I' vo piangendo i miei passati tempi: parafrasi e analisi

Di Redazione Studenti.

I' vo piangendo i miei passati tempi: parafrasi, temi, rima e analisi della penultima poesia del Canzoniere di Francesco Petrarca

PARAFRASI I’ VO PIANGENDO I MIEI PASSATI TEMPI

I' vo piangendo i miei passati tempi: parafrasi e analisi
I' vo piangendo i miei passati tempi: parafrasi e analisi — Fonte: getty-images

Io vado piangendo i miei tempi passati che ho perduto nell’amare una cosa mortale, senza riuscire ad elevarmi dall’amore a una vita più degna, pur avendo io strumenti per poter offrire prove non basse.

Tu, re del cielo, invisibile e immortale che vedi le mie colpe indegne e malvagie, soccorri la mia anima che ha smarrito il retto cammino ed è fragile, e supplisci con la tua Grazia alla sua incapacità di perfezione.

Sì che io vissi in guerra e in tempesta, fra l’ingovernabile affollarsi delle passioni, possa morire in pace e in porto (nella grazia di Dio); e se la mia permanenza nel mondo (stanza) fu inutile, almeno la partenza da esso sia virtuosa.

Al quel poco po’ di vita che mi resta da vivere, la tua mano si degni di prestare soccorso. Tu sai bene che non ho altra speranza.

I’ VO PIANGENDO I MIEI PASSATI TEMPI: ANALISI DEL TESTO

I' vo piangendo i miei passati tempi è la penultima poesia del Canzoniere, ma l’ultima in cui Petrarca ritorna sulla passione per Laura, considerata come un ostacolo al raggiungimento della pace. Laura è l’amore profano che non conduce a Dio.

La poesia di Petrarca ha la forma di una preghiera, come Padre del ciel, in cui al pentimento segue la richiesta dell’aiuto di Dio per liberarsi dal peso delle colpe.

E il motivo amoroso diviene la semplice occasione di un esame di coscienza, di un impietoso bilancio generale della propria esistenza.

Si tratta di una complessa condizione psicologica percorsa da contraddizioni: un’estrema stanchezza di vivere e di soffrire, il riconoscimento dei propri peccati, ma anche una struggente aspirazione alla liberazione e alla pace, il senso della propria fragilità, il rimpianto del tempo perduto in una passione vana e dello spreco delle proprie qualità.

Ma ora vi è anche qualcosa di esistenzialmente più cupo e rassegnato, il riconoscimento del fatto che le colpe sono una parte ineliminabile di sé, di cui in nessun modo potrà redimersi, e quindi del fatto che l’unica speranza si può riporre nel soccorso dell’alto.

L’analisi crudele e la difficile confessione non danno però in alcun modo origine ad un aggrovigliarsi tormentato del discorso: la dizione resta limpida, ferma e armoniosa.

Si noti la cura con cui vengono costruite coppie armoniche di sostantivi o di aggettivi: “indegni ed empi”, “invisibile immortale”, “disviata e frale”, “in guerra ed in tempesta”, “in pace e in porto”.

Antitesi: “a volo” / “non bassi”, “mortale” / “immortale”.

Lo schema della rima è: ABBA-ABBA-CDC-DCD.