La guerra parallela italiana nella Seconda guerra mondiale

Di Redazione Studenti.

Guerra parallela italiana nella Seconda guerra mondiale: cos'è, quando è stata, chi l'ha combattuta e cosa ha significato

GUERRA PARALLELA

Nel 1940 l'Italia di Mussolini dichiarò guerra contemporaneamente alla Francia e all'Inghilterra
Nel 1940 l'Italia di Mussolini dichiarò guerra contemporaneamente alla Francia e all'Inghilterra — Fonte: getty-images

Mussolini il 10 giugno 1940 dichiarò l’entrata in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Pochissimi giorni dopo i Tedeschi entrarono a Parigi.

Il piano di guerra di Mussolini prevedeva una posizione di attesa su tutti i fronti, tranne quello del Mediterraneo. Il primo obiettivo, la conquista di Malta, fallì.  Seguirono le battaglie di Punta Stilo e di Capo Teulada, con perdite da entrambe le parti. Nel novembre 1940 gli inglesi distrussero tre delle sei corazzate italiane nel porto di Taranto e l’anno successivo a Capo Matapan.

Nell’ottobre 1940, Mussolini attaccò la Grecia determinando un disastro che nell’aprile del 1941 indusse Hitler a intervenire conquistando rapidamente la Iugoslavia e la Grecia. Anche la spedizione africana (richiesta da Hitler) si risolse in un insuccesso. Non andò meglio in Africa-orientale dove gli italiani scontarono l’incuranza di Mussolini e dovettero cedere la colonia agli inglesi. l’impero fascista si era dissolto e finiva la “guerra parallela”.

LA CADUTA DEL FASCISMO E L'ARMISTIZIO

Winston Churchill, temendo che Stalin rivendicasse gran parte dei territori europei, sosteneva da tempo l’opportunità di uno sbarco anglo-americano in Grecia o in Italia. Roosevelt era convinto che fosse necessario sbarcare in Normandia. Gli alleati puntarono sulla Sicilia. Sbarcati nel luglio 1943, risalirono lentamente la penisola. In marzo in Italia erano cominciati gli scioperi e il 25 luglio il Gran consiglio del fascismo votò una mozione di sfiducia nei confronti di Mussolini. Fu arrestato e esiliato sul Gran Sasso, determinando la caduta del Fascismo.

Badoglio negoziò con gli Alleati un armistizio, l’8 settembre 1943. Quindi con Vittorio Emanuele III abbandonò la capitale e fuggì a Brindisi sotto la protezione della flotta anglo-americana. A Roma, presso Porta San Paolo, le truppe tedesche si scontrarono con militari e civili antifascisti che inaugurarono la Resistenza. Mentre gli alleati si attestavano sulla linea di Cassino, i Tedeschi occupavano l’Italia centro-settentrionale.

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LA REPUBBLICA DI SALÒ

Hitler, dopo aver liberato Mussolini, lo convinse a fondare la Repubblica di Salò che fu pienamente asservita al comando tedesco e si limitò ad agire contro il movimento partigiano.

Solo dopo questi fatti Badoglio e il Re dichiararono la posizione dell’Italia, dichiarando guerra alla Germania e ottenendo così dagli alleati il riconoscimento di Paese Cobelligerante.

L’Italia era divisa in due:

  • Al nord la Repubblica di Salò con fascisti protetti dai nazisti;
  • Al sud (regno del sud, governo monarchico) gli anglo-americani.

Successivamente si verificarono le prime formazioni partigiane, esse organizzavano attentati nelle città e a guerra finita volevano un governo democratico. Il CNL chiese le dimissioni nel maresciallo Badoglio e l’abdicazione di Vittorio Emanuele III. 

A risolvere questa questione intervenne Palmiro Togliatti, che sostenne che il CNL dovesse entrare a far parte del governo. Con la svolta di Salerno si costituì un governo di unità nazionale, con presidenza di Badoglio e vicepresidenza di Togliatti.

Intanto gli Alleati liberavano Roma ed entravano a Firenze e nacquero le repubbliche partigiane. L’iniziativa di un governo di unità nazionale si bloccò sulla linea gotica (tra Rimini e la Spezia). I nazifascisti presero il controllo del settentrione e gli alleati riconobbero il CNL alta Italia; il movimento partigiano si mise agli ordini del generale Cadorna, così la linea gotica venne sfondata e la resistenza ordinò l’insurrezione nazionale (25 aprile).

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