Giuseppe Garibaldi e i mille: biografia dell'Eroe dei due mondi

Giuseppe Garibaldi e i mille: biografia dell'Eroe dei due mondi A cura di Edoardo Angione.

Giuseppe Garibaldi e l'Unità d'Italia: biografia, battaglie, gli eventi ed i protagonisti che hanno portato all'unità d'Italia

1Chi è Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi: l'eroe del Risorgimento italiano
Giuseppe Garibaldi: l'eroe del Risorgimento italiano — Fonte: getty-images

La vita di Giuseppe Garibaldi (1807-1882) è stata una vita avventurosa e movimentata. Figlio di un commerciante e di una casalinga, Garibaldi diventerà un vero e proprio eroe del Risorgimento italiano, riconosciuto internazionalmente. Nessuno meglio di lui incarnerà, tra luci e ombre i valori del patriottismo. La sua impresa più importante, compiuta al comando delle sue camicie rosse, è senza dubbio la conquista del Meridione, tassello fondamentale verso l’unificazione d’Italia sotto la casa reale dei Savoia.   

Quando Garibaldi nasce, il 4 luglio del 1807, la sua città, Nizza era ancora parte dell’Impero francese (lo sarebbe stata fino al 1814). I suoi genitori, Domenico e Rosa, entrambi di origine ligure, erano rispettivamente un commerciante marittimo ed una casalinga.   

Statua di Giuseppe Garibaldi al Gianicolo, Roma
Statua di Giuseppe Garibaldi al Gianicolo, Roma — Fonte: istock

L’istruzione di Garibaldi viene seguita da precettori privati, ma gli esiti non entusiasmanti spingono il padre ad avviarlo verso la professione di marinaio. Garibaldi era un giovane che, influenzato dal Romanticismo in voga all’epoca, amava fantasticare. Per questo indubbiamente il mestiere di marinaio non gli dispiaceva, permettendogli di viaggiare per tutto il Mediterraneo, all’epoca ancora infestato da corsari. Ad Istanbul sembra sia rimasto per tre anni, ma si spinse persino sull’Atlantico, e fino a Odessa, sul Mar Nero.    

Nel 1832, a 25 anni, Garibaldi diventa capitano di una nave mercantile. In questo periodo il giovane Garibaldi entra in contatto con le idee repubblicane e patriottiche di Giuseppe Mazzini (anche se non si sa di preciso la data in cui Garibaldi entra nella Giovine Italia), ed inizia a conoscere il socialismo di Saint-Simon  attraverso alcuni suoi seguaci in fuga verso la Turchia.    

Alla fine del 1833 Garibaldi si arruola nella marina del regno di Sardegna, col nome di battaglia di Cleòmbroto. Si era arruolato con uno scopo preciso: prendere parte ad un ammutinamento, con l’obiettivo di suscitare una rivoluzione repubblicana a Genova, e poi in tutto il regno di Sardegna. Evidentemente, però, i tempi non sono ancora maturi: Genova rimane assolutamente tranquilla, e Garibaldi deve rifugiarsi a Marsiglia, mentre un tribunale di Genova, in sua assenza, lo condanna “alla pena di morte ignominiosa”. 

    

2Garibaldi in America: l’esilio, il Brasile

Giuseppe Mazzini: scrittore e patriota italiano
Giuseppe Mazzini: scrittore e patriota italiano — Fonte: getty-images

Nonostante qualche delusione per l’inconcludenza dimostrata dal movimento democratico, Garibaldi conferma la sua adesione alla Giovine Italia, riprendendo a navigare per il Mediterraneo. NeI settembre del 1835, tuttavia, si imbarca per Rio de Janeiro: rimarrà in Sud America per ben 12 anni, dal 1836 al 1848. In questi anni, il continente americano stava attraversando un intenso periodo di rivolte, che avranno un forte impatto sulla carriera di Garibaldi.    

A Rio, Garibaldi trova una folta comunità di esuli liguri, commercianti ma allo stesso tempo seguaci degli ideali rivoluzionari e patriottici. Garibaldi decide a questo punto di partecipare alle vicende politiche del Brasile, arruolandosi come capitano volontario di un’imbarcazione della Repubblica di Rio Grande do Sul, in cui era in corso una rivolta democratica e secessionista. In questo periodo, Garibaldi si dedicherà principalmente all’attività corsara ai danni di imbarcazioni dei paesi alleati con il Brasile imperiale, tra cui l’Austria ed il Piemonte. La sua venerazione per Mazzini rimane tale che battezzerà “Mazzini” l’imbarcazione che comanderà in questo periodo.    

Ritratto di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, la moglie di Giuseppe Garibaldi
Ritratto di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, la moglie di Giuseppe Garibaldi — Fonte: ansa

La fase della Repubblica Riograndense è una fase di azioni militari avventurose, agguati ed arrembaggi, dove il fattore sorpresa, la conoscenza del territorio, la freddezza e l’audacia hanno un’enorme importanza. Garibaldi farà tesoro dell’esperienza acquisita, nonostante le ferite, le torture e la perdita di amici. A Laguna, città conquistata dai ribelli, Garibaldi conosce la diciottenne Anna Maria Ribeiro da Silva, una donna già sposata da quattro anni. Se ne invaghisce a tal punto da decidere di portarla con sé (praticamente un rapimento, anche se lei era consenziente) colpito dal suo temperamento audace. I due si sposeranno in Uruguay nel 1842, e Anita resterà compagna di vita di Garibaldi fino alla morte.    

3Garibaldi in Uruguay

Immagine di Garibaldi e la sua famiglia, 1862
Immagine di Garibaldi e la sua famiglia, 1862 — Fonte: ansa

Nel 1841, dopo la nascita del suo primo figlio e la morte dell’amico e compatriota Rossetti, Garibaldi si incammina verso l’Uruguay  quando le cose in Brasile iniziavano a mettersi male. Al suo seguito c’è Anita, il loro primogenito, 900 capi di bestiame e una paga per i servizi prestati a Rio Grande do Sul: durante la traversata, che dura 150 giorni, gli animali non sopravviveranno. Garibaldi è a Montevideo nel giugno del 1841, ormai in miseria. Prova a sbarcare il lunario cercando lavoro come insegnante di matematica e commesso viaggiatore, si inserisce nella comunità italiana di Montevideo, fortemente influenzata dalle idee di Mazzini (nel 1844 entrerà nella massoneria), e si rende conto che la vita borghese evidentemente non fa per lui.     

Soldati francesi della Legione romana a Roma dopo l'assedio, il 23 giugno del 1849
Soldati francesi della Legione romana a Roma dopo l'assedio, il 23 giugno del 1849 — Fonte: getty-images

Nel 1842, su richiesta del governo di Montevideo, torna al comando di tre imbarcazioni, stavolta uruguaiane, per una nuova guerra di liberazione, contro Juan Manuel de Rosas, dittatore dell’Argentina. Dopo aver subito una serie di sconfitte, nel 1843 Garibaldi prende una decisione importante: organizza a Montevideo un comando composto da soli connazionali, la Legione italiana. La sua fama, grazie ad una eroica vittoria a San Antonio del Salto nel 1846, inizia a raggiungere l’Europa. In quest’occasione lo scrittore francese Alexandre Dumas sente parlare di lui per la prima volta: avrà un ruolo molto importante nel rendere famoso Garibaldi come l’Eroe dei due mondi. A colpire gli osservatori stranieri era il suo carattere carismatico ed onesto.       

Il primo incontro tra Garibaldi e Anita (Ritratto di Edoardo Matania)
Il primo incontro tra Garibaldi e Anita (Ritratto di Edoardo Matania) — Fonte: ansa

Acclamato anche in patria, dai mazziniani, per il suo valore, Garibaldi inizia a pianificare il ritorno in Italia. Nel 1847 Garibaldi ha l’incarico di difendere Montevideo, ma il suo reale obiettivo è quello di disimpegnarsi dal suo ruolo in Uruguay, prendendo contatti con l’ambasciatore di papa Pio IX per mettersi a sua disposizione. L’offerta non verrà accolta, ma era comunque un’ottima occasione per partire: all’inizio del ‘48, Garibaldi si imbarca con Anita ed i figli (ormai diventati tre), oltre che con circa 70 legionari, verso l’Italia.     

Durante la sua permanenza in Sud America, Garibaldi ha appreso una serie di tattiche di guerriglia che gli saranno molto utili in seguito, contro eserciti totalmente impreparati a fronteggiarle come quello francese e quello austriaco. Garibaldi era ormai diventato il ribelle di professione che passerà alla storia: un individualista che per tutta la vita continuerà ad indossare il costume da gaucho delle Pampas, considerando la vita come una continua battaglia per la libertà, senza mai ignorare l’importanza della comunicazione.     

4La guerra di liberazione

Assedio a Roma: mappa del piano di battaglia di Villa Corsini durante la prima guerra d'Indipendenza
Assedio a Roma: mappa del piano di battaglia di Villa Corsini durante la prima guerra d'Indipendenza — Fonte: getty-images

Il 21 giugno del 1848, Garibaldi raggiunge Nizza, dove viene accolto dai propri parenti e da una folla che lo acclama. La sua condanna a morte (1834) era ormai dimenticata, ed era in corso la guerra tra Austria e Piemonte (prima guerra d’Indipendenza): per Garibaldi c’erano ampi margini di movimento. Per questo Garibaldi offre i propri servigi a Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna, che non lo vorrà per via del suo passato da ribelle (condannato a morte in contumacia), complice anche il disprezzo da parte delle alte sfere dell’esercito piemontese per le tattiche di guerriglia di un autodidatta.    

Giuseppe Garibaldi nella Camera dei Deputati a Roma, il 25 gennaio 1875
Giuseppe Garibaldi nella Camera dei Deputati a Roma, il 25 gennaio 1875 — Fonte: ansa

Garibaldi decide allora di agire autonomamente, e a marzo si reca a Milano, ancora sotto il dominio austriaco, dove si era formato un governo provvisorio lombardo che gli affiderà il comando di 1500 volontari. Con la presenza di Mazzini, la guerra di liberazione andava assumendo connotati repubblicani. Forse anche per questo Carlo Alberto firma il 9 agosto un armistizio con gli Austriaci, deludendo i patrioti a Milano. A questo punto, gli austriaci danno la caccia a Garibaldi, costretto alla fine del mese a ripiegare in Svizzera.    

Qui Garibaldi si sistema per un po’ con Anita ed i bambini, ma alla fine del 1848, quando papa Pio IX fugge da Roma, minacciato dalle forze liberali degli stati papali che stanno dando vita alla Repubblica Romana, Garibaldi è a Roma con la sua Legione. Mentre viene proclamata la Repubblica, ed il potere temporale del papa viene dichiarato decaduto, nel febbraio del 1849, Garibaldi è eletto deputato nell’Assemblea Costituente, dove entrerà spesso in contrasto con Mazzini.     

Ad aprile, su sollecitazione del papa l’esercito francese raggiunse Roma per abbattere la Repubblica: ci riusciranno a luglio. Nel frattempo, però, Garibaldi lotta selvaggiamente per resistere: il 30 aprile difende Roma presso il Gianicolo in uno scontro particolarmente memorabile. A giugno c’è un nuovo assedio francese, e stavolta ci sarà poco da fare. Se la resistenza garibaldina sul Gianicolo rimane uno dei momenti più memorabili del Risorgimento, Garibaldi non poteva accettare la sconfitta. Nel luglio del 1849 inizia una tragica ritirata verso il nord, passando per San Marino.      

5Una resa temporanea

L'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il 26 ottobre del 1860 a Teano
L'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il 26 ottobre del 1860 a Teano — Fonte: ansa

A San Marino, Garibaldi è circondato. Inseguito dagli austriaci, è costretto a fuggire attraversando gli Appennini, diretto verso la costa toscana. In questa occasione, nelle valli di Comacchio, Garibaldi perde l’amata moglie Anita il 4 agosto del 1849. Questi tragici eventi contribuivano ad aumentare la fama di Garibaldi: nonostante alcune critiche alle sue tattiche militari (in particolare da parte di Carlo Pisacane), il suo coraggio ed il suo carisma, così come il fatto che Garibaldi non si arrendeva mai, colpivano molto i patrioti italiani del tempo.   

Non era abbastanza, però, perché il regno di Sardegna accogliesse ufficialmente un uomo che, alla fine dei conti, rimaneva potenzialmente pericoloso, e vicino al mondo repubblicano. Per Garibaldi iniziava una fase piuttosto oscura: si rifugia per un po’ a Tangeri, in Marocco, nel 1850 è a New York (Staten Island) per poi tornare in America Latina, dove torna a svolgere il mestiere di capitano di una nave mercantile in Perù - trasportando guano fino a Canton, in Cina (1852), ed in generale girovagando per le americhe. In questo periodo, Garibaldi scopre che in tutto il mondo si continuava a parlare di lui con ammirazione.      

Nel 1854 Garibaldi si allontana definitivamente dalle posizioni mazziniane, e decide di appoggiare i Savoia in tutto e per tutto, reputando la dinastia Sabauda un appoggio più concreto e realistico per l’Italia unita. Contemporaneamente, il conte di Cavour, primo ministro della monarchia piemontese, iniziava a capire che lasciar rimpatriare Garibaldi lo avrebbe sottratto definitivamente all’influenza di Mazzini.      

6Garibaldi al servizio dei Savoia

L'occupazione di Varese durante la seconda guerra d'Indipendenza, 1859
L'occupazione di Varese durante la seconda guerra d'Indipendenza, 1859 — Fonte: ansa

Tra il 1855 ed il 1856 Garibaldi, grazie ad un’eredità lasciatagli dal fratello, acquista una parte dell’isola di Caprera, dove abiterà stabilmente per il resto della sua vita. La sua attività di patriota riprende stabilmente nel 1858, anno in cui il regno di Sardegna preparava una nuova offensiva contro l’Austria (anche ricordata come seconda guerra d'Indipendenza). Cavour, ben consapevole di come Garibaldi avrebbe attratto i patrioti democratici, lo vuole nel ruolo di generale sardo, al comando dei Cacciatori delle Alpi. La conseguenza immediata fu un afflusso di 3600 volontari: molti di loro erano stati seguaci di Mazzini. Garibaldi, nonostante l’ostilità dei militari piemontesi, otteneva una serie di successi contro l’Austria, vincendo a Varese, Como, e riuscendo a raggiungere la frontiera del Tirolo: il Piemonte aveva ormai acquisito la Lombardia.    

Giuseppe Garibaldi con la sua terza moglie, Francesca Armosino nel 1875
Giuseppe Garibaldi con la sua terza moglie, Francesca Armosino nel 1875 — Fonte: getty-images

Nel 1859, a settembre, in un periodo di relativa pace per l’Italia, Garibaldi accetta il comando dell’esercito toscano e si reca a Firenze, dove si era formato un governo rivoluzionario. In questo periodo si incontra spesso con Vittorio Emanuele II, ed inizia a capire che lo Stato Pontificio non rientrava negli immediati obiettivi dei Savoia. Se Garibaldi era già al lavoro per l’unificazione d’Italia, l’interesse principale del re sembrava essere principalmente l’espansione del Piemonte. Le differenze tra i due peggiorano in modo particolare quando con la restituzione di Nizza, città dove Garibaldi era nato, alla Francia, orchestrata da Cavour. In quest’occasione Garibaldi si reca personalmente in Parlamento per protestare contro quella che per lui era una violazione dei principi della nazione.       

Sul fronte privato, nel 1860, nonostante portasse avanti numerose relazioni, Garibaldi si risposa, stavolta con la diciottenne Giuseppina Raimondi, figlia naturale di un marchese comasco. La abbandona però dopo poche ore, quando una lettera anonima lo informa del fatto che la ragazza aveva una relazione con un garibaldino, Luigi Cairoli. Soltanto vent’anni dopo sarebbe riuscito ad ottenere il decreto di annullamento del matrimonio, legittimizzando i bambini che avrebbe avuto da Francesca Armosino.      

7Alla conquista del Meridione: Garibaldi e la spedizione dei Mille

Il giuramento di Giuseppe Garibaldi a Marsala: 20 luglio 1862
Il giuramento di Giuseppe Garibaldi a Marsala: 20 luglio 1862 — Fonte: ansa

Nel maggio del 1860, con l’animo affranto da una serie di delusioni, Garibaldi inizia l’impresa più spettacolare della sua avventurosa vita: la conquista di Napoli e della Sicilia. Era ormai diventato un vero e proprio eroe popolare, ed anche per questo motivo Cavour e Vittorio Emanuele II, se non lo supportavano ufficialmente, non fecero nulla per fermarlo. Garibaldi sperava che a cose fatte i Savoia non avrebbero potuto fare altro che unificare, una volta per tutte, la penisola italiana.      

La spedizione dei Mille inizia il 6 maggio a Genova, da dove gli uomini di Garibaldi raggiungono Marsala l’11 maggio. In nome di Vittorio Emanuele II, Garibaldi si proclama il 14 maggio a Salemi dittatore della Sicilia. Ad aiutarlo c’è un’insurrezione popolare, ispirata del resto dal grande carisma di Garibaldi. La speranza dei contadini siciliani era che sarebbero finalmente stati liberati dal feudalesimo e dalla schiavitù. A Calatafimi (15 maggio) Garibaldi dimostra che poteva sconfiggere i soldati del re di Napoli; alla fine del mese Palermo era ormai nelle sue mani.      

Garibaldi e i Cacciatori delle Alpi durante la Battaglia di Milazzo nel 1860
Garibaldi e i Cacciatori delle Alpi durante la Battaglia di Milazzo nel 1860 — Fonte: getty-images

Garibaldi ottiene un’altra vittoria a Milazzo il 20 luglio, stavolta con l’aiuto dei rinforzi settentrionali: il supporto dei Savoia era ormai evidente. Ad agosto Garibaldi attraversa lo stretto di Messina e sbarca in Calabria, senza concedere al nemico un attimo di pausa. Il 7 settembre, dopo una vera e propria campagna lampo, Garibaldi entra a Napoli da trionfatore, proclamandosi “Dittatore delle Due Sicilie”. Presso il fiume Volturno (26 settembre-2 ottobre), a nord di Napoli, Garibaldi vince la battaglia più imponente della sua vita, al comando di quelli che ormai erano diventati 30.000 uomini, arrestando in modo definitivo la ripresa dell’offensiva borbonica.      

Vengono indetti dei plebisciti in Sicilia e a Napoli, che siglano l’approvazione popolare delle operazioni militari. Quando Garibaldi incontra finalmente Vittorio Emanuele II, è lui stesso a salutarlo come re dell’Italia unita, ed il suo ruolo militare, in qualche modo, si è ormai esaurito.      

Giuseppe Garibaldi a Caprera
Giuseppe Garibaldi a Caprera — Fonte: ansa

Il 7 novembre Vittorio Emanuele II entrerà a Napoli. Garibaldi, di rimando, tornerà a Caprera, rifiutando qualsiasi tipo di ricompensa. Agli occhi dei conservatori, Garibaldi era ancora un pericoloso radicale - per questo motivo non gli era stato consentito di governare Napoli come viceré. Si sapeva inoltre che Garibaldi puntava ancora alla conquista di Roma nonostante la difesa dei francesi: per Vittorio Emanuele II il piano era ancora troppo rischioso. 

Rispetto a Vittorio Emmanuele II, Garibaldi era amato dal popolo, e per questo l’esercito regolare del Piemonte non voleva dare all’uomo occasione di aumentare ulteriormente la sua fama. Si temeva inoltre che potesse riavvicinarsi a Mazzini, mettendo a rischio il progetto savoiardo di un’Italia monarchica, e non repubblicana.        

8Garibaldi e il Regno d’Italia

3 novembre 1867: la Battaglia di Mentana durante le guerre per l'unificazione italiana
3 novembre 1867: la Battaglia di Mentana durante le guerre per l'unificazione italiana — Fonte: getty-images

Nel 1861, con l’Italia ormai unita, cosa ne fu di Garibaldi? Per chi governava l’Italia, il guerrigliero rivoluzionario era quasi un imbarazzo. In parlamento, Garibaldi accusava il governo di non aver riconosciuto a dovere l’impegno dei soldati volontari che avevano conquistato la parte meridionale del regno per poi letteralmente consegnarla al re. Per Garibaldi, inoltre, l’amministrazione dei territori del Meridione era insufficiente: trattandosi di territori che aveva conquistato lui stesso, si sentiva in particolar modo responsabile.  

Nella politica dell’Italia unita, Garibaldi sarà una sorta di voce indipendente, anche nel suo modo di trattare con le potenze straniere, che lo ammiravano in modo particolare. Nel luglio del 1861 il Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln offre a Garibaldi un ruolo di comando per l’Unione nella Guerra di Secessione americana. Garibaldi rifiuta, in parte perché, secondo lui, Lincoln non era abbastanza deciso nel condannare la schiavitù, ma anche perché non avrebbe ottenuto il comando supremo delle truppe federali. Anche quando Garibaldi si reca a Londra, nell’aprile del 1864, viene acclamato dalle folle in modo spontaneo, a simboleggiare quanto la sua fama non aveva confini.     

Nel frattempo Garibaldi continuava ad insistere per la conquista di Roma e Venezia, mentre le società operaie ed i circoli massonici raccoglievano fondi per permettergli di riprendere l’attività patriottica. In questo periodo, mosso dalla sua insofferenza per l’oligarchia e per le istituzioni, Garibaldi si riavvicina a Mazzini.     

9Le ultime imprese di Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi ferito dopo la Battaglia dell' Aspromonte, il 29 agosto del 1862
Giuseppe Garibaldi ferito dopo la Battaglia dell' Aspromonte, il 29 agosto del 1862 — Fonte: ansa

Nel 1862, Garibaldi recluta una nuova armata rivoluzionaria, recupera le munizioni in Sicilia, ed inizia ad attraversare la Calabria, diretto contro gli Stati Pontifici per abbattere una volta per tutte il potere temporale del papa. Il governo italiano non voleva compromettersi con la Francia, impiega l’esercito regolare per intercettare e fermare Garibaldi, che il 29 agosto, nella celebre Battaglia dell’Aspromonte, in Calabria, viene ferito al malleolo destro (da cui la famosa canzone) rimanendo zoppo per il resto della vita. Garibaldi si consegna all’esercito, mentre l’opinione pubblica iniziava a criticare aspramente il ruolo ambiguo del re d’Italia.    

Garibaldi verrà rimesso in libertà il 22 ottobre, decidendo di invocare la pacificazione nazionale. Nonostante tutto, Garibaldi tornerà a combattere per l’Italia nel 1866 in occasione della terza guerra d’Indipendenza. Garibaldi ottiene il comando indipendente di un corpo di volontari in Tirolo. Anche grazie alla presenza di Garibaldi, sofferente per le ferite e costretto a seguire gli eventi da una carrozza, la campagna è un successo, e porta l’Italia ad acquisire Venezia e liberare il Veneto.    

Proposta di Garibaldi per l'acquisto di fucili, l'8 febbraio del 1860
Proposta di Garibaldi per l'acquisto di fucili, l'8 febbraio del 1860 — Fonte: ansa

Mancava ancora Roma. Nel 1867, Garibaldi torna al comando di una nuova spedizione verso gli Stati Pontifici: ancora una volta privata, supportata dal re d’Italia non apertamente, ma in segreto. Mentre le autorità statali fingevano di sorvegliare Garibaldi, confinandolo a Caprera, i volontari si avvicinavano allo Stato pontificio, e il 14 ottobre Garibaldi “sfuggiva”. L’intervento della Francia è però determinante, e Garibaldi viene sconfitto a Mentana (3 novembre 1867). Soltanto alla caduta dell’Impero di Napoleone III (4 settembre 1870), l’Italia prenderà finalmente Roma (20 settembre 1870): Garibaldi si trovava in quel momento a Caprera, isolato dal governo. Se fosse stato a Roma, la presa della città avrebbe probabilmente acquisito un significato troppo radicale.     

L’ultima campagna di Garibaldi sarà per la Francia, che si era liberata da Napoleone III e si era costituita in Repubblica. Tra l’ottobre del 1870 ed il 1871, al comando della Repubblica Francese contro la Prussia, Garibaldi difenderà la città di Digione dai tedeschi.     

10Un bilancio

La tomba di Giuseppe Garibaldi sull'isola di Caprera, in Sardegna
La tomba di Giuseppe Garibaldi sull'isola di Caprera, in Sardegna — Fonte: ansa

Gli ultimi anni di vita di Garibaldi, complicati dalla perdita dell’ultima figlia, dai reumatismi e dalla sofferenza a causa delle numerose ferite riportate nel corso della carriera, si svolgeranno prevalentemente a Caprera. Fino alla fine, Garibaldi si terrà al corrente degli affari internazionali, si dedicherà alla coltivazione, e continuerà la stesura delle proprie memorie

Nell’ultima fase della propria vita Garibaldi si riavvicina al socialismo e sviluppa posizioni pacifiste: la propria esperienza gli aveva insegnato che le guerre spesso non sono il modo migliore per ottenere risultati. Quasi paralizzato, si spegnerà a Caprera il 2 giugno del 1882.    

Garibaldi rimane uno dei più efficaci maestri delle tattiche di guerriglia militare nella storia, responsabile di gran parte delle vittorie militari del Risorgimento. A differenza di personaggi come Cavour e Mazzini, Garibaldi sapeva come guadagnarsi il favore delle masse, attraverso messaggi di patriottismo e fratellanza. Il suo impegno patriottico per la causa liberale incarnava perfettamente i valori del suo tempo.   

Garibaldi, oltre ad essere un militare, era anche un uomo politico. Non è mai stato un teorico, e non ha mai avuto una particolare fede nei sistemi parlamentari, prediligendo invece, in particolare nei momenti difficili, la concentrazione del potere in un solo uomo. Ma nonostante fosse quanto di più lontano da un intellettuale, il radicalismo di Garibaldi riuscì in qualche modo a politicizzare una parte delle masse italiane, insegnando loro il significato del patriottismo. Per questo motivo, in ultima analisi, nonostante le simpatie per il socialismo, Garibaldi rimane un patriota ed un nazionalista, che tuttavia vedeva il patriottismo come mezzo per liberare le masse, non per dominare altri popoli.   

I popoli ben governati e contenti non insorgono. Le insurrezioni, le rivoluzioni, sono la risorsa degli oppressi e degli schiavi e chi le fa nascere sono i tiranni.

Giuseppe Garibaldi