Giovanni Gentile: pensiero, pedagogia e libri

Giovanni Gentile: pensiero, pedagogia e libri A cura di Antonello Ruberto.

Pensiero e opere di Giovanni Gentile, filosofo, pedagogista e accademico italiano, tra i maggiori esponenti del neoidealismo filosofico

1Vita di Giovanni Gentile

Giovanni Gentile. All'inaugurazione dell'Istituto di Studi Germanici a Villa Sciarra in occasione del centenario di Goethe era presente anche Benito Mussolini
Giovanni Gentile. All'inaugurazione dell'Istituto di Studi Germanici a Villa Sciarra in occasione del centenario di Goethe era presente anche Benito Mussolini — Fonte: ansa

Giovanni Gentile nasce a Castelvetrano, in provincia di Trapani, il 29 maggio 1875. Studente estremamente capace, dopo il liceo riesce ad entrare alla Scuola normale superiore di Pisa, dove ha i primi contatti con il pensiero hegeliano e con Benedetto Croce, con cui nasce un’amicizia duratura.  

La laurea conseguita nel 1897 segna l’inizio di una brillante carriera universitaria che lo porta a ricoprire il ruolo di docente di Filosofia in diverse importanti università italiane. L’inizio del nuovo secolo segna un periodo di grande impegno e grandi realizzazioni per Gentile, che comincia ad imporsi come intellettuale di rilievo nel panorama italiano anche attraverso la collaborazione con l’amico Benedetto Croce, insieme al quale dà vita alla rivista La Critica, in cui si occupa di storia della filosofia.  

Gli anni ’10 segnano un periodo di svolta nella vita del filosofo: la pubblicazione di L’atto del pensiero come atto puro (1912) e de La teoria generale dello Spirito come atto puro (1916) segnano due  momenti di importante formalizzazione del pensiero gentiliano, consacrandone definitivamente il ruolo di intellettuale, mentre la partecipazione alla disputa sull’interventismo ne segnano l’ingresso all’interno del dibattito politico; sotto il profilo professionale Gentile continua a ricevere incarichi di docenza prestigiosi presso le maggiori università italiane, e dal 1915 è membro del Consiglio superiore della Pubblica istruzione

La sua partecipazione politica prosegue anche nel prima dopoguerra con posizioni sempre più marcate che, nel 1922 lo portano a sostenere apertamente il partito fascista: si tratta di una posizione definitiva che il filosofo siciliano porta avanti coerentemente e che non è mai messa seriamente in discussione, e che lo rende, in definitiva, l’intellettuale fascista più importante

Dal 1922 al 1924 ricopre la carica di ministro della Pubblica istruzione, carica affidatagli dallo stesso Mussolini, portando a termine, nel giro di pochi mesi un’importante riforma scolastica che, nonostante alcune modifiche apportate già dopo pochi anni, ha resistito a lungo nei suoi capisaldi principali. 

Rimane fedele al regime anche durante la crisi seguita all’omicidio Matteotti, e nel 1925 si fa promotore del Manifesto degli intellettuali fascisti, in cui ricollega l’esperienza politica fascista a quella risorgimentale, e lo individua come un’ancora per la salvezza morale dell’Italia: posizioni che lo allontanano definitivamente da Benedetto Croce che, invece, si schiera su posizioni antifasciste. 

Nel 1925 Mussolini gli affida la direzione dell’Istituto Treccani per l’Enciclopedia italiana, carica che mantiene fino al 1938, e nel 1931 è tra i promotori del Giuramento di fedeltà al fascismo imposto ai docenti universitari italiani, nel 1932 assume la direzione della Scuola Normale Superiore di Pisa.  

Dopo l’8 settembre del 1943 aderisce alla Repubblica Sociale Italiana, dove viene nominato presidente della Reale Accademia d’Italia; nonostante si trovi nel pieno dei travagliati momenti del conflitto, Gentile prosegue il suo lavoro e scrive Genesi e struttura della società, l’ultima opera, che viene pubblicata postuma.  

1.1Morte di Giovanni Gentile

Foto del partigiano Bruno Fanciullacci, uno dei colpevoli dell'omicidio di Giovanni Gentile
Foto del partigiano Bruno Fanciullacci, uno dei colpevoli dell'omicidio di Giovanni Gentile — Fonte: ansa

Il 15 aprile del 1944 Giovanni Gentile viene ucciso da alcuni gappisti fiorentini. Gli autori furono Bruno Fanciullacci e Antonio Ignesti che si avvicinarono a Gentile camuffati da studenti, nascondendo le armi sotto i libri e sparando colpi di pistola a bruciapelo. La RSI mise una taglia sui responsabili ma la famiglia Gentile chiese di non portare avanti la rappresaglia che inevitabilmente sarebbe scaturita dall’assassinio. Gli arrestati – cinque docenti considerati i mandanti morali - furono messi in libertà.  

2L'Attualismo: il sistema filosofico di Gentile

Benito Mussolini in visita alla sede dell'Istituto Treccani dove si compila l'Enciclopedia Italiana. Giovanni Treccani parla alla presenza del Duce, Balbino, Giovanni Gentile e di Calogero Tumminelli
Benito Mussolini in visita alla sede dell'Istituto Treccani dove si compila l'Enciclopedia Italiana. Giovanni Treccani parla alla presenza del Duce, Balbino, Giovanni Gentile e di Calogero Tumminelli — Fonte: ansa

Gentile, insieme a Benedetto Croce, è il maggior esponente del neoidealismo italiano, per la precisione egli stesso definisce come attualismo il suo particolare modello di pensiero. Si tratta di una profonda riforma della filosofia hegeliana, che viene espressa dal filosofo siciliano nelle sue due opere più significative, le già citate L’atto del pensiero come atto puro e de La teoria generale dello Spirito come atto puro

Il pensiero gentiliano parte anzitutto dal superamento dell’idea di dialettica sia com’era stata concepita dalla filosofia antica, che considera le idee come qualcosa di esistente aldilà del pensiero stesso, che da quella moderna, che invece considera la dialettica come attività del pensiero pensante. Gentile invece considera la dialettica come relazione tra oggetti, considerando la realtà in relazione al soggetto che la pensa, nel momento in cui esso la pensa: in parole povere è l’atto del pensare che crea la realtà, che la definisce e la sintetizza pur nella sua enorme complessità e molteplicità, e da qui il nome di attualismo

Per Gentile lo Spirito è qualcosa di unico e indivisibile, e va inoltre considerato come qualcosa di attivo, che pensando agisce producendo la realtà, e producendo quindi anche le arti, le scienze e la filosofia, che vengono identificate come tre momenti diversi della vita dello Spirito. 

L’arte, intesa come espressione personale e soggettiva dell’artista che la produce, rifugge da qualsiasi tentativo di oggettivizzazione. La religione e la scienza, invece, sono frutto del tentativo di comprensione dell’uomo, che proietta, erroneamente, al di fuori di sé l’Io e l’oggetto della sua ricerca: la religione, ad esempio, non solo proietta all’esterno dell’Io il suo oggetto, ma si sottomette ad esso venerandolo; allo stesso modo la scienza opera una divisione del lo Spirito ponendo al di fuori di sé, come oggetto, quella natura che si pone come obiettivo del suo studio. 

La giusta sintesi tra queste due opzioni è operata dalla filosofia che, agendo in senso trascendentale, riesce a conciliare le posizioni soggettive e quelle oggettive in una sorta di autocoscienza dell’Io, in grado di dare consapevolezza del reale e di fornire il giusto senso sia a Dio che all’uomo. 

3Riforma dell'istruzione

Illustrazione satirica della reazione di Giovanni Gentile al Manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce
Illustrazione satirica della reazione di Giovanni Gentile al Manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce — Fonte: ansa

A livello storico e politico il nome di Giovanni Gentile è legato principalmente al nome della riforma del sistema scolastico del Regno d’Italia che il filosofo promuove attraverso una serie di decreti normativi nel periodo tra il 1922 e il 1924 in cui è Ministro dell’Istruzione. 

Si tratta di una riforma assai controversa, che ha attirato le critiche dei contemporanei che la ritenevano inattuale, ma che si è dimostrata difficile da smontare; uno degli obiettivi dichiarati del suo promotore è quello di garantire a tutti gli studenti l’istruzione elementare ma, al tempo stesso, di ridurre drasticamente il numero degli studenti nelle scuole di grado medio e superiore

L’obbligo scolastico viene innalzato fino ai quattordici anni di età e grande importanza viene data alla formazione elementare, che si caratterizza anche per il peso che viene dato all’insegnamento della religione cattolica. 

Al termine delle scuole elementari c’è la possibilità di accedere alle scuole secondarie, che erano a numero chiuso, tramite un esame. Gli studenti possono scegliere se iscriversi alla scuola di avviamento professionale, intraprendendo un percorso di studi di tre anni utili all’ingresso nel mondo del lavoro, o se imboccare gli studi liceali, gli unici che consentivano di imboccare, poi, gli studi universitari. 

Si traccia una differenza anche tra i licei: il liceo scientifico predilige lo studio delle scienze esatte, e consente l’accesso agli studi universitari ma solo per le facoltà tecniche e scientifiche, mentre il liceo classico, in cui vengono predilette le materie umanistiche come la filosofia e le lettere ed anche giurisprudenza, va a definirsi come scuola in cui è più difficile l’ingresso, altamente meritocratica, che assume quindi l’obiettivo di formare per la futura classe dirigente del Paese. 

Un altro tipo di percorso scolastico superiore è rappresentato dall’istituto magistrale, in cui una popolazione scolastica femminile viene preparato ad insegnare nelle scuole elementari. 

A livello organizzativo l’apparato scolastico strutturato dalla riforma ha un carattere fortemente gerarchico e centralizzante: i vari organi consultivi e collegiali vengono aboliti o perdono enormemente d’importanza. Sia i presidi delle scuole secondarie che i rettori delle università vengono scelti e nominati direttamente dal ministero. 

4Guarda il video: 10 curiosità sulla scuola che forse non conosci