Il fu Mattia Pascal, frasi celebri dal libro

Di Veronica Adriani.

Il fu Mattia Pascal: frasi, citazioni e riferimenti tratti dal libro di Luigi Pirandello, da usare nei compiti in classe o nelle relazioni

IL FU MATTIA PASCAL, FRASI

Il fu Mattia Pascal, frasi celebri
Il fu Mattia Pascal, frasi celebri — Fonte: getty-images

Il fu Mattia Pascal dello scrittore e drammaturgo siciliano Luigi Pirandello è uno dei romanzi più famosi dell'autore. Indaga temi cari a Pirandello, come la maschera e l'identità, ma anche altri ugualmente rilevanti, come la vita e la morte.

La storia che racconta è quella di Mattia Pascal, che per circostanze del tutto fortuite si trova a cambiare vita, creduto morto, e lascia la sua città con una fortuna in tasca, consapevole che la sua vita futura potrà essere solo migliore di quella insoddisfacente e triste che sta lasciando. Assumerà quindi l'identità di Adriano Meis, ma si troverà a scontrarsi con una realtà molto meno rosea di quato avesse immaginato.

Per approfondire: la trama del libro e il riassunto

IL FU MATTIA PASCAL, CITAZIONI

Ecco alcune citazioni tratte da Il fu Mattia Pascal che possono tornarti utili per identificare i macrotemi del libro:

  • La maschera
    Tu, invece, a volerla dire, sarai sempre e dovunque un forestiere: ecco la differenza. Forestiere della vita, Adriano Meis.
  • Le macchine e il progresso scientifico
    «Oh perché gli uomini,» domandavo a me stesso, smaniosamente, «si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E che farà l'uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d'arricchire l'umanità (e la impoverisce, perché costano tanto care), che gioja in fondo proviamo noi, anche ammirandole?»
  • L'illusione di una nuova vita
    Recisa di netto ogni memoria in me della vita precedente, fermato l'animo alla deliberazione di ricominciare da quel punto una nuova vita, io era invaso e sollevato come da una fresca letizia infantile; mi sentivo come rifatta vergine e trasparente la coscienza, e lo spirito vigile e pronto a trar profitto di tutto per la costruzione del mio nuovo io. Intanto l'anima mi tumultuava nella gioja di quella nuova libertà.
  • La delusione
    Ma aveva un cuore, quell'ombra, e non poteva amare; aveva denari, quell'ombra, e ciascuno poteva rubarglieli; aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch'era la testa di un'ombra, e non l'ombra d'una testa. Proprio cosi!
  • La necessità di un'identità
    Ed ecco, ora, dopo essermi aggirato per due anni, come un'ombra, in quella illusione di vita oltre la morte, mi vedevo costretto, forzato, trascinato peri capelli a eseguire su me la loro condanna. Mi avevano ucciso davvero! Ed esse, esse sole si erano liberate di me... [...] Ma sì! ma sì! Io non dovevo uccider me, un morto, io dovevo uccidere quella folle, assurda finzione che m'aveva torturato, straziato due anni, quell'Adriano Meis, condannato a essere un vile, un bugiardo, un miserabile; quell'Adriano Meis dovevo uccidere, che essendo, com'era, un nome falso, avrebbe dovuto aver pure di stoppa il cervello, di cartapesta il cuore, di gomma le vene, nelle quali un po' d'acqua tinta avrebbe dovuto scorrere, invece di sangue: allora sì! Via, dunque, giù, giù, tristo fantoccio odioso! Annegato, lí, come Mattia Pascal! Una volta per uno!
  • La solitudine
    Ah, che vuol dir morire! Nessuno, nessuno si ricordava più di me, come se non fossi mai esistito...
    Folle! Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici?
  • L'accettazione
    – Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?

    Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo:
    – Eh, caro mio... Io sono il fu Mattia Pascal.

IL FU MATTIA PASCAL, APPROFONDIMENTI

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