Guerra dei trent'anni: cause, caratteristiche e conseguenze

Guerra dei trent'anni: cause, caratteristiche e conseguenze A cura di Federico Goddi.

Cause, caratteristiche e conseguenze della guerra dei trent'anni. Protagonisti e combattenti di una delle guerre più lunghe e drammatiche combattute in Europa

1Demografia e crisi agricola

La battaglia della Montagna Bianca: 8 novembre 1620
La battaglia della Montagna Bianca: 8 novembre 1620 — Fonte: getty-images

Il XVI secolo si chiuse con la morte di due grandi sovrani, Filippo II di Spagna (1598) ed Elisabetta d’Inghilterra (1603). Erano due teste coronate che avevano governato in un’epoca di espansione economica e incremento demografico per l’Europa, a differenza dei primi decenni del Seicento che sarebbero stati segnati da un complicato processo di crisi che avrebbe attanagliato indistintamente i paesi europei, penalizzando in particolare quelli dell’area mediterranea: Spagna e Italia su tutti.  

La crisi del ‘600 disegnò in modo definitivo il volto dell’Europa moderna concorrendo a determinare in modo significativo le diseguaglianze che in parte segnano ancora il continente. Le due peculiarità della crisi furono una stagnazione economica correlata ad un pressante decremento demografico che accentuarono quel processo di polarizzazione della ricchezza già avviato durante tutto il ‘500. La crisi della produzione agricola ebbe effetti rilevanti anche sulle strutture economiche e sociali che sarebbero state devastate durante la guerra dei Trent’anni

A questi fattori si aggiunse un dissesto delle attività commerciali che divenne inarrestabile per Spagna e soprattutto Italia che visse ‹‹così tutte le tappe di un relativo declino, restando quasi immobile in un’Europa che inventa nuove forme di potere e ricchezza. Essa vede intorno a sé restringersi lo spazio commerciale, i cui recenti ampliamenti, su scala mondiale, le sono sfuggiti fin dal principio›› (W. Aymard, La transizione dal feudalesimo al capitalismo, in Storia d’Italia, Annali, 4, Dal feudalesimo al capitalismo, 1978).  

Inghilterra e Olanda riuscirono invece a riconvertire le loro economie. I mercati nordeuropei dimostrarono una maggiore flessibilità nella riconversione del sistema produttivo ed economico anche alla luce di un senso comune di forte coesione sociale e di una radicata omogeneità culturale che, come dimostrano gli studi di Simon Schama, attraversavano tutta la società: ‹‹la più grande invenzione di un paese che sarebbe divenuto famoso per la sua inventiva, fu la cultura. Con ingredienti tratti da incarnazioni precedenti, gli olandesi si crearono una nuova identità›› (S. Schama, Il disagio dell’abbondanza, 1993).   

La crisi economica del ‘600 ebbe però anche un aspetto militare, o meglio funzionò da acceleratore degli attriti politici in atto da tempo. Quest’insieme di questioni concorsero a creare un clima di tensione che avrebbe fatto da sfondo ad un conflitto internazionale tra i più gravi che abbia mai colpito l’Europa e che insanguinò per un trentennio il vecchio continente (1618-1648). 

2La guerra dei Trent'anni

Uno dei fattori principali all’origine del conflitto è da rintracciare nell’evoluzione in senso assolutista che caratterizzò la storia europea del periodo. Anche per tale ragione, se volessimo ricercare la causa principale del clima di ostilità precedente alla guerra, difficilmente potremmo evitare di analizzare il fallito tentativo di trasformare il Sacro romano impero in uno Stato moderno sotto l’egemonia degli Asburgo d’Austria. 

Pace di Augusta, 1555: la pace tra cattolici e protestanti
Pace di Augusta, 1555: la pace tra cattolici e protestanti — Fonte: getty-images

La Germania dell’epoca era infatti una realtà geopolitica estremamente frazionata: le unità statali più grandi avevano la dimensione di uno Stato di media grandezza, mentre le più piccole non superavano le dimensioni di un villaggio. In tutto esistevano circa mille unità che componevano una realtà statuale eterogenea. La pace di Augusta (1555), grazie alla quale i principi tedeschi potevano imporre il proprio credo nel territorio governato, non fece che accentuare le lacerazioni che attraversavano il paese. 

Fu proprio il fattore religioso a scatenare una corsa alle armi, quando Ferdinando di Stiria, cugino dell’imperatore Mattia e suo successore designato, assunse la corona di Boemia e Ungheria, territori che mal accettavano il giogo imperiale essendo percorsi da sentimenti antitedeschi di differenti declinazioni: la tradizione hussita per i boemi e l’ostilità al cattolicesimo in chiave antiasburgica per i magiari. Ferdinando si presentava invece come l’alfiere dei valori della Controriforma e riteneva fondamentale la sinergia tra valori cattolici e imperiali. 

Il 23 maggio del 1618 la protesta contro la tedeschizzazione dell’Europa assunse forme violente, drammaticamente esplicitate da una folla di manifestanti praghesi che invase il palazzo imperiale e gettò dalla finestra i due rappresentanti imperiali

La “defenestrazione di Praga” ebbe ulteriori e significativi sviluppi: la nobiltà boema dichiarò decaduto Ferdinando che nel frattempo era divenuto imperatore col nome di Ferdinando II. La Francia restava per il momento alla finestra, ma il conflitto era ormai inevitabile vista l’importanza della posta in gioco: il predominio del cattolicesimo o del protestantesimo all’interno dello schema imperiale. 

Massimiliano I di Baviera (1573-1651), principe elettore del Sacro Romano Impero, 1642.
Massimiliano I di Baviera (1573-1651), principe elettore del Sacro Romano Impero, 1642. — Fonte: getty-images

In quel quadro, la consueta solidarietà spagnola agli Asburgo non tardò ad arrivare: Ferdinando II fu soccorso da un esercito con truppe iberiche e tedesche guidate da Massimiliano di Baviera e dal generale fiammingo Tilly. I boemi furono duramente sconfitti nella battaglia della Montagna Bianca ad ovest di Praga. Seguì una dura repressione che incluse la confisca dei beni dell’aristocrazia protestante a beneficio di ufficiali (italiani, spagnoli e tedeschi) al seguito degli Asburgo. 

Le violenze continuarono anche dopo la vittoria imperiale e nel quadro delle operazioni militari gli spagnoli sobillarono le minoranze cattoliche al “Sacro macello” contro le minoranze protestanti della regione (1620). Le truppe spagnole occuparono inoltre la Valtellina segnando di fatto una svolta nella politica di Madrid, con Filippo IV veniva infatti inaugurato un progetto di controffensiva cattolica su vasta scala sul suolo europeo.

Ritratto di Cristiano IV (1577-1648): fu re di Danimarca e di Norvegia
Ritratto di Cristiano IV (1577-1648): fu re di Danimarca e di Norvegia — Fonte: getty-images

Tale aggressività politica spinse il sovrano di Danimarca Cristiano IV a tutelarsi davanti alle mire imperiali. Nonostante l’aiuto francese, inglese e olandese, il monarca fu però ripetutamente sconfitto (1625). Il conflitto in Boemia si chiudeva con un’appendice che non faceva che riaffermare la supremazia militare di Ferdinando II.   

Nel 1629 il sovrano scelse la strada della rottura totale attraverso l’Editto di restituzione che imponeva la restituzione di beni confiscati alla Chiesa dalla metà del ‘500. La mossa non fu apprezzata da molti tra i principi tedeschi che si videro privati di una parte consistente dei loro patrimoni.

L’imperatore era inoltre intenzionato a rendere ereditaria la carica imperiale che da tempo era attribuita elettivamente anche per tutelarsi da condizionamenti di sorta che permanevano nel campo imperiale, ben rappresentati dai costosi servigi di Wallenstein, ambizioso comandante dell’enorme esercito che prestava i servigi all’imperatore

Johann Tserclaes, conte di Tilly: soldato fiammingo della Guerra dei 30 anni. Fu nominato da Massimiliano di Baviera per riorganizzare l'esercito bavarese nel 1610
Johann Tserclaes, conte di Tilly: soldato fiammingo della Guerra dei 30 anni. Fu nominato da Massimiliano di Baviera per riorganizzare l'esercito bavarese nel 1610 — Fonte: getty-images

Come già successo per il re di Danimarca, anche Gustavo Adolfo, monarca di Svezia, decise di intraprendere una campagna militare contro Ferdinando II, preoccupato dalle mire di restaurazione del sovrano asburgico. Nel 1631 i soldati di Gustavo Adolfo inflissero una pesante sconfitta alle truppe della Lega cattolica comandate da Tilly. L’avanzata svedese sul suolo tedesco appariva inarrestabile, assecondata da tre innovazioni che rivoluzionarono il modo di combattere: la cooperazione di artiglieria, cavalleria e fucilieri.   

La morte di Gustavo Adolfo nella battaglia di Lützen, 1632.
La morte di Gustavo Adolfo nella battaglia di Lützen, 1632. — Fonte: istock

Nella battaglia di Lützen del 1632 Gustavo Adolfo riportò un’altra vittoria sui tedeschi al prezzo della vita. In quel caso solo la fortuna salvò Ferdinando II che ebbe il tempo di riorganizzare le sue truppe e di eliminare l’intrigante Wallenstein affidando l’esercito agli spagnoli che nel 1634 riportarono una vittoria sugli svedesi, seppur non ancora decisiva. Ad un anno di distanza, la pace di Praga scortava l’Europa ad una conciliazione che aveva il sapore di un’effimera tregua tra protestanti e cattolici. 

3Ultime fasi della guerra e conseguenze del conflitto

L’ingresso in guerra della Francia di Richelieu segnò una nuova fase del conflitto non più segnato dai caratteri dello scontro religioso. Le ambizioni d’egemonia di Ferdinando II, volte a costituire una compagine unitaria fortemente accentrata, si scontrarono con le ambizioni di potere del cardinale Richelieu, ministro di un re cattolico che non avrebbe disdegnato l’aiuto delle armi dei protestanti di Germania. 

Ritratto del Cardinale Giulio Mazzarino (1602-1661)
Ritratto del Cardinale Giulio Mazzarino (1602-1661) — Fonte: getty-images

Primo obiettivo della Francia fu d’impegnare gli spagnoli sull’ennesimo fronte che si aggiungeva ai campi di battaglia nelle Province Unite e in Germania. Nonostante la morte di Richelieu, sostituito da Mazzarino, la Francia seppe infliggere una pesante sconfitta agli spagnoli in quel di Rocroi, nelle Ardenne. Le conquiste francesi allarmarono gli stessi olandesi, nemici storici della Spagna, che riconsiderarono l’utilità di uno Stato cuscinetto (Paesi Bassi spagnoli) tra le Province e la Francia.

Ferdinando III (1608-1657). Imperatore del Sacro Romano Impero (1637-1657). Re d'Ungheria e Croazia, Re di Boemia e Arciduca d'Austria.
Ferdinando III (1608-1657). Imperatore del Sacro Romano Impero (1637-1657). Re d'Ungheria e Croazia, Re di Boemia e Arciduca d'Austria. — Fonte: getty-images

Con la pace di Münster del 1648 la Spagna riconobbe l’indipendenza delle Province Unite cercando di concentrare le proprie forze su due fronti di belligeranza. Le sorti del conflitto mutarono in senso negativo per la compagine imperiale a seguito della penetrazione dei francesi in Baviera e dell’assedio di Praga ad opera delle artiglierie svedesi; Ferdinando III, nuovo imperatore, siglò un’opportuna pace a Vestfalia nel 1648

Fu una pace che segnò un’epoca, riconoscendo la confessione calvinista accanto a quelle cattoliche e luterane, con il conseguente tramonto delle aspirazioni ad un progetto di Germania unita sotto l’ombrello del cattolicesimo. Questo non significò certo il trionfo dei principi di tolleranza, poiché restava in vigore il principio che obbligata i sudditi a seguire la confessione dei loro principi. Esisteva tuttavia la possibilità di emigrare senza subire la confisca dei beni. 

La conseguenza principale dei decenni di guerra fu lo spostamento dell’asse imperale verso sud (Italia) ed est (Balcani), visto che agli Asburgo non restavano che i domini ereditari. Francia e Svezia ottenevano alcuni territori, ma è solo la prima che deve essere considerata la vincitrice del conflitto, avendo trionfato sugli spagnoli (dopo Vestfalia) e raggiunto un’egemonia continentale destinata a durare sino al 1871 quando la Prussia – che aveva ottenuto un ingrandimento territoriale proprio in questa fase - l’avrebbe sconfitta avviando il nuovo processo imperiale tedesco. 

La guerra dei Trent’anni si concluse con la costituzione di un equilibrio religioso destinato a restare immutato sino ai giorni nostri. Il prezzo era stato però altissimo: dalle invasioni barbariche non si era vista una simile devastazione sul suolo europeo.