Ho sceso dandoti il braccio di Eugenio Montale: struttura, figure retoriche e significato

Ho sceso dandoti il braccio di Eugenio Montale: struttura, figure retoriche e significato A cura di Antonello Ruberto.

"Ho sceso, dandoti il braccio...": struttura, figure retoriche e significato del componimento di Eugenio Montale che troviamo all'interno della raccolta Xenia, dove sono presenti diverse poesie dedicate alla moglie Drusilla Tanzi.

1Gli Xenia e la Satura

Eugenio Montale
Eugenio Montale — Fonte: getty-images

Ho sceso dandoti il braccio fa parte delle raccolte che Eugenio Montale intitola Xenia e in cui riunisce i componimenti che inizia a scrivere dal 1962; soprattutto, negli Xenia confluiscono quei componimenti che il poeta dedica alla moglie Drusilla Tanzi dopo la di lei morte nel 1963.

Gli Xenia impegnano l’autore fino al 1966 e arrivano a constare di ventotto componimenti che vengono suddivisi equamente in due parti che vengono intitolate Xenia I e II.

Entrambe le raccolte confluiscono poi in un’unica opera dal titolo Satura che, pubblicata nel 1971, raccoglie le poesie scritte a partire dal 1968 e inaugura una nuova modalità poetica da parte del loro autore.

Anzitutto la struttura: Satura è diviso in quattro parti, Satura I e II, e ovviamente dagli Xenia; entrambi i titoli rimandano alla letteratura classica e, in particolare sono legati alla figura del poeta latino Marziale, poeta romano autore di pungenti satire e che aveva intitolato proprio Xenia alcune delle sue opere. 

La raccolta, quindi, si compone di poesie scritte lungo un arco cronologico decennale e che affrontano temi diversi.

Gli Xenia ruotano attorno alla figura della moglie Drusilla, che assume una netta centralità e che il poeta presenta nella sua concretezza, nella quotidianità e nella sua goffa fisicità che però diventa un appiglio per l’affetto che Montale esprime, ancora, nei confronti della moglie e che si misura nell’uso del nomignolo ‘Mosca’, allusivo della forte miopia che affliggeva la donna ma che proietta immediatamente il lettore nell’ambito della scherzosa intimità dei due.

La figura di Drusilla / Mosca, descritta nella sua quotidianità e con i suoi difetti, si oppone idealmente a quella di Clizia, altra donna amata dal poeta e che nei suoi precedenti lavori era stata invece tratteggiata con caratteristiche che la rendevano simile a una donna angelicata

La ricerca del quotidiano, sia come oggetto di scrittura che come cifra stilistica, accomuna gli Xenia alla parte della Satura, che è invece incentrata sulle riflessioni e sulla satira, appunto, che il poeta compie sulla realtà dei suoi tempi.

Il risultato sono una serie di scritti amari, corrosivi, che allo stesso tempo rivelano la profonda sensibilità dell’autore e il suo disappunto, e criticano profondamente quelli che sono i miti politici e sociali dell’Italia della fine degli anni Sessanta, e che sul piano stilistico sembrano richiamarsi all’esperienza del crepuscolarismo

Si tratta di un approccio totalmente nuovo nella poetica di Montale, che a settant’anni rinnova profondamente il suo approccio stilistico e decide di affrontare nuove tematiche

2Analisi della poesia

Eugenio Montale e sua moglie Drusilla Tanzi
Eugenio Montale e sua moglie Drusilla Tanzi — Fonte: getty-images

La poesia è una delle più note degli Xenia e, in generale, tra quelle dedicate da Montale alla memoria della moglie.

Fin dalle primissime battute il componimento si caratterizza per il tono basso e per la scelta di un lessico marcatamente quotidiano, sono presenti diverse figure retoriche, diverse metafore che hanno tuttavia anch’esse un sapore ordinario e non complicano il discorso del testo.

Sul piano compositivo la poesia è costituita di due strofe, la prima di sette e la seconda di cinque versi, segno dell’assenza di qualsiasi tipo di criterio metrico, i versi sono liberi e di lunghezza variabile, mentre non si registrano rime se non quella dei vv. 6-7.

2.1La prima strofa

La prima strofa si apre con una metafora che si stende sui primi due versi e un’iperbole, il milione di scale (v. 1) che il poeta ricorda di aver percorso tenendo sottobraccio la  moglie.

Il percorso di vita, il tragitto percorso insieme viene così raffigurato nel gesto quotidiano del discendere le scale che viene oltretutto compiuto tenendo la moglie sottobraccio, un’azione necessaria data la grande miopia di Drusilla, e una precisazione che aggiunge a questa metafora un sapore ancora più intimo; un accento che si fa ancora più forte al v.2 con la constatazione del vuoto, che si può avvertire in senso quasi materiale, lasciato dalla morte della moglie e che il poeta avverte ad ogni gradino.

L’iperbole del milione di scale che inaugura il componimento apre all’immagine metaforica del viaggio che si sviluppa appieno dal v. 3 fino al v. 5, dove però viene affrontata con tutt’altro appiglio. Anzitutto viene pronunciata in maniera esplicita al v. 3 (lungo viaggio), in modo da rendere immediata la sua ripresa al verso successivo (il mio dura tuttora) che avviene in senso sottinteso.   

Ma nel prolungarsi del suo viaggiare all’autore non occorrono più le coincidenze né le prenotazioni, cioè quelli che sono gli obblighi, le preoccupazioni e gli intralci materiali di qualsiasi viaggiatore, in questo modo il tono del componimento viene nuovamente riportato su un piano quotidiano, umile.   

Negli ultimi due versi della strofa il poeta, pur rimanendo ancora aggrappata a questa, nel v. 6, fuoriesce dalla metafora del viaggio e la direzione della sua riflessione cambia bruscamente.    

Al v. 6 continua la giustapposizione paratattica del verso precedente, però qui vengono messi in evidenza, con un lessico ancora più basso di quello usato finora, quelli che sono gli accidenti in cui può incorrere un viaggiatore, le trappole e gli scorni, cioè gli intralci e le delusioni in cui cadono di solito quanti sono convinti che la realtà sia quella che si vede.    

Quest’ultimo accenno al vedere che chiude la strofa crea un collegamento sia con i versi iniziali in cui già c’era una prima allusione alla miopia della moglie, che con la strofa successiva, completamente incentrata sulla metafora di un corretto vedere che è slegato dalla semplice azione della vista e che, invece, assume un valore metafisico.  

2.2La seconda strofa

La seconda strofa si apre con una reiterazione del v. 1, di cui viene ripetuto il senso ma non la forma: l’iperbole viene resa in modo più conciso, diventando milioni di scale (v. 8), mentre l’immagine della coppia sottobraccio viene posta alla fine del verso e non in inciso. 

Dal v. 9 si sviluppa poi tutto il discorso che regge la seconda strofa e che ruota attorno alla consapevolezza del poeta del fatto che, a dispetto della forte miopia, fosse proprio la moglie ad avere la vista migliore. Si tratta di una riflessione che supera il mero dato fisico, si potrebbe dire quantitativo, per collocare la capacità di vedere su un piano metafisico e simbolico

In questo senso il ruolo di Drusilla diventa preminente rispetto a quello dello stesso autore: i ruoli si ribaltano ed è lei ad assumere quello di guida del poeta, di colei che possiede le sole vere pupille (v. 11) in grado di ben scorgere la realtà oltre quella che si vede (v. 7), e senza la quale percorre le scale significa avere il vuoto ad ogni gradino (v.2); un pensiero in cui, di nuovo, emerge tutta la dimensione autobiografica e intima del componimento: Montale, ormai anziano e solo, ricorda le qualità della defunta consorte con consapevole amarezza e affettuosa nostalgia. 

3Testo e parafrasi del componimento

Testo

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Parafrasi

Ho percorso, tenendoti sottobraccio, almeno un milione di scale
e adesso che non ci sei più sento il vuoto ad ogni passo.
E anche se è stato tanto lungo il nostro viaggio mi pare ora breve.
Il mio continua, ma non mi servono più
le coincidenze, le prenotazioni,
gli inciampi, le delusioni in cui cade chi è convinto
che la realtà sia quella che si vede.

Ho percorso milioni di scale tenendoti sottobraccio
e non perché con quattro occhi si veda forse meglio.
Le ho percorse con te perché di noi due
i soli occhi in grado di vedere, benché fossero offuscati,
erano i tuoi.

4Ascolta la nostra audio lezione

Ascolta la puntata del nostro podcast Te lo spiega Studenti dedicata a Eugenio Montale!

Ascolta su Spreaker.

5Guarda la video lezione sulla poesia