De bello gallico di Giulio Cesare: riassunto dei libri

Di Redazione Studenti.

De bello gallico: riassunto, spiegazione e struttura dell'opera suddivisa in 8 libri, parzialmente scritti dal suo luogotenente Aulo Irzio

De bello gallico

Una delle battaglie illustrate nel De bello gallico di Cesare
Una delle battaglie illustrate nel De bello gallico di Cesare — Fonte: getty-images

Il De bello Gallico di Giulio Cesare - detto anche Commentariii de bello gallico, cosa che ricorda la sua struttura di memoria, di appunto - è un'opera suddivisa in otto libri, uno per ogni anno di guerra.

Sette di questi libri sono dettati da Cesare al suo luogotenente Aulo Irzio, mentre l’ottavo è scritto dallo stesso Irzio. In questi 8 libri del De bello gallico, Giulio Cesare racconta nel dettaglio la campagna di conquista e pacificazione della Gallia Transalpina che come proconsole portò avanti tra il 58 e il 50 a.C.

De bello gallico, libri

Vediamo nel dettaglio qual è la struttura degli otto libri che compongono l'opera, e di cosa parlano nello specifico:

  • Primo libro: contiene una descrizione geografica della Gallia e la guerra combattuta contro gli Elvezi di Ariovisto e la loro sottomissione.
  • Secondo libro: si parla della campagna militare contro i Belgi, i Nervi e altri popolazioni della Gallia ed inoltre in quell’anno Cesare invia un resoconto della sua compagna a Roma.
  • Terzo libro: narra delle campagna contro i Veneti situati a sud della Bretagna, gli Aquitani, i Morini e i Menapi situati invece tra Calais e il mare del nord, in questo caso Cesare non riesce a ottenere significativi successi a causa della guerriglia nemica.  
  • Quarto libro: presenta un excursus sui Germani, un primo passaggio del fiume Reno e il massacro dei villaggi di Usipeti e Tencteri, inoltre poiché dalla Britannia talora giungevano aiuti ai Galli della costa Cesare salpa con due legioni e sbarca faticosamente sul isola: i Britanni vengono respinti e chiedono la pace ma Cesare visto che la flotta romana ha subito ingenti danni per le tempeste e la marea decide di rientrare e tornare in Britannia a settembre.
  • Quinto libro: viene presentato un excursus etnogeografico sulla Britannia dove Cesare compie una seconda spedizione senza incontrare resistenza e ottenuti degli ostaggi e imposto un tributo annuo il generale torna nella Gallia dove nel frattempo è scoppiata una rivolta fra i  Belgi e ben 15 coorti romane erano cadute in un’imboscata di Ambiorige re degli Eburoni, ma Cesare accorre e disperde gli assedianti.
  • Sesto libro: parla della seconda traversata del fiume Reno e dei costumi dei Galli.
  • Settimo libro: viene narrata la rivolta capitanata da Vercingetorige re della potente tribù degli Arveni e subito Cesare si precipita in Gallia da Ravenna, assedia e conquista numerose citta e affronta Vercingetorige in una battaglia campale, il quale viene sconfitto e decide di ritirarsi nella piazzaforte di Alesia dove i romani pongono un assedio, respingono le truppe galliche di rinforzo che li attaccano alle spalle e costringono poi alla resa Vercingetorige e le sue truppe ridotte alla fame. È la fine della resistenza gallica e il successo dell’intera campagna militare di Cesare.
  • Ottavo libro: espone gli avvenimenti accaduti nella campagna contro i Bellovaci e l’antefatto della guerra civile con Pompeo.

Temi del De bello gallico

Il racconto storico pone a confronto due civiltà: quella dei romani e quella dei galli, entrambe antiche ed evolute, ma diverse per modalità di vita, conoscenza e espressione.

Cesare pone un’attenzione particolare al valore di tutti romani e nemici, al coraggio e all’eroismo. Descrive la differenza tattica fra i due popoli contrapponendo la prassi dell’assalto tipica dei Galli che giudica poco razionale ed efficace, alle tecniche sofisticata dell’esercito romano educato a muoversi seguendo gli ordini degli ufficiali.

Nella descrizione di questo conflitto una lunga parentesi nel VI libro propone uno sguardo attento ai popoli con cui Cesare combatteva: quello gallico soprattutto ma anche quello dei germani e dei britanni. Era normale per un’opera che trattava di un popolo sconosciuto descrivente le abitudini, l’organizzazione sociale e le conoscenze.

Le osservazioni di Cesare hanno una finalità precisa: quella di raccogliere e riportare informazioni sulla struttura sociale, sulle istituzioni militari e religiose utili per sconfiggere militarmente quei popoli e per dominarli successivamente.

Mentalità e contesto sociale

Roma combatteva le sue guerre di conquista a partire da questa convinzione: essere portatrice di una cultura e di una forma di governo superiori a quelle degli altri popoli. Sulla base di questa concezione Roma sostenne la necessita o almeno la legittimità della conquista come se la guerra prima e la dominazione poi fossero strumenti di progresso civile, politico e culturale per il popolo conquistato.

Conseguenza della guerra di conquista era la romanizzazione, ovvero l’imposizione al popolo conquistato del proprio sistema di governo, della propria organizzazione del territorio, della societa e infine del culto alle proprie divinità.

Cosi si perdeva gran parte dell’originalità culturale dei popoli conquistati, costretti ad assimilarsi ai romani. Per questo motivo scomparvero in Gallia la struttura sociale originaria, le conoscenze dei druidi e gran parte degli dei tradizionali. Opere come quella di Cesare ci permettono di ricostruire parzialmente la qualità culturale, sociale, religiosa dei popoli prima che venissero trasformati dal dominio romano stesso.

Etnogeografia nel De bello gallico

La Gallia al tempo di Cesare
La Gallia al tempo di Cesare — Fonte: getty-images

Nel De bello Gallico si trovano alcuni excursus di carattere etnogeografico.

Cesare si sofferma a descrivere territori di residenza, usi e costumi, credenze religiose, struttura sociale e comportamento in battaglia dei diversi popoli con i quali si è confrontata nelle sue campagne militari: grande attenzione è dedicata ai Galli, ma anche ai Germani e ai misteriosi Britanni.

Bisogna ricordare anche quelli che erano i limiti dell’etnografia antica. A differenza di quella moderna, si limitava di solito a registrare e descrivere quanto di curioso, strano, diversi si individuava nel modus vivendi dei popoli stranieri senza approfondire le cause, né tentare di comprendere la diversa mentalità che stava alla base di particolari usi e comportamenti. Una tale impostazione da parte dei greci prima e dei romani poi aveva come presupposto una presunta superiorità dei popoli considerati civili su quelli barbari.

Tale convinzione sta alla base anche dello sguardo che Cesare getta sui popoli che pure per alcuni aspetti sono oggetto di ammirazione da parte sua, come per esempio le considerazione che fa sul valore militare dei Germani. Modello e fonte degli excursus cesariani sui Galli e Germani è l’etnografia greca, in particolare gli inserti reperibili nelle storie di Posidonio, ma una grande quantità di informazioni gli derivanti soprattutto dall’osservazione diretta.

Descrizioni dei luoghi

Il De bello gallico si apre con la famosa descrizione della Gallia e dei suoi abitanti al tempo di Cesare.

La partizione del territorio avviene tramite l’indicazione dei fiumi della Gallia, grandi ostacoli naturali e spesso difficile da valicare. Punto di riferimento è quella parte meridionale di territorio gallico che collegava l’Italia ai domini della penisola Iberica fin dai tempi della seconda guerra punica. Questa regione, chiamata semplicemente Provincia, da cui l’attuale Provenza, gioco un ruolo importante nel mettere in contatto l’antica popolazione celtica con le evolute civiltà del mediterraneo.

Cesare e i Celti

Gli studiosi definiscono con il nome di Celti un insieme di popolazioni che appartenevano linguisticamente all’area indoeuropea e che lasciarono le loro prime testimonianze lungo il corso superiore del Danubio e nella Francia orientale.

A partire dall’età del bronzo si diffusero dall’area danubiana verso l’Europa sud occidentale, in Italia e nei Balcani. Occuparono la zona del Reno, il Belgio e la Francia centro-settentrionale in seguito e raggiunsero anche le isole britanniche e buona parte della penisola Iberica.

La prima civiltà interamente celtica risalente all’età del ferro fu quella detta di La Tene che esercitò per secoli una certa egemonia sull’Europa centrale e fu in contatto con il mondo greco ed etrusco attraverso la colonia greca di Massalia (Marsilia) e i valichi aperti sulle Alpi.

Attorno al 400 a.C. furono protagonisti di una nuova fase espansiva nella penisola italica: a questi movimenti si deve ricollegare ad esempio l’episodio del sacco di Roma nel 390 a.C. I Celti vennero a contatto con i regni ellenistici ai quali fornirono anche milizie mercenarie.

Società celtica

La societa celtica era caratterizzata da forti legami familiari e tribali ma era suddivisa sull’ampio territorio in tanti piccoli gruppi sparpagliati in insediamenti rurali.

Le federazioni tra i vari gruppi furono piuttosto deboli e sporadiche legate a particolari situazioni come la necessità di combattere un nemico comune. All’interno della tribù dominava una forte aristocrazia militare i cui esponenti ricevevano prestigio e autorità in base al numero di schiavi e uomini liberi che li circondavano.

Le decisioni piu importanti anche se all’apparenza erano prese democraticamente in un’assemblea di uomini liberi in armi, in realtà erano preventivamente fissate dai capi.

La religione celtica venerava la personificazione di forze naturali e il culto era amministrato dalla potente casta sacerdotale dei druidi che controllavano anche l’educazione dei giovani e l’amministrazione della giustizia.

I celti produssero un’arte originale legata alla fabbricazione di gioielli e monili nonché armi e monete: caratteristica di tale arte è la deformazione dell’elemento naturale in direzione dell’ornamento fantastico e magico-simbolico.

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Versioni e traduzioni del De bello gallico

Di seguito, la raccolta completa del testo latino e delle traduzioni italiane del De bello gallico di Giulio Cesare.

Libro I

Versione di latino e testo italiano del libro 1 del De bello gallico di Cesare:

Libro II

Versione di latino e traduzione italiana del libro 2 del De bello gallico di Cesare:

Libro III

Ecco la versione di latino e la traduzione in italiano del libro 3:

Libro IV

Versione di latino e traduzione italiana del libro 4 del De bello gallico:

Libro V

Versione di latino e traduzione italiana del De bello gallico, libro 5:

Libro VI

Testo e traduzione del libro 6:

Libro VII

Testo e traduzione del libro 7 del De bello gallico di Cesare:

Libro VIII

Testo e traduzione del libro 8:

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