Grazia Deledda: biografia, libri e poesie

Grazia Deledda: biografia, libri e poesie A cura di Antonello Ruberto.

Biografia e opere di Grazia Deledda, scrittrice italiana e vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 1927. Analisi dei temi delle opere tra cui Canne al vento e delle poesie

1GRAZIA DELEDDA: BIOGRAFIA

Grazia Deledda
Grazia Deledda — Fonte: ansa

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda nasce a Nuoro il 28 settembre del 1871. Figlia di un ricco imprenditore che si interessa di letteratura e poesia, frequenta le scuole elementari senza però completarle, la sua formazione prosegue infatti tra le mura domestiche, prima sotto la tutela della madre e, in seguito, con l’aiuto di un professore e proseguendo infine da autodidatta. Già durante l’adolescenza, con i suoi contatti epistolari con lo scrittore Giovanni de Nava dà prova del suo talento come scrittrice. 

Comincia a collaborare con alcune riviste, sia sarde che romane, che danno spazio alla pubblicazione dei suoi racconti e di alcuni saggi sulle tradizioni popolari sarde: prove letterarie che le valgono il sostegno ed il supporto di letterati trai quali Gubernatis e Bonghi

Eleonora Duse (1858 - 1924), attrice italiana, amante del poeta Gabriele d'Annunzio
Eleonora Duse (1858 - 1924), attrice italiana, amante del poeta Gabriele d'Annunzio — Fonte: getty-images

Gli anni Novanta sono segnati da gravi problemi famigliari: la morte del padre e della sorella Vincenza fanno cadere la famiglia nello sconforto e in gravi problemi economici

Nel 1899 si trasferisce a Nuoro dove conosce Palmiro Madesani, un funzionario del Ministero dell’Interno che un anno dopo diventa suo marito; si tratta di un avvenimento rilevante nella vita della scrittrice non solo dal punto di vista personale, visto che da quest’unione nasceranno due figli, ma anche da quello professionale, dato che il Madesani lascia il lavoro al ministero per dedicarsi all’attività di agente letterario della moglie. Nello stesso anno, il 1900, la coppia si trasferisce a Roma. 

Nel 1903 pubblica Elias Portolu, travagliata storia di una famiglia di allevatori sardi, che consacra la Deledda come scrittrice di primo piano del panorama italiano. Inizia così un periodo che ricopre i primi venti anni del nuovo secolo che si rivela il più prolifico per la Deledda che in questi anni dà alla luce un gran numero di opere teatrali e romanzi tra cui spiccano quelle più importanti della scrittrice sarda: tra il 1904 e il 1913, pubblica Cenere, da cui viene tratto un film interpretato dalla grande Eleonora Duse, L’edera, Sino al confine e Canne al vento

Il successo che le deriva da queste opere le vale riconoscimenti sia da intellettuali e scrittori italiani come Giovanni Verga, Pietro Pancrazi ed Enrico Thovez, che da quelli europei: le sue opere infatti vengono tradotte e D.H. Lawrence scrive la prefazione alla versione inglese de La madre (1920).  

Nel 1927 diventa la prima donna cui viene assegnato il Premio Nobel per la letteratura, vincendo il duello con Matilde Serao. Muore nel 1936 a causa di un tumore al seno, le sue spoglie sono conservate nella chiesa della Madonna della Solitudine a Nuoro.  

2EDERA: TRAMA E ANALISI

Grazia Deledda
Grazia Deledda — Fonte: ansa

Edera viene pubblicato per la prima volta nel 1907 in lingua francese e tedesca, e solo l’anno dopo in Italiano. Il romanzo si svolge in Sardegna e racconta la storia della famiglia Decherchi, una famiglia un tempo nobile e ricca e ora attanagliata dai debiti. Per far fronte alle spese i Decherchi ospitano nella loro casa “ziu Zua”, un parente anziano e infermo ma ricco e in grado di aiutare la famiglia nelle spese in cambio di assistenza. 

Le cure sono affidate alla giovane Annesa, la protagonista del romanzo, entrata a far parte della famiglia Decherchi in gioventù, dopo essere stata adottata. Col tempo le condizioni dell’anziano ziu Zua peggiorano e con loro il suo carattere: tutti i membri della famiglia, e in particolare Annesa, diventano oggetto dei suoi feroci attacchi verbali. Nello stesso tempo nasce un forte sentimento tra Annesa e Paulu, il capofamiglia. 

Le vicissitudini della famiglia Decherchi vengono prese a pretesto per raccontare quella che, nella realtà sarda dell’epoca era una condizione comune di impoverimento generale a livello economico e di deperimento dei rapporti umani: Paulu è dipinto come un inetto ed è il principale responsabile della disastrosa situazione economica della famiglia, cui cerca di rimediare circuendo le ricche vedove del luogo; della figura di Annesa è evidente soprattutto la sua sottomissione, la sua incapacità di imporre sé stessa condannandosi ad una vita difficile. 

3CANNE AL VENTO: TRAMA E TEMI

Canne al vento è l’opera più nota della Deledda, pubblicata nel 1913 come tante altre opere è dapprima uscita a puntate su un periodico e poi pubblicata in un unico volume. Il romanzo procede su diversi piani temporali: uno di essi narra la storia della famiglia Pintor, una casata nobiliare sarda il cui capofamiglia, Don Zame, è un uomo superbo e autoritario che controlla le figlie e le tiene chiuse in casa per difendere il prestigio e l’onore della famiglia. 

Un giorno, però, una delle figlie, Lia, riesce a fuggire di casa e a imbarcarsi per Civitavecchia. Furioso per il disonore gettato così sulla famiglia, Don Zame decide di inseguire la figlia ma viene trovato morto vicino un ponte poco fuori del paese dove vive la famiglia. 

David Herbert Lawrence (1885-1930)
David Herbert Lawrence (1885-1930) — Fonte: getty-images

Lia, arrivata a Civitavecchia, conosce un uomo che sposa e da cui ha un figlio che chiama Giacinto. Il secondo piano narrativo comincia con il ritorno di Giacinto, orfano di entrambi i genitori, alla casa della madre in Sardegna. Qui trova una casa impoverita dove le tre sorelle superstiti di Lia cercano di sostenersi con i pochi averi rimasti, gestiti dal fedele servo Efix. L’arrivo del giovane, pur suscitando sospetti e sentimenti contrastanti, viene vista come una speranza di rinascita per l’intera casata.

Si tratta dell’opera più complessa della scrittrice sarda, in cui si analizzano gli effetti dei rapidi mutamenti della modernità nella quotidianità di società ancorate a modi di vita tradizionali, in particolare qui è l’impostazione rigidamente patriarcale della famiglia ad essere messa in evidenza. 

A questi piani si aggiungono quelli tradizionali della narrativa deleddiana: l’ambientazione in una Sardegna selvaggia, arcaica e dal sapore mitico, l’ineluttabilità del fato che governa il destino degli uomini e gli uomini stessi, schiavi della loro natura e dei loro sentimenti. 

4GRAZIA DELEDDA: TEMI E STILE

Nella formazione letteraria della Deledda si sente forte l’influsso della letteratura russa, soprattutto delle opere di Lev Tolstoj, con cui la scrittrice sarda aveva preso confidenza fin dalla giovane età. Queste influenze contribuirono alla formazione di un’intellettuale in grado di scrivere romanzi con una forte eco a livello europeo, e a testimonianza di questo ci sono le grandi attestazioni di stima da parte di autori come Maksim Gorkij e il già citato David Herbert Lawrence.  

Si è quindi di fronte ad un’autrice in grado di assorbire e rielaborare le lezioni dei grandi romanzieri, i russi su tutti, ed usarle per modernizzare la letteratura italiana e farla dialogare con quella europea. Un’operazione che rende difficile collocare la Deledda in una precisa corrente letteraria. Al netto dei giudizi negativi da parte dagli altri letterati sardi, la critica letteraria italiana ha mostrato difficoltà nel capire l’opera della Deledda

I primi critici che si sono approcciati ai suoi lavori, considerate le ambientazioni dei suoi romanzi ed i temi trattati, l’hanno collocata all’interno della scuola verista, definendola addirittura come erede di Verga, ma l’opera della Deledda differisce non poco da quelli che sono i capisaldi del Verismo.

La Sardegna descritta dalla Deledda risente l’influsso delle letterature russe, e vieni quindi raccontata con toni fiabeschi e, in definitiva, poco aderenti alla realtà. Inoltre le storie raccontate nei suoi romanzi risentono sempre di una certa impronta autobiografica, altra cosa che impedisce di avere quel distacco con la narrazione che, invece, è elemento caratterizzante della narrativa verista.   

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