Green new deal: presentata oggi la manovra contro le emissioni di gas serra

Di Veronica Adriani.

Ursula Von der Leyen presenta oggi al parlamento europeo la manovra definita Green New Deal, che mira a ridurre i gas serra entro il 2030. Cos'è e cosa prevede

GREEN NEW DEAL, COS'È

Ursula Von der Leyen durante la presentazione del Green new deal al Parlamento europeo
Ursula Von der Leyen durante la presentazione del Green new deal al Parlamento europeo — Fonte: ansa

È notizia di fine novembre la dichiarazione di emergenza climatica da parte dell'Unione europea. Un passo importante, che comportano una serie di misure innovative nella direzione di un nuovo patto climatico fra i paesi membri. Nasce da qui il Green new deal - così chiamato a partire dal più noto "patto" americano sul clima - che la presidente della Commissione europea Ursula Von del Leyen ha presnetato poche ore fa al Parlamento europeo.

GREEN NEW DEAL, MANOVRA

Ma in cosa consiste esattamente questo nuovo patto? Principalmente, nella riduzione delle emissioni di gas serra a partire dalla decarbonizzazione della produzione. Vale a dire che il carbone non dovrà essere più, entro il 2030, il principale combustibile utilizzato nella produzione industriale.

Un passo importante e molto costoso, che implica una riconversione delle industrie: per questo è stato approntato un importante investimento verso tutte quelle aziende che mostreranno la volontà di rinnovarsi e diventare dei veri leader del settore green.

Ma vediamo meglio i dettagli: la riduzione delle emissioni di gas serra è una priorità: la richiesta degli scienziati e, di seguito, dei movimenti ambientalisti, è quella di dimezzare le emissioni entro il 2030 ed abolirle del tutto entro il 2050. Il piaano non andrà esattamente in quella direzione, ma tenterà di avvicinarsi all'obiettivo: riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030 ad almeno il 50% del 55% rispetto ai livelli del 1990, con una modifica dell'uso del suolo e delle foreste e un investimento di circa 260 miliardi di euro l'anno.

A questo si aggiunge una riconversione degli edifici per ridurne del 40% i consumi energetici e un ripensamento della mobilità in forma più sostenibile: il 25% dei consumi, infatti, viene proprio dai trasporti.

La prima critica nasce dal fatto che dal 1990 al 2018 la riduzione delle emissioni è stata del 23%, e con questo piano nel 2050 le emissioni saranno ridotte solo del 60%: la neutralità climatica è ben lontana, insomma. Inoltre, questa riduzione dipenderà fortemente dall'abbandono del carbone, che per alcuni stati - come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria - è ancora la principale fonte di sostentamento industriale. Per ora non resta che tenere gli occhi aperti e attendere ulteriori mosse.

CAMBIAMENTO CLIMATICO: APPROFONDIMENTO

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