Guerra di secessione americana: cause, cronologia, battaglie e protagonisti

Guerra di secessione americana: cause, cronologia, battaglie e protagonisti A cura di Federico Goddi.

Storia e cause della guerra di secessione americana, la guerra civile combattuta tra il 1861 ed il 1865 tra gli Stati del Nord - che volevano abolire la schiavitù - e gli stati del Sud che volevano mantenerla.

1Guerra di secessione: le cause del conflitto

Guerra di secessione americana: battaglia tra l'Unione e i Confederati, 3 maggio 1862
Guerra di secessione americana: battaglia tra l'Unione e i Confederati, 3 maggio 1862 — Fonte: getty-images

Una riflessione sulla guerra di secessione americana deve inevitabilmente partire da un’analisi della situazione politica precedente al conflitto. In quel contesto, gli Stati Uniti erano un Paese tagliato in due: le differenze tra Nord e Sud toccavano temi sociali e soprattutto economici. Molto semplicemente c’era una visione diametralmente opposta sul futuro di quella che sarebbe divenuta la prima potenza mondiale. 

Al Nord esisteva una società dinamica, in crescita demografica costante, anche grazie agli alti tassi di industrializzazione e, nondimeno, dal benessere generato dalla forte immigrazione. Ad un’urbanizzazione considerevole, faceva da contorno una drastica riduzione della popolazione rurale (intorno al 40%), mentre nel Sud quest’ultima tocca l’84%

Tuttavia, la maggiore differenza riguardava la questione della schiavitù: negli Stati confederati (Sud) le persone ridotte in uno stato di infimo servilismo raggiungeva l’eccezionale percentuale del 34%. La schiavitù era la pietra angolare del sistema economico del Sud che dipendeva fortemente dal mercato internazionale del cotone e dall’importazione dei prodotti lavorati. Il progressismo generalizzato presente nel Nord del Paese si confrontava quindi, inevitabilmente, con un conservatorismo radicale presente nel Sud.  

2Nord contro sud: interessi a confronto

Porto di New Orleans. Esportazione del cotone
Porto di New Orleans. Esportazione del cotone — Fonte: getty-images

Secondo la recente storiografia, le motivazioni dettate dal sistema schiavistico non sono comunque sufficienti a giustificare il conflitto, perché sottostimano i fattori politici che giocarono invece un ruolo importante nella corsa alla conquista dell’egemonia continentale. Il nodo della questione è infatti istituzionale: l’aumento degli abolizionisti avrebbe comportato un maggior peso politico, incidendo sulla divisione di potere tra Camera e Senato, istituzioni che unitamente alla presidenza federale tenevano salda la barra del timone in tutte le questioni, soprattutto quelle economiche. 

In questo settore fu aspra la diatriba riguardante la linea del libero scambio (modello degli Stati del Sud) e quella protezionista predicata nel Nord. Non a caso, il Partito Democratico fu molto accondiscendente: scelse infatti una politica che non metteva in crisi i rapporti con i democratici del Sud, riducendo drasticamente i dazi e stimolando l’esportazione del cotone. Una ricetta economica che non poteva certo soddisfare gli industriali del Nord, che invece chiedevano di proteggere il settore manifatturiero. 

Altro fattore riguardava la schiavitù solo nei termini economici (e non certo umanitari): giova ricordare che dal 1790 al 1860 i due terzi dei presidenti americani erano dei grandi proprietari terrieri originari del Sud, quindi proprietari di schiavi. 

Per questo ceto sociale, lo spettro della perdita del potere politico diveniva sempre più reale, e si manifestò sotto la luce del sole nella controversia del Kansas-Nebraska Act (1854) che riguardava la divisione dell’immenso territorio del Nebraska in due realtà statali. All’idea di separazione, seguì la decisione che fosse la “sovranità popolare” a stabilire le caratteristiche dei nuovi Stati. Una risoluzione che però minava l’obbligo di aderire agli Stati liberi (Nord) per tutti i territori situati a nord del parallelo 36° 30’. 

Abraham Lincoln: 16º Presidente degli Stati Uniti d'America
Abraham Lincoln: 16º Presidente degli Stati Uniti d'America — Fonte: getty-images

Lo scenario divenne ancor più tempestoso con la comparsa sulla scena del nuovo Partito Repubblicano (fondato nel 1854), che si batteva palesemente contro la schiavitù. Nelle elezioni del novembre del 1860 risultò vincitore Abraham Lincoln, esponente di spicco dei repubblicani, che nel corso della campagna elettorale aveva manifestato una ostilità viscerale alla schiavitù, pur non promettendone l’abolizione, per non arrivare ad una rottura totale con i sudisti

Nonostante le parziali rassicurazioni, gli Stati del Sud percepirono quell’elezione come un attentato all’istituzione della schiavitù che avrebbe messo in discussione l’egemonia sudista. Le contromisure non si fecero attendere, la Carolina del Sud approvò una risoluzione di secessione, e fu seguita nella svolta da altri Stati: Alabama, Mississippi, Georgia, Louisiana, Florida e Texas.  

Il 4 febbraio del 1861, in Alabama, fu istituito un governo confederale che garantiva il sistema schiavistico attraverso la presidenza di Jefferson Davis. A nulla servì l’iniziale politica accomodante del presidente Lincoln, a cui premeva la conservazione dell’unione di Nord e Sud nello Stato federale.  

Jefferson Davis, 1865. Primo ed unico presidente degli Stati Confederati d'America
Jefferson Davis, 1865. Primo ed unico presidente degli Stati Confederati d'America — Fonte: getty-images

A quel punto bastò poco, la classica scintilla, per far divampare un conflitto generale: alcuni confederali attaccarono una guarnigione federale nella baia di Charleston, in Carolina del Sud. Lincoln non esitò e ordinò di fare fuoco su quel nucleo di uomini che considerava dei ribelli. Scoppiava così una guerra che avrebbe portato, non da ultimo, una divisione interna negli Stati di Nord e Sud, specie in quelli di confine, in cui convivevano istanze unioniste e confederali. 

Il miglior esempio fu quello delle Kentucky, che emblematicamente aveva dato i natali ad entrambi i presidenti, e che avrebbe scelto di restare con l’Unione

3Il nuovo assetto dopo la guerra di Secessione

Battaglia di Shiloh, 6-7 aprile 1862
Battaglia di Shiloh, 6-7 aprile 1862 — Fonte: getty-images

Il presupposto sembrerà banale, ma è doveroso ricordare che la guerra di secessione, combattuta tra 1861 e 1865, è il conflitto più distruttivo mai visto sul suolo statunitense. Durante quegli anni, morirono più soldati americani che nei due conflitti mondiali del XX secolo. Come spesso accade, i contemporanei ne sottovalutarono durezza, privazioni e, soprattutto, la probabile lunga durata. Erano argomenti non analizzati con la necessaria obiettività: esisteva un sostanziale ottimismo nei campi contrapposti. 

Oggi sappiamo che la realtà era molto più complessa: il Nord aveva certo un vantaggio industriale, a cui si affiancava la costante della crescita demografica, ma il Sud, da parte sua, lottava per la sopravvivenza di un sistema, di un modello sociale che non voleva abbandonare. 

Battaglia di Antietam, 17 settembre 1862
Battaglia di Antietam, 17 settembre 1862 — Fonte: getty-images

Per quel che concerne l’aspetto delle battaglie, lo scontro di Antietam ben sintetizza gli aspetti della carneficina a cui si assisté durante i primi mesi del conflitto. Nel settembre del 1862, persero la vita più di 3500 uomini in un singolo giorno; ed è solo uno dei tanti eventi luttuosi che coinvolsero ogni famiglia americana, come durante gli scontri di Shiloh, aprile del 1862, nei quali perirono circa 24.000 uomini in armi

Proprio il ’62, rappresenta una delle svolte del conflitto per via delle contromisure che il Nord seppe prendere per arginare l’iniziale superiorità militare degli Stati del Sud. Gli Stati favorevoli all’Unione bloccarono i porti del Sud arrestando le esportazioni da cui dipendeva l’economia confederale. Questa mossa, che da una parte segnava una vittoria interna, creò al Nord dei problemi con i Paesi europei che avevano da sempre molto bisogno del cotone americano. 

Ritratto del generale Robert Edward Lee, 1864
Ritratto del generale Robert Edward Lee, 1864 — Fonte: getty-images

Grazie alle forti pressioni diplomatiche, l’Unione fu in grado di mediare, garantendo il mancato riconoscimento europeo dell’indipendenza del Sud. La vittoria era stata notevole, ancor più rumorosa se immaginiamo la contromisura economica di Londra: importare massicce quantità di cotone dall’Egitto. 

Le grandi differenze tra Unione e Confederazione non si fermano al dato economico, ma sono visibili anche sui campi di battaglia, dove dal 1863, per l’esercito del Nord, combattevano anche i neri, circa 179.000 soldati, che erano separati dalle altre truppe e agli ordini di ufficiali bianchi. 

Sotto l’aspetto strategico, altrettanto evidenti erano le distanze: l’esercito confederato combatteva agli ordini di un proprietario di schiavi, il generale Lee, mentre gli unionisti rispondevano agli ordini di un liberale come il generale Grant. Negli scontri decisivi, l’esercito di Grant si giovò di rifornimenti migliori e di una sostanziale superiorità logistica, lampante nella battaglia di Gettysburg, in Pennsylvania, che aprì la strada alla corsa verso il Sud. 

Generale Grant in uniforme militare
Generale Grant in uniforme militare — Fonte: getty-images

Nell’aprile del 1855 cadde anche la città di Richmond, che in quegli anni era la capitale della confederazione. La devastazione degli Stati del Sud era ormai inarrestabile, con la conseguente perdita del 70% delle ricchezze. 

La vittoria del Nord garantì l’emancipazione di oltre 4 milioni di schiavi, resa ufficiale col tredicesimo emendamento della Costituzione e frutto delle battaglie del Partito Repubblicano di Lincoln. Quest’ultimo, assassinato il 15 aprile del 1865, era stato protagonista dell’ennesima grande svolta del Paese, avvenuta grazie all’Homestead Act (1862), che assegnava appezzamenti terrieri a chiunque lavorasse la terra per almeno cinque anni. 

4Guarda il video sulla Guerra d'Indipendenza americana