Giuseppe Ungaretti: pensiero e opere. Tema

Di Redazione Studenti.

Giuseppe Ungaretti: pensiero e opere. Tema sul poeta italiano, le sue poesie e il suo pensiero. Come impostare un tema sul poeta pre-ermetico

GIUSEPPE UNGARETTI

Giuseppe Ungaretti a Venezia
Giuseppe Ungaretti a Venezia — Fonte: getty-images

In Italia, tra gli anni venti e trenta, cioè nel periodo tra le due guerre mondiali, si afferma la più alta espressione poetica del Novecento: l'Ermetismo.

Le caratteristiche dell’Ermetismo sono:

  • Un linguaggio ermetico, oscuro e difficile da comprendere
  • Impossibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni, il proprio pensiero sotto la dittatura fascista.
  • Stati d’animo come la solitudine, il dolore e la precarietà esistenziale.
  • Testi brevi
  • Uso dell’analogia

I poeti ermetici più rappresentativi sono: Salvatore Quasimodo, Mario Luzi e Alfonso Gatto.

Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti sono considerati invece dei precursori dell’ermetismo.

GIUSEPPE UNGARETTI, BIOGRAFIA BREVE

Ungaretti utilizza un linguaggio sintetico ed essenziale ed esprime nelle sue poesie sentimenti come la solitudine, il dolore e la sofferenza esistenziale.

Il poeta nacque nel 1888 ad Alessandria d’Egitto; la sua famiglia era originaria della Toscana, ma si era stabilita in Egitto.

Visse qui fino all’età di ventiquattro anni poi si trasferì a Parigi per studiare all’Università della Sorbona.

Nella capitale francese entrò in contatto con gli scrittori e gli artisti più importanti di quegli anni come ad esempio Baudelaire e Mallarmé.

Fece ritorno in Italia nel 1914, aderì al movimento interventista e fu inviato al fronte sul Carso come soldato semplice.

Da soldato la guerra gli apparve molto più dura di come l’aveva immaginata, caratterizzata da freddo, fame e fatica.

Dalla tragica vicenda della guerra maturò in lui la consapevolezza che tutti gli uomini sono fratelli in quanto accomunati dallo stesso destino di dolore.

Dopo la guerra si dedicò all’attività giornalistica.

Nel 1928, in seguito ad un soggiorno nel monastero di Subiaco, si avvicinò alla religione cattolica.

Nel 1934 accettò la Cattedra di letteratura italiana presso l’Università di San Paolo, in Brasile.

Il soggiorno in Brasile, interrotto nel 1942, fu segnato da un grave lutto per il poeta: la morte del figlio Antonietto di soli nove anni.

Nel 1947 gli venne assegnata la cattedra di letteratura moderna e contemporanea all’Università di Roma. Morì nel 1970 a Milano.

UNGARETTI, PENSIERO E POETICA

Ungaretti concepisce la poesia come strumento di conoscenza della realtà. Egli è convinto che la conoscenza della realtà interiore della coscienza, sia la conoscenza della realtà esteriore dell’universo e che si possa raggiungere per via analogica: questa permette di scoprire le relazioni tra gli esseri, e di sentirsi in armonia con l’universo, alla percezione dell’assoluto e alla fede in Dio.

UNGARETTI, OPERE

Fra le raccolte più importanti di Ungaretti ricordo:

  • Il porto sepolto
  • Allegria di naufragi
  • Sentimento del tempo
  • Il dolore
  • Terra promessa
  • Un grido e paesaggi
  • Il taccuino del vecchio
  • Morte delle stagioni e Dialogo

Mattina è una delle più famose composizioni poetiche di Ungaretti, fa parte della raccolta Allegria di naufragi ed è composta di soli due versi: M’illumino d’immenso.

Fu scritta il 26 gennaio 1917 a Santa Maria la Longa e il suo titolo originario era Cielo e Mare.

La brevissima lirica, scritta dal poeta soldato sul fronte del Carso durante la prima guerra mondiale, esprime la sensazione di tregua dalla sofferenza. Nella poesia è presente l’allitterazione della consonante “M”.

La poesia è molto profonda e suscita infinite emozioni in chi la legge. Il poeta, illuminato dall’alba, apre gli occhi alla realtà, ma continua a sperare, magari in qualcosa che non avrà, ma non si arrende. L’infinito gli fa sognare che un giorno non ci sarà più la guerra.

Ascolta su Spreaker.

Un’altra poesia di Ungaretti è Soldati nella quale il poeta vuole trasmettere un importante messaggio: la precarietà della vita.

Egli paragona la fragilità di una foglia d’autunno a quella di un uomo in trincea: la possibilità di morire in guerra è quanto quella che ha di cadere una foglia dall’albero in autunno: potrebbe accadere da un momento all’altro.

L’albero rappresenta la vita e le foglie i soldati ed entrambe la caducità della vita umana.

La lirica, scritta durante una pausa dai combattimenti nel bosco di Courton nel luglio 1918, esprime la sospensione tra la vita e la morte, nella quale si vengono a ritrovare i soldati, come le foglie sugli alberi in autunno.

Ho voluto parlare di questo autore perché anch’io spesso mi soffermo a pensare alle sofferenze che una guerra provoca e a come, in un attimo, tutto quello che di bello e piacevole la vita comporta, possa, in un lampo, finire.

Leggi anche: