Griselda: interpretazione, sequenze e morale della novella del Decameron di Boccaccio

Griselda: interpretazione, sequenze e morale della novella del Decameron di Boccaccio A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Trama e analisi di Griselda, l'ultima novella del Decameron di Boccaccio che ha come tema centrale la cortesia e la magnanimità.

1Griselda (Dec. X.10)

Il marchese di Saluzzo, da’ prieghi de’ suoi uomini costretto di pigliar moglie, per prenderla a suo modo, piglia una figliuola d’un villano, della quale ha due figlioli, li quali le fa veduto di uccidergli. Poi, mostrando lei essergli rincresciuta e avere altra moglie presa, a casa faccendosi ritornare la propria figliuola come se sua moglie fosse, lei avendo in camicia cacciata e ad ogni cosa trovandola paziente, più cara che mai in casa tornatalasi, i suoi figliuoli grandi le mostra, e come marchesana l’onora e fa onorare.

2Introduzione

Il marchese Gualteri presenta la sua sposa Griselda al popolo di Saluzzo
Il marchese Gualteri presenta la sua sposa Griselda al popolo di Saluzzo — Fonte: getty-images

Il tema della decima giornata è enunciato nella conclusione della nona giornata da Panfilo (dal greco “pan + philos”, cioè amante del tutto) il re ideale per racchiudere la totalità dell’universo decameroniano. Dice alle donne: «domane ciascuna di voi pensi di ragionare sopra questo, cioè: di chi liberalmente ovvero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a’ fatti d’amore o d’altra cosa. Queste cose e dicendo e udendo, senza dubbio niuno gli animi vostri ben disposti a valorosamente adoperare accenderà; ché la vita nostra, che altro che brieve esser non puote nel mortal corpo, si perpetuerà nella laudevole fama; il che ciascuno che al ventre solamente, a guisa che le bestie fanno, non serve, dee, non solamente desiderare, ma con ogni studio cercare e operare». È una raccomandazione speciale di Boccaccio ai suoi lettori: non pensate solo alla pancia come bestie e imparate a capire come dare senso alla vita. 

Per concludere l’opera occorre quindi trovare la storia giusta e Boccaccio pensa ad una novella molto nota dell’antichità: la novella di Griselda, un exemplum di fedeltà coniugale quasi a oltranza della protagonista verso il suo consorte. Nel Decameron è narrata da Dioneo, una delle voci più discordanti dell’opera (è lui che ha il permesso di andare fuori tema).

Petrarca, amico e mentore di Boccaccio, scelse di tradurla per lui (Sen. XVII.3) con il titolo De insigni obedientia et fide uxoria (L’insigne obbedienza e la fedeltà di una moglie). Tra l’altro in quella lettera Petrarca fa finta di aver giusto leggiucchiato qua e là il Decameron e ne approfitta per rendere merito all’ingegno dell’amico a cui dedica la sua traduzione che poi diventerà – tra l’altro – la versione ‘internazionale’ di quella storia (essendo stata scritta in latino). Dice con simpatia: «Ho riscritto la tua storia a parole mie, anzi qui e là talvolta ho cambiato o aggiunto qualche parola e spero che la cosa non ti offenda, ma che anzi ti sia gradita». E precisa che il suo amico ha fatto bene a porre alla fine questa novella perché «Il meglio viene sempre alla fine».

3Novella di Griselda: trama

La storia di Griselda, il matrimonio
La storia di Griselda, il matrimonio — Fonte: getty-images

Gualtieri, marchese di Saluzzo è, come si direbbe oggi, uno scapolo d’oro. Rimanda la scelta di una consorte finché si decide ma solo per mettere a tacere le insistenze dei suoi sudditi. Quasi per provocazione, la sua scelta cade sulla giovane Griselda, una bella pastorella, ragazza di umilissime condizioni, la quale accetta la proposta di matrimonio del signore. La scelta si dimostra giusta perché lei si rivela dolce e gentile comportandosi in modo onorevole e degno al punto da conquistarsi il bene la fiducia di tutti. 

Dopo qualche tempo nasce la loro prima figlia, entrambi sono felici ma Gualtieri, con matta bestialità, comincia a mettere alla prova la fedeltà della moglie: vuole vedere se ella è davvero obbediente e sottomessa al suo volere. Gualtieri le dice che il popolo non è contento di lei per via delle sue origini e che anche la loro figlia è vista di cattivo occhio. Un giorno manda dalla moglie un servo il quale ingiunge alla donna di consegnargli la figlia: Gualtieri desidera che muoia. Pur soffrendo, Griselda obbedisce. La medesima situazione si ripeterà con il secondogenito: Griselda accetta di consegnare il figlio. In realtà Gualtieri non intende certo uccidere i suoi figli. Pur criticato anche dai suoi sudditi per tali crudeltà, lasciando tutti convinti di queste orribile azioni, Gualtieri ha invece inviato i figli da alcuni parenti a Bologna perché si occupino di loro. 

Dopo tredici anni il marchese sottopone Griselda un’altra prova: il ripudio. Gualtieri le dice di avere ottenuto una dispensa papale per il matrimonio e che può risposarsi: a tal proposito ha già trovato una nobil donna che fa al suo caso. Dunque, Griselda deve lasciare immediatamente il palazzo del marchese, povera così come vi era entrata, e quindi letteralmente nuda, senza averi.

Infatti era così che l’aveva accolta Gualtieri e così la rimandava indietro alla casa del padre. Griselda chiede solo di potersene andare via con una camicia e non nuda come vi era entrata giustificandosi che non è bene nemmeno per lui che i suoi sudditi vedano nuda la madre dei suoi figli e perché l'unica dote che aveva portato con sé era la sua verginità che lui non le può più restituire. Gualtieri glielo concede. Qualche tempo dopo, il marchese fa rientrare di nascosto i suoi figli da Bologna facendo credere ai suoi sudditi che la giovane fanciulla sarà la sua sposa.

È l’occasione per un’ultima prova: fa richiamare a palazzo Griselda per rassettare la casa per le nozze. Addirittura Griselda dovrà conoscere la sua rivale in amore e servirla? Pur inaudito, Griselda ancora una volta sottostà al volere del marchese. Il giorno del banchetto tutti gli invitati ammirano la beltà della nuova sposa di Gualtieri e anche la stessa Griselda. Questa prega il suo signore di risparmiare alla giovanetta le "punture" (le prove) che ha dato a lei perché la fanciulla non riuscirebbe a sopportarla in quanto non conosce le asprezze della vita.

Con ciò Gualtieri, commosso da tanta fedeltà, rivela a Griselda l’identità della ragazza e del fratello che l’accompagna e pone fine alle prove e al travaglio della donna rivelando a lei e a tutti il motivo che l’aveva spinto a comportarsi in questo modo.

4Novella di Griselda: personaggi

A differenza di quello di Petrarca, il Gualtieri di Boccaccio è sadico ed egoista: sciolto da qualunque legame etico, animato da “matta bestialità”. Lui è comunque il vero agente della novella, al contrario di Griselda accetta tutto con passività.

Infatti Griselda, pur soffrendo, sopporta tutto con molta pazienza e perseveranza. Resta oltraggiata nel cuore e nel corpo. Umiliata nel sentimento e nella sua dignità: «In sostanza, cuore e corpo sono entrambi ulcerati: il primo perché, già nelle parole di Boccaccio, ferito a morte da metaforici coltelli, e il secondo umiliato perché per ben due volte denudato o minacciato di denudamento» (Giovanna Angeli, Attorno al corpo di Griselda).

Griselda è un esempio di pazienza al limiti dell’umano, quasi sconcertante. C’è chi vi ha letto in controluce un ricordo della figura della madre dello stesso Boccaccio; chi l’ennesima provocazione di Dioneo, che chiude in modo ambiguo l’opera. O forse Griselda è il simbolo di qualcos’altro di più profondo e deve essere contestualizzata all’interno di tutta l’opera. 

Possiamo vedere in lei l’emblema della santità cristiana, una figura mariana che soffre per volontà di Dio. Vittore Branca vi vede l’esatto opposto morale del protagonista della prima novella dell’opera, Ser Ciappelletto

5Novella di Griselda: temi

Gualtieri e Griselda
Gualtieri e Griselda — Fonte: getty-images

Per riuscire a concludere quest’opera, Boccaccio ha bisogno di una novella forte e ambigua, che possa essere interpretata in più modi; che riassuma tutti i temi contenuti dell’opera; che tenga fede al modello argomentativo dell’opera in generale che risente ancora del modo in cui si utilizzavano gli exempla per giustapposizioni, uno sull’altro, fino a creare un cosmo via via sempre più complesso. La novella di Griselda svolge perfettamente questo compito che, in verità, spetta a tutta la decima giornata. Infatti le novelle della decima giornata sono incentrate sui temi della fortuna (le prime tre), dell’amore (dalla quarta alla settima) e dell’ingegno (l’ottava e la nona). I tre assi cartesiani del Decameron.

Nella novella di Griselda la fortuna interviene e trasforma una povera contadina in una marchesa (come se fossimo in una fiaba stile Cenerentola); l’amore è il sentimento che giustifica la sottomissione di Griselda ai capricci di Gualtieri oltre ogni limite; l’ingegno è usato da Gualtieri per organizzare il suo crudele inganno per mettere alla prova la moglie. Tuttavia, fortuna, amore e ingegno sono unificati e in un certo senso sovrastati, nella novella di Griselda, dal tema della virtù che poi è il tema principale.

Griselda, dal Decameron di Boccaccio
Griselda, dal Decameron di Boccaccio — Fonte: getty-images

Altro elemento importante è il matrimonio simbolo paradigmatico di passaggio da una vita vecchia a una nuova vita (sancito dalla spoliazione di Griselda). Nell’uso di allora il marito soleva offrire i donora (controparte della dote), vale a dire vestiti nuovi che indicavano una nuova appartenenza famigliare.

La nudità può essere intesa come gesto di umiliazione da esibire davanti alla corte quando si sposava una donna di rango inferiore, poiché doveva essere accettata.

Altro tema è senza dubbio quello della vera nobiltà d’animo, quella di Griselda, che si contrappone a quella di sangue del marchese. D’altronde c’è una certa insistenza dell’autore nel delineare con precisione l classe sociale di appartenenza.

6Novella di Griselda: analisi

Il pastore Artandro incontra sua figlia Griselda
Il pastore Artandro incontra sua figlia Griselda — Fonte: getty-images

Da un punto di vista stilistico la novella ha uno stile molto curato ed elevato che ben si accorda all’importanza del tema trattato: cosa che, come abbiamo detto, non sfugge a Petrarca.

La narrazione è distribuita in ampie sequenze e ben articolata, distinta nei due momenti fondamentali. L’antefatto che riguarda Gualtieri; La prima svestizione-vestizione di Griselda ad opera di Gualtieri; le prove subite a palazzo dalla protagonista; la cacciata-svestizione di Griselda; il ritorno di Griselda a casa; la scena finale.

Andiamo adesso ad un importante elemento della narrazione: il denudamento simbolico di Griselda che viene ‘presa’ da Gualtieri e fatta sua sposa, secondo un’antica modalità che ha nella Bibbia alcuni precedenti. Il denudamento è un rituale di passaggio che inaugura la nuova vita della protagonista e questo rito è un’umiliazione pubblica. Vediamo il punto in cui ciò accade:

(…) e domandolla se ella sempre, togliendola egli per moglie, s'ingegnerebbe di compiacergli e di niuna cosa che egli dicesse o facesse non turbarsi, e se ella sarebbe obediente e simili altre cose assai, delle quali ella a tutte rispose di sì. Allora Gualtieri, presala per mano, la menò fuori e in presenza di tutta la sua compagnia e d'ogn'altra persona la fece spogliare ignuda: e fattisi quegli vestimenti che fatti aveva fare, prestamente la fece vestire e calzare e sopra i suoi capelli, così scarmigliati come erano, le fece mettere una corona; e appresso questo, maravigliandosi ogn'uomo di questa cosa, disse: “Signori, costei è colei la quale io intendo che mia moglie sia, dove ella me voglia per marito”; e poi a lei rivolto, che di se medesima vergognosa e sospesa stava, le disse: “Griselda, vuoimi tu per tuo marito?” A cui ella rispose: “Signor mio, sì.”

Molto interessante è questa lettura di Giovanna Angeli:

«Equiparabile ad una straniera, ad una schiava, Griselda è sottoposta ad un cerimoniale di purificazione prima di poter essere moglie a tutti gli effetti. La veste che si toglie riassume la liturgia del depuramento e la sua condizione la rende passibile di essere abbandonata e umiliata. Al tempo stesso, se trascorriamo al piano della dicotomia guerra-vita civile, in atto nel testo biblico, non sarà problematico identificarne l’edulcorata prosecuzione nell’avvicendamento caccia-matrimonio. Nel racconto di Boccaccio il ritratto del marchese è quello di un giovane dedito esclusivamente all’arte venatoria. Come il guerriero del Deuteronomio, il nobile cacciatore medievale sceglie una “bella prigioniera”, che costringe ad un rito di passaggio: consistente non soltanto nella svestizione e rivestizione ma anche nelle terribili prove che la giovane ‘straniera’ dovrà affrontare per diventare veramente Marchesa. Griselda o la “belle captive”?»

Come ha sottolineato la studiosa, Gualtieri è dedito soprattutto alla caccia ed è per questo che la semantica di questo simbolico passaggio risulta chiara. Non solo: è proprio questo rituale che è rimasto particolarmente impresso nell’iconografia che riguarda questa novella.

Meno chiara sarebbe l’umiliazione delle durissime prove con la menzogna dei due figli tolti e dati per morti. Sembra quasi una forzatura, ma dovremmo ricollegare tutta questa vicenda a Ser Ciappelletto, non nel senso di un esempio morale opposto, ma nella dinamica dell’inganno a oltranza che è tema fondante delle due novelle. Griselda è ingannata, ma non si pone neanche per un istante il problema che i desideri del marchese siano finzioni per metterla alla prova. Accetta senza esitazione di aderire a ciò che il suo signore comanda. In questo senso l’ultima novella permette di rivedere quello che è finora accaduto nell’opera. C’era stato l’orrido cominciamento, prima della novella di Ciappelletto, con la descrizione della peste (richiamata anche da Petrarca, nella stessa Senile XVII.3). 

Boccaccio e Petrarca
Boccaccio e Petrarca — Fonte: getty-images

L’interpretazione generale di Petrarca è proprio questa: Griselda incarna un ideale di santità in un rapporto creatura-creatore. Un corpo che nasce a nuova vita, nudo, come tutti nascono nudi; un corpo rimandato indietro alla vecchia vita, appena coperti del velo di ciò che abbiamo raggiunto. Senza lamentarci, consapevoli che la vita ci riserverà prove di ogni sorta, persino le più crudeli. In fondo la peste aveva mostrato la durezza delle prove mandate: aveva mostrato la nudità dell’uomo davanti alla morte. La sua realtà corporea messa in crisi così come quella religiosa Griselda è una risposta a tutto questo: uno dei pochi valori che l’uomo deve perseguire è accettare il male senza capirlo, mostrandosi forti e pazienti, sapendo che, come disse la grande poetessa Wislawa Szymborska, «Niente è in regalo tutto è in prestito».

Questo aspetto si accorda allo stesso tempo anche al livello storico-sociale secondo una visione di sudditanza feudale di Griselda rispetto al signore. Come sempre, la visione contrastiva di Boccaccio si fa sentire attraverso la battuta finale di Dioneo: «Chi avrebbe, altri che Griselda, potuto col viso non solamente asciutto ma lieto sofferir le rigide e mai più non udite pruove da Gualtier fatte? Al quale non sarebbe forse stato male investito d'essersi abbattuto a una che quando, fuor di casa, l'avesse fuori in camiscia cacciata, s'avesse sì a un altro fatto scuotere il pilliccione che riuscito ne fosse una bella roba». L’espressione “scuotere il pelliccione” è molto volgare, come si può intuire. Su questa battuta l’autore può andare a concludere.

7La conclusione dell’autore

Poco dopo la novella di Griselda, compare la conclusione dell’autore in cui Boccaccio vuole spiegare in che modo occorra leggere le opere: sempre in modo da vedere una realtà specchiata. Occorre avere una mente capace di discernimento. Ci invita a saper leggere tra le righe, comprendendo il fine messaggio morale che c’è dietro la costruzione delle cento novelle della sua opera. Il problema si vede anche nel libro dei libri, la Bibbia che spesse volte ha traviato le anime ingenue e le menti ignoranti, portando alla rovina sé e gli altri.

C’è di più: la cornice diventa il pretesto per creare un filtro intellettuale e intellettivo dell’opera, ma è studiato in modo che possa riproporre la poliedricità del mondo. Quello che esse devono dire, lo annunciano già dalle parole del novellatore: è lì che si gioca il progetto boccacciano del trattato morale. I novellatori esprimono spesso delle verità contrastanti: Dioneo è il caso più esemplare

Boccaccio ripete di aver utilizzato la più leggera delle materie, e questo ci riconduce all’idea iniziale dell’utilizzo delle facezie, pulviscolo letterario, in chiave colta e problematica con l’interpolazione testuale a renderle novelle. Non manca nell’apologia conclusiva la citazione dei frati malvagi e ipocriti e la leggerezza dell’opera viene riconfermata. Ma la leggerezza non implica la banalità. Anzi.

Io confesso d'esser pesato e molte volte de' miei dì essere stato; e per ciò, parlando a quelle che pesato non m'hanno, affermo che io non son grave, anzi son io sì lieve, che io sto a galla nell'acqua…

Come ogni uomo, d’altronde, per cui è propria dell’uomo la leggerezza. L’elemento acquatico chiama a sé la mutevolezza del mondo che diventa l’ultima scena prima della firma insieme alla possibilità di variare pensiero sul mondo. Si chiude così l’opera, lasciandoci interdetti e affascinati.

8Guarda il video sul Decameron di Giovanni Boccaccio

    Domande & Risposte
  • Chi sono i protagonisti della novella Griselda?

    Gualtieri, Marchese di Saluzzo, e Griselda, una modesta guardiana di pecore che sceglie come sua sposa.

  • Quali sono i temi al centro della novella Griselda?

    I temi della cortesia e della magnanimità, ma anche della saggezza e della forza d'animo.

  • A chi è affidata la narrazione della novella Griselda?

    A Dioneo, narratore irriverente e lascivo.