Il dissidio interiore di Petrarca: saggio breve

Di Redazione Studenti.

Saggio breve sul dissidio interiore di Petrarca. Il significato e gli aspetti e le opere in cui si manifesta il conflitto spirituale del poeta aretino.

IL DISSIDIO INTERIORE DI PETRARCA: SAGGIO BREVE

Il dissidio interiore di Petrarca: saggio breve
Il dissidio interiore di Petrarca: saggio breve — Fonte: getty-images

Francesco Petrarca è una delle personalità più importanti della letteratura italiana. Nato nel 1304, vive in quello che può essere definito un “periodo di transizione” tra il Medioevo e l’età moderna, durante il quale ai tipici valori religiosi dell’età buia comincia ad accostarsi una visione più individualista e terrena del mondo, che si affermerà e svilupperà definitivamente durante l’Umanesimo. Francesco Petrarca, dunque, durante la sua vita, tenta costantemente di far coesistere in sé entrambi questi aspetti ma, non riuscendoci, cade vittima di un tormentato dissidio interiore contraddistinto da un continuo oscillare tra la persistente volontà di avvicinarsi a Dio e il desiderio di gloria e di successo, rafforzato dall’assillante richiamo dei piaceri terreni, considerati labili e miseri. Tale dissidio tocca il culmine nel 1342, anno in cui il fratello minore Gherardo decide di prendere gli ordini monastici, divenendo un frate certosino. Petrarca ammira nel fratello la sua sicurezza nell’intraprendere il cammino che conduce a Dio, come lo stesso poeta comunica all’interno della prima lettera del IV libro delle Familiari in cui scrive dell’Ascesa al Monte Ventoso, nei pressi di Valchiusa, intrapresa insieme al fratello nel 1336 (la lettera tuttavia risale al 1352-53). A più riprese Petrarca mette in risalto la sua difficoltà nel risalire il tortuoso sentiero che lo induce più volte a fermarsi e a cercare invano una strada più agevole, atteggiamento simbolo della distrazione provocata dai beni terreni che lo distolgono dalla retta via; contrapposta all’agilità del fratello che prosegue senza esitare, quasi fosse guidato dalla fede divina.

Letterariamente l’inquietudine petrarchesca si sviluppa intorno ad una figura femminile di cui il poeta dice di esser innamorato: Laura. Non si ha alcuna certezza della sua veridicità storica, nonostante si presuma che dietro alla donna ci possa essere un’esperienza reale, per quanto effimera. In realtà ella assume un valore prettamente simbolico e la narrazione della vicenda amorosa viene utilizzata da Petrarca nel Canzoniere, la più famosa tra le sue opere, come mezzo per intraprendere una scrupolosa analisi interiore sul piano religioso e morale. Infatti, all’interno dei componimenti poetici della raccolta appena citata, Laura viene descritta attraverso particolari come i “capei d’oro” o i “begli occhi” dai quali non è possibile ricavare un’immagine concreta della donna, bensì una figura quasi emblematica.

Lo stesso accade anche nella descrizione degli spazi che mutano in rapporto ai sentimenti del poeta, come per i luoghi degli incontri con Laura che posseggono le caratteristiche del locus amoenus, ossia un paesaggio idillico e tipico della tradizione.

In pratica, Petrarca nella maggior parte delle sue poesie, riprendendo spesso i temi dello stilnovismo, esalta la figura di Laura e trasmette al lettore la descrizione di un’attrazione prettamente sensuale che è pertanto fonte di peccato. Dalla consapevolezza di questo suo “giovanil errore”, così chiamato nel sonetto proemiale Voi ch’ascoltaste in rime sparse il suono, deriva il perpetuo contrasto dei sentimenti provati che più volte lo spinge ad intraprendere un cammino di purificazione e a manifestare il suo pentimento dinanzi a Dio così da potersi finalmente definire un “altr’uom” (Voi ch’ascoltaste in rime sparse il suono). Tuttavia in un primo momento risulta difficile per Petrarca ammettere il carattere “peccaminoso” del suo amore, come dimostrato nel III libro del Secretum in cui alle continue accuse rivoltagli da Sant’Agostino, Petrarca tenta di difendersi invano parlando di Laura come di colei che gli ha permesso di amar Dio.

Inoltre, poiché non riesce a mantenere fede ai suoi propositi e volge nuovamente la sua attenzione verso Laura, per quanto indifferente nei confronti del poeta, prova un’immane vergogna che accresce in lui la necessità, manifestata all’interno del sonetto Solo et Pensoso, di isolarsi dal mondo, temendo le critiche che gli potrebbero essere rivolte dalla gente (Voi ch’ascoltaste in rime sparse il suono). Nella vita reale ciò si riflette nei numerosi ritiri di Petrarca a Valchiusa, durante i quali spera di poter trovare finalmente tranquillità.

Questa debolezza spirituale con il tempo arriva ad assumere il carattere di una vera e propria malattia: l’accidia, l’inerzia morale, uno dei sette peccati capitali. Essa viene esaminata accuratamente (insieme agli altri peccati) nel II libro del Secretum e qui definita come fonte prima di rovina e sofferenza che annulla ogni possibilità di scelta e d’azione, costringendo l’uomo ad arrendersi; è qualcosa che “prende talvolta così tenacemente, da tormentarmi nelle sue strette giorno e notte, e allora la mia giornata non ha più per me né luce né vita, ma è come notte d’Inferno e acerbissima morte" (Secretum, Libro II). Leggi il tema svolto sull'accidia nel Secretum di Petrarca.

Da un punto di vista stilistico il conflitto come una “consistenza di opposti” (M. Santagata, I frammenti dell’anima. Storia e racconto nel Canzoniere di Petrarca), vale a dire che viene fatto frequentissimo uso dell’antitesi come nel sonetto Pace non trovo e non ho da far guerra.

Inoltre, la scelta del volgare come lingua per i componimenti è in accordo con la tematica trattata, poiché esso è l’elemento rappresentativo della soggettività, la lingua “materna”, affettiva di Petrarca. Mentre l’impiego che egli fa delle strutture sintattiche latine, che rappresentano per l’autore un modello di perfezione ed eleganza, è un mezzo attraverso il quale rendere graficamente l’equilibrio a cui tanto il poeta aspira e, al tempo stesso, conferire dignità e solennità alla materia trattata. Da ciò deriva un linguaggio fluido e semplice, definito da Contini “unilinguismo”.

SAGGIO BREVE SUL DISSIDIO INTERIORE DI PETRARCA: CONCLUSIONE

Per concludere è importante dire che il conflitto interiore di Petrarca non giunge a soluzione. Ciò significa, riprendendo quello che si è detto all’inizio, che la conciliazione tra la sfera divina e quella umana in un’epoca come questa non può avvenire. Petrarca stesso ignora come raggiungere la pace talmente desiderata da divenire il tema principale della preghiera rivolta alla Vergine Maria posta a chiusura del Canzoniere, giacché, per esempio, anche la stessa morte, che nella concezione cristiana è vista come fine dei mali per tutti coloro che hanno sofferto, da Petrarca è percepita invece come un “dubbioso passo”, perché pieno d’insidie e oltre il quale si nasconde l’ignoto.

    Domande & Risposte
  • Qual è il significato del dissidio interiore di Petrarca?

    Il dissidio interiore è il continuo oscillare tra la persistente volontà di avvicinarsi a Dio e il desiderio di gloria e di successo, rafforzato dall’assillante richiamo dei piaceri terreni, considerati labili e miseri.

  • Perché Petrarca sceglie di scrivere in volgare i suoi componimenti?

    Per Petrarca il volgare è la lingua “materna”, affettiva.

  • Come viene descritta Laura nel Canzoniere?

    Laura viene descritta attraverso alcuni particolari come i “capei d’oro” o i “begli occhi”, dai quali non è possibile ricavare un’immagine concreta della donna, bensì una figura quasi emblematica.