Heinrich Schliemann: vita e scoperte. Da Troia al tesoro di Priamo

Heinrich Schliemann: vita e scoperte. Da Troia al tesoro di Priamo A cura di Laura Morazzini.

Vita e scoperte di Heinrich Schliemann, imprenditore e archeologo tedesco che trovò la città di Troia, scoprì il tesoro di Priamo ed il tesoro delle tombe reali di Micene che comprende la maschera di Agamennone.

1L’infanzia di Heinrich Schliemann e la passione per la storia

Ritratto di Heinrich Schliemann (1822-1890), 1866 circa
Ritratto di Heinrich Schliemann (1822-1890), 1866 circa — Fonte: getty-images

Figlio di un pastore luterano con 7 figli, le notizie sulla sua giovinezza ci sono arrivate con la sua autobiografia e (molto probabilmente) modellate sull’immagine che lui stesso ha voluto lasciarci: di se stesso bambino narra l'episodio nel quale il padre gli dona un libro contenente un'illustrazione di Troia in fiamme, immagine che lo colpisce profondamente facendo nascere l’idea che le opere omeriche siano basate su fatti storici realmente avvenuti. 

Alla morte della madre nel 1831, Heinrich viene mandato a vivere dallo zio Friedrich, anch'egli pastore luterano, e viene preparato per frequentare il ginnasio, al quale viene iscritto a 11 anni nella vicina Neustrelitz.

Quando il padre viene accusato di essersi appropriato illecitamente dei fondi della chiesa, le finanze di famiglia subiscono un duro contraccolpo: la retta del liceo frequentato da Heinrich diventa una spesa insostenibile e lui viene trasferito in una scuola professionale, dove è costretto a rinunciare a frequentare l’università.

Verso i 14 anni lascia la scuola e diventa apprendista droghiere a Fürstenberg nella bottega Holtz; sempre secondo le sue memorie, in questo negozio avrebbe ascoltato declamare i versi omerici in greco da un avventore ubriaco, rafforzando questa sua ossessione verso la ricerca di reperti storici delle vicende narrate.

2Impiegato poliglotta

Villa Schliemann ad Atene, Grecia
Villa Schliemann ad Atene, Grecia — Fonte: getty-images

Costretto a lasciare il lavoro in bottega per un infortunio alla schiena, si trasferisce ad Amburgo facendo il fattorino.

Decide di trasferirsi in Venezuela in cerca di fortuna e si imbarca come mozzo sulla Dorothea, ma la nave viene affondata da una tempesta al largo della costa olandese.

Lo sbarco di fortuna è l’occasione per tentare nuove strade: rimane ad Amsterdam e trova lavoro nel 1844 come impiegato e contabile per un'azienda commerciale del luogo, la B. H. Schröder & Co.

Dotato di buona memoria e di una naturale inclinazione per le lingue straniere, si mette a studiarne diverse tra le quali il greco antico e moderno, dedicandosi agli affari con l’estero nel suo lavoro. Utilizza un metodo personale che esclude lo studio mnemonico della grammatica e prevede invece continui esercizi nella espressione orale e scritta: impara a memoria interi brani in una specifica lingua e si esercita a ripetere ad alta voce e a tenere diari in altri lingue.

Grazie alla sua conoscenza del russo, la ditta lo spedisce nel 1846 come agente commerciale a San Pietroburgo.

Nel 1850 si trasferisce brevemente in California, dove gestisce alcune miniere e aumenta il proprio patrimonio prestando denaro agli avventurieri alla ricerca di oro; ottiene la cittadinanza statunitense, ma rischia un processo per frode per transazioni poco lecite e se ne va prima di subire conseguenze spiacevoli.

Nel 1852 torna a San Pietroburgo dove si sposa con Ekaterina Petrovna Lyschin, fonda una propria impresa legata al commercio dell'indaco e crea una fortuna grazie agli appalti con l'esercito durante la guerra di Crimea, vendendo l’indaco per colorare le uniformi, oltre a fucili e cibo in scatola.

3Heinrich Schliemann e il sogno di Troia

L'archeologo Wilhelm Dörpfeld (1853-1940)
L'archeologo Wilhelm Dörpfeld (1853-1940) — Fonte: getty-images

Ad appena 36 anni è riuscito a diventare davvero ricco e si ritira dall'attività commerciale per dedicarsi al suo sogno.

Nel 1868 si reca in Asia minore per visitare i siti citati nell'Iliade e compie diversi viaggi in aree archeologiche sparse per il mondo, oltre aver già compiuto un viaggio a Parigi per studiare archeologia.

L'anno dopo pubblica un libro dal titoloIthaka, der Peloponnes und Troja, dove riporta diffusamente quanto appreso dal viceconsole e archeologo Frank Calvert (ma senza citarlo):

  • in questo testo espone la teoria secondo cui l’antica città di Troia, distrutta già in epoca antichissima, va cercata sullo stretto dei Dardanelli presso l’area della città moderna di Hissarlik in Turchia, e non verso la città di Bunarbashi più a sud;
  • dichiara inoltre che le tombe di Agamennone e Clitemnestra non sono al di fuori delle mura, ma più probabilmente all'interno e sostiene di poter provare entrambe le teorie in pochi anni con degli scavi mirati.
Sophie Schliemann, 1877. Indossa alcuni gioielli ritrovati dal marito Heinrich a Troia (nell'attuale Turchia) nel 1876
Sophie Schliemann, 1877. Indossa alcuni gioielli ritrovati dal marito Heinrich a Troia (nell'attuale Turchia) nel 1876 — Fonte: getty-images

Negli anni precedenti Frank Calvert ha acquistato i terreni interessati dall’area di scavo e ha già compiuto ricognizioni in loco, anche se con scarsi risultati: convincere un investitore danaroso come Schliemann a investire le sue risorse economiche in una nuova campagna è fondamentale per riprendere i lavori.

La moglie Ekaterina non lo comprende e non ha intenzione di farlo in futuro, così si separa per sposare una giovane studentessa greca Sophia Engastromenou, scelta attraverso le raccomandazioni di conoscenti e che condivide con lui la stessa passione per l’archeologia.

4Le tecniche di scavo spregiudicate di Heinrich Schliemann

Heinrich Schliemann (1822 - 1890) parla ai membri della Society of Antiquaries a Burlington House a Londra sul suo scavo del sito di Micene (nel 1876)
Heinrich Schliemann (1822 - 1890) parla ai membri della Society of Antiquaries a Burlington House a Londra sul suo scavo del sito di Micene (nel 1876) — Fonte: getty-images

Schliemann inizia la sua attività come archeologo buttandosi anima e corpo sul progetto, anche se in un modo non proprio legale: effettua una serie di scavi non autorizzati a Hissarlik e viene diffidato dalle autorità turche a continuare. Fatta passare la bufera, chiede e ottiene i permessi necessari e nel 1871 iniziano gli scavi in un cumulo all’interno del sito, ma senza un piano scientifico.

Gli scavi vengono compiuti con un approccio dilettantistico e con metodi a dir poco invasivi, come l’uso della dinamite, che rendono impossibile una successiva ricostruzione rigorosa di quanto trovato. Però secondo alcuni è proprio merito della metodologia casuale di scavo se sono stati trovati in profondità i resti più importanti, che altrimenti sarebbero rimasti sepolti per non rovinare gli strati superiori.

Il 4 agosto 1972 vengono trovati vasellami e altri importanti reperti; pochi mesi dopo nel 1873 vengono trovati i resti di una città di enorme importanza, la Troia omerica.

Nel sito in realtà vengono rinvenuti i resti di ben nove città, uno sopra l'altro, dei quali solo quelli appartenenti al 6° e 7° livello combaciano con la descrizione letteraria di Troia, ma la sesta città fu distrutta da un terremoto, mentre la settima più piccola e povera risulta distrutta da una guerra.

Schliemann è entusiasta e certo dell'identificazione, anche perché non ci sono prove storiche che la caduta di Troia sia dovuta a una sola guerra e contro un solo nemico, ovvero gli Achei del poema.

5Il tesoro di Priamo

Tesoro di Priamo, 1874: tesori scoperti da Heinrich Schliemann a Hissarlik
Tesoro di Priamo, 1874: tesori scoperti da Heinrich Schliemann a Hissarlik — Fonte: getty-images

Il 15 giugno 1873 avviene un ritrovamento straordinario: un tesoro d'oro con più di 9.000 gioielli.

Schliemann decide trattarsi del tesoro di Priamo ma mostrandosi ancora una volta più imprenditore spregiudicato che studioso rigoroso, fa portare il tesoro in Grecia all'insaputa del governo turco. La Turchia lo accusa di contrabbando e lo multa, ma lui decide di pagare una cifra superiore per diventarne direttamente il proprietario e portarlo con sé in Germania.

Nel 1874 pubblica un altro libro Trojanische Alterthümer, dove parla delle sue favolose scoperte e delle motivazioni alla base delle sue attribuzioni disinvolte; anche se l’opera viene accolta con molto scetticismo dagli studiosi diventa però un successo presso il grande pubblico, che sia appassionato al lavoro dell’archeologo tedesco grazie ai suoi comunicati ai principali quotidiani.

Nel febbraio del 1874 non può ancora riprendere i lavori perché diffidato dal governo turco per la dispersione del tesoro, non si ferma e raccoglie appunti per pubblicare un ulteriore libro, Troja und seine Ruinen nel 1875.

6La tomba di Agamennone

Momentaneamente sgradito ad Hissarlik, si sposta a Micene dove nel 1874 comincia gli scavi in un’area individuata con lo studio degli scritti del geografo Pausania. 

Ci sono anche qui incomprensioni con il governo locale ma, ottenuto nuovamente il permesso di scavare nell’aprile del 1876, nell’agosto dello stesso anno trova diverse tombe a tholos con sepolture di notevole importanza: fra queste una contiene un tesoro ancora più grande di quello di Priamo, dove sulla quantità di oro spicca la celebre maschera funeraria conosciuta come Maschera di Agamennone

La maschera di Agamennone scoperta a Micene nel 1876 da Heinrich Schliemann. E' una maschera funeraria d'oro trovata sul volto di un corpo situato in un pozzo funerario
La maschera di Agamennone scoperta a Micene nel 1876 da Heinrich Schliemann. E' una maschera funeraria d'oro trovata sul volto di un corpo situato in un pozzo funerario — Fonte: getty-images

Schliemann rende pubblica la scoperta ai giornali dichiarando di aver trovato le tombe di Agamennone e Clitemnestra, poi riporta tutte le informazioni sugli scavi all’interno dell’opera Mykenä.

Il successo lo convince a portare avanti più campagne di scavo:

  • nel 1878 scava senza successo a Itaca,
  • nel 1879 trova l’agorà di Micene.
  • nel 1880 intraprende la prima campagna di scavo a Orchomenos in Beozia.

7Il ritorno a Troia di Schliemann

Sito archeologico dell'antica città di Troia ritrovata da Heinrich Schliemann
Sito archeologico dell'antica città di Troia ritrovata da Heinrich Schliemann — Fonte: getty-images

L’esperienza sul campo convince finalmente Schliemann a collaborare con degli esperti: Rudolf Virchow patologo, Emile Burnouf esperto in archeologia classica, ma soprattutto Wilhelm Dörpfeld, architetto e archeologo, che rivede le metodologie di ricognizione introducendo l’uso della stratigrafia per documentare scientificamente cosa viene trovato e a quale livello dello scavo.

Nel biennio 1882-83 riprende la terza campagna di scavi a Hissarlik e, grazie al prezioso apporto tecnico di Dörpfeld, ottiene la stratigrafia della città.

Insieme a Dörpfeld, intraprende nel 1884 gli scavi a Tirinto, dove rinviene il famoso palazzo e nel 1888 la quarta campagna di Hissarlik, mentre la quinta (e ultima) lavora solo in compagnia della moglie.

Sofferente per i forti dolori alle orecchie, compie spesso brevi viaggi in Europa per cercare una cura; per questa ragione si trova a Napoli nel Natale 1890, quando collassa per strada e muore il giorno dopo.