Giovanni della Casa: vita e opere dell'autore del Galateo

Giovanni della Casa: vita e opere dell'autore del Galateo A cura di Antonello Ruberto.

Vita e opere di Giovanni della Casa, scrittore del Cinquecento famoso soprattutto per essere l'autore del Galateo, il manuale sui costumi e le buone maniere.

1Vita di Giovanni della Casa

Ritratto di Giovanni della Casa, detto Monsignor Della Casa (1503-1556): studioso e arcivescovo cattolico italiano
Ritratto di Giovanni della Casa, detto Monsignor Della Casa (1503-1556): studioso e arcivescovo cattolico italiano — Fonte: getty-images

Giovanni Della Casa nasce nel 1503 nei dintorni di Firenze, la sua è una famiglia di mercanti e di nobili, e gode di potenti protezioni presso alcune delle maggiori famiglie dell’Italia dell’epoca, come i Farnese.

Trasferitosi a Bologna per studiare giurisprudenza abbandona presto gli studi per dedicarsi alla letteratura, lascia l’Emilia per trasferirsi a Padova dove impara il greco e diventa amico di Pietro Bembo, eminente letterato e grammatico la cui influenza intellettuale lo porta a scrivere le prime liriche secondo quello stile petrarchesco definito proprio dal Bembo.

Nel 1529, invece, è a Roma dove stringe amicizia con Annibal Caro, Agnolo Fiorenzuola e Francesco Berni di cui imita lo stile inserendosi nella corrente di quella poesia giocosa diffusissima a Roma e detta, appunto, bernesca.

Paolo III (29 febbraio 1468-10 novembre 1549) nato Alessandro Farnese, eletto nel 1534
Paolo III (29 febbraio 1468-10 novembre 1549) nato Alessandro Farnese, eletto nel 1534 — Fonte: getty-images

Ma la svolta nella vita e nella produzione letteraria del Della Casa avviene nel 1534 con l’elezione al soglio pontificio di Paolo III, appartenente alla potentissima famiglia dei Farnese. Favorito dalla protezione del pontefice il Della Casa comincia una rapida carriera ecclesiastica cominciata con l’assegnazione di alcuni importanti incarichi diplomatici e culminata, nel 1544, con la nomina ad arcivescovo di Benevento. 

Quelli in cui si muove il Della Casa sono anni cruciali: le guerre d’Italia, cominciate nel 1492 e durate fin quasi alla metà del secolo successivo, si avviano alla conclusione e, con esse, termina anche il periodo della centralità politica ed economica degli Stati italiani in ambito europeo. 

Unica eccezione a questa situazione declinante è proprio Roma. Il saccheggio del 1527 rappresenta forse il momento culminante delle guerre d’Italia ma, per quanto violento e traumatico, non è un evento che pone fine alla centralità dell’Urbe che, in breve tempo, torna a ricoprire il ruolo di centro nevralgico della diplomazia europea e di capitale della comunità cattolica.

Quello spirituale è l’altro grande tema che, oltre a quello politico, il papato si trova ad affrontare in questi anni: la Riforma aveva spaccato l’unità della comunità cristiana europea e diffondendosi in tutto il continente e ponendo con forza questioni dottrinali che non potevano più essere ignorate. La Chiesa decide quindi di appoggiarsi a due strumenti: da un lato l’Inquisizione per reprimere i casi di eterodossia, dall’altro alla discussione dei principali punti dottrinali indicati dai riformati all’interno del Concilio di Trento: inizia così la stagione della Controriforma.

Giovanni Della Casa ha un ruolo tutt’altro che marginale all’interno di queste vicende: contribuisce alla preparazione del Concilio di Trento e ne segue le fasi iniziali; in qualità di nunzio apostolico istruisce importanti processi per eresia presso il Tribunale dell’Inquisizione e istituisce un Indice dei libri proibiti.

Ritratto di Giulio III, nato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (Monte San Savino, 1487-Roma, 1555), Papa dal 1550
Ritratto di Giulio III, nato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (Monte San Savino, 1487-Roma, 1555), Papa dal 1550 — Fonte: getty-images

Ma la morte di Paolo III e la salita al soglio di Giulio III costituisce un brusco rovescio della fortuna del Della Casa: il nuovo papa, infatti, avverso ai Farnese e anche alle famiglie loro amiche, non riconferma il poeta nel suo ruolo di nunzio apostolico e in questo modo annulla qualsiasi possibilità di nomina a cardinale, carica cui il poeta ambiva grandemente. 

Deluso da quest’inaspettato arresto della carriera politica si ritira nell’abbazia trevigiana di Nervesa dove si dedica all’attività letteraria: sono questi gli anni in cui vengono scritte le liriche più importanti e in cui viene steso Il Galateo.

L’elezione di Paolo IV nel 1555 segna un breve ritorno alla vita pubblica: il nuovo pontefice, infatti, lo richiama a Roma nominandolo segretario di stato, ma il Della Casa muore l’anno successivo, nel 1556.

2Giovanni della Casa: la produzione lirica e l'antipetrarchismo

La produzione lirica del Della Casa, soprattutto quella del suo ultimo periodo, è uno dei massimi esempi di poesia lirica antibembiana. Il modello petrarchesco proposto dal Bembo, dopo una breve affermazione, aveva dimostrato tutti i suoi limiti, in primis quella rigidità che produceva un linguaggio estremamente artificioso e letterario e poco incline all'uso quotidiano.

Già a metà del ‘500 diversi letterati cominciano a discostarsi da quel modello, ma le liriche del Della Casa s'impongono all'attenzione per la loro struttura talmente innovativa e originale da diventare esse stesse un modello formale, anzi il modello principale della lirica antibembiana per i decenni successivi.

Giovanni della Casa
Giovanni della Casa — Fonte: getty-images

La maggior parte della produzione lirica si ha negli anni del pontificato di Giulio III, che sono quelli della distanza dai ruoli ecclesiastici e dagli incarichi politici. Il distacco dai dettami bembiani si ha già sul piano contenutistico dal momento che le poesie del Della Casa si allontanano dai tradizionali argomenti amorosi per prediligere un approccio meditativo sui temi della religiosità e dell'esistenza; vengono abbandonati i riferimenti classici imposti dal Bembo e se ne recuperano di nuovi, come Cicerone, la cui retorica viene ripresa per dar vita ad una poetica d'impronta oratoria.

Ma il vero, profondo distacco si ha sul piano formale, dove il poeta fa un abbondante ricorso a inversioni ed enjambements, al punto da farli diventare una vera e propria cifra stilistica. Questi artifici retorici sono usati con lo scopo di rallentare la ritmica del verso rendendolo più pesante e grave, delineando una ripartizione ritmica del verbo lontanissima da quella petrarchesca, e che segna una vera e propria svolta in questo senso, una rottura rispetto alla tradizione precedente i cui effetti si avvertono tanto sulle liriche del Tasso che nei sonetti di Foscolo.

3Il Galateo

Copertina de Il Galateo di Giovanni Della Casa. Edizione Padova, 1728
Copertina de Il Galateo di Giovanni Della Casa. Edizione Padova, 1728 — Fonte: ansa

Il Galateo overo de' costumi è senz'altro l'opera più famosa del Della Casa. Nei suoi trenta capitoli scritti in forma di dialogo un uomo anziano spiega ad un ragazzo quali sono i comportamenti e i modi da tenere nell'ambiente di corte e, in generale, tra gli aristocratici.

Scritta durante il periodo del ritiro dall'attività politica, tra il 1550 e il 1552, l'opera ha un vago sapore autobiografico poiché nell'anziano si può intravedere l'autore stesso, diventato esperto di tali questioni per averle apprese nel suo lungo servizio alla corte papale e nelle missioni diplomatiche nelle varie corti d’Italia, mentre nel giovane un suo nipote, tale Annibale. Dal vestiario al modo e agli argomenti da tenere in una conversazione, da come comportarsi a tavola ai modi da tenere di volta in volta con diplomatici o dame, l'opera affronta tutti i principali argomenti sul buon contegno da avere negli ambienti dell'alta società cortigiana.

Se da un lato l'opera offre un interessante finestra da cui affacciarsi e scorgere le abitudini, gli usi e le formalità della classe dirigente italiana di metà cinquecento, dall'altra ci restituisce un ritratto del perfetto gentiluomo di corte che appare privo di qualsiasi slancio ideale. A differenza del Cortegiano di Baldassarre Castiglione, il protagonista del Galateo non si pone il problema di migliorarsi, di raffinarsi sia come uomo politico che come intellettuale per servire al meglio il suo signore, ma si limita a consigliare al giovane nipote il modo migliore per adeguarsi ad una serie di regole ed etichette già imposte, in un contesto sociale irrigidito attorno a queste formalità. 

Se nel Quattrocento le corti italiane, con il loro mecenatismo e quel rapporto così stretto tra i prìncipi e gli intellettuali umanisti erano lo specchio della potenza politica, economica e culturale italiana, allo stesso modo il manuale d’etichetta del Della Casa restituisce l'immagine di una crisi intellettuale che è lo specchio della decadenza politica e della perdita di centralità della penisola italiana. 

    Domande & Risposte
  • Chi ha scritto il Galateo?

    Giovanni della Casa.

  • Perché è stato scritto il Galateo?

    Si tratta di un codice di comportamento che serviva a dare delle linee guida, delle indicazioni di buona educazione.

  • Qual era la famiglia nobile e potente che proteggeva Giovanni della Casa?

    I Farnese, in particolare papa Paolo III eletto nel 1534.