Giovanni Gentile, la riforma: riassunto e spiegazione

Di Redazione Studenti.

La riforma di Giovanni Gentile: riassunto e spiegazione del pensiero del filosofo. Punti principali della nota riforma scolastica italiana

GIOVANNI GENTILE

Quali erano i punti salienti della riforma di Giovanni Gentile?
Quali erano i punti salienti della riforma di Giovanni Gentile? — Fonte: getty-images

Giovanni Gentile, nato in Sicilia, fu ministro della Pubblica Istruzione e operò la riforma della scuola che da lui prese il nome.

In qualità di direttore dell’Istituto Treccani, promosse l’Enciclopedia Italiana. Filosofo del fascismo, nel 1944 fu assassinato a Firenze.

La filosofia gentiliana si fonda sull’asserzione che ogni cosa è in quanto atto di pensiero.

Gentile era contro la psicologia che considerava atomisticamente singole sensazioni o singoli riflessi: per lui la vita dello spirito è unità e non molteplicità di fenomeni.

PEDAGOGIA E FILOSOFIA

Con il positivismo era prevalso il concetto di pedagogia come scienza.

Gentile combatté a fondo questa tendenza, perché la pedagogia, come la psicologia, è conoscenza dello Spirito nella sua interiorità, quindi è filosofia.

La pedagogia non si risolve in regole, l’educazione si realizza solamente sul piano di comunicazione o interazione di spirito tra maestro e alunno.

L’educazione è autoeducazione, è sviluppo della libertà e razionalità dell’uomo sollecitato interiormente dal maestro.

Con questo rapporto non si educa solo l’alunno, ma anche l’educatore, che perfeziona così le sue qualità: “L’uomo educa sempre”.

Gentile mette in guardia dall’educazione che si accontenta di insegnare l’alfabeto. Per lui l’istruzione è educazione quando, attraverso l’alfabeto, permette di formulare un pensiero.

Non importa sapere molte nozioni: ciò che importa è che ciò che si sente dal maestro o si legge diventi vita. L’istruzione così intesa diventa anche educazione morale.

Il modello neoidealista è il maestro artista, un maestro che non si attiene rigidamente ad un metodo, che non prepara la lezione il giorno prima, ma che improvvisa creando un contatto vivo con l’alunno.

L’educazione non deve badare a formare l’artigiano, il professionista, il tecnico, ma l’uomo, perciò prevarranno le materie umanistiche, espressive, l’arte, la religione, la filosofia e non le scienze.

La pedagogia neoidealistica vede il lato formativo della persona secondo i principi e le norme proprie della tradizione classica.

Per questa pedagogia non esiste il problema di come conciliare la libertà con l’autorità, perché se il maestro insegna con amore, di riflesso il fanciullo s’interessa spontaneamente alla lezione e si autodisciplina.

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LA RIFORMA NEI PROGRAMMI SCOLASTICI

La riforma venne attuata nel 1923 con la collaborazione di Giuseppe Lombardo Radice. Ecco in che modo la Riforma ha contribuito ai programmi scolastici:

Scuole Superiori:

Nei programmi vi è la prevalenza delle materie umanistiche formative: latino, filosofia, arte, materie presenti in tutti gli indirizzi (tranne filosofia, che manca negli istituti tecnici).

Sì da molta importanza anche alla lettura dei classici.

Scuole Elementari

Tutto verte intorno all’arte e alla religione, considerata fondamento e coronamento degli studi elementari.

Il canto e il disegno sono fondamentali nella scuola elementare; viene data molta importanza alle materie espressive.

L’idea è che attraverso quei tipi di conoscenza del reale, che sono l’intuizione estetica e la religione, si possa più facilmente pervenire a quella conoscenza superiore che è la filosofia.

Negli orari sono anche previste la ginnastica, giochi all’aperto, racconti ricreativi e giochi d’intelligenza come indovinelli e rebus.

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