Il giorno di Parini: analisi del testo

Di Redazione Studenti.

Analisi dell’opera Il giorno di Parini: comprensione, commento e descrizione del celebre poemetto mai finito dal poeta

IL GIORNO DI PARINI: COMPRENSIONE COMPLESSIVA

Il giorno di Parini: analisi del testo
Il giorno di Parini: analisi del testo — Fonte: getty-images

Giuseppe Parini, in qualità di critico, coglie l’occasione di un festoso e lussuoso banchetto fra nobili come spunto per delle riflessioni riguardo la nobiltà, argomento topico nella sua opera “Il giorno”.

Egli ci propone, infatti, un’aspra critica verso il sentimento di superiorità innato nella classe aristocratica e lo trasmette per mezzo di confronti che risultano assai immediati ed efficaci.

L’ironia tipica della produzione di questo autore non viene certo a mancare in questo brano ed anzi, nel consiglio finale che viene dispensato per il “giovin signore”, scaturisce una potente teatralità che lascia trasparire l’esasperato disaccordo nei confronti della vicenda.

Nella favola del piacere è spiegata la presunta causa della disuguaglianza fra gli uomini in ambito “qualitativo”, ossia la motivazione che abbia originato le differenze di ceto sociale.

Essa riprende alcuni tratti della mitologia antica e lascia trasparire un’influenza delle religioni pagane politeiste. Secondo la favola, gli uomini, inizialmente, erano tutti uguali, mossi dagli stessi istinti e formati dalla stessa materia.

Questo equilibrio si era mantenuto stabile sinché gli dei non avevano deciso di minarlo ed interromperlo, inviando il Piacere fra gli uomini sulla terra. Solo alcuni di essi, però, furono in grado di percepirlo, ossia quelli dotati di sensi e membra più sviluppate e più sensibili.

Da qui viene fatta sorgere la differenza fra un nobile ed un plebeo e, da quel momento, i discendenti dei primi furono “migliori” dei secondi, che erano rimasti impassibili al cambiamento e che non provavano il piacere, permanendo succubi dei bisogni primari, sempre secondo la favola.

IL GIORNO DI PARINI: INTERPRETAZIONE

L’interpretazione della favola è indubbiamente e volutamente ambigua poiché si avvale della figura retorica dell’antifrasi.

L’intera composizione pariniana utilizza questo espediente, affermando il contrario di ciò che realmente sostiene, per stimolare il lettore a riflettere sui temi proposti e per mantenere con esso come un segreto legame, in quanto unica figura alla quale l’autore rivela la maschera di finzione dietro alla quale false lodi ed ammirazione si tramutano nella reale indignazione contornata da un giudizio morale fortemente negativo verso l’aristocrazia, velato, dunque, dall’intento ironico e sarcastico dell’autore.

IL GIORNO DI PARINI: ANALISI DEL TESTO

Inizialmente gli uomini erano tutti uguali ed in particolar modo erano spinti dagli stessi bisogni fisici necessari e primari: fame, sete, riproduzione e riposo. Era l’istinto a guidare le loro azioni e per questo motivo non ve n’era né di migliori né di peggiori.

Gli uomini “primordiali” non erano dotati di libertà di scelta ma, al contrario, agivano mossi dagli impulsi che giungevano al loro corpo e vengono paragonati a degli animali, dei bovi, che si muovono spinti solo dal “pungolo del bisogno”.

L’arrivo del Piacere sulla Terra provoca differenziamento a livello psicologico e mentale tra gli uomini, che possono adesso fremere in particolar modo di “desiderio” d’amore che perde il suo stereotipo di necessità, e del gusto, così che l’acqua è sostituita con i vini più pregiati e ricercati.

Gli uomini vengono a contatto con il piacere di giochi, vezzi e risate e assaporano gusti e profumi che prima gli erano sconosciuti. Apprezzano inoltre i lineamenti delicati dei corpi e l’aria estiva.

Il brano in esame è formalmente lineare all’apparenza, ma preclude e nasconde al suo interno una trama ben più complessa ed intricata, ricamata con il filo invisibile dell’ironia.

E’ composto di endecasillabi sciolti, metro molto frequente nelle composizioni di questo autore e fa molto uso di figure retoriche come similitudine, iperbole, iperbato e, soprattutto, antifrase.

Essa, infatti, ci ammonisce affinché si interpretino i concetti e le lodi contenute nel testo, come esagerazioni volute a rendere evidente l’assurdità delle ipotesi.

La personificazione del Piacere (al verso 274) ricorda quella della Pace di Erasmo da Rotterdam che, in tempo di guerra, non trova asilo né presso le case dei nobili né presso quelle del popolo. Vi è, inoltre, la personificazione della Terra stessa, denominata “bel Genio” (sempre al verso 274).

Nel brano è detto che gli dei, “i celesti”, inviarono il Piacere affinché smorzasse l’uguaglianza tra gli uomini e li rendesse capaci di apprezzare i piaceri dei sensi. Nei versi che seguono la scena sopracitata, è descritta la reazione degli uomini a questo fenomeno (versi 293-297).

Nel brano l’autore fa inoltre frequente uso di iperbati e costrutti latineggianti, come al verso 271 “l’uniforme de gli uomini sembianza” oltre ai latinismi come “albergo”, ”industria” e “vulgo”.

Vi sono all’interno del testo anche numerose similitudini, come quella dei plebei paragonati a bovi (verso 324) oppure quella delle lodi paragonate ad ambrosia (verso 283 ) oppure delle labbra relazionate a delle fragole (verso 284).

E’ costante una chiave raffinata nella ricercatezza dei vocaboli e nello stile che si deve, a livello prettamente lessicale, a latinismi e di un registro linguistico molto elevato.

L’intera opera può essere inserita nella categoria di genere letterario didascalico, e dunque con funzione educativa.

IL GIORNI DI PARINI: CRITICA ALLA NOBILTA’

Parini, contrariamente a molti dei suoi contemporanei, non elaborò una critica alla società in generale ma si limitò a manifestare il suo disprezzo nei confronti della nobiltà, supportando e, di conseguenza, contribuendo alla creazione dell’ideologia moderna di poeta come privo da vincoli e dotato, al contrario, di piena libertà di espressione.

Egli, infatti, non criticava il ruolo dell’aristocrazia all’interno della società, ma bensì il comportamento della stessa nei confronti della popolazione, della povertà e delle difficoltà alle quali i cittadini erano quotidianamente costretti a far fronte.

Inoltre, Parini riteneva ingiusto che vi fossero cittadini poveri costretti al digiuno per incapacità economiche, contrapposti a fasto e ricchezza ostentate in grandi banchetti durante i quali il cibo risultava solo uno sfondo, anziché una necessità.

Queste caratteristiche assegnate alla nobiltà del tempo, cioè che fosse sostanzialmente inadeguata e parassitaria, vennero ampiamente riprese nei secoli successivi come scopo della poesia classicista e moderna.

Parini apportò, dunque, un grande contributo, sia all’ideologia Illuminista contemporanea, sia alle correnti successive che si andarono sviluppando con il trascorrere dei secoli.

Egli fu altresì capace di mettere in luce la questione dell’istruzione e dell’educazione per mezzo della sua poesia che, in una visione piuttosto utopica, sarebbe dovuta risultare rimedio per le incongruenze sociali e cura verso i mali della società, riportando in vita i vecchi valori delle popolazioni antiche, non basati sulle ricchezze materiali.

E’ proprio l’autore, infatti, a trasportarsi nell’opera e a vivere in prima persona ciò che narra, assumendo il ruolo di educatore di un giovane nobile, personaggio preso a modello per rappresentare la sua intera classe sociale.

Parini si può definire, a pieno titolo, esponente dell’illuminismo ma è necessario non dimenticare che trae spunto anche dalle correnti del classicismo e del sensismo per soddisfare il suo personale classicismo letterario.

E’ un critico severo, ma moderato, e rifugge gli eccessi e gli estremi proposti dall’ideologia illuminista, aspirando ad un ideale e profondo rinnovamento sociale.