Gli idilli di Giacomo Leopardi

Gli idilli di Giacomo Leopardi A cura di Maria Cristina Cabani

Caratteristiche degli Idilli di Leopardi: analisi, struttura, spiegazione e significato delle poesie più liriche del poeta recanatese

1La seconda sezione dei Canti

Nel 1826, in un opuscolo intitolato Versi, Leopardi aveva pubblicato, insieme ad altre poesie, sei componimenti in endecasillabi sciolti (cioè non rimati), composti fra il 1819 e il 1821 (L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna, Il sogno, Lo spavento notturno, La vita solitaria), raggruppati sotto l’etichetta di ‘idilli’. Con l’eccezione dello Spavento notturno, che sarà ripreso solo nell’edizione del 1835, dove sarà collocato nella sezione conclusiva intitolata Frammenti, gli Idilli di Leopardi saranno ripubblicati - con qualche variazione, ma ancora raggruppati - nella prima edizione dei Canti nel 1831.
        

Il colle de L'Infinito
Il colle de L'Infinito — Fonte: ansa

Si potrebbe pensare che scrivendo gli idilli, Giacomo Leopardi volesse collocarsi, come faceva in quegli stessi anni con le canzoni, nell’ambito di una tradizione consolidata. Nel caso specifico, che egli intendesse per ‘idillio’ quel tipo di poesie scritte da autori greci di età ellenistica, come Teocrito (III sec. a.C.) e Mosco (II sec. a.C.), del quale aveva anche tradotto alcuni componimenti, caratterizzate da quadretti di vita campestre. Ma anche in questo caso, come già per le canzoni, con gli idilli Leopardi riprende un genere poetico tradizionale per reinterpretarlo in modo originale. È lui stesso a dichiarare che i suoi idilli descrivono «situazioni, affezioni, avventure storiche» del suo animo, sottolineando con ciò che in essi prevale l’aspetto soggettivo e interiore.    

2Elementi comuni

La pioggia mattutina
La pioggia mattutina — Fonte: istock

Più di ogni altra cosa, ad accomunare i cinque idilli è il fatto che lo scenario naturale (il colle dell’Infinito, la luna, la pioggia mattutina, il paesaggio notturno) è solo lo sfondo sul quale il poeta proietta una sua esperienza interiore

Al centro degli idilli di Leopardi campeggia sempre l’io del poeta: un io che tende a dialogare con se stesso (come accade, per esempio, nell’Infinito) o con personaggi assenti, siano essi esseri umani (la donna amata della Sera del dì di festa) o enti naturali (il pianeta di Alla luna).    

Da questo punto di vista il salto rispetto alle canzoni è enorme: al poeta che si interroga sulla condizione storica dell’umanità subentra un poeta solo con se stesso e isolato dalla storia.  

3Tratti che li differenziano

Benché caratterizzati da una comune impostazione, gli idilli di Leopardi sono tra loro molto disomogenei.   

Salta gli occhi la notevole differenza che separa testi brevi come L'infinito Alla luna (rispettivamente di 15 e 16 endecasillabi) da testi molto estesi come Il sogno (100 endecasillabi) e la Vita solitaria (107 endecasillabi).   

Il paesaggio che ispirò L'infinito
Il paesaggio che ispirò L'infinito — Fonte: istock

Ancor più rilevante, tuttavia, è la disomogeneità riscontrabile a livello dei temi e della costruzione del discorso. L’avventura mentale che porta alla percezione dell’Infinito ha poco in comune con l’impostazione onirica del Sogno, nel quale il poeta immagina di dialogare in sogno con una giovane donna morta da lui amata in gioventù. Allo stesso modo i “notturni” di Alla luna e della Sera del dì di festa si differenziano notevolmente da quello che chiude la Vita solitaria: quest’ultimo infatti è inserito in un lungo discorso che è quasi un compendio dei temi e delle situazioni trattati negli altri idilli.  

4Lo stile degli Idilli

Abbiamo detto che gli idilli di Leopardi sono diversi fra loro sia per la lunghezza sia per l’impostazione sia per la veste stilistica. Tuttavia in essi si rintracciano alcuni elementi costanti. I due principali sono la centralità dell’io e lo stile «vago» e «indefinito».   

Questo stile è caratterizzato da una trama fitta di echi fonici nella quale prevalgono vocali chiare come a ed e, da una discreta ma ben percepibile musicalità e da un lessico piano, cioè costituito da parole semplici e in genere poco rilevate. Parole che molto spesso non hanno un significato unico e preciso, ma piuttosto suggeriscono un alone di senso: è il caso del sostantivo immensità nell’Infinito e degli aggettivi graziosa detto della luna nell’idillio omonimo e dolce detto della notte nella Sera del dì di festa. La sintassi è tendenzialmente lineare e perciò ignora le inversioni, gli incisi e le subordinazioni che invece costituivano il tratto dominante dell’andamento sintattico delle canzoni.  

Con questo stile Leopardi mette in atto concretamente uno dei concetti fondamentali della sua poetica e, più in generale, della sua filosofia, cioè il rapporto che lega la poesia al piacere. L’uomo, secondo Leopardi, è perennemente proteso alla ricerca del piacere, da intendere come anelito verso l’assoluto, ma nella realtà quella ricerca è sempre frustrata, perché non può essere soddisfatta da nessun piacere finito, come sono quelli della vita reale. Con l’immaginazione, però, l’uomo può sperimentare sensazioni che lo avvicinano all’idea di assoluto. Nella storia dell’umanità la fantasia come forma di conoscenza del mondo predominava nelle epoche antiche; nella storia dei singoli individui essa predomina nell’età infantile. Il processo di civilizzazione basato sulla conoscenza razionale ha spento la fantasia degli uomini, così come l’accumulo di conoscenza dell’età adulta ha spento quella dei singoli. C’è però uno strumento grazie al quale anche in età moderna è possibile recuperare quelle sensazioni e quelle illusioni perdute, ed è la poesia. Essa è basata, infatti, sull’immaginazione: dunque è lo strumento privilegiato per attingere a ciò che è infinito e assoluto e per esaudire, almeno in parte, il bisogno di piacere che dell’uomo adulto e civilizzato.  

“L'immaginazione in gran parte non si diversifica dalla ragione, che pel solo stile, o modo, dicendo le stesse cose.”

La sensazione estetica, che dà piacere, nasce da ciò che è vago e indefinito: un suono lontano, una favola, una bella prospettiva, il sentimento della vastità del tempo, l’intuizione di quella dello spazio. Il linguaggio della poesia evoca per l’appunto il vago e l’indefinito, ricrea quelle sensazioni dalle quali scaturivano i momenti di felicità dell’infanzia.