La lunga depressione del 1873-1895: cause e conseguenze

La lunga depressione del 1873-1895: cause e conseguenze A cura di Michele Tommasi.

Cause e conseguenze della grande depressione del 1873, nota anche come lunga depressione, che si protrasse fino al 1895. La crisi fu causata da una eccessiva offerta di prodotti agricoli e industriali che causò un crollo dei prezzi, l'abbassamento dei salari e il licenziamento di migliaia di persone.

1Cosa è stata la Grande depressione del 1873-1895?

Il panico del 1873: scena alla borsa di San Francisco. L'incidente del 1873 ha innescato quella che oggi è conosciuta come la "lunga depressione"
Il panico del 1873: scena alla borsa di San Francisco. L'incidente del 1873 ha innescato quella che oggi è conosciuta come la "lunga depressione" — Fonte: getty-images

Nella seconda metà dell’Ottocento i paesi occidentali vissero un periodo di grande trasformazione dei sistemi produttivi: le nuove scoperte tecnologiche contribuirono ad una fase di affermazione dell’industria e del sistema capitalista, innescando una serie di profonde trasformazioni nella struttura economica e sociale delle nazioni coinvolte. Un insieme di fenomeni a cui, storicamente, è stato dato il nome diSeconda rivoluzione industriale

Tuttavia a partire dal 1875 questo processo sembrò improvvisamente arrestarsi per lasciare il posto ad una fase di stagnazione economica. L’impatto psicologico su una società fortemente ottimista nei confronti del progresso fu tale che i contemporanei diedero a questo periodo il nome di “Grande depressione”: per un ventennio il capitalismo apparve in crisi e l’incertezza sul futuro mise in dubbio molte delle teorie economiche e sociali più in voga fino a quel momento.  

Oggi, tra storici ed economisti, si è più propensi a ritenere che la “Grande depressione” fu in realtà un periodo di assestamento e trasformazione dell’economia mondiale dovuta ai cambiamenti del periodo più che una vera e propria crisi sistemica come quelle che si sono verificate nel 1929 e, più recentemente, nel 2008. Tuttavia è importante conoscere più a fondo questo periodo per le importanti conseguenze che ebbe nello sviluppo di una nuova organizzazione pratica e teorica dell’economia. 

2Gli effetti della Seconda rivoluzione industriale

Seconda rivoluzione industriale: immagine del 1880
Seconda rivoluzione industriale: immagine del 1880 — Fonte: getty-images

A metà dell’800 in Europa e negli Stati Uniti iniziò un secondo prodigioso ciclo di rapido sviluppo industriale, dovuto a importanti avanzamenti in campo scientifico e tecnologico: una vera e propria Seconda rivoluzione industriale, destinata a cambiare abitudini e stili di vita della popolazione europea. Rispetto alla prima rivoluzione questo secondo ciclo si caratterizzò per l’intensità e la velocità con il quale maturarono i cambiamenti, che diedero ai contemporanei la sensazione di essere entrati in una nuova fase della storia. 

Il primo settore a progredire enormemente fu proprio quello industriale: alla base dello sviluppo industriale erano i progressi nella siderurgia avevano reso l’acciaio un materiale sempre più diffuso e utilizzato nella costruzione di fabbriche, edifici, infrastrutture e mezzi di trasporto. L’altro grande campo di progresso fu l’inizio dell’utilizzo dell’elettricità, che illuminò le strade delle città e le abitazioni private e diede la possibilità di estendere l’orario di lavoro anche alla notte, contribuendo ad aumentare il ritmo produttivo delle fabbriche.

I progressi in campo chimico portarono a nuovi sviluppi nel settore alimentare, con la diffusione di cibi a lunga conservazione e la riduzione delle crisi alimentari; conseguentemente la crescita demografica europea e mondiale - anche grazie ai progressi in campo medico, igienico e dell’industria farmaceutica - fu costante per l’intero periodo. La nuova popolazione era sempre più attratta dai contesti industriali urbani, in grande espansione, rispetto alla vita nelle campagne e alle attività agricole. 

Fabbrica tessile del XIX secolo
Fabbrica tessile del XIX secolo — Fonte: getty-images

Il motore di queste trasformazioni era il sistema economico capitalista, che viveva la sua consacrazione: i flussi finanziari dei capitali tendevano sempre più a concentrarsi nelle mani di pochi gruppi o individui in grado di accumulare enormi fortune - basti pensare a personaggi come il petroliere americano J.D. Rockefeller - che investivano nei settori ritenuti produttivi per realizzare ulteriori profitti, mentre alla base rimaneva il lavoro salariato del proletariato - molto spesso senza diritti e mal retribuito.

L’ottimismo della società borghese europea in questo periodo di sviluppo fu tale che le maggiori correnti filosofiche - tra cui il positivismo - non vedevano limiti nel progresso scientifico ed economico; gli economisti legati alla scuola liberista ritenevano che il mercato avesse una capacità di auto-regolazione e non fosse necessario imporgli restrizioni. Tuttavia emergevano anche voci critiche rispetto ai nuovi assetti come la filosofia marxista, che postulava che il capitalismo, per la sua stessa natura, sarebbe incorso in crisi cicliche del proprio sistema. 

3Il ventennio della “Grande Depressione”

Il fallimento della banca di Jay Cooke & Company. Panico a Wall Street, 1873
Il fallimento della banca di Jay Cooke & Company. Panico a Wall Street, 1873 — Fonte: getty-images

Mentre il progresso sembrava inaugurare una nuova fase l’economia mondiale conobbe una prima battuta di arresto: i primi segnali si verificarono nel maggio 1873, quando nelle borse europee si verificò un'ondata di vendite da parte degli investitori; il successivo settembre il fallimento di una tra le più importanti banche americane - la Jay Cooke & Company - causò una ulteriore ondata di panico, a cui seguirono fallimenti a catena di banche e imprese rimaste senza finanziamenti. La crisi statunitense nel giro di qualche tempo si riaffacciò in Europa, colpendo paesi importanti come Francia, Germania e Gran Bretagna.

Il primo effetto della crisi fu uno sbilanciamento del rapporto tra domanda e offerta, e la generale mancanza di acquirenti dei prodotti industriali: la sovrapproduzione rispetto alla domanda lasciò i magazzini pieni di prodotti invenduti; per compensare il calo degli introiti molte industrie scelsero di licenziare i lavoratori, fatto che finì per danneggiare ulteriormente il mercato interno dei diversi paesi e diminuire il numero di acquirenti.

Il sintomo più evidente del periodo di depressione economica fu l’andamento dei prezzi nel ventennio tra il 1873 e il 1895, in costante calo per tutto il periodo proprio a causa della diminuzione del numero dei consumatori.

Uomini disoccupati fanno la fila per un pasto all'ospizio dei poveri di New York durante il panico del 1873
Uomini disoccupati fanno la fila per un pasto all'ospizio dei poveri di New York durante il panico del 1873 — Fonte: getty-images

Ma a ben vedere la crisi era anche e soprattutto una conseguenza delle trasformazioni economiche della Seconda rivoluzione industriale. La produzione in eccesso rispetto alla domanda era anche un effetto delle innovazioni nei cicli produttivi, più veloci ed efficienti rispetto a prima grazie ai progressi tecnologici, ma che in assenza di meccanismi regolatori dell’economia e senza che i salari dei lavoratori fossero adeguati al mercato non poteva che sfociare nel forte calo della domanda di beni e nel conseguente crollo dei prezzi.

A contribuire allo squilibrio era anche l’improvvisa emersione di nuovi paesi produttori, come ad esempio Stati Uniti e Germania - che rendevano più complesso e caotico il quadro del mercato internazionale: la Germania, ad esempio, aveva investito nello stesso periodo grandi risorse nella sua industrializzazione e nella realizzazione di infrastrutture come ferrovie e porti, divenendo nel giro di pochissimi anni una notevole potenza economica in grado di fare una forte concorrenza a paesi già industrializzati.

Come ulteriore esempio degli effetti della concorrenza internazionale e degli squilibri dei nuovi sistemi di produzione basta pensare al settore agricolo: le nuove tecnologie agricole e i trasporti navali più rapidi rendevano possibile commercializzare prodotti statunitensi in Europa, che arrivavano a costare sul mercato meno degli stessi prodotti europei. Conseguenza di questo processo fu la stessa crisi del comparto agricolo europeo, dove migliaia di lavoratori europei si trovarono a perdere il lavoro.

Grande depressione: panico a Wall Street nel 1973
Grande depressione: panico a Wall Street nel 1973 — Fonte: getty-images

La crisi agricola europea diede il via ad un altro fenomeno rilevante: ai lavoratori agrari rimasti senza lavoro non rimaneva altra strada che emigrare in altri paesi in cerca di fortuna, in direzione soprattutto degli Stati Uniti e dell’America del Sud. Il fenomeno fu particolarmente evidente in Italia, dove nel periodo tra il 1876 e il 1896 emigrarono verso l’estero quasi 4 milioni di persone, di cui almeno la metà era stata precedentemente occupata proprio nel settore agricolo.

Tuttavia, nonostante l’incertezza economica, l’emigrazione e i problemi di povertà del periodo, la spinta all’industrializzazione non si arrestò del tutto: a differenza di altre crisi - come quella più celebre del 1929 - il prodotto interno lordo dei principali paesi industrializzati continuò a crescere per l’intero periodo.

Molti studiosi ritengono oggi che più che di una vera e propria crisi economica si trattò di un forte periodo di deflazione - cioè di abbassamento dei prezzi - dovuta agli squilibri e agli assestamenti di un sistema economico rivoluzionato dalle novità del periodo.

4La fine della depressione e le trasformazioni dell’economia capitalista

Belle époque
Belle époque — Fonte: getty-images

Dopo il 1895 la “Grande depressione” dell’economia allentò la sua morsa e l’ottimismo che aveva inizialmente contraddistinto il periodo della Rivoluzione industriale tornò ad animare lo spirito dei paesi occidentali. Per un ulteriore ventennio, fino allo scoppio della Grande Guerra, i dati economici fecero registrare grandi risultati mentre la modernità - grazie ad altre invenzioni come l’aviazione, il cinema e la radio - irrompeva nella vita quotidiana. Un periodo che, grazie anche all’assenza di conflitti militari di rilievo, venne poi ribattezzato Belle Époque.

Tuttavia qualcosa nell’organizzazione economica mondiale era nel frattempo cambiata: nel corso della crisi il capitalismo aveva abbandonato la sua fase “spontanea” - quella dell’assenza di regolamentazione e della “mano libera” del mercato - per iniziare a regolare più direttamente i suoi processi economici. A cambiare era soprattutto il ruolo dei governi e degli Stati, che adesso intervenivano in ambito economico cercando di porre rimedio agli squilibri che si erano verificati precedentemente.

L’effetto più immediato dell’intervento statale in economia fu l’adozione di una serie di misure volte a proteggere i mercati interni dei singoli paesi, fenomeno noto come “protezionismo”. In Europa e negli Stati Uniti iniziarono a essere introdotte tariffe doganali - come ad esempio sui prodotti agricoli - che rendevano più equilibrata la concorrenza riuscendo a garantire la stabilità dei prezzi.

Gli Stati inoltre intervenivano nei sistemi produttivi divenendo essi stessi consumatori della produzione industriale, acquistando dai privati attraverso il sistema delle commesse pubbliche.

Le lavoratrici in una fabbrica di tappeti, 1895
Le lavoratrici in una fabbrica di tappeti, 1895 — Fonte: getty-images

La ristrutturazione dell’economia mondiale riguardò anche gli assetti industriali: per evitare l’eccessiva concorrenza tra privati questi costituivano ora dei cartelli in singoli settori produttivi - come ad esempio quello petrolifero - con l’obiettivo di accordarsi e regolare la concorrenza e il mercato.

L’altra novità riguardò la nascita di gruppi industriali sempre più grandi e concentrati - i cosiddetti trust - che semplificavano il mercato incorporando le aziende medie e piccole in difficoltà, anche se con l’effetto di operare in un regime di monopolio e di concentrare ulteriormente la ricchezza nelle mani di pochi individui.

Con la fine della “Grande depressione” erano dunque venuti meno i cardini del liberismo tradizionale, che postulava un mercato aperto e libero alla concorrenza senza l’intervento di soggetti esterni. In tutti i principali paesi, ad eccezione della sola Gran Bretagna, le misure protezionistiche e l’intervento dello Stato divennero centrali nei processi economici. Tuttavia una delle conseguenze di questa nuova fase fu l’accendersi della competizione economica e politica tra le nazioni, che avrebbero dato il via all’età dell’Imperialismo e alle tensioni internazionali da cui sarebbe scaturita la Prima guerra mondiale.

    Domande & Risposte
  • Quanto dura la Lunga depressione?

    Dal 1873 al 1825.

  • Quali sono le cause della Lunga depressione?

    Un eccesso di offerta sia dal settore agricolo che da quello industriale, senza una corrispondente richiesta di beni da parte dei consumatori.

  • Come reagirono i governi alla Lunga depressione?

    Attraverso misure di interventi diretti nell'economia, l'imposizione di tariffe doganali e politiche protezionistiche.