I Macchiaioli: riassunto breve su tecniche ed esponenti

Di Redazione Studenti.

Macchiaioli: chi sono i protagonisti della corrente artistica nata nell'Ottocento. Rapporto col verismo e differenza con gli Impressionisti

Il movimento artistico dei Macchiaioli

Giuseppe de Nittis, Duck feeding
Giuseppe de Nittis, Duck feeding — Fonte: getty-images

Quello dei Macchiaioli è un movimento tra i più significativi e innovativi della pittura italiana dell'Ottocento, formatosi a Firenze attorno al 1855 e fecondo di sviluppi fino all’inizio degli anni Settanta. Fecero parte del gruppo, che si riuniva presso il Caffè Michelangelo, artisti sia fiorentini sia provenienti da varie regioni d’Italia, accomunati da una ricerca tecnica ed espressiva che mirava all’equilibrio tra fedeltà al dato visivo e valenza evocativa della trasfigurazione pittorica.

Si distinsero in particolare:

  • Telemaco Signorini, teorico del movimento insieme al critico Diego Martelli
  • Giovanni Fattori
  • Adriano Cecioni
  • Silvestro Lega
  • Giuseppe Abbati
  • Serafino De Tivoli
  • Nino Costa
  • Raffaello Sernesi
  • Vincenzo Cabianca
  • Odoardo Borrani
  • Cristiano Banti.

Sperimentarono inoltre la tecnica macchiaiola, pur senza aderire pienamente al movimento, il pugliese Giuseppe De Nittis, i veneziani Federico Zandomeneghi e Guglielmo Ciardi, il ferrarese Giovanni Boldini.

Tra il 1855 ed il 1867 questo gruppo di pittori, definiti in principio “Macchiaioli” in senso dispregiativo,  si riunì a Firenze al Caffè Michelangelo. Il loro scopo era quello di propagandare una pittura che riproducesse “l’Impressionismo del vero”. Come gli Impressionisti anche essi rinunciarono al predominio del disegno prediligendo il colore a “macchia”. I soggetti preferiti erano i paesaggi della campagna toscana, la vita quotidiana, il tempo libero e la villeggiatura, i poveri e la loro condizione sociale. Questi temi sono simili a quelli del Realismo francese - e successivamente dunque al Verismo - ed in parte a quelli dell’Impressionismo. I pittori avevano interesse per le guerre di indipendenza nazionale e combatterono volontari nelle guerre del nostro Risorgimento (Fattori, Signorini e Lega).

Cosa significa Macchiaioli

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Il termine "macchiaioli" deriva dall’uso di giustapporre sulla tela (o su altri supporti: notevoli ad esempio le tavolette di legno di Fattori) ampie campiture di colore, con effetto quasi di macchie, che definiscono l'immagine attraverso contrasti tonali e chiaroscurali - la macchia in opposizione alla forma, in un certo senso. Il nome venne adoperato per la prima volta nel 1862, in accezione negativa, da critici ostili alla nuova corrente, e fu successivamente adottato dal gruppo, trasformato in definizione positiva.

Grande importanza ebbe nell’elaborazione della poetica macchiaiola la conoscenza delle maggiori novità dell’arte francese: il 1855, in particolare, segnò un momento di svolta nella consapevolezza artistica del gruppo, maturato attraverso le discussioni accese da De Tivoli, Francesco Saverio Altamura e Giovanni Morelli, reduci dall’Esposizione universale di Parigi. Successivi soggiorni nella capitale francese portarono altri pittori della cerchia fiorentina ad ammirare l’arte di Corot, Millet e della scuola di Barbizon, oltre che lo scandaloso realismo di Courbet: esperienze che stimolarono una fondamentale riflessione sul genere paesaggistico e sulle potenzialità rappresentative della pittura. Non va dimenticato, infine, che nel corso degli anni Cinquanta visitarono Firenze Manet (1953) e Degas (1858), lasciando una profonda impronta negli ambienti artistici della città.

La poetica dei Macchiaioli

Punto centrale della poetica macchiaiola fu il rifiuto dell’arte accademica, stereotipata nelle tecniche (ad esempio, nell’assoluta priorità attribuita al disegno sul colore) e nei soggetti, a favore della rappresentazione della quotidianità domestica e delle attività lavorative umili, perlopiù contadine. Non mancarono anche dipinti dedicati a episodi delle guerre d’indipendenza (molti dei macchiaoli vi avevano preso parte in prima persona), privi tuttavia di ogni intento celebrativo ed eroicizzante (Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, Giovanni Fattori, 1861, Galleria d’arte moderna, Firenze).

La tensione realistica sancì il definitivo distacco dalla pittura storicista, mitologica e religiosa che aveva a lungo dominato il panorama artistico italiano ottocentesco, e la volontà di concentrarsi nella definizione del vero e della contemporaneità. Tra i più significativi esempi dell’arte macchiaiola sono gli interni, inondati spesso dalla luce di una finestra (L’educazione al lavoro, Silvestro Lega, 1863, Collezione Dini, Montecatini Terme), e i paesaggi toscani, tagliati in nette zone d’ombra e di sole (Fine d’agosto a Pietramala, Telemaco Signorini, Galleria d’arte moderna, Firenze; Il Mugnone, Odoardo Borrani, Galleria nazionale di arte moderna, Roma; Tetti al sole, Raffaello Sernesi, 1861, Galleria nazionale di arte moderna, Roma; Chiostro, Giuseppe Abbati, Galleria d’arte moderna, Firenze).

Macchiaioli: gli esponenti

Giuseppe Raggio, scene in Messico
Giuseppe Raggio, scene in Messico — Fonte: getty-images

I pittori compirono numerosi viaggi all’estero per cui accrebbero la loro vitalità. Il momento di massimo vigore del gruppo è segnato dalle scuole di Castiglioncello e di Pergentina, i cui nomi sono riferiti alle rispettive località presso le quali questi lavoravano.

Presso Castiglioncello ricordiamo: Abbati, Sernesi, Borrani, Fattori, Boldoni, Signorini e Zandomeneghi. Mentre, per quanto riguarda Pergentina, il massimo esponente è rappresentato da Silvestro Lega.

Giovanni Fattori

Giovanni Fattori rielabora, con autonomia, le premesse accademiche che ritroviamo nel Ritratto della cugina Argia soprattutto per quanto riguarda i valori cromatici. Alcuni dei suoi temi preferiti sono i soldati e i campi di battaglia, che possiamo notare nell’opera In vendetta nella quale egli accosta due generi solitamente distinti quali il quadro di storia e di paesaggio ed inserisce il soggetto militare con grande equilibrio grazie all’abbagliante luce solare. Questa alta intensità luminosa è raggiunta anche ne Gli spacca sassi. Il colore è l’unico mezzo con il quale Fattori realizza la propria pittura come nella tavoletta Silvestro Lega che dipinge sugli scogli nella quale egli oltre al colore sfrutta le venature del legno per ricreare visivamente la sensazione del vento che investe gli scogli.

Silvestro Lega

Silvestro Lega rinnova la poetica degli effetti familiari come possiamo notare nell’opera L’educazione al lavoro, di impronta purista ma del tutto nuovo è il valore attribuito alla luce che filtra dalla finestra, divenendo la protagonista.

Raffaello Sernesi

Raffaello Sernesi adotta l’esperienza ‘en plein air’ soprattutto nell’opera Tetti al sole nella quale egli opera attraverso ampie superfici colorate che rappresentano ombra o luce a seconda delle tonalità fredde o calde.