Guglielmo di Ockham: biografia e pensiero filosofico

Guglielmo di Ockham: biografia e pensiero filosofico A cura di Giulia Guadagni.

Vita e pensiero filosofico di Guglielmo di Ockham, teologo e filosofo francescano vissuto nell'Inghilterra del 1300. Sosteneva che i cristiani potessero usare i beni terreni ma mai possederli e, per queste idee, venne accusato di eresia

1Guglielmo di Ockham e il problema degli universali

Ritratto di Guglielmo di Ockham (1285-1347): frate francescano inglese e filosofo e teologo scolastico
Ritratto di Guglielmo di Ockham (1285-1347): frate francescano inglese e filosofo e teologo scolastico — Fonte: getty-images

Molti filosofi medievali si sono occupati del cosiddetto “problema degli universali”, cioè di stabilire se gli universali siano solo parole o concetti mentali o se, invece, esistano nella realtà. Per esempio, l’animale in generale esiste, o esistono solo gli animali particolari, dei quali poi noi predichiamo il termine universale “animale”? 

Ai giorni nostri, il senso comune è decisamente nominalista, crede cioè che l’animale in sé non esista davvero, che sia solo una parola con cui chiamiamo i singoli e diversi animali reali. Nel medioevo, invece, almeno fino al XII secolo, quasi nessuno aveva messo in dubbio l’esistenza reale degli universali. Anzi, molti consideravano la realtà degli universali più importante di quella particolari (come faceva Platone, con le idee, secoli prima). Tra l’XI e il XII secolo, alcuni filosofi iniziarono a dubitare del fatto che gli universali avessero un’esistenza autonoma e, addirittura, che esistessero in generale. Alcuni filosofi iniziarono a sostenere che gli universali fossero solo nomi

Realista è chi sostiene che gli universali siano entità reali e autonomamente esistenti. Nominalista è chi ritiene che gli universali siano solo nomi, entità linguistiche. Una posizione intermedia fra le due è quella del concettualista, secondo cui gli universali non esistono nelle cose, ma solo nella mente.

2Il nominalismo di Guglielmo di Ockham

Il nominalismo di Ockham è diverso da quello di Roscellino di Compiègne (1050-1120 c.a.). Quest’ultimo sosteneva – contro Guglielmo di Champeaux – che gli universali fossero soltanto suoni, “flatus vocis”, che fossero arbitrari e senza alcuna realtà. Secondo Ockham, invece, gli universali non sono meri suoni, ma segni naturali, prodotti nell’anima dalle cose di cui sono segno. La versione occamista del nominalismo è detta anche “terminismo”. 

Opera di Guglielmo di Ockham. "Quaestiones in quattuor libros sententiarum"
Opera di Guglielmo di Ockham. "Quaestiones in quattuor libros sententiarum" — Fonte: getty-images

I termini sono gli elementi che possono far parte di una proposizione. Secondo Ockham, esistono tre tipi di termini: orali, scritti e mentali. I primi due sono convenzionali, mentre i termini mentali (o concetti) sono segni naturali. I concetti sono universali perché possono essere predicati di più enti individuali simili tra loro

La funzione degli universali è di stare al posto di tutti i particolari ai quali si possono adattare. Questa funzione si chiama suppositio. Per esempio, “città” è un universale perché “sta per” Roma, Cosenza, Lima, Mosca ecc.

Per i filosofi medievali la questione degli universali era così importante anche perché il nominalismo conduceva a mettere in discussione il dogma trinitario, secondo cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono contemporaneamente tre persone e un’unica sostanza divina. Chi negava che gli universali fossero reali e attribuiva realtà solo ai particolari, invece, si trovava a negare che Dio, Cristo e lo Spirito Santo (tre singolarità, tre individui) condividessero un’unica essenza (universale). 

3Guglielmo di Ockham: un francescano contro il papa

Guglielmo di Ockham era inglese, nato nel Surrey, a sud-ovest di Londra, tra il 1280 e il 1290. Da giovane divenne frate francescano, studiò filosofia e ottenne il titolo di maestro delle arti. Poi divenne baccelliere di teologia e iniziò a insegnare all’Università, prima a Londra e poi a Oxford. Lì, scrisse un commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, l’Expositio aurea super artem veterem (che comprendeva un commento alle Categorie, al De interpretatione di Aristotele e all’Itroduzione di Porfirio alle Categorie) e iniziò a scrivere la Summa logicae.  

Nel 1324 fu convocato dal papa Giovanni XXII ad Avignone per rispondere dell’accusa di eresia. In quel periodo si stava consumando un duro scontro fra il papato e l’ordine dei francescani sul tema della povertà e, insieme a Guglielmo, il papa convocò anche Michele da Cesena, il capo dell’ordine. Insieme a lui e ad altri, Guglielmo fuggì da Avignone, rifugiandosi prima in Italia e poi a Monaco. Fu scomunicato dal papa, ma era protetto dall’imperatore Ludovico il Bavaro

Oltre alle opere di logica e metafisica, Guglielmo scrisse numerose opere politiche e polemiche, soprattutto durante il periodo trascorso a Monaco, dove svolse anche l’attività di consigliere dell’imperatore. Tra i questi scritti ricordiamo il Breve discorso sul governo tirannico, Sul potere degli imperatori e dei pontefici e Otto questioni circa il potere del Papa

Guglielmo era un deciso e agguerrito difensore della separazione dei poteri, decisamente contrario all’esercizio del potere temporale (cioè politico e amministrativo) da parte della Chiesa. La Chiesa, secondo lui, doveva limitarsi a esercitare il potere spirituale – nel campo del quale doveva godere di piena autonomia. Inoltre, il papato doveva essere un organo al servizio dei fedeli e operare per il bene della comunità, non per arricchirsi. Infine, secondo Guglielmo, neanche in ambito spirituale il papato deteneva il potere assoluto. 

4La conoscenza intuitiva e il rasoio di Ockham

Ritratto di Giovanni Duns Scoto, noto anche come Doctor Subtilis (Duns, 1266-Colonia, 1308): filosofo scozzese, teologo e studioso
Ritratto di Giovanni Duns Scoto, noto anche come Doctor Subtilis (Duns, 1266-Colonia, 1308): filosofo scozzese, teologo e studioso — Fonte: getty-images

Duns Scoto (1266 c.a.-1308), un altro filosofo francescano, grande teologo, aveva distinto due tipi di conoscenza: l’astrattiva, cioè la conoscenza dell’universale per opera dell’intelletto; e l’intuitiva, cioè la conoscenza dell’oggetto particolare attualmente presente ai sensi o all’intelletto. Mentre la conoscenza astrattiva prescinde dalla presenza o dall’esistenza delle cose, la conoscenza intuitiva è legata all’incontro effettivo con gli oggetti. 

Secondo Ockham, la conoscenza intuitiva permette di conoscere l’esistenza o inesistenza delle cose e, perciò, precede quella astrattiva. Quest’ultima conosce gli stessi termini colti dalla conoscenza intuitiva, prescindendo però dalla loro esistenza. Il solo sapere possibile è, dunque, fondato sull’esperienza di cose ed eventi individuali, e la conoscenza intuitiva gode di un primato su quella astrattiva.

Delle verità teologiche, secondo Ockham, non si può avere conoscenza intuitiva. Per questa ragione, la teologia non può essere scienza.  

Nelle sue argomentazioni, che siano logiche, teologiche o metafisiche, Ockham segue un principio di metodo che ricordiamo tutt’oggi col nome di rasoio di Ockham. Si tratta di un principio di economia secondo cui è inutile introdurre più entità di quelle che sono necessarie, «è inutile fare con più ciò che si può fare con meno». Ockham si impegnava a usare solo gli argomenti, gli elementi e i principi necessari e non introdurne in eccesso, per non complicare inutilmente le proprie argomentazioni e tesi.