I diritti dei bambini: approfondimento di pedagogia per tema o relazione

Di Redazione Studenti.

Contenuto di pedagogia per un tema o una relazione sui diritti dei bambini: teorie, punti di vista, normative, link di approfondimento

Diritti dei bambini

Diritti dei bambini: leggi, normative e protagonisti del dibattito pedagogico
Diritti dei bambini: leggi, normative e protagonisti del dibattito pedagogico — Fonte: getty-images

Una delle maggiori priorità di sempre è quella di tutelare e proteggere bambini e ragazzi attraverso dei diritti sociali che vengano riconosciuti dagli stati.

Sulla base di questo principio sono state redatte diverse Carte dei diritti, tra le quali è la Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, entrata in vigore nel 1989. Questo documento è tuttora il trattato più completo e concreto in materia di diritti, in quanto non solo stabilisce i diritti inviolabili di tutti i minori di 18 anni ma fornisce anche gli strumenti e i suggerimenti per attuarli concretamente.

Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

A differenza delle Carte dei diritti, la Convenzione considera bambini e ragazzi, non solo come oggetto di tutela in funzione degli adulti, ma  come soggetto di diritti dal momento che loro hanno voce in capitolo nelle faccende che li riguarda.

Infatti, uno dei quattro principi su cui essa si basa, è l’ascolto delle loro opinioni da parte dello Stato, mentre un altro principio è quello della non discriminazione, perché tutti i minori, senza discriminazioni in base alla razza, al sesso, all’età, devono essere tutelati dai diritti contemplati dalla convenzione.

Un altro principio preso in considerazione dalla Carta è quello per cui si antepone l’attenzione per i minori dinanzi a qualsiasi altro affare dei governi, ed infine il principio in base al quale i minori devono vivere nelle condizioni necessarie per garantire loro uno sviluppo integrale (fisico, emotivo, culturale, sociale).

La Convenzione è esauriente, perché i 54 articoli che la compongono si riferiscono a tutti i campi e settori, ed è essenziale, indivisibile, interdipendente e tutti gli articoli hanno pari importanza.

La novità introdotta dalla Convenzione, infine, è che i 193 stati che vi hanno aderito non solo devono adattare le loro norme interne agli articoli della convenzione, ma sono anche tenuti a far presente periodicamente le strategie adottate per promuovere e tutelare i diritti dei minori, e il compito di controllare se e come qst diritti vengono rispettati è stato affidato all’Unicef, un organo dell’Onu nato dopo la seconda guerra mondiale.

Violazioni della Convenzione

Nonostante ciò, ci sono ancora Paesi in cui i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza vengono sistematicamente violati, soprattutto nei paesi in via di sviluppo come l’Asia, il Sudamerica e l’Africa.

Molto diffuso è lo sfruttamento del lavoro minorile in questi paesi: i titolari di fabbriche e industrie dando un salario minimo ai bambini beneficiano di un maggior guadagno, e ciò comporta l’esclusione dell’istruzione dalla vita del minore.

Ma c’è una realtà ben più triste, ovvero quella dei bambini-soldato, quei bambini cioè che vengono coinvolti nelle guerre civili. Infatti i bambini vengono strappati alla loro infanzia per impugnare i fucili, tant’è vero che conoscono tutto delle armi ma ignorano tutti i giochi tipici della loro età. E questo è inaccettabile, poiché il gioco è una dimensione molto importante per lo sviluppo dei bambini.

Violazioni del diritto di gioco

Secondo Vygotskij il gioco è il fulcro dell’area di sviluppo potenziale dei fanciulli, poichè non solo permette di sviluppare la socialità ma anche il linguaggio, e in ciò concorda con Bruner.

Freud invece afferma che il gioco simbolico permette al bambino di esercitare la capacità di finzione, immaginazione ed identificazione, oltre a rappresentare un’importante valvola di sfogo per esprimere i bisogni profondi, mentre Piaget ritiene che esso sia il mezzo col quale il bambino conosce la realtà che lo circonda, trasformandola e adattandola a dei simboli personali.

Ciò dunque fa capire il danno che viene inferto a questi bambini, che tra l’altro devono anche sopportare torture, abusi e violenze psicologiche di ogni genere, senza contare che talvolta sono il bersaglio principale degli avversari: annientare i bambini significa annientare ogni speranza di un futuro migliore.

Però è opportuno specificare che i diritti non vengono lesi solo in questi Paesi in via di sviluppo, bensì anche nelle cosiddette società del benessere.

Violazione dei diritti dei bambini nella socità del benessere

Per quanto possa sembrare paradossale, infatti, le numerosissime attività scolastiche ed extrascolastiche che i genitori fanno esercitare ai propri figli non fanno altro che espropriare il bambino del proprio spazio e tempo, riducendo tantissimo il tempo familiare. Inoltre la stimolazione precoce e le aspettative troppo alte dei genitori avviano un processo di adultizzazione innaturale mediante un condizionamento che, detto con le parole di Maria Montessori, minano l’autenticità del bambino deviandolo, e causano ansia e stress per i tentativi di soddisfare le richieste degli adulti, in quanto i bambini temono di non essere più amati se deludono le aspettative dei genitori.

Talvolta però sono anche istituzioni come la famiglia o la scuola a ledere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Nelle famiglie, infatti, non sempre si riesce a creare un ambiente adatto allo sviluppo e al benessere dei minori, e ciò non avviene solo nelle famiglie autoritarie, sfruttatrici o poco presenti, ma anche in quelle iperprotettive e iperesigenti. Però, afferma Enrico Caffo, fondatore di Telefono Azzurro, non tutti gli adulti sono in grado di essere buoni genitori per cui non bisogna giudicare, bensì aiutare l’intera famiglia a superare i propri limiti e le proprie difficoltà.

Violazioni nella scuola

La scuola invece non rispetta pienamente i diritti dei minori perché offre uno scambio di contenuti unilaterale nel senso che gli alunni assistono alle lezioni passivamente, senza avere la possibilità di dare il proprio contributo, e questo perché alla scuola non interessa cosa sarà di loro dopo il corso di studi. Un altro suo limite inoltre è che non garantisce a tutti l’educazione fisica, che invece è molto importante perché favorisce l’armonia psico-fisica di bambini e ragazzi.

Crisi dell'infanzia

La violazione dei diritti soprattutto in un periodo così delicato come quello dell’infanzia e dell’adolescenza può comportare a delle gravi conseguenze perché come hanno dimostrato alcuni psicologi come Erikson, Piaget, Feud e Bruner, quest’arco di vita è caratterizzato da fasi il cui superamento influenzerà l’adulto che diventeremo.

Erikson

Ad esempio Erikson più che di fasi parla di crisi, ad ognuna delle quali egli attribuisce una coppia di idiomi che corrispondono al superamento in positivo o in negativo della relativa fase.

  • La prima crisi individuata da Erikson è quella del Primo anno, rappresentata dal binomio fiducia-sfiducia in quanto è in questo periodo che si forma l’attaccamento, ovvero il forte legame che si instaura tra il bambino e la figura materna, e in base alla capacità di quest’ultima di soddisfare efficacemente o meno i bisogni del neonato si andranno a formare la fiducia di base e la coscienza di sé. Successivamente troviamo la crisi del Secondo anno, caratterizzata dalla coppia autonomia-vergogna in quanto è allora che il bambino inizierà ad acquisire il controllo di sé (sfinteri) e dell’ambiente che lo circonda quindi sarà molto importante per lui l’appoggio e l’incoraggiamento dei genitori.
  • In seguito compare la crisi dell’Età pre-scolare con la coppia iniziativa-senso di colpa poiché questo periodo è caratterizzato dalla comparsa della coscienza morale, e dello spirito di iniziativa appunto, inoltre questa è anche la fase dei perché quindi si svilupperà nel bambino la voglia di esplorare e dell’ambiente che lo circonda quindi sarà molto importante per lui l’appoggio e l’incoraggiamento dei genitori.
  • Superata questa fase entriamo nella crisi degli anni della Scuola elementare con la coppia operosità-senso di inferiorità. Questo è un periodo importante perché segna il passaggio dalla relazione a due a quella di gruppo e lo sviluppo dell’empatia, dell’altruismo e dell’operosità appunto. Dopo si manifesta la crisi della Pubertà e dell’Adolescenza con il binomio identità-dubbio, infatti questa fase è caratterizzata dalla ricerca di risposte utili per capire il proprio ruolo nella società qual è e per definire la propria identità. Erikson è l’unico che estende le fasi dello sviluppo a tutto l’arco di vita individuando anche le fasi della Giovinezza, della Generatività e della Vecchiaia.

Piaget

Jean Piaget ha offerto il suo contributo alle teorie sullo sviluppo concentrandosi sulla sfera cognitiva. Egli ha suddiviso in quattro le fasi dello sviluppo:

  • Senso motoria, che va dalla nascita ai 2 anni ed è caratterizzata dall’imitazione, dall’acquisizione del linguaggio e dallo sviluppo del pensiero, il bambino inoltre impara che se un oggetto è nascosto non smette di esistere e agisce per ottenere ciò che vuole.
  • Dai 2 ai 7 anoni c’è la fase Pre-operatoria, durante la quale il bambino ha una logica primitiva, è egocentrico e quindi non sa immedesimarsi nei panoni degli altri.
  • Successivamente si entra nella fase delle Operazioni concrete che va dai 7 agli 11 anni e dove il ragazzino diventa capace di risolvere problemi concreti in modo logico, apprende le regole della conservazione e il principio della reversibilità.
  • Infine abbiamo la fase della Operazioni formali dagli 11 anni in poi, durante la quale il ragazzino sarà in grado di formulare ipotesi e immaginare cosa mai viste o non ancora accadute e potrà risolvere problemi astratti in modo logico.

Bruner

Un discorso a parte deve essere fatto per Bruner, dato che egli ritiene che non sia possibile dividere lo sviluppo in stadi definiti e soprattutto che questi non possano essere contestualizzati in specifiche età. Per questo si attiene a dei sistemi di rappresentazioni che si articolano in tre differenti:

  • La prima è la rappresentazione esecutiva dominata dalla manualità. Il bambino, infatti, che inizialmente è in grado di afferrare solo un oggetto per volta e per pochi istanti mediante movimenti lenti e incerti, col tempo riuscirà ad afferrare e a organizzare sempre più oggetti contemporaneamente.
  • La seconda è la rappresentazione iconica in cui predomina la modalità visiva in quanto il bambino si rende conto che non è sufficiente la modalità tattile per conoscere la reltà per cui imparerà a catalogare e organizzare gli oggetti in base alla forma al colore e alle dimensioni senza però andare nel profondo.
  • Solo con la terza rappresentazione, quella simbolica, il bambino riesce a organizzare gli oggetti senza il supporto tattile o visivo e a catalogarli in base alle loro caratteristiche più profonde, cioè andando oltre l’apparenza.

Vygotskij

Infine abbiamo Vygotskij, che però non ha parlato né di fasi né di rappresentazioni. Egli infatti trovava molto importante la socialità dello sviluppo, in quanto l’interazione tra il bambino e gli altri, in particolare gli adulti, influenza molto gli apprendimenti dello sviluppo. Questo perché Vygotskij ritiene che nella psiche del bambino esista un’area di sviluppo potenziale che solo mediante opportuni interventi educativi può fare passi avanti negli apprendimenti. E in questo processo gioca un ruolo molto importante l’adulto che attraverso l’educazione che impartisce al bambino fornisce un punto di partenza dal quale costruire tutte le sue conoscenze. Inoltre molta attenzione viene concentrata sulla comunicazione dato che talvolta anche un semplice dialogo può dare, casualmente, informazioni utili allo sviluppo.

Ciò fa capire quanto possa essere ampio e precoce il processo di sviluppo del bambino, motivo per cui bisogno essere molto scrupolosi durante l’età pre-scolare, per questo dunque Vygotskij dà molta importanza al gioco, il perno principale su cui fa leva l’area di sviluppo potenziale. Da questi studi si capisce quanto sia assolutamente necessario rispettare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e perché occorre, quindi, educare l’intera società al rispetto dei diritti, della pace e della legalità per infondere in ognuno la coscienza di cittadino del mondo. A questo proposito la scuola e la famiglia possono dare un contributo molto potente già a partire dai primi due anni di vita del bambino, favorendo lo sviluppo dell’empatia e dell’altruismo e rispettando i diritti del bambino stesso introducendolo così al rispetto dei diritti umani.

In particolare la scuola può educare ai diritti mediante quattro approcci possibili:

  • vivere i diritti umani
  • incontrare i diritti umani
  • conoscere i diritti umani
  • operare per i diritti umani.

Vivere implica la creazione di un clima scolastico di rispetto dei diritti fondamentali, Incontrare significa trovare un riscontro nella programmazione di tutte le discipline, Conoscere significa avere tutte le informazioni possibili in merito ai diritti e Operare per richiede l’attivarsi per far si che i diritti vengano rispettati.