanto 4, che sono stati pubblicati nel 1815: La Resurrezione, Il Natale, La Passione, Il nome di Maria. Un quinto inno, La Pentecoste, è stato pubblicato nel 1822.

Eugenio Montale, Caffè a Rapallo

Natale nel tepidario
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemme
e screzi di sete...
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!; e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.

S'ode grande frastuono nella via.

È passata di fuori
l'indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.

(Tratto da Caffè a Rapallo di Eugenio Montale)

Caffè a Rapallo è una lirica che fa parte della raccolta Ossi di seppia di Eugenio Montale, pubblicata nel 1925. La poesia compare nella sezione Poesie per Camillo Sbarbaro. E' una poesia ermetica, ricca di metafore. La prima parte della lirica è incentrata sulle "nuove sirene", ovvero le donne truccate e ingioiellate che passano il tempo nel caffè, tra cristalli luccicanti e vestiti alla moda. Ma tutto sembra un po' finto: il poeta da un lato vorrebbe condividere questa nuova realtà con l'amico Camillo e dall'altro sembra rimpiangere un altro Natale, quello che sta passando fuori, quello innocente dei fanciulli, dell'allegria, della musica che inonda le strade. Il mondo che descrive se ne sta andando irrimediabilmente e non può tornare: i ragazzi diventeranno uomini e la loro allegrezza si trasformerà in male di vivere.

Gabriele D'Annunzio, I Re Magi

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s'ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.

(I Re Magi di Gabriele D'Annunzio)

La poesia I Re Magi di Gabriele D'Annunzio fa parte delle Laudi del cielo, una serie di 5 libri, pubblicata tra il 1903 ed il 1912. La notte che descrive D'Annunzio è senza luna, ma la campagna risplende di una luce bianca come se ci fosse la luna piena, perché è nato il Bambino Gesù, che ride teneramente, tendendo le braccia verso l'alto. Ed arrivano i Re Magi a rendergli omaggio: il Re Vecchio, il Re Giovane e il Re Moro. I Re Magi discutono tra loro per decidere chi per primo deve dare il proprio regalo al Bambino.

Dino Buzzati, Racconto di Natale

Tetro e ogivale è l'antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d'inverno. E l'adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c'è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale - ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa? Come potrà vincere la malinconia? Tutti hanno una consolazione: il bimbo ha il treno e pinocchio, la sorellina ha la bambola, la mamma ha i figli intorno a sé, il malato una nuova speranza, il vecchio scapolo il compagno di dissipazioni, i1 carcerato la voce di un altro dalla cella vicina. Come farà l'arcivescovo? Sorrideva lo zelante don Valentino, segretario di sua eccellenza, udendo la gente parlare così. L'arcivescovo ha Dio, la sera di Natale.
(Racconto di Natale di Dino Buzzati)

"Racconto di Natale" di Dino Buzzati è apparso nella raccolta "La boutique del mistero", pubblicata nel 1968. La raccolta risente dell'influenza surrealista e l'autore si sofferma a descrivere il senso dell'esistenza. Descrive così il significato autentico del Natale, che consiste nella condivisione dell'amore divino, attraverso una rappresentazione paradossale dell'egoismo umano. Il protagonista, don Valentino, ha scacciato un mendicante dalla cattedrale ricolma di Dio durante la notte di Natale e non riesce più a percepire la presenza divina.

Leonardo Sciascia, Natale a Regalpetra

- Il vento porta via le orecchie - dice il bidello.
Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una corsa.
I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche di geloni.
L’aula ha quattro grandi vetrate: damascate di gelo, tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo.
Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale:
tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti-vitti (ti ho visto :un gioco che non consente la minima distrazione); sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo.
Qualcuno afferma di aver studiato dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno; ma è menzogna evidente.
In complesso tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca:"La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù".
Alcuni hanno scritto,senza consapevole amarezza, amarissime cose:
"Nel giorno di Natale ho giocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa".
Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre Pagandogli il biglietto del cinema…
Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l’avrei voluto diverso, più spensierato.
"La mattina del Santo Natale - scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto".
La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato e asciugato e vestito, è uscito con suo padre "per fare la spesa". Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone.
"E così ho passato il Santo Natale".

(Natale a Regalpetra di Leonardo Sciascia)

Nel 1956 Leonardo Sciascia ha pubblicato "Le parrocchie di Regalpetra", una serie di racconti sulla sua esperienza come maestro nelle scuole del suo paese. In questo racconto narra come si trascorreva il Natale a Regalpetra.

Corrado Alvaro, Il presepe

Natale è la festa più bella di tutte perché con la nascita del Signore l'innocenza tornò sul mondo. Da allora, questa è la festa della speranza e della pace sembra fatto per la gioia dei ragazzi che sono la speranza del mondo. Nei paesi s'è lavorato tutta una settimana per il Presepe.
Nel fondo si stendono rami di aranci carichi di frutta.
Si lanciano ponti coperti di muschio da un punto all'altro, si cos!ruiscono montagne e strade ripide, steccati per le mandre e laghetti.
Il Presepe ha l'aspetto di un paesaggio calabrese. Dalle valli sbucano fiumi, le montagne sono ripide e selvagge.
Su tutto pende il bel giallo dell'arancio come un frutto favoloso.
Il figurinaio che ha fatto i pastori sa che i ragazzi si fermeranno a guardare una per una le figurine.
Perciò, meno che i soldati di Erode; tutti i pastori somigliano a persone conosciute. Sembra un paese vero.
C'è quello che porta la ricottina, c'è il cacciatore col fucile, c'è quello che porta l'agnello e fuma - una lunga pipa, c'è il mendicante.
C'è la gente che balla fra il tamburino, il piffero e la zampogna davanti al Presepe, c'è l'osteria dove si ammazza il maiale e la gente accanto alla fontana, dove la donnina lava i panni.
Ci sono persino i carabinieri che hanno arrestato un tale che ha rubato anche nella Santa Notte! I Re Magi spuntano dall'alto della montagna coi moretti che guidano i cavalli.
La stella splende - sulla grotta e gli angeli vi danzano sopra leggeri e celesti come i pensieri dei bambini e degli uomini in questi giorni.

(Il presepe di Corrado Alvaro)

Corrado Alvaro, in questo brano tratto dalla raccolta "Gente in Aspromonte", pubblicata per la prima volta nel 1930, descrive il presepe di un villaggio calabrese. Alvaro ha tratto ispirazione per le sue opere dalla sua terra nativa, la Calabria appunto. Il Natale viene descritto come una festa di speranza e di pace. L'autore racconta le ore liete che precedono il Natale e l'attesa dei ragazzi che sono ancora puri di cuore.

Boris Pasternak, Una stella sulla strada di Betlemme

Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L'alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d'allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

(Una stella sulla strada di Betlemme di Boris Pasternak)

Ecco la poesia dedicata al Natale di Boris Pasternak, nato a Mosca nel 1890 da una famiglia di intellettuali di origine ebrea e morto a Mosca nel 1960.

Marino Moretti, Il vecchio Natale

Mentre la neve fa, sopra la siepe,
un bel merletto e la campana suona,
Natale bussa a tutti gli usci e dona
ad ogni bimbo un piccolo presepe.

Ed alle buone mamme reca i forti
virgulti che orneran furtivamente
d'ogni piccola cosa rilucente:
ninnoli, nastri, sfere, ceri attorti...

A tutti il vecchio dalla barba bianca
porta qualcosa, qualche bella cosa.
e cammina e cammina senza posa
e cammina e cammina e non si stanca.

E, dopo avere tanto camminato
nel giorno bianco e nella notte azzurra,
conta le dodici ore che sussurra
la mezzanotte e dice al mondo: È nato!

(Il vecchio natale di Marino Moretti)

Ecco la poesia dedicata al Natale di Marino Moretti, poeta crepuscolare italiano nato a Cesenatico il 18 luglio 1885 e morto a Cesenatico il 6 luglio 1979.

Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello

"Te piace o' presepe?": è questa la frase (e domanda) più importante, che riassume la più famosa commedia tragicomica scritta da Eduardo De Filippo nel 1931, "Natale in casa Cupiello". Luca Cupiello, il protagonista, attende con ansia l'arrivo delle feste di Natale per poter preparare il presepe. Vorrebbe che tutti amassero il suo presepe come lui e fa di tutto per prepararlo in maniera perfetta. Ma la sua famiglia critica il presepe (al figlio non piace e continua a rispondere al padre che non gli piace... solo alla fine, quando il padre sarà in punto di morte, lo accontenterà) e pian piano la presunta perfezione familiare si rompe. Luca è vissuto nell'illusione di aver cresciuto una famiglia felice e si dovrà scontrare con la dura realtà, che però non è in grado di sopportare. La commedia è stata portata in scena per la prima volta al Teatro Kursaal di Napoli il 25 dicembre 1931.