Guerra di Troia: storia, cause e protagonisti

Guerra di Troia: storia, cause e protagonisti A cura di Federico Goddi.

Storia e cause della guerra di Troia, la guerra combattuta tra gli Achei e la città di Troia che alla fine cadde in seguito al piano di Ulisse dal cavallo di legno

1Antefatto della guerra di Troia: alle origini del mondo greco

Sito archeologico. Antica città di Troia vicino a Canakkale, in Turchia
Sito archeologico. Antica città di Troia vicino a Canakkale, in Turchia — Fonte: getty-images

La guerra di Troia è un episodio difficilmente comprensibile senza contestualizzare gli eventi all’interno di un quadro storico in cui gli antenati dei Greci divengano i protagonisti. La civiltà cretese mostrò al mondo la sua magnificenza, fino a quando i suoi palazzi monumentali andarono in frantumi per non essere mai più riedificati. A finire in rovinaa causa di un terremoto devastante - furono anche le istituzioni politiche di una società sino ad allora florida

La scomparsa della forza cretese sul mare fu l’immediata conseguenza di un crollo repentino. Alle cause naturali si sommarono delle ragioni militari: l’arrivo di popoli agguerriti che avevano messo in discussione l’egemonia cretese. Il vuoto di potere fu presto colmato dall’arrivo di una nuova potenza: i Micenei, originari della regione greca dell’Argolide

Galleria di Tirinto: antica città dell'Argolide, in Grecia
Galleria di Tirinto: antica città dell'Argolide, in Grecia — Fonte: getty-images

Si trattava di una popolazione indoeuropea che gli studiosi considerano originaria della penisola balcanica o dalla Russia meridionale, e che sono noti, tra le altre cose, per l’utilizzo della cosiddetta scrittura lineare B, un elemento fondamentale per le registrazioni amministrative.

Possiamo considerare i Micenei, a buon diritto, i progenitori dei Greci; ed è proprio nella penisola greca che i Micenei edificarono dei palazzi fortificati da mura ciclopiche. Tirinto in Argolide, Pilo in Messenia, Tebe e Gla in Beozia e Iolco in Tessaglia sono solo alcuni dei più importanti centri di una civiltà che riecheggia nei poemi omerici. 

2I poemi omerici e la civiltà micenea

I due poemi attribuiti ad Omero, l’Iliade e l’Odissea, conservano memoria dei regni descritti. Ma è l’Iliade ad interessarci da vicino, poiché narra la guerra e l’assedio degli Achei contro la città di Troia, mentre l’Odissea racconta il ritorno in patria di Odisseo (Ulisse). Molti storici moderni vissero nella certezza che gli scritti fossero solo il frutto dell’arte narrativa di Omero, e che quindi si trattava di opere totalmente prive di fondamento storico.

Di questa opinione non era però Heinrich Schliemann, un commerciante tedesco, che nel 1870, sulla base delle descrizioni geografiche presenti nei testi omerici, identificò il sito della città di Troia. Nel 1876, utilizzando gli stessi metodi, risalì alla rocca di Micene, che secondo alcuni versi dell’Iliade, era il centro del regno di Agamennone (nel Peloponneso nord-orientale). Era stato proprio il re dell’Argolide a guidare la spedizione contro Troia. Nelle sue ricognizioni archeologiche, Schliemann trovò anche delle tombe con ricchissimi corredi funerari che fecero riemergere, dopo circa due millenni, la civiltà micenea.

Heinrich Schliemann (1822-1890): imprenditore e archeologo tedesco
Heinrich Schliemann (1822-1890): imprenditore e archeologo tedesco — Fonte: getty-images

Naturalmente, alle eccezionali scoperte archeologiche, è seguita una serie di studi che hanno corretto lo scenario “epico”. Per prima cosa, la critica è ormai concorde nel ritenere che Iliade e Odissea siano opere scritte da differenti autori. Sono infatti troppe le dissonanze linguistiche e le difformità di stile.

Inoltre, è oggi noto che i poemi omerici sono frutto di una sedimentazione, di una rielaborazione che ha visto l’impegno di generazioni di aedi e rapsodi. L’opera assunse una forma scritta solo nel VI sec. a.C., e raccolse tradizioni risalenti a diverse epoche.

Non da ultimo, anche la visione di Schliemann ha subito alcuni importanti cambiamenti: è stato scoperto che le tombe di Micene sono anteriori di circa tre secoli rispetto alla distruzione di Troia e quindi non potevano certo appartenere ad Agamennone o agli uomini a lui vicini (le più accreditate ricerche archeologiche hanno mostrato come Troia fosse stata espugnata intorno all’anno 1220 a.C.).

Tomba di Agamennone nella necropoli di Micene
Tomba di Agamennone nella necropoli di Micene — Fonte: getty-images

Quest’ultimo dato e tutt’altro che irrilevante: gli Akhkhiyawa, descritti anche nei testi Ittiti, coinciderebbero con gli Achei omerici o, in termini moderni, con i Micenei (sia l’Iliade che l’Odissea conservano dei dati che rimandano all’età micenea). Si pensi, ad esempio, al II libro dell’Iliade, in cui vengono elencate le forze achee in campo a Troia e fatta la descrizione della potenza navale micenea. A questo, si aggiunga la descrizione nell’opera di Micene e Pilo, potenze rilevanti già a partire dall’VIII sec. a.C.

Prima di giungere alla descrizione dell’evento bellico, è inoltre opportuno farsi un’idea sull’architettura sociale degli invasori di Troia: i Micenei avevano al vertice un signore, che si chiamava wànax a cui era affiancato uno stratega militare, ed il lawagètas, espressione di un’aristocrazia guerriera e sacerdotale, affiancati da un numero considerevole di scribi che andava a comporre la classe amministrativa. Alla base della piramide di potere stavano gli artigiani e i contadini che erano alle dipendenze dell’organizzazione palaziale. Solo gli appartenenti alla classe aristocratica potevano disporre di un appezzamento terriero senza averne la proprietà reale. 

L’economia della società Micenea era a carattere prevalentemente agricolo, e l’alimentazione era integrata dalla pesca, vista anche la propensione “mediterranea” di una società in continua espansione: è attestata la presenza di gruppi Micenei anche nel Mediterraneo orientale; a Cnosso, sull’isola di Creta, sorse un regno che dal 1400 a.C durò due secoli, mentre un altro regno si costituì sull’isola di Rodi.

3La guerra di Troia: storia e personaggi

Il cavallo di Troia in un dipinto di Henri Paul Motte, 1874
Il cavallo di Troia in un dipinto di Henri Paul Motte, 1874 — Fonte: getty-images

Quando si raccontano gli eventi bellici – di qualunque epoca - è necessario aver sempre presente quali fossero i vantaggi geografici attribuiti al luogo al centro della contesa. Meglio di altri, lo storico Barry Strauss ha descritto i motivi per cui Troia era una città ambita:  

‹‹Troia invoglia alla guerra. La sua posizione, dove l’Europa e l’Asia si toccano, la rendeva ricca e visibile. A Troia, l’acqua blu come acciaio dello stretto dei Dardanelli si riversa nell’Egeo e apre la via al mar Nero. Anche se il vento del nord spesso impediva la navigazione nella zona, Troia aveva un porto naturale protetto e quindi attraeva i mercati, nonché i predoni. Mura, guerrieri e sangue erano il destino della città. Quando i Greci di Omero, a quanto si narra, lottarono per Troia, c’erano già stati duecento anni di lotte per il possesso della città. Nei secoli successivi molti eserciti passarono sotto le antiche mura di Troia, da quelli di Alessandro Magno a quelli della campagna di Gallipoli del 1915›› (Barry Strauss, La guerra di Troia).  

È anche questo il contesto in cui è inserita l’espansione micenea verso l’Anatolia. Gli stessi Ittiti menzionano una popolazione ostile che attaccava i territori del loro impero lungo le coste dell’Asia Minore. La maggioranza della comunità scientifica considera gli Akhkhiyawa dei testi Ittiti assimilabili agli Achei epici dell’Iliade. Questi ultimi, a loro volta, non sarebbero che i Micenei, che tra XIV-XIII secolo si spinsero fino all’Oriente, nei pressi di Troia, all’estremità nord-occidentale dell’Anatolia, non lontano dallo Stretto dei Dardanelli.

Affresco minoico sul muro del Palazzo di Cnosso
Affresco minoico sul muro del Palazzo di Cnosso — Fonte: getty-images

Troia era una città fondata intorno al 3000 a.C. da una popolazione con molte similitudini ai Micenei e che aveva abitato una terra baciata dalla fortuna: pianure fertili, pascoli in abbondanza, artigianato fiorente ed intensi traffici che l’avevano resa una delle città più ricche dell’intera regione.

Secondo gli antichi la causa scatenante del conflitto fu il rapimento di Elena, moglie di Menelao e cognata di Agamennone. Colei che era considerata la donna più bella dell’antichità fu rapita da Paride, figlio del re di Troia, Priamo. La spedizione degli Achei sarebbe stata organizzata per vendicare quell’affronto senza precedenti. Naturalmente, l’episodio non è fondato storicamente, tuttavia dice molto sul classico utilizzo di una leggenda presente in molte culture: il rapimento di una principessa con guerra annessa.

Molto opportunamente, gli studiosi si sono lungamente interrogati sulle cause reali del conflitto; tra le più condivisibili abbiamo la ricordata posizione strategica di Troia, unita alla probabile imposizione di pedaggi per chi attraversava lo Stretto dei Dardanelli. Gli Achei avrebbe quindi mosso una guerra per rompere una sorta di guerra commerciale.

Altri studiosi propendono per una visione più semplice, ma non meno probabile: gli Achei organizzarono una spedizione con lo scopo di saccheggiare un centro noto per le ricchezze. Troia cadde in mano nemica nel 1220 a.C per non riprendersi mai più, ma la sua leggenda continuò a vivere anche grazie ad un’altra immagine dell’epica classica: Enea, eroe virgiliano dell’Eneide, guerriero troiano in fuga, destinato dal fato alla fondazione di Roma.

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