Guerra in Siria oggi: storia e motivi del conflitto

Guerra in Siria oggi: storia e motivi del conflitto A cura di Francesco Gallo.

Storia della Siria e della guerra civile iniziata nel 2011. Motivi del conflitto e la situazione in Siria oggi

1Storia della Siria

Nel 1517 la Siria finì sotto il dominio dell’Impero ottomano, che mantenne il controllo sulla regione per oltre quattro secoli, fino a quando con la fine della Prima Guerra Mondiale Inghilterra e Francia occuparono la regione.   

Il tentativo di formare una monarchia indipendente non funzionò e per ventisei anni la Siria fu sottoposta a un “mandato” francese come stabilito dalla Società delle Nazioni per le popolazioni ritenute incapaci di autogovernarsi. La Siria entrò a far parte dei cosiddetti mandati di classe A, ovverosia quelli che riguardavano le aree precedentemente controllate dall’Impero ottomano che si ritenevano avessero «raggiunto uno stadio di sviluppo in cui la loro esistenza come Nazioni indipendenti poteva essere riconosciuta». Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Francia fu costretta a lasciare il controllo della Siria e permettere un’indipendenza richiesta da molti anni. Dopo l’indipendenza, in Siria ci fu un lungo periodo di instabilità politica con continui cambi di governo e tredici colpi di stato. Il Paese entrò a far parte della Repubblica Araba Unita, nata a inizio 1958 in seguito all’unione politica con l’Egitto. Non funzionò e dopo solo tre anni la Siria abbandonò il progetto.   

Seguì un nuovo periodo di disordine da cui trasse vantaggio il Partito Ba’th con un colpo di stato nel 1963. Tre anni dopo un colpo di mano interno al partito portò a un cambiamento della linea politica, da quella panaraba si passò a una socialista e filosovietica.  

La sconfitta nella Guerra dei Sei giorni, quella di Israele contro Egitto, Siria e Giordania del 1967, portò a un nuovo periodo d’instabilità e a un nuovo colpo di stato interno al Ba’th che si risolse nell'instaurazione nel 1970 del regime di Hafiz al Assad, il padre dell’attuale presidente siriano Bashar al Assad, che veniva da un’intensa carriera militare e nel partito. Nel 1982 le forze siriane lanciarono un violento attacco contro la città di Hama per reprimere un’insurrezione promossa dai Fratelli Musulmani: il regime massacrò migliaia di persone dando un chiaro segnale ai propri oppositori.

2Guerra in Siria: i motivi del conflitto

Guerra in Siria: edifici distrutti a nord di Damasco
Guerra in Siria: edifici distrutti a nord di Damasco — Fonte: getty-images

La rivolta in Siria inizia in una piccola città del Sud, Daraa. Dopo l’arresto di due giovani studenti — rei di aver scritto sul muro della scuola frasi ingiuriose contro il regime di Assad — i cittadini scendono in piazza per chiederne la liberazione. Il popolo chiede anche maggiori aperture democratiche.
Per il 60% di fede sunnita, la popolazione siriana vive da quarant’anni sotto il dominio del clan familiare di Assad, appartenente alla minoranza alauita, un ramo dello sciismo. Questa dinastia conosce una sola legge: governare senza condividere il potere con nessuno.   

Le prime manifestazioni contro Assad entrano a far parte di quel movimento chiamato “primavera araba”, cioè le proteste anti-governative iniziate qualche mese prima in Tunisia e che si erano poi diffuse in diversi paesi del Nord Africa e del Medio Oriente: in alcuni casi portarono alla destituzione di capi di governi autoritari che erano al potere da decenni, come in Tunisia ed Egitto, in altri crearono le condizioni per l’inizio di guerre civili che non si sono ancora risolte, come in Yemen, Libia e Siria.   

Le forze di sicurezza di Assad sparano sulla folla. Da quel momento la rivolta si diffonde in tutte le principali città del Paese, da Aleppo a Damasco. È il 15 marzo 2011.
Nei mesi successivi le proteste si ripresentano ogni settimana, così come la repressione delle forze di sicurezza. L'uso della forza per reprimere la rivolta fece estendere le proteste in tutto il Paese che poi culminarono con la richiesta di dimissioni del Presidente. Per proteggere i cittadini indifesi, alcuni ex soldati dell’esercito di Assad si uniscono nell’Esercito Libero Siriano.
Il regime risponde bombardando le zone controllate dai ribelli. Tra gli episodi più tragici c’è l’attacco al villaggio di Houla: 100 vittime, la metà sono bambini.
Intanto, in molti decidono di lasciare il Paese. In due anni, il numero dei rifugiati raggiungerà il milione.

3Chi è Assad?

Bashar al-Assad
Bashar al-Assad — Fonte: ansa

Secondogenito di Hafiz. Al suo posto, per linea di successione, ci sarebbe dovuto essere il fratello Basil, il quale, però, è morto in un incidente stradale. Bashar, che inizialmente non si curava di politica, ha avuto tutto il tempo per assecondare la propria indole di studioso. Si è laureato in medicina all’Università di Damasco, nel 1988, e ha prestato servizio al Tishrin, il più grande ospedale militare della capitale.
Più tardi si è spostato a Londra per specializzarsi in oftalmologia, ma l’improvvisa dipartita del fratello Basil, il 13 gennaio 1994, lo ha indotto a entrare nel mondo della politica dalla porta principale. Dopo la morte del padre, è diventato il presidente della Siria a poco meno di 35 anni e con nessuna esperienza politica alle spalle, tanto che si dice che ancora oggi governi grazie alle indicazioni della cerchia politica del padre.
Dal giorno del suo insediamento ha mantenuto il potere reprimendo militarmente ogni dissenso. Impegnato in questo piano anti-sionista, il leader siriano ha sovvenzionato e aiutato due formazioni ufficialmente riconosciute come terroriste dalla NATO: Hamas ed Hezbollah.
Nel 2010 fu nominato Cavaliere di gran croce decorato di gran cordone dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, onorificenza revocata “per indegnità” due anni dopo.

4La guerra civile in Siria e le prime sconfitte di Assad

Aleppo: città della Siria
Aleppo: città della Siria — Fonte: ansa

All’interno di quella che oramai è diventata una vera e propria guerra civile, la battaglia più importante è stata quella di Aleppo, città del nord della Siria, che a dicembre è stata riconquistata totalmente da Assad. Aleppo è stata divisa in due per quasi quattro anni: a ovest c’erano le forze fedeli ad Assad, a est i ribelli.  

Per diverso tempo il regime ha applicato la tattica chiamata starve-or-submit (“morite di fame o arrendetevi”), così come descritta la giornalista del New York Times Anne Barnard. Il 21 agosto 2013 più di 1400 civili muoiono per un attacco di armi chimiche a Ghouta. Dopo forti pressioni politiche, il regime di Assad accetterà di mettere il suo arsenale chimico sotto controllo internazionale.  

Dopodiché Assad subisce le prime sconfitte. Nel nord i ribelli conquistano diverse città, fino a minacciare il territorio della costa, dove si trovano le principali comunità alauite e cristiane. I ribelli ottengono diverse vittorie anche a sud, mentre a est lo Stato Islamico conquista Palmira. Sono gli anni in cui il terrorismo guidato dalle due organizzazioni cresce e prospera in tutto il mondo, aggiungendo una variabile che spinge diversi Paesi, dell’area e del resto del mondo, a partecipare – a vario titolo – nel conflitto. Il regime di Assad vive uno dei suoi peggiori momenti e in molti lo danno per spacciato.

5L’intervento della Russia nella guerra civile siriana

Nell’agosto 2015 la Russia entra nel conflitto siriano bombardando sia alcune zone controllate dalle forze ribelli, sia quelle dello stato islamico. Gli aerei russi hanno cominciato a bombardare i ribelli in Siria il 30 settembre 2015, alla fine di un’estate terribile per il regime siriano. L’intervento russo ha stravolto tutto.  

Perché la Russia ha voluto salvare Assad? Mediante un patto di alleanza con il governo siriano, il presidente Putin ha lanciato un’escalation al suo sostegno ad Assad nel 2015, con una campagna aerea che si è rivelata cruciale nel trasformare le sorti della guerra a favore del governo. Ufficialmente, l’impegno del Paese è stato fin da principio rivolto esclusivamente alle forze “guidate dai terroristi”, ma in realtà diverse organizzazioni umanitarie sostengono che gli attacchi hanno avuto come obiettivo anche i ribelli e i civili.
Il piano di Putin è questo: se sopravvive Assad, sopravvive anche quanto di buono c’è stato finora nelle relazioni tra i due paesi, che vanno avanti dai tempi della Guerra fredda e che hanno garantito alla Russia il suo unico sbocco sul mar Mediterraneo. Ma c’è anche altro: da qualche anno la Russia è diventata molto più aggressiva in politica estera (come in Ucraina), sfruttando il progressivo ritiro degli Stati Uniti in alcune zone del mondo, come il Medio Oriente. In altre parole: la Russia vuole contare di più nel mondo e la guerra in Siria è una buona occasione per riuscirci.