Giovanni Pontano: biografia e opere. L'Umanesimo alla Corte di Napoli

Giovanni Pontano: biografia e opere. L'Umanesimo alla Corte di Napoli A cura di Antonello Ruberto.

Biografia, opere e poesie di Giovanni Pontano, umanista e politico, è stato il massimo rappresentante dell'umanesimo a Napoli.

1Giovanni Pontano, umanista e politico

Miniatura da un manoscritto di Giovanni Pontano, Italia XV secolo
Miniatura da un manoscritto di Giovanni Pontano, Italia XV secolo — Fonte: getty-images

Le vite, le scelte e il pensiero degli umanisti italiani, così legati alle diverse corti delle signorie territoriali offrono una panoramica di esiti difficili da sintetizzare, sfuggenti a qualsiasi banalizzazione e a qualunque lettura unidirezionale. Raffinati intellettuali, letterati e filologi, gli umanisti sviluppano un rapporto dialettico con il potere politico, tentando di influenzarlo con le loro idee e visioni con successi alterni. Le vicende di Giovanni Pontano segnano forse uno dei punti maggiori di integrazione tra ideali umanisti e realtà politica, un felice esperimento vanificato dalla «ruina d’Italia». 

Pontano nasce a Cerreto di Spoleto nel 1429 e riceve una prima formazione a Perugia; nel 1448 è a Napoli a servizio di Alfonso d’Aragona, città dove, fatti salvi alcuni brevi periodi, passa il resto della sua vita e dove completa la sua formazione umanista con lo studio del greco e dell’astrologia

La morte di Alfonso e la successione al trono di Ferdinando segnano un momento di svolta nella vita di Pontano, che viene prima nominato consigliere del nuovo sovrano e poi, nel 1466, suo segretario.  

Questa felice carriera politica rientra nell’ambito del più vasto progetto di promozione culturale dei sovrani aragonesi che ha nell’istituzione della biblioteca di Stato uno dei suoi esiti più alti, giacché questa diventa, in breve tempo un punto di riferimento per gli studi storici, letterari e filologici degli umanisti napoletani; Alfonso, inoltre, organizza incontri periodici cui prende parte egli stesso e in cui si affrontano i più diversi temi filosofici e letterari, dando così vita a quella che viene denominata Accademia alfonsina e, in seguito alla morte del sovrano, Accademia pontoniana proprio per il ruolo centrale assunto da Giovanni Pontano.  

Gli aragonesi nominano funzionari di corte alcuni tra i più importanti esponenti dell’Umanesimo, come Lorenzo Valla e Antonio Beccadelli, a simboleggiare una commistione tra ceto intellettuale e ceto politico particolarmente significativa.  

Dal punto di vista dell’attività letteraria quella del Pontano s’inserisce nella tradizione umanista che prediligeva la scrittura in latino, che difatti è la lingua scelta per tutti i suoi scritti e che mette in rilievo le sue enormi capacità filologiche scrivendo tra i migliori esempi di lirica latina quattrocentesca. 

La produzione poetica, che si avvia nella seconda metà degli anni ’50 per concludersi intorno agli anni ’90, riprende i temi delle liriche del Panormita e fa eco, già da titoli come quello di Amorum libri che richiama le opere di Ovidio, a una poesia latina di stile elegante e di contenuto leggero; del 1490 è il Meteorum libri, un poema a tema astrologico.  

Giovanni Pontano, massimo esponente dell'umanesimo napoletano del '400
Giovanni Pontano, massimo esponente dell'umanesimo napoletano del '400 — Fonte: getty-images

Tuttavia lo stretto rapporto con la corte, intesa come entità politica, e con i sovrani aragonesi lo spingono a riflettere sul concetto stesso di regalità e sui legami ideali tra il sovrano e i sudditi. Riflessioni che diventano saggi di natura filosofico-politica, come il De Principe e il De oboedentia, entrambi del 1490, e come il De liberalitate e il De magnificentia del 1498. 

Nel 1494 pubblica i sei volumi del De Bello Neapolitano, in cui racconta della rivolta dei baroni meridionali contro re Ferdinando.

La discesa di Carlo VIII in Italia, intenzionato a reclamare proprio il trono di Napoli, rappresentano un altro momento di rottura nella vita di Giovanni Pontano. Rimasto nella Napoli occupata dai francesi aveva scelto di rimanere fedele agli aragonesi, ma quando questi ritornano in città non gli rinnovano la carica di segretario di Stato; si ritira così a vita privata e si dedica alle lettere fino alla morte nel 1503

2Una nuova ideologia politica

Il quarantennio che separa la pace di Lodi (1454) e la discesa si Carlo VIII in Italia è quello in cui si affermano in Italia le signorie territoriali, dinastie di recente formazione che si ritrovano alla guida di stati regionali

Tramontate le grandi ideologie universali e i piani politici comunali, diventa necessario trovare nuove prospettive culturali e nuovi ideali per il nuovo mondo cortigiano: ed è questa necessità alla radice del successo e del rapporto stretto, quasi simbiotico, che nell’Italia quattrocentesca lega gli intellettuali umanisti alla nuova generazione di governanti. 

2.1Il De Principe e il De Oboedentia

Giovanni Pontano, scultura in marmo realizzata da Adriano Fiorentino
Giovanni Pontano, scultura in marmo realizzata da Adriano Fiorentino — Fonte: getty-images

Le prime due opere politiche di Pontano vengono pubblicate contemporaneamente nel 1490, a significare l’inscindibilità dei due scritti. 

Il De principe è un libello politico indirizzato ad Alfonso, duca di Calabria e futuro re di Napoli di cui al Pontano era stata affidata al formazione. 

Rivolgendosi al giovane duca Pontano non elenca una serie di doveri e attributi che il buon monarca deve avere, non gli parla di doveri di etichetta, procedure diplomatiche o tattiche militari benché, beninteso, queste debbano comunque rientrare tra le capacità di un governante, ma si concentra sulle virtù che egli deve rappresentare, sul fatto di essere una sovrano giusto e imparziale garantendo così la giustizia e la concordia interna allo stato; soprattutto, ed è questo il concetto chiave dell’opera, il principe dev’essere un modello di virtù in cui il popolo possa rispecchiarsi e riconoscere le sue qualità, quelle da esaltare e quelle da imitare. 

Nel De Principe non c’è un discorso che deriva da contingenze politiche o da analisi storiche come per Machiavelli, ma si traccia il profilo ideale di una forma di governo monarchico. Ma il discorso è monco, parziale, e Pontano gli affianca quello del De Oboedentia

Quest’opera indica la monarchia come la migliore forma di governo sia per natura, che per tradizione e ragione; ma, ed è l’argomento centrale dello scritto, indica che alla base dei rapporti civili e umani, alla base della famiglia come di tutta la società c’è il concetto di obbedienza. 

Un concetto che non si limita all’osservanza che si deve alle leggi e alle norme, ma di un tassello che costituisce il fondamento dell’ordine sociale e un qualcosa che va osservato sia per ragione che per volontà: perché si deve voler agire secondo ragione per fare il bene. In una società gerarchica come quella monarchica l’obbedienza è una virtù che sale dal basso verso l’alto e che lega i sudditi a coloro che sono più elevati nella scala sociale e che esercitano di fatto il potere; 

ma perché la società regga è necessario che, per contrappeso, dall’alto discenda la giustizia e un equilibrio tra i diversi ceti sociali e che, pur nel rispetto e nell’osservanza di ruoli e differenze, si garantisca l’armonia interna alla società. 

Pontano indica quindi i tratti di una società ideale, basata sul concetto di armonia tra le parti sotto il segno della giustizia, in una sintesi che rispecchia quelle che sono le riflessioni sulla politica e la società concepite dall’umanesimo più maturo prima che le Guerre d’Italia ponessero fine agli equilibri e agli ideali quattrocenteschi. Pontano, pur avendo vissuto solo l’inizio di quell’epoca disastrosa, scrive pagine profonde che influenzeranno il pensiero di Machiavelli e Guicciardini

3Le poesie di Pontano

La considerevole produzione poetica di Pontano lo rende il più importante degli umanisti napoletani e, d’altronde, è proprio lui a dirigere l’Accademia degli umanisti dopo Alfonso I, dando l’avvio a quello che è uno dei periodi più culturalmente felici della capitale del Mezzogiorno; attento e raffinato conoscitore della letteratura, accoglie e fa crescere Iacopo Sannazaro, cioè l’intellettuale e poeta più eminente prodotto dalla cultura partenopea in questo periodo. 

La poetica del Pontano, anch’essa tutta rigorosamente in latino, mette in mostra le sue conoscenze filologiche e la capacità di scrittura, con cui ripropone una lirica dal contenuto leggero ma dall’elevatissima impostazione formale

Come si evince dagli stessi titoli sono l’amicizia e l’amore in tutte le sue forme ad essere oggetto dell’elaborazione poetica di Pontano che, per la sua scrittura si rifà, oltre che a Ovidio, anche a Properzio e soprattutto a Catullo, cui guarda non tanto per i contenuti e i temi, quanto per la capacità di usare il verso con eleganza e per descrivere immagini leggere ed eleganti, una capacità che Pontano imita e rievoca con successo.