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Herbert Kappler e la seconda Guerra Mondiale: biografia e storia del criminale nazista

Herbert Kappler e la seconda Guerra Mondiale: biografia e storia del criminale nazista A cura di Laura Morazzini.

Biografia di Herbert Kappler, criminale di guerra, militare delle SS, comandante della SD e della Gestapo a Roma, tra i responsabili dell'eccidio delle Fosse Ardeatine e del rastrellamento del quartiere Quadraro di Roma.

1Chi è stato Herbert Kappler?

Truppe alleate davanti al sito delle Fosse Ardeatine. Roma, 1944
Truppe alleate davanti al sito delle Fosse Ardeatine. Roma, 1944 — Fonte: getty-images

Herbert Kappler è stato un ufficiale tedesco delle SS passato alla storia per il massacro delle Fosse Ardeatine, per il quale è stato condannato come principale esecutore. Considerato in Italia uno dei principali criminali di guerra, il suo operato come ufficiale nazista è stato esemplare dal punto di vista della correttezza e del dovere e ha rappresentato il simbolo di quella “banalità del male” descritta dalla filosofa Hannah Arendt

2La veloce carriera di Herbert Kappler

Herbert Kappler, 1947. Ex colonnello delle SS durante il processo a Roma per crimini di guerra
Herbert Kappler, 1947. Ex colonnello delle SS durante il processo a Roma per crimini di guerra — Fonte: getty-images

Figlio di una famiglia borghese, nasce a Stoccarda da Ernst Kappler, un autista, e Paula Kes casalinga. Si diploma come elettricista, attività che esercita per qualche anno, poi si unisce al Partito nazista il 1 agosto del 1931, entrando nel gruppo paramilitare delle SA.

Dopo sei mesi di indottrinamento sulla causa nazista, l’8 maggio del 1933 entra nelle SS e inizia un veloce e brillante servizio militare; nel gennaio del 1936 è assegnato al principale ufficio della Gestapo di Stoccarda e nel 1937 si diploma alla scuola di polizia di Berlino come criminologo.

Nel 1938 supervisiona varie operazioni in Europa, tra le quali anche la deportazione degli ebrei austriaci nei campi di concentramento, e sale ancora di grado diventando capitano nell’estate del 1939. Proprio nella primavera di quell’anno arriva a Roma per la prima volta, dove viene assegnato in qualità di ufficiale di collegamento dato che parla molto bene l’italiano e collabora strettamente con la polizia fascista; in tempo di guerra, chi presta servizio nella polizia passa in automatico nella polizia di sicurezza.

3Roma città aperta

Dopo la liberazione dell’Italia da parte delle Forze Alleate e la firma dell’armistizio l'8 settembre del 1943, i tedeschi occupano Roma e Herbert Kappler assume il controllo della capitale come capo del comando esterno di Roma, della Polizia di sicurezza germanica e del servizio di sicurezza. Come militare risponde direttamente al generale Kurt Maeltzer e al comandante Karl Wolff.

4L’oro di Roma e il rastrellamento del ghetto il 16 ottobre 1943

Il 26 settembre del 1943 convoca il presidente della Comunità ebraica italiana e il presidente della Comunità ebraica di Roma e ordina loro di consegnare al suo ufficio 50 kg di oro entro 36 ore, in caso contrario 200 ebrei sarebbero stati deportati in Germania. Contro ogni previsione, l’oro viene raccolto in tempo, grazie anche al contributo di papa Pio XII. Kappler accetta il pagamento ma non vuole dare nessuna ricevuta della consegna, anche perché informato dell’azione della chiesa, che giudica come l’ennesima manovra invadente e inopportuna. 

Dopo appena due settimane, il 15 ottobre del 1943, fa comunque arrestare 1259 ebrei, quasi tutti deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Il capitano Dannecker aiuta fattivamente Kappler, fornendogli una ventina di uomini per le operazioni di rastrellamento di 1200-1300 persone, delle quali sono immediatamente rilasciate solo gli stranieri e quelli di razza mista. 

5L’attentato di via Rasella

L'attentato di Via Rasella. Il carrello contenente la bomba. Roma, 1944
L'attentato di Via Rasella. Il carrello contenente la bomba. Roma, 1944 — Fonte: getty-images

Roma è sotto il controllo militare nazista, in un clima crescente di terrore: perquisizioni, rastrellamenti e carcerazioni sono all’ordine del giorno. I partigiani creano continue azioni di disturbo, cercando di far inceppare la macchina nazista almeno in qualche ingranaggio; alla fine arrivano a pianificare un attentato in piena regola. Il 23 marzo del 1944, degli esponenti del GAP travestiti da spazzini, collocano in via Rasella una cassetta di acciaio con 12 kg di esplosivo, su una carretta usata per la spazzatura.

Tutti i giorni alla stessa ora, un gruppo di SS, il plotone Bozen, compie il proprio giro di marcia passando proprio per quella via; quel pomeriggio verso le due, al ritorno dal poligono di tiro, l’intero plotone di 156 uomini è investito dall’esplosione: il generale Maeltzer sta pranzando a pochi metri di distanza presso l'albergo Excelsior e corre fuori a vedere l’accaduto.

I morti tedeschi sul colpo sono almeno 26, più i feriti gravi e gravissimi; Maeltzer da ordine di rastrellare tutti gli abitanti della via: vengono tirati fuori di casa 200 persone, delle quali solo donne e bambini rientrano poi a casa, mentre gli uomini e i ragazzi vengono portati in carcere.

6La furia nazista

L’ordine di eseguire una rappresaglia immediata viene dall’alto: è lo stesso Fuhrer che pretende l’esecuzione di italiani, in rapporto di 20 giustiziati per ogni soldato tedesco morto, oltre alla distruzione totale di via Rasella e alla evacuazione di Roma con la deportazione degli abitanti. Il progetto è ovviamente irrealizzabile, impossibile pensare di portare via mezzo milione di persone in una manciata di giorni, ma i gerarchi devono prendere velocemente una decisione.

Kappler cerca una soluzione più ragionevole ma altrettanto agghiacciante: devono essere giustiziate 10 persone per ogni soldato e la lista dei condannati va compilata in 24 ore. Attingendo alle liste dei non condannati Kappler arriva ad appena 270; chiede allora alla questura italiana di procurare una cinquantina di nominativi: vengono forniti nell’arco di poche ore ma sono tutti nomi di persone che si trovano in carcere per il semplice fatto di essere ebree. Le 270 persone prelevate dal terzo braccio del carcere di Regina Coeli e dal carcere di via Tasso, altre 50 dal sesto braccio del carcere di Regina Coeli

7Eccidio delle Fosse Ardeatine: 24 ore per pianificare un massacro

Herbert Kappler: militare tedesco. Fu processato per crimini di guerra a Roma nel novembre 1946
Herbert Kappler: militare tedesco. Fu processato per crimini di guerra a Roma nel novembre 1946 — Fonte: getty-images

Gli ordini vengono recepiti e rielaborati in maniera efficiente: su proposta di un sottufficiale, vengono scelte delle antiche cave di arenaria detta pozzolana, situate in via Ardeatina che gli abitanti chiamano “fosse”.

Normalmente le rappresaglie in tempo di guerra sono a carico del reparto colpito, ma in questo caso i tempi sono troppo stretti e si delega tutto al responsabile della sicurezza; Kappler prende la maggior parte delle decisioni operative:

  • nessun condannato ha diritto al conforto religioso,
  • ogni condannato va fatto inginocchiare e colpito alla nuca con un’unica pallottola.

I soldati tedeschi incaricati del massacro furono 74, tutti della polizia di sicurezza e nessuno del battaglione Bozen: 12 ufficiali, 60 sottufficiali e due soldati; anche se il plotone non aveva esperienza di esecuzioni, Kappler decide che ogni soldato deve sparare almeno una volta, nessuno può sottrarsi; gli ufficiali devono sparare per primi, se ci si rifiuta si viene denunciati al tribunale SS.

Non viene fornito nessun conforto religioso, cioè la possibilità di confessarsi, perché il tempo era troppo poco e avrebbe rallentato l’intero processo. Le liste dei condannati sono gestite da Erich Priebke, il comando alle cave da Schutz. I condannati sono portati dentro la galleria in 5 alla volta e con le mani legate dietro la schiena, vengono fatti inginocchiare contro il muro e giustiziati

Ascolta su Spreaker.

8Nessuna ricerca del colpevole

Alle 20 del 24 marzo il massacro è terminato e gli ingressi delle cave vengono fatti saltare con dell’esplosivo. Il giorno successivo sui giornali romani compare un comunicato ufficiale, nel quale il comando tedesco della città occupata comunica la notizia dell’attentato e la decisione di giustiziare dieci criminali comunisti-badogliani per ogni tedesco morto, aggiungendo anche che l’ordine “è già stato eseguito”. Già eseguito, significa nessun manifesto o altra richiesta ufficiale, nessun tentativo di individuare i veri responsabili dell’attentato, risolto invece con la furia omicida sfogata su centinaia di persone slegate dai fatti, indifferentemente dal loro credo politico, religione, colore e persino l’età.

A distanza di pochi giorni gli abitanti della zona iniziano ad accorgersi del cattivo odore che si diffonde in tutta la zona e i militari per camuffare il fetore fanno ammucchiare sacchi di immondizia davanti alle cave. Solo il 30 marzo alcuni religiosi, allertati dai ragazzini che giocano solitamente nella zona, si calano da aperture poste in alto e trovano i corpi.

Da un controllo i morti risultano essere 335 e non 330 perché, come si scopre in seguito, la questura ha inviato una lista con 55 nomi anziché 50. Oltre ai 5 in più inviati dalla questura, c'è anche l’iniziativa personale di Kappler nella condanna di altri 10, dato che nel frattempo un altro soldato tedesco è morto in ospedale.

9Il processo a Kappler

Strage delle Fosse Ardeatine. Il professor Attilio Ascarelli procede all'analisi autoptica sui corpi delle vittime
Strage delle Fosse Ardeatine. Il professor Attilio Ascarelli procede all'analisi autoptica sui corpi delle vittime — Fonte: ansa

Il patalogo Attilio Ascarelli arriva alle cave con il sindaco e viene poi inserito nella commissione appositamente creata per l’identificazione dei corpi; nei scritti prodotti come documenti per il processo e nelle sue memorie, sostiene come lo spazio delle gallerie fosse insufficiente e che può affermare che i giustiziati siano stati fatti salire sui cadaveri di quelli appena uccisi. L’identificazione dei corpi è difficilissima perché le teste, anche se sono ancora attaccate al corpo, sono irriconoscibili, inoltre le persone erano state spogliate di cappelli e oggetti personali al momento del prelievo in carcere e il colore dei vestiti dopo tre mesi risulta alterato.

Finita la guerra, Herbert Kappler viene arrestato dagli inglesi nel 1945 e consegnato al governo italiano nel 1947, che lo mette sotto accusa per:

  • omicidio,
  • estorsione ai danni della comunità ebraica di Roma.

All’inizio del procedimento, Kappler comunica di sapere parlare bene l’italiano ma di volere comunque deporre in tedesco e avvalersi di un traduttore. Nel corso del processo, l’imputato fa intendere che durante l’occupazione tedesca di Roma, gli uomini nelle carceri sarebbero stati eliminati in ogni caso, e che l’attentato è stato un pretesto per assolvere in parte questa volontà dei suoi superiori. Sostiene inoltre per tutta la durata del processo di non sapere che fra i condannati ci fossero dei minorenni e che l’oro preteso dalla comunità ebraica romana è stato chiesto (e considerato dalle SS) come un tributo di guerra e non il frutto di un ricatto.

10Herbert Kappler: il carcere e la fuga

Herbert Kappler (1907-1978), responsabile di diversi crimini di guerra commessi a Roma
Herbert Kappler (1907-1978), responsabile di diversi crimini di guerra commessi a Roma — Fonte: getty-images

Il 20 luglio del 1948 Herbert Kappler è condannato all’ergastolo per il reato di omicidio continuato e, simbolicamente, a 15 anni per il reato di requisizione forzata, inoltre i primi quattro anni di detenzione deve trascorrerli in isolamento diurno.

La difesa si appella al diritto di rappresaglia, previsto dalla Convenzione dell'Aja, ma nella sentenza si legge che lo scopo di questo diritto è l’esercizio rappresentativo e repressivo di ulteriori e più gravi azioni militari, mentre la strage delle Ardeatine, per numero di morti e modalità di esecuzione, risulta essere un’azione vendicativa aggravata da iniziative personali dell’imputato.

Anneliese Wenger, moglie di Herbert Kappler, e l'ex avvocato SS Paolo Giachini. Roma, 1996
Anneliese Wenger, moglie di Herbert Kappler, e l'ex avvocato SS Paolo Giachini. Roma, 1996 — Fonte: getty-images

Kappler è trasferito nel carcere di Gaeta, dove nel 1972 sposa la connazionale Anneliese Wenger, ex infermiera e portavoce di un suo gruppo di sostenitori nella Germania Ovest.

Nel 1976 viene trasferito per ragioni di salute all’ospedale militare del Celio, dal quale il 15 agosto 1977 la moglie riesce a farlo fuggire calandolo con delle corde dal terzo piano con un verricello secondo la sua versione, o più probabilmente approfittando della disattenzione generale e della complicità di qualcuno.

L’ex capitano muore di tumore cinque mesi dopo a Soltau da uomo libero.

11Curiosità su Herbert Kappler

  • Studia matematica e fisica in un istituto industriale.
  • Ha una cicatrice sul volto tipica degli studenti tedeschi, chiamata “mensur”; considerata una cicatrice d’onore, è la prova che molti ufficiali nazisti esibiscono a dimostrazione di aver affrontato senza retrocedere un duello di spada, tradizione delle università tedesche.
  • Nel 1959 si converte al cattolicesimo su invito del monsignore Hugh O’Flaherty, suo nemico durante la guerra e confidente religioso e morale negli ultimi anni.
  • In carcere a Gaeta è intervistato da Enzo Biagi, al quale si dichiara impegnato nell’allevamento di pesci tropicali e nell’invenzione di macchine per insegnare a leggere ai bambini spastici.
  • Nel 1983 la miniserie televisiva Scarlatto e nero racconta i giorni dell’occupazione nazista di Roma; Keppler è interpretato dall’attore Christopher Plummer.

12Herbert Kappler: le date importanti della sua vita

  • Nasce a Stoccarda nel 1907.
  • Entra nel partito nazista nel 1931 arruolandosi come volontario nelle SA.
  • Nel 1933 entra nelle SS, si forma presso la scuola di polizia.
  • Si diploma come Kriminal Kommissar nel 1937 a Berlino.
  • Nel 1939 arriva a Roma come ufficiale di collegamento.
  • Dopo l'armistizio del 1943, è nominato capo della sicurezza nella capitale occupata dai nazisti.
  • Il 26 settembre del 1943 ricatta la comunità ebraica romana estorcendo loro 50 kg di oro per evitare la deportazione, che fa comunque eseguire il 15 ottobre del 1943.
  • Dopo l'attentato di via Rasella, dove muoiono dei soldati tedeschi, il 24 marzo organizza in solo 24 ore l'esecuzione di massa di 355 italiani, tutti civili, conosciuto come “L’eccidio delle Fosse Ardeatine”.
  • Catturato dopo la fine della guerra, nel 1948 viene condannato all’ergastolo e imprigionato a Gaeta.
  • Fugge dall’ospedale militare del Celio e muore a Soltau nel 1978.

13Guarda il video sull'eccidio delle Fosse Ardeatine

    Domande & Risposte
  • In che data c'è stato l'eccidio delle Fosse Ardeatine?

    24 marzo 1944.

  • Per quale motivo c'è stato l'eccidio delle Fosse Ardeatine?

    Per l’uccisione di soldati tedeschi nell’attentato partigiano di via Rasella compiuto da membri dei GAP romani.

  • In quale data c'è stato il rastrellamento del ghetto di Roma?

    16 ottobre 1943.