Gneo Nevio: opere e vita dell’autore del Bellum Poenicum

Vita e opere di Gneo Nevio: uno dei più antichi autori di commedie e tragedie della letteratura latina. Analisi del Bellum Poenicum
Gneo Nevio: opere e vita dell’autore del Bellum Poenicum
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1Gneo Nevio: vita

Gneo Nevio è, assieme a Livio Andronico, uno dei più antichi autori della letteratura latina.
Non sono molti gli episodi certi della sua vita. Sappiamo che egli appartenne probabilmente a una famiglia plebea e che fu originario di una regione di cultura greca, verosimilmente la Campania. Le città campane, nel corso della Terza guerra sannitica (298-290 a.C.), avevano ricevuto la Romana civitas sine suffragio: anche l’autore, quindi, fu cittadino romano, pur non potendo votare alle assemblee popolari. 

Guerre puniche
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Per quanto riguarda la sua data di nascita, possiamo conoscerla solo per deduzione. Sappiamo, infatti, che Nevio partecipò come combattente alla Prima guerra punica (264-241 a.C.), probabilmente negli ultimi anni del conflitto. Per questo motivo, possiamo affermare che egli nacque verosimilmente prima del 270 a.C.

Secondo le fonti antiche, Nevio esordì come autore teatrale intorno al 235 a.C.: fu all’incirca in questo anno che egli iniziò, infatti, a mettere in scena le sue opere, parallelamente a Livio Andronico.

Molte notizie le abbiamo circa il temperamento di Nevio. Sappiamo, infatti, che l’autore del Bellum Poenicum dimostrò in più occasioni di possedere uno spirito libero, indipendente. Probabilmente anche per via delle sue origini plebee, egli non ebbe una buona reputazione della classe aristocratica.

 

Più volte egli si scagliò apertamente nei confronti di alcuni esponenti della nobilitas, in particolar modo della famiglia dei Caecilii Metelli e degli Scipioni. Attaccò in particolare i primi in un verso apparentemente innocuo (probabilmente contenuto in una commedia di Nevio):

«fato Metelli Romae fiunt consules».

Il verso si presta a una doppia lettura. Si può infatti tradurre, in maniera inoffensiva, come: «Per volere del destino i Metelli sono stati eletti consoli di Roma». Fatum, però, in latino è una vox media e può quindi essere tradotto anche come «disgrazia». In questo caso, il verso sarebbe da leggere come segue: «Per la disgrazia di Roma i Metelli sono stati eletti consoli». 

 

La replica dei Metelli, a quanto pare, non tardò ad arrivare. Nevio fu attaccato a sua volta per mezzo di un verso, carico di minaccia: Malum dabunt Metelli Naeuio poetae (tradotto: «I Metelli la faranno pagare cara al poeta Nevio»).    

Una minaccia che non tardò a compiersi: secondo quanto racconta Aulo Gellio nelle Noctes Atticae (III 3, 15), proprio per via del saturnio scritto contro la famiglia dei Caecilii Metelli, Nevio venne incarcerato «ob assiduam maladicentiam et probra in principes civitatis» (tradotto: «per lo sparlare continuo e per le offese a danno dei cittadini più in vista»). Allo stesso episodio si allude anche all’interno di una delle più note commedie plautine, il Miles Gloriosus. Nevio venne poi liberato grazie all’intervento dei tribuni della plebe, probabilmente nel 206 a.C.   

Anche la data di morte di Nevio non è certa: sappiamo che egli morì a Utica nel 204 o nel 201 a.C., negli anni della Seconda guerra punica. Molti sono i dubbi anche riguardo al motivo per cui egli si trovasse in Africa, verosimilmente in esilio volontario oppure per seguire la spedizione militare contro Cartagine. È assai improbabile, tuttavia, che egli abbia partecipato in modo attivo alla guerra, per via della sua non più giovanissima età.

2Gneo Nevio: opere epiche e teatrali

Opere in latino
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Anche Nevio, come Livio Andronico, fu autore di teatro e poeta epico. A differenza di Andronico, però, il cui intento era quello di portare a Roma la cultura greca, soprattutto tramite la traduzione artistica e il riadattamento di opere preesistenti, la sua produzione letteraria fu caratterizzata da grande originalità.

A Nevio, infatti, si deve – per quanto ci è possibile sapere – l’introduzione a Roma di due nuovi generi letterari: da una parte la tragedia praetexta, ossia di ambientazione e tema latini; dall’altra l’epica storica di argomento romano. Delle sue opere sono conservati oggi solo pochi frammenti (molti dei quali formati da un unico verso), riportati da autori posteriori. 

3Nevio: opere teatrali

È assai probabile che l’attività letteraria di Gneo Nevio abbia avuto inizio con il teatro, sia tragico che comico. Pur possedendone oggi pochi frammenti, sappiamo che l’autore si dedicò alla scrittura di numerose opere teatrali. In particolare, sono a noi giunti frammenti e/o notizie di: 

  • Due tragedie praetextae: il Romulus, sulla mitica fondazione di Roma, e il Clastidium, in cui veniva celebrata la vittoria contro gli Insubri per mano di Marco Claudio Marcello.
  • Sei tragedie cothurnatae: Equos Troianus, Lesiona, Hector proficiscens, Iphigenia, Danae e Lucurgus.
  • Diverse tragedie palliatae.

3.1Le praetextae

Come già detto, Gneo Nevio viene ricordato per aver introdotto a Roma il genere della tragedia praetexta, ovvero di argomento e ambientazione romani. Di questa sua attività ci restano due titoli: il Romulus e il Clastidium.

Nella prima tragedia, veniva messa in scenda la vicenda legata alle origini mitiche di Roma, con il racconto dei fratelli Romolo e Remo allevati dalla lupa. La stessa tragedia è nota anche con il titolo di Lupus.

Nel Clastidium, invece, veniva celebrata la vittoria di Roma contro i Galli Insubri per mano dell’allora console Marco Claudio Marcello; una vittoria di notevole importanza strategica, dal momento che avrebbe poi aperto la possibilità alla potenza romana di conquistare il territorio dell’Italia settentrionale posto a nord del Po, allora noto come Gallia Transpadana. Il tiolo della tragedia, Clastidium, fa riferimento al luogo (l’odierna Casteggio, in provincia di Pavia) in cui questa vittoria era stata ottenuta nel 222 a.C.

3.2Le cothurnatae

Sebbene Nevio ebbe il merito di introdurre nella cultura latina la tragedia di argomento romano, egli si dedicò maggiormente alla scrittura di tragedie di argomento greco (le cothurnatae), perlomeno stando ai frammenti giunti fino a noi. Sappiamo che egli ne scrisse almeno sei: Equos Troianus, Lesiona, Hector proficiscens, Iphigenia, Danae e Lucurgus. Di queste, due (Equos Troianus e Danae) mantengono il medesimo titolo di tragedie scritte da Livio Andronico, forse con intento di emulazione da parte di Nevio.  

La cothurnata che conosciamo meglio è il Lucurgus (anche nota come Lycurgus), di cui possediamo almeno 24 frammenti. Qui viene raccontato l’episodio relativo all’introduzione del culto dionisiaco in Grecia. In particolare, si narra la terribile punizione che il dio Dioniso inflisse a Licurgo, re di Tracia, per averlo cacciato dal suo regno assieme alle sue Baccanti. La vendetta del dio fu durissima: Licurgo morì tra terribili sofferenze e la sua reggia venne incendiata.

Pur rifacendosi a un episodio legato alla cultura e alla storia greche, il tema trattato da Nevio era di grande attualità anche Roma, dove il culto di Dioniso (qui conosciuto come Bacco o Libero) era riconosciuto ufficialmente dallo Stato da molto tempo. Negli ultimi decenni del III secolo a.C., però, avevano iniziato a prendere piede dei riti bacchici di natura orgiastica o iniziatica, in aperto contrasto con i valori del mos maiorum. Contro questi si sarebbe poi, nel 186 a.C. – dopo la morte di Gneo Nevio – pronunciato il senato, con una sentenza (senatus consultum de Bacchanalibus) che ne proibiva lo svolgimento.

3.3Le palliatae

Per quanto riguarda l’attività comica di Gneo Nevio, sappiamo che egli fu grande scrittore di palliatae, cioè di commedie di argomento e ambientazione greci. Stando a quello che ci viene riportato dagli antichi, i suoi testi comici furono particolarmente apprezzati, al punto tale da indurre il grammatico Volcacio Sedigito a collocare Nevio al terzo posto all’interno del canone dei dieci migliori commediografi latini di tutti i tempi, dopo Plauto e Cecilio Stazio.

Le commedie di Plauto
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Proprio in virtù della celebrazione che fecero gli antichi della scrittura comica di Gneo Nevio, è un grande peccato che oggi ci restino, di questa sua attività, solo pochi frammenti. Tra questi, i titoli di trentacinque commedie, a fronte di un totale di circa centotrenta versi. Alcuni di questi titoli – come Acontizómenos, Colax, Triphallus e Agrypnúntes – sono greci e richiamano quindi apertamente i modelli da cui derivano. Altri, invece, fanno riferimento al personaggio dello schiavo furbo e manipolatore, che sarà poi centrale nella produzione comica di Plauto. Tra questi: Lampadio, Stalagmus e Stygmatias.

La commedia di cui possediamo il frammento più esteso è la Tarentilla ("La ragazza di Taranto"): Nevio qui ritrae una cortigiana in atteggiamenti civettuoli nei confronti di una nutrita schiera di ragazzi.

4Il Bellum Poenicum di Nevio

L’opera più nota di Gneo Nevio è senza ombra di dubbio il Bellum Poenicum, poema epico che egli scrisse presumibilmente in tarda età, quindi non prima del 220-210 a.C. 

Guerre puniche
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L’importanza del Bellum Poenicum di Gneo Nevio nella storia della letteratura latina risiede nel tema che affronta: quello della prima guerra punica tra Roma e Cartagine, un evento storico assai recente e di conseguenza ben noto a tutti i contemporanei dell’autore. Si tratta, quindi, del primo epos dedicato alla storia di Roma. Non più una traduzione di un’opera epica greca, come era stata l’Odusia di Livio Andronico, ma un poema interamente dedicato a un evento del passato recente della repubblica romana.

Il poema, per quanto ne sappiamo, doveva essere composto di quattromila o cinquemila versi; quelli che sono giunti a noi oggi sono circa una sessantina. Nonostante gli esigui frammenti, possiamo ricavarne delle caratteristiche essenziali. Innanzitutto, il metro scelto: si tratta del saturnio, il verso della tradizione religiosa latina che già Livio Andronico aveva utilizzato per l’Odusia.

Per quanto riguarda la struttura dell’opera, emerge una certa complessità ed elaborazione. Sappiamo che in origine il Bellum Poenicum era stato concepito e scritto come un lungo carme; solo più tardi, nel II d.C., venne diviso in più libri, probabilmente 7.

Il poema epico di Nevio non solo ripercorre le vicende della Prima guerra punica, ma si lascia andare anche a lunghe digressioni. La più importante è senza dubbio quella legata alla figura di Enea e alle sue peregrinazioni successive alla caduta di Troia. Secondo gli studiosi, questa digressione avrebbe dovuto occupare ben tre dei libri dell’opera (più precisamente il II, il III e il IV), rivestendo perciò un’importanza cruciale. 

Didone, regina di Cartagine in una scena dell'Eneide di Virgilio
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È probabile che egli avesse inserito in questo racconto anche la figura di Didone, mitica regina di Cartagine che aveva intessuto una relazione proprio con Enea, per poi vedersi abbandonata e soffrire al punto tale da scegliere la morte. È proprio a questo episodio che si fa risalire, a livello mitologico, il conflitto tra Roma e Cartagine poi sfociato nelle tre guerre puniche; è naturale pensare che anche Nevio, quindi, abbia deciso di inserirne il racconto per giustificare il conflitto.

Pur essendo di argomento squisitamente romano, in tutta l’opera emerge con grande chiarezza il modello omerico: gli scontri bellici tra Roma e Cartagine trovavano il proprio punto di riferimento nell'Iliade, mentre è all’Odissea che l’autore si riaggancia per raccontare le lunghe peregrinazioni di Enea

La Grecia, tuttavia, resta solo un modello: Bellum Poenicum è considerato il primo poema nazionale romano dedicato alla celebrazione dei valori tradizionali cari al mos maiorum, come l’eroismo e il senso dell’onore.