Gustave Courbet: biografia, opere e il realismo

Gustave Courbet: biografia, opere e il realismo A cura di Sonia Cappellini.

Biografia e opere di Gustave Courbet, pittore francese tra i massimi esponenti del realismo che ha dipinto, tra gli altri, Gli spaccapietre, Funerale a Ornans, Le bagnanti

1Biografia di Courbet: il legame con la sua terra

Gustave Courbet, autoritratto con pipa: olio su tela, cm 46x38
Gustave Courbet, autoritratto con pipa: olio su tela, cm 46x38 — Fonte: ansa

Gustave Courbet nasce nel 1819 a Ornans, un villaggio nella regione della Franca Contea situato tra il fiume Loue e le montagne del Giura, vicino al confine svizzero. Suo padre è un possidente terriero e nella cittadina la sua è una famiglia decisamente benestante.

Ha un’infanzia felice, cresce tra l’affetto dei suoi genitori, del nonno materno e delle amatissime sorelle. Soprattutto cresce tra incantevoli paesaggi, tra suggestivi scorci sul fiume e pareti rocciose, cresce con il senso vitale della natura, delle foreste, degli animali. 

Compie i primi studi al Petit-Séminaire di Ornans, insieme al cugino Max Buchon, e qui prende le sue prime lezioni di disegno dal Père Beau. Nonostante la scuola religiosa svilupperà molto presto un acceso anticlericalismo.  

Nel 1837 si trasferisce a Besancon, dove frequenta il Collège Royal e apprende la pittura dal maestro Flajoulot che, a sua volta, era stato allievo di David. Non sappiamo molto del suo lavoro in questa fase precoce ma è facile supporre che abbia studiato i grandi maestri del suo tempo, i classici, come appunto David, e i romantici, come Gericault e Delacroix

Ritratto di Zelie Courbet, sorella del pittore Gustave
Ritratto di Zelie Courbet, sorella del pittore Gustave — Fonte: ansa

La capitale attrae ben presto il giovane Gustave, che ha un temperamento curioso ed esuberante. Si trasferisce a Parigi nel 1839, ufficialmente per studiare legge, in realtà per assaporare la vita eccitante della città, per trascorrere intere giornate al Louvre, in contemplazione di Caravaggio, Rembrandt e Velasquez. In città fa amicizia con gli intellettuali più impegnati e avversi al regime monarchico: il socialista Proudhon, il poeta maledetto Baudelaire, il critico Champfleury

I suoi orizzonti si aprono notevolmente ma il legame con la sua terra resterà sempre fortissimo. Courbet tornerà a Ornans ogni estate, anche quando il suo nome sarà conosciuto in tutta Europa e in America, anche quando importanti committenti si contenderanno le sue opere. Sempre resterà fedele alle sue radici e alla sua immagine di uomo genuino, schietto, che viene dalla campagna e che non si lascia corrompere dal mondo, anche se lo conosce bene. 

2Gustave Courbet e l’esperienza del Salon di Parigi

Busto di Gustave Courbet vicino la sua casa natale a Ornans
Busto di Gustave Courbet vicino la sua casa natale a Ornans — Fonte: ansa

A Parigi Courbet non frequenta l’accademia, una scelta che lo inquadra come artista anticonformista, tenta però la via ufficiale del successo proponendo le sue opere alla giuria del Salon. I primi tentativi falliscono, i suoi quadri così immersi nella natura, poco inclini alla storia e all’allegoria vengono respinti

Solo nel 1848 viene accettato il suo Uomo con il cane nero, dipinto a Ornans due anni prima. È un autoritratto in cui il pittore si mostra al pubblico in abiti da viaggiatore, con cappello a larghe falde, mantello scuro e bastone. È seduto su un’altura, vicino a una roccia da cui si domina la campagna circostante, la sua amata campagna, ha in mano la pipa (elemento ricorrente nella sua pittura), accanto a lui un fedele segugio nero. 

È un viandante che ammira il paesaggio, che si siede per terra in mezzo alla natura, che ha come compagno un cane. Ma c’è comunque qualcosa di raffinato in lui: ha con sé un libro, il suo volto è giovane e bello, non c’è nulla di rozzo nei suoi lineamenti, e il suo sguardo si dirige dall’alto verso il basso. Non è uno sprovveduto spaesato che si guarda intorno con aria smarrita ma è uno sicuro di sé, uno che la sa lunga! 

Altri suoi autoritratti vengono accolti negli anni successivi e alcuni critici non mancano di notare un notevole studio della luce, che si rifà ai maestri del Seicento. La maggior parte dei suoi quadri viene comunque scartata, la strada per il successo è ancora lunga. 

L’occasione propizia arriva nel 1848 quando, a seguito dei moti rivoluzionari che portano alla deposizione di Luigi Filippo e alla proclamazione della seconda repubblica, viene abolita la giuria selezionatrice del Salon. Ora chiunque può esporre. Courbet presenta dieci quadri, tra cui La notte di Valpurga che scandalizza per la sua tematica pagana. 

Ritorno dalla fiera di Courbet
Ritorno dalla fiera di Courbet — Fonte: ansa

Nel giro di poco tempo la situazione politica francese si capovolge nuovamente con la caduta della repubblica e la restaurazione dell’impero di Napoleone III nel 1852. Courbet invece non cambia indirizzo, e in quegli anni continua a sostenere idee repubblicane e continua a scandalizzare il pubblico.

Presenta Funerale a Ornans, che sconvolge per le sue dimensioni, Ritorno dalla fiera, che viene definita opera volgare dipinta da uno zotico perché mette delle vacche in primo piano. Sconvolge con Le Bagnanti l’imperatrice Eugenia.  

Nei primi anni Cinquanta compie anche numerosi viaggi (Germania, Olanda, Belgio…), passando sempre per la sua Ornans, e comincia a interessarsi anche di tematiche sociali. Dipinge lavoratori umili e sfruttati, Spaccapietre che si spaccano la schiena nella cava, coi vestiti laceri e le scarpe bucate, per il tozzo di pane che sta per terra vicino ai loro piedi. 

A suscitare tanto scandalo è il suo spregiudicato realismo, l’assenza di filtri nell’osservazione della realtà, la sua straordinaria capacità tecnica che non è al servizio né dello spirito classico né del sentimento romantico. Ma i nuovi inizi, si sa, suscitano sempre rifiuti ostinati. 

3Il Padiglione del Realismo

Gli Spaccapietre di Courbet
Gli Spaccapietre di Courbet — Fonte: ansa

Nel 1855 Parigi è sede dell’Esposizione Universale, Courbet vorrebbe rappresentare la Francia in questo grande trampolino per il mondo ma i suoi dipinti vengono respinti, persino quelli che erano riusciti già a conquistarsi un posto nei Salon, è come dire: se qui da noi, in casa nostra, ci siamo scandalizzati ma ti abbiamo fatto qualche concessione, non possiamo mostrare al mondo questa nostra faccia, non possiamo mettere in piazza i nostri panni sporchi, dobbiamo presentare la nostra facciata più nobile, illustre e pulita!  

Ma come non si era fatto scrupoli di indignare il pubblico e la critica parigina non si tira indietro davanti alla platea internazionale. Organizza una sua mostra personale, in una struttura che allestisce con l’aiuto del banchiere Bruyas e che chiama, in maniera assolutamente provocatoria, Pavillon du Réalisme, accettando di fatto la definizione che i suoi amici avevano coniato per lui. 

Museo Gustave Courbet e luogo di nascita dell'artista francese a Ornans
Museo Gustave Courbet e luogo di nascita dell'artista francese a Ornans — Fonte: ansa

Vengono esposti quaranta dipinti che riassumono la sua ricerca artistica. I quadri sono destinati alla vendita e i visitatori devono pagare un biglietto d’ingresso, anche questo spirito imprenditoriale stupisce e scandalizza. A metà dell’800 i pittori sono ancora abituati a lavorare su commissione! 

Pubblico e critica lo stroncano ma è una sconfitta solo apparente, sulla lunga distanza Courbet sarà vincitore. Lo capisce Delacroix che visitando la mostra resta impressionato dalle due tele più grandi, il Funerale a Ornans e L’Atelier del Pittore, del primo dice che non riesce a staccarsene, del secondo che si tratta di una delle opere più singolari del suo tempo

4Funerale a Ornans di Courbet: analisi e significato

Funerale ad Ornans di Courbet
Funerale ad Ornans di Courbet — Fonte: ansa

Il dipinto, elaborato tra il 1849 e il 1850 è oggi conservato presso il Musée d’Orsay di Parigi. È una tela enorme, di circa sette metri per tre, dimensioni che potevano all’epoca essere giustificate solo da un grande soggetto storico. Courbet invece mette in scena un avvenimento banale, insignificante, la sepoltura di uno sconosciuto campagnolo della Franca Contea

Una piccola folla, rappresentata a grandezza naturale si raduna per assistere alla sepoltura: i personaggi sembrano vivi, ognuno di loro è un volto reale, ritratto dal vero, ogni dettaglio, abito, oggetto, lembo di stoffa è trattato e reso con precisione fotografica. Sulla sinistra i portatori in abito nero e sciarpa bianca avanzano con il feretro, attorno alla bara si affollano i cantori, i piccoli chierichetti e i sacerdoti, una grande macchia bianca che irrompe in un fondo scuro. 

In alto si staglia il Crocifisso, ad interrompere un cielo striato. Al centro le autorità civili vestite di rosso, e rossi sono anche i loro nasi dopo una evidente sosta in osteria. A destra il gruppo più folto, uomini e donne in nero, alcuni assistono impassibili, alcuni piangono, altri semplicemente si guardano in giro distratti. 

In primo piano i gentiluomini di campagna che devono sovrintendere al sotterramento, un cane che è libero di circolare come in qualsiasi villaggio e, proprio al centro, esattamente in faccia all’osservatore, la fossa

Courbet non sacrifica nulla in virtù del “bel composto”, né la massa delle persone che si accalcano e che schiacciano i piani di profondità, né gli sguardi, orientati in direzioni diverse e non indirizzati in un unico punto focale, né le grandi campiture nere che impediscono ai volumi di emergere e di staccarsi gli uni dagli altri, e nemmeno rinuncia all’autentico paesaggio, con le pareti rocciose che sovrastano e schiacciano le teste dei partecipanti. È la realtà, semplice, autentica, disordinata, con i suoi squarci di imprevedibile poesia

5L’Atelier del pittore di Courbet: descrizione e significato

L'atelier del pittore di Courbet (1855)
L'atelier del pittore di Courbet (1855) — Fonte: ansa

La grande tela, di sei metri per tre e sessanta, viene realizzata da Courbet nel 1855 ed esposta nel Padiglione del Realismo. Oggi è conservata presso il Musée d’Orsay di Parigi. Il titolo completo è: L’Atelier del pittore, allegoria reale che determina una fase di sette anni della mia vita artistica e morale. Il pittore della realtà fa in questo caso ricorso all’allegoria, in una visione che condensa in un unico spazio e in un unico luogo amicizie, esperienze, idee sulla vita e sull’arte. 

L’artista si ritrae all’interno del suo atelier di Parigi, ricavato all’interno di un ex monastero, è al centro della scena e sta ultimando un paesaggio, un fiume circondato da foreste, un’immagine tipica della sua terra. 

Lo assistono una donna nuda, un bambino e un cagnolino bianco. La ragazza, come una qualunque modella si è spogliata lasciando sul pavimento il suo abito ma non essendo il soggetto del quadro la sua funzione assurge a quella di musa ispiratrice, è la Verità nuda che ispira e guida il pittore. Il bambino è l’innocenza e la sincerità che l’artista mette nel suo lavoro.  

L'atelier del pittore, dettaglio centrale
L'atelier del pittore, dettaglio centrale — Fonte: ansa

Sul lato sinistro un gruppo di persone rappresenta l’insieme di soggetti che hanno catturato la sua attenzione, incontri a volte anche fugaci che hanno lasciato una traccia nella sua memoria e nella sua pittura: il cacciatore con il cane, richiamo alla sua terra e alle attività che lui stesso vi pratica; l’uomo di chiesa, il borghese, i lavoratori, l’uomo con il turbante (probabilmente di religione ebraica), il soggetto nudo che ricorda la posa di San Sebastiano. 

Sulla destra le persone reali della sua vita, gli amici e gli intellettuali che frequenta e che lo aiutano ad elaborare e mettere a fuoco le sue idee: il banchiere Bruyas, suo mecenate, Baudelaire intento a leggere, il cugino e migliore amico Buchon, i filosofi Cuenot e Proudhon, il critico Champfleury. 

Sdraiato a terra un altro bambino che disegna, libero e senza schemi. Lo stesso Courbet definisce il gruppo di sinistra “coloro che vivono della morte” e il gruppo di destra “coloro che vivono della vita”, tutti comunque sono con lui, tutti il pittore tiene con sé quando crea. 

6Courbet e il Manifesto del Realismo

Il catalogo che accompagna il Padiglione del Realismo contiene uno scritto critico dello stesso Courbet, che espone le sue idee in fatto di Arte e che può essere considerato alla stregua di un manifesto. Lo stesso contributo, rivisto e ampliato, sarà poi riproposto in un articolo del 1861 pubblicato dal Courrier du Dimanche. Ecco un approfondimento sui passi più interessanti. 

Io non ho e non posso avere allievi. Siccome io credo che ogni artista debba essere maestro di sé stesso, così non posso pensare a fare il professore. Non posso insegnare la mia arte, né l'arte di una scuola qualsiasi, perché nego l'insegnamento dell'arte, o in altri termini sostengo che l'arte è tutta individuale”. Con questa affermazione Courbet nega l’insegnamento dell’Arte e al contempo attacca l’Accademia, l’istituzione che da secoli esercita proprio questa funzione, ossia formare gli artisti fornendo loro le basi tecniche, culturali e concettuali. È una posizione che anticipa di cinquant’anni quella delle Avanguardie Artistiche del ‘900.  

L'arte della pittura può consistere soltanto nella rappresentazione delle cose che l'artista può vedere e toccare. Ogni epoca può essere rappresentata solo dai propri artisti, voglio dire dagli artisti che in questa epoca sono vissuti. Ritengo gli artisti di un'epoca assolutamente incompetenti a rappresentare le cose di un secolo passato o futuro e cioè a dipingere il passato e l'avvenire”. In questo passaggio Courbet nega la Pittura di Storia, uno dei generi fondamentali. Alla Storia si sono riferiti sia gli artisti classici che quelli romantici, basti pensare a David o a Delacroix. 

Le giovani donne del villaggio di Courbet
Le giovani donne del villaggio di Courbet — Fonte: ansa

Courbet al contrario è convinto che un artista possa esprimere solo il suo tempo, affermando che il pittore dovrebbe descrivere solo ciò che può vedere e toccare nega ogni forma di allegoria, di ricorso al mito o al simbolo, di rappresentazione fantastica o astratta. È l’affermazione che più di ogni altra lo definisce pittore del reale. 

Il bello è nella natura e si riscontra nella realtà sotto le forme più svariate. Tosto che lo si scopre in essa, il bello appartiene all'arte o piuttosto all'artista che sa vederlo [] Il bello dato dalla natura è superiore a tutte le convenzioni dell'artista. Il bello, come la verità, è legato al tempo in cui si vive e all'individuo che è in grado di percepirlo”. Questo è forse il passaggio più importante. Qui Courbet scardina il concetto plurisecolare di “bello”.    

A partire dall’Arte Greca, bella è una figura costruita secondo un preciso canone, che ne stabilisce rapporti e proporzioni. Il bello della realtà ha invece una forma sempre diversa, come un volto umano, un tramonto, una foglia. Non può essere imbrigliato in un canone. Bello è ciò che attrae l’occhio dell’artista, e l’artista lo può trovare in un’onda che si frange, in una volpe morta, nelle scarpe rotte di un lavoratore, in un corpo massiccio e sgraziato.    

7L’ultima rivoluzione di Courbet

Battuta di caccia (1856) di Courbet
Battuta di caccia (1856) di Courbet — Fonte: ansa

Negli anni Sessanta ritorna prepotente l’amore per la natura, ancora nelle sue foreste ritrae alberi, animali selvatici, scene di caccia. Dopo le montagne esplorate in gioventù ora è attratto dal mare. Si spinge sulla costa atlantica e in Normandia, dove dipinge cieli e nubi con l’attenzione di un meteorologo, raffigura spiagge deserte e onde in tumulto e la sensazionale serie delle scogliere di Etretat. Sono i luoghi del giovane Monet, sono gli effetti atmosferici, gli studi sulla luce e sull’acqua che presto condurranno alla nuova rivoluzione impressionista.  

Nel 1870, dopo la sconfitta di Sedan, Parigi è assediata dall’esercito prussiano, il nuovo governo repubblicano si arrende ma la città insorge, si ribella al nemico e al nuovo governo, viene istituita la Comune. È un sogno proletario, sostenuto da Courbet e dai suoi amici intellettuali, che dura solo pochi mesi. Un breve periodo in cui il pittore è eletto presidente della federazione degli artisti e in cui pubblicamente inneggia all’abbattimento della colonna Vendome, simbolo dell’impero.  

Caduta la Comune, il restaurato governo repubblicano (repubblicano ma conservatore!) arresta e condanna tutti i responsabili di quella ribellione. Courbet è prima incarcerato, poi liberato ma condannato a pagare ingentissimi danni, tutti i suoi beni vengono confiscati e venduti all’asta. 

Comune di Parigi, 1871: demolizione della Colonna Vendome
Comune di Parigi, 1871: demolizione della Colonna Vendome — Fonte: ansa

Non ha scelta, deve fuggire. Riesce a passare in Svizzera con l’aiuto di alcuni amici nel 1873. Sembra la fine e invece no. Ancora il grande artista non si arrende, continua instancabile a dipingere, con l’aiuto di alcuni collaboratori che preparano le tele, dipinge instancabilmente e le richieste sono tante: il rivoluzionario, il ribelle costretto all’esilio, ormai è leggenda, è amato in tutto il mondo. La salute lo abbandona nel 1877 quando dipinge le ultime vedute del lago di Ginevra, con acque calme e cieli fiammeggianti. Il suo corpo tornerà a casa, a Ornans solo nel 1919