Primo anno di università: tutto quello che una matricola deve sapere (e fare)

Tutto ciò che occorre sapere quando si è una matricola al primo anno di università: una guida pratica e utile per evitare errori

Primo anno di università: tutto quello che una matricola deve sapere (e fare)
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Primo anno di università: tutto quello che una matricola deve sapere (e fare)

Guida matricola al primo anno di università
Fonte: getty-images

Il primo anno all’università può essere davvero disorientante e, in alcuni casi, traumatico. Ci si ritrova di colpo nel ruolo di matricola, passando da un’aula all’altra (in alcuni casi da un edificio all’altro, ndr), in preda all’ansia di non commettere errori.

Come in tutte le vicende, ci sono una cattiva e una buona notizia. La prima è che sbagliare è inevitabile. La seconda, però, è che si tratta di un passaggio perfettamente normale e anche formativo. Frequentare l’università non vuol dire soltanto prendere un “pezzo di carta”, ma anche e soprattutto crescere come persona, conoscersi meglio e migliorarsi.

Detto ciò, proviamo a rendere il passaggio dalle scuole superiori il meno traumatico possibile. Di seguito riportiamo una guida dettagliata per affrontare la vita da matricola.

I comportamenti consigliati per una matricola

A seconda del corso di laurea scelto (Test orientamento universitario: scopri per quale facoltà sei più portato!), è prevista o mano l’obbligatorietà di frequenza alle lezioni. Al di là di quanto indicato, però, si consiglia di recarsi in aula. Ciò non per tentare di mettersi in mostra con i professori, quanto per avviare fin da subito la fase di studio, affiancati dal miglior compagno possibile, il prof in persona.

Registrare le lezioni e prendere ottimi appunti, ecco le armi a propria disposizione per preparare l’esame fin da subito. Seguendo con attenzione, e non in maniera passiva, faciliterà il compito in seguito, diminuendo i tempi sui libri in camera e aumentando le ore a disposizione per sé e i propri interessi.

Occorre pianificare con attenzione il proprio tempo a disposizione, organizzandosi fin dalle prime settimane. È sbagliato pensare di seguire i corsi nei primi mesi, per poi dedicarsi al “vero studio” a ridosso della sessione di gennaio.

In caso di “pochi corsi”, si potrà tornare a casa e completare la fase di studio avviata in aula. Qualora l’impegno universitario ci costringa a rientrare molto tardi, occorrerà dare ancora più rilevanza all’ascolto durante la lezione e agli appunti, facendo proprie le spiegazioni del prof.

Si consiglia fin da subito di abbattere il muro con i docenti. Chiedere spiegazioni in privato e prendere parte al ricevimento sono modi per allontanare dubbi, comprendere meglio dei temi e, al tempo stesso, prepararsi all’esame. Creando un rapporto, si sarà meno preoccupati in fase d’appello.

Al pari dello studio, altrettanto importante è la “vita universitaria”. Fare amicizia è cruciale per la propria quotidianità, per la crescita personale, per lo studio e il futuro. I rapporti stretti in facoltà sono spesso duraturi e, al di là del fatto che possa nascere una vera “amicizia storica”, è sempre importante stringere legami con soggetti impegnati nel proprio stesso campo. Durante il percorso, inoltre, si potrà fare affidamento su persone che vivono le proprie stesse esperienze.

Infine, si consiglia di accettarsi e comprendersi, ovvero di capire realmente come l’ansia faccia parte di questo tragitto. È normale sentirne il peso e lo è per tutti, anche per chi in apparenza non ha alcun problema. Dinanzi a quelli che sembrano vicoli ciechi, la soluzione è non demordere, continuare a seguire i corsi, tenere vivi i rapporti sociali e, soprattutto, tentare gli esami e non mirare al perfezionismo.

Gestione esami e bocciature

Dinanzi a un programma di studi universitario si tende a preparare un’utopistica gestione degli esami. Prima o poi tutte le matricole si ritrovano dinanzi al “gioco degli incastri”, dandosi un certo numero di giorni per studiare una data materia, selezionando gli appelli e immaginando esattamente come saranno i prossimi mesi di vita.

Occorre tener conto di eventuali imprevisti, sempre. Ciò vuol dire programmare di settimana in settimana. È bene gestire lo studio con metodo ma guardare a gennaio e giugno, quando si è a settembre, è soltanto un modo per alleggerire lo stress mentale. Il rischio è ritrovarsi in preda al panico e ai sensi di colpa quando a dicembre, per dire, non ci si ritroverà perfettamente in linea con il prospetto.

Accettare che non tutto vada secondo i piani è parte del percorso, perché così è la vita al di fuori dell’ateneo. Le delusioni esistono e occorre ripartire, sempre. Ciò si applica perfettamente al tema bocciatura. La percentuale di un esame andato male, magari più volte, è molto alta. Tanti i fattori che possono concorrere a questa situazione ma un solo elemento conta: ripartire.

Il professore non è mai il nemico, anche quando ha reso l’esperienza un incubo. La sua presenza nella vita di una matricola è solo di passaggio, dunque perché trasformarlo nel villain della propria storia. Per quanto sia l’ultima cosa che si voglia fare, infatti, nel post bocciatura sarebbe il caso andare a colloquio. Dopo un po’ di studio, trascorse alcune settimane, ci si potrebbe recare a un incontro privato, così da avere le idee più chiare su quanto richiesto e, soprattutto, abbattere il muro di diffidenza e timore.

Testi, schemi e attività fisica

Dove reperire i testi? Ogni Università che si rispetti è immersa in un dedalo di copisterie, nate tutt’intorno. Questi saranno dei punti cardine durante il proprio percorso. Basti pensare alla presenza di utili dispense.

A ciò si aggiunge l’importanza della biblioteca universitaria, che garantisce i testi da poter prendere in prestito per completare la propria preparazione, riducendo le spese. Pensiamo ad esempio a un esame di letteratura, colmo di classici da studiare. Saranno tutti lì, insieme a volumi di didattica.

Parlando di studio, però, non si può evitare di citare la necessità di un metodo adeguato. Come detto, trasformare la frequenza in aula in studio è cruciale. Si fa infatti tesoro del sapere del docente, così da avere già le risposte alle ipotetiche domande d’esame.

Una volta a casa, però, leggere e ripetere allo sfinimento potrebbero non bastare. In questo binomio manca infatti la fase di memorizzazione, che tentiamo di forzare ripetendo all’infinito, quasi fosse una poesia recitata alle elementari.

Occorre invece soffermarsi sui singoli capitoli, procedendo con una lettura attiva, ovvero comprendendo quanto scritto e non mirando semplicemente a raggiungere un certo numero di pagine sfogliate.

Fatto ciò, si potrà ripetere ma soprattutto tentare di schematizzare. Il primo passo migliora l’esposizione mentre il secondo dà prova a se stessi d’aver compreso il testo, generando delle autonome connessioni e sintetizzando i contenuti.

Ultimo consiglio, ma non meno importante: l’attività fisica. Tutte le matricole hanno la sensazione di dover mettere in pausa la propria vita. Uscire dalla propria camera fa scattare dei sensi di colpa. Vale per tutti ed è una sensazione da contrastare.

È fondamentale prendersi del tempo per sé e per gli amici, ma con giudizio. Fare attività fisica aiuta mente e corpo. Rappresenta una boccata d’aria in uno spazio in cui lo studio non ha ragione d’esistere. Lo stesso dicasi per i propri amici, universitari o di vecchia data. Tutti dovrebbero staccare la spina. Ne hanno diritto anche le matricole che muovono i primi passi in questo grande mondo.

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