I canti fiorentini di Leopardi

I canti fiorentini di Leopardi A cura di Maria Cristina Cabani

I canti fiorentini di Leopardi: riassunto, struttura e analisi del 'Ciclo di Aspasia', le poesie dell'amore non corrisposto

1Leopardi e l'amore

Ritratto di Giacomo Leopardi
Ritratto di Giacomo Leopardi — Fonte: ansa

I canti fiorentini di Leopardi, ossia le poesie Il pensiero dominante, Amore e morte e A se stesso, furono composti durante il soggiorno del poeta a Firenze fra il 1831 e il 1833.   

Costituiscono un gruppo omogeneo perché formato tutto da poesie di materia amorosa, il che rappresenta una eccezione rispetto al resto dei Canti. È noto anche come ‘ciclo di Aspasia’, dallo pseudonimo con il quale viene chiamata la donna amata nell’ultima delle poesie a lei dedicate, intitolata appunto Aspasia, che però fu composta molto probabilmente quando Leopardi era già a Napoli. 

I canti fiorentini di Leopardi sono anche noti come ‘ciclo di Aspasia’, dallo pseudonimo con il quale viene chiamata la donna amata nell’ultima delle poesie a lei dedicate, intitolata appunto Aspasia, che però fu composta molto probabilmente quando Leopardi era già a Napoli. 

Collegato alla stessa esperienza sentimentale del ciclo è il Consalvo, una ‘novella in versi’ stilisticamente diversa dagli altri componimenti, tanto che nei Canti Leopardi lo staccherà dal blocco fiorentino e lo sposterà all’indietro prima di Alla sua donna, a costituire con questa un dittico sull’amore.  

2L’esperienza amorosa

I canti fiorentini di Leopardi sono legati più strettamente di altri alla biografia dell’autore. Mentre in quelli pisano-recanatesi il dato biografico, pur presente, era distanziato nel ricordo e assunto come spunto per riflessioni di carattere universale, in questi si riflette un’esperienza in atto, il forte sentimento d’amore per una gentildonna fiorentina, Fanny Targioni Tozzetti, che Leopardi chiama Aspasia, nome dell’etera di cui si era innamorato Pericle nel V secolo a.C. Fu un vero amore (completamente diverso dal vagheggiamento di una Silvia o di una Nerina) e fu un amore mai ricambiato: Leopardi visse un’amara disillusione. La fine di quella storia d’amore e la caduta delle illusioni che essa aveva suscitato sono annunciate in A se stesso. Un bilancio critico e amaro sarà poi tracciato dall’ultimo componimento, Aspasia, non assimilabile né per linguaggio e stile, né per pensiero ai canti fiorentini.   

Nel breve ciclo fiorentino, con la sua appendice napoletana, si ripete dunque la ben nota dinamica che contrappone la felice illusione (in questo caso la forza positiva della passione amorosa) al disinganno (la scoperta del vero: il disinteresse dell’amata). Anche queste poesie, dunque, si integrano perfettamente nella poetica e nella ricerca filosofica leopardiane.

3Il tema amoroso

Ritratto di Giacomo Leopardi a cura di Lolli
Ritratto di Giacomo Leopardi a cura di Lolli — Fonte: ansa

Benché traggano spunto da una passione amorosa realmente vissuta, i canti fiorentini di Leopardi non raccontano una storia d’amore: a interessare il poeta non sono gli eventi, ma l’indagine del fenomeno amoroso in se stesso e dei suoi riflessi psicologici sull’individuo. 

Nel Pensiero dominante, prima poesia del ciclo, Leopardi riflette sulla forza e l’assolutezza della passione amorosa, capace di impadronirsi totalmente dell’animo umano astraendolo dalla realtà circostante: «Quando l’uomo concepisce amore – scrive nello Zibaldonetutto il mondo si dilegua dagli occhi suoi».  

Amore e morte analizza lo stretto rapporto tra il sentimento amoroso e la morte: il primo procura il “piacere maggiore” che si possa provare in vita, la seconda annulla per sempre ogni dolore. Più in generale, la riflessione sull’amore si collega a molti altri motivi-chiave della poesia e del pensiero leopardiani, da quello delle illusioni e della speranza al riconoscimento che in realtà tutto è vano.

Amaro e noia / la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.

Giacomo Leopardi, A se stesso