Il Morgante di Pulci: trama e analisi

Il Morgante di Pulci: trama e analisi A cura di Antonello Ruberto.

Trama e analisi de Il Morgante di Luigi Pulci, poema eroico scritto in volgare fiorentino, suddiviso in due parti e in 28 cantàri

1Il Morgante di Luigi Pulci: un poema tra comico ed eroico

Morgante Maggiore di Luigi Pulci
Morgante Maggiore di Luigi Pulci — Fonte: getty-images

La vicenda redazionale del Morgante è piuttosto lunga e complessa. Il Pulci inizia a scrivere il suo poema nel 1461 e nel 1482 ne circolano tre versioni (la prima delle quali ci è ignota) suddivise in 23 cantari; la versione definitiva viene pubblicata nel 1483 arricchita di altri 5 cantari, per un totale di 28, che si distinguono dai precedenti per la ricerca di un tono maggiormente eroico e meno comico. L’ultima versione del poema, in virtù del maggior numero di parti, viene detta Morgante maggiore per distinguerla dalle precedenti versioni.

Alla corte di Carlo Magno, oltre ai nobili e coraggiosi paladini, c'è anche Gano di Maganza, che con le sue bugie e ruffianerie semina discordia tra i cavalieri; sdegnato da questo suo comportamento, Orlando decide di abbandonare la corte per vagabondare nei territori di Pagania, finché ad un certo punto incontra Morgante, un gigante che Orlando riesce a convertire alla fede cristiana. Con il suo nuovo amico Orlando vive diverse avventure combattendo i pagani e liberando la principessa Meridiana mentre anche i cavalieri Dadone, Rinaldo e Ulivieri lasciano la corte dell'Imperatore per andare alla ricerca di Orlando, che nel frattempo se n'è andato in Persia insieme al cugino Rinaldo mentre il gigante Morgante, dopo aver incontrato il mezzo gigante Margutte, decide di rimanere con lui per darsi a scherzi e grandi mangiate finché il povero Margutte non muore dalle risate dopo aver visto una scimmia entrare nei suoi stivali. Allora Morgante decide di raggiungere Orlando a Babilonia, aiutandolo nell'impresa di conquistare la città, ma muore poco per il morso di un granchio. Nel frattempo, anche gli altri cavalieri di Carlo hanno raggiunto Orlando e, con l'aiuto del mago Malagigi, riescono a tornare a Parigi dove Gano viene definitivamente smascherato

Fin qui la trama del Morgante delle prime edizioni. In quella definitiva la storia di Orlando si prolunga con una storia che prende piede sempre dalle macchinazioni del perfido Gano, che stavolta convince la guerriera pagana Antea ad invadere il regno di Carlo. Persa anche questa battaglia a causa degli incantesimi del mago Malagigi, Gano decide di attirare Orlando in un’imboscata. Malagigi invoca il demone Astarotte e gli affida il compito di andare in Egitto a recuperare Rinaldo e gli altri cavalieri per riportarli in Francia e, durante il viaggio, educarli alla dottrina cristiana attraverso erudite argomentazioni teologiche.

Il paladino Orlando nella Battaglia di Roncisvalle
Il paladino Orlando nella Battaglia di Roncisvalle — Fonte: getty-images

Nel frattempo Orlando e Carlo Magno sono diretti a Roncisvalle, dritti nella trappola di Gano. La battaglia inizia, e le forze pagane sono molto più nutrite di quelle cristiane che capiscono subito che la sconfitta è certa nonostante l’arrivo degli altri paladini guidati da Astarotte. In punto di morte, Orlando suona il suo corno da guerra che mette in fuga i nemici e, udito il quale, Carlo Magno comprende finalmente i tradimenti di Gano, e decide di farlo imprigionare e giustiziare. Per quanto riguarda il povero Orlando, morto sul campo di battaglia, a Carlo Magno non resta altro da fare che seppellirlo e riconoscere il suo ardimento ed i suoi meriti.

2I Cantari del Pulci e la tradizione epica

Tradizionalmente i poemi cavallereschi medievali sono composti in ottava rima, un tipo di strofa che si presta fortemente all'ambito narrativo e che conosce un largo utilizzo proprio in ambito epico. 

In effetti, l'ambientazione scelta da Pulci per tessere le sue variopinte storie di cavalieri, giganti, imprese ardimentose e battaglie all'ultimo sangue ed il richiamo diretto alle imprese di Orlando ed agli intrighi di Gano sono un collegamento inequivocabile e diretto alla chanson de geste francese

L'autore però sceglie come forma di componimento quella dei cantari, che nascono in ambito popolare e si diffondono principalmente come stile d'ambito giullaresco destinato alla recitazione in pubblico, e che ha l'intento di creare storie che stupiscono l'uditorio e lo catturano con un rapido susseguirsi di eventi, senza soffermarsi nella ricerca degli aspetti interiori dei personaggi. 

In questo senso il Morgante è un'opera che rispetta appieno la vena narrativa popolaresca, con il suo continuo susseguirsi di eventi e la continua creazione di situazioni grossolane, stupefacenti e magnifiche: dal filone che si sviluppa attorno al personaggio Morgante, insaziabile di cibo e scherzi, oppure con le varie imprese di Orlando e degli altri paladini, o i prodigi del mago Malagigi. Quando poi l'azione rallenta è per lasciare spazio alla descrizione di quei particolari che potevano creare meraviglia nell'ascoltatore, come ad esempio i ricchi arredi dei castelli o la foga dei duelli.

In linea generale l'eccezionalità del Morgante sta proprio nella riformulazione del tema eroico attraverso l'utilizzo di uno stile non basso ma certamente accessibile e godibile, finalizzato alla creazione di una narrazione disimpegnata che aveva nel meraviglioso il suo principale scopo.

L'incontro tra Orlando e Morgante. Illustrazione per il poema di Luigi Pulci
L'incontro tra Orlando e Morgante. Illustrazione per il poema di Luigi Pulci — Fonte: getty-images

Ma la novità reale dell'opera di Pulci è riposta nella qualità della sua scrittura. Se a livello stilistico si nota un enorme utilizzo delle iperboli, è nella ricerca sul linguaggio che il Morgante arriva alle soluzioni più originali, e ben si intende come Pulci possa essere posto tra gli eredi diretti del Burchiello (e lo è sicuramente), è anche vero che la novità del Pulci sta nel deviare sia dal linguaggio popolare che da quello eroico, creando giochi verbali basati sulla pluralità e l'ambiguità di significato delle parole che, a volte, prendono il sopravvento sulla stessa narrazione.

Nella sua ricerca innovativa l'autore non trascura nemmeno l'utilizzo di registri espressivi gergali, dialettali o particolari, come il “furbesco”, cioè il gergo della malavita.

3Il Morgante alla Corte dei Medici

Quello del Pulci è quindi un riuscito esperimento letterario che aveva l'intenzione di coniugare la tradizione cavalleresca con la narrativa poetica popolare. L'esperimento dello scrittore fiorentino si inserisce, alimentandola, nella polemica culturale che si sviluppa all'interno della corte medicea dei primi anni e che presentava, essenzialmente, due correnti: una più marcatamente popolaresca, di cui faceva parte Pulci, ed una seconda che, direttamente collegata all'umanesimo, puntava allo sviluppo della letteratura latina e della filosofia neoplatonica.

Per capire meglio la portata di questa diatriba occorre contestualizzarla. Piero de' Medici aveva di fatto trasformato Firenze in una signorìa, imponendo la sua supremazia sul resto di quel ceto nobiliare di cui era parte anche la sua famiglia, tant'è che era sposato con un'importante esponente di quel mondo, Lucrezia Tornabuoni.

Nella prospettiva di Piero e del padre Cosimo lo sviluppo di una cultura dal carattere umanistico e aulico, era quello che avrebbe dovuto caratterizzare la corte medicea marcandone ancora di più il definitivo distacco dalle altre famiglie nobiliari. Al contrario, il poema di Pulci che era saldamente ancorato alla tradizione fiorentina, doveva rappresentare un segnale di continuità non solo culturale ma anche politico: è questo il motivo per cui la Tornabuoni, che proveniva dalla vecchia aristocrazia fiorentina, incoraggiò la scrittura del Morgante.

Nonostante Pulci fosse stato per lungo tempo un cortigiano pienamente interno alla corte medicea, l'arrivo di Lorenzo segna il definitivo imporsi di una cultura di corte impostata sulla filosofia neoplatonica di Marsilio Ficino e sull'umanesimo di stampo filologico di Angelo Poliziano, che provoca la progressiva emarginazione di Luigi Pulci dall'ambiente di corte, innescando velenose polemiche tra il Pulci e i due nuovi alfieri della cultura ufficiale medicea a cui dedicò dei sonetti violentemente polemici.