I nostri speciali OSSERVATORIO SULLA SALUTE MENTALE DEI GIOVANI

Giovani tra omologazione e originalità: l'importanza di essere unici

Di Deborah Disparti.

L'adolescenza è l'età in cui i giovani oscillano tra originalità e omologazione, tra "diverso" e "uguale". Tutto questo serve a definire la propria identità.

Originalità oppure omologazione?

Se ci pensiamo, le parole originale e strano conducono entrambe ad un significato simile: diverso. Ciò che fa la differenza è se questa diversità viene giudicata come positiva o negativa. Per non rischiare un giudizio negativo quindi, ci si ritrova spesso ad omologarsi al gruppo circostante, nascondendo o mascherando ciò che invece ci renderebbe unici.

ADOLESCENZA: UN’ETÀ MOVIMENTATA

L’adolescenza è l’età in cui sono continuamente attivi due movimenti opposti:

  • l’allontanamento, che avviene principalmente rispetto alla famiglia, ed è ciò che porta spesso a liti con i genitori, incomprensioni e trasgressioni;
  • l’avvicinamento avviene invece con il gruppo dei pari, nei quali ci si rispecchia ed ai quali si cerca di omologarsi. Questi due movimenti servono all’adolescente per definire la propria identità, i propri gusti ed i propri confini. Il secondo, in particolare, è caratterizzato dall’esplorazione e dalla sperimentazione: motivo per cui in questa età i gusti, gli stili e l’espressione può cambiare più volte in modo anche drastico.

LA NECESSITÀ DI OMOLOGAZIONE

Adolescenti tra originalità e omologazione
Adolescenti tra originalità e omologazione — Fonte: getty-images

Il processo di omologazione serve ai giovani per sentirsi parte di qualcosa. Noi esseri umani siamo infatti degli animali sociali (come diceva il caro vecchio Aristotele), e abbiamo bisogno del gruppo per sopravvivere e crescere. Ai giorni nostri ovviamente non si parla tanto di sopravvivenza fisica, quanto di sopravvivenza sociale, in quanto se non ci si omologa al gruppo si viene considerati come diversi.
Questa diversità può essere giudicata come positiva ed essere oggetto di ammirazione, oppure può essere vista come una stranezza che porta ad esclusione o, nei casi peggiori, a bullismo. Vien da sé che, se possibile, l’omologazione rappresenta una riduzione di questo rischio.
Per quanto sia naturale e necessario per l’adolescente però se questo meccanismo si irrigidisce non resta spazio per l’espressione delle proprie caratteristiche personali.

SOCIAL: L’ACCETTAZIONE DELLA STRANEZZA

Negli ultimi anni, per via della sempre maggior diffusione dei social e della pandemia che li ha resi uno dei principali luoghi di confronto, si è assistito ad una estremizzazione dell’omologazione da un lato e dell’espressività delle differenze individuali dall’altro:

  • il primo fenomeno è dovuto dalla costante esposizione a canoni rigidi rispetto all’estetica e all’abbigliamento fino agli atteggiamenti. Inoltre, non avere la possibilità di sperimentare situazioni e contesti diversi, diventa più difficile creare un punto di vista personale;
  • il secondo fenomeno è stato invece favorito dal clima più liberale e accettante di cui i social hanno iniziato a essere pervasi, mostrando la moltitudine di differenze individuali che ci rendono unici, stimolando interesse in queste diversità, anziché esclusione.

ADOLESCENTI: NÉ TROPPO UGUALI NÉ TROPPO DIVERSI

Come per quasi ogni cosa, la soluzione migliore sta nel mezzo: se da un lato è importante sperimentare momenti di omologazione e condivisione, dall’altro è indispensabile riconoscere le nostre differenze individuali.
Questo equilibrio permette di abbracciare ogni stranezza con occhio curioso ed interessato, come se stessimo mostrando o osservando ciò che ci contraddistingue gli uni dagli altri e ci rende unici.

Leggi anche: