Giovan Battista Marino: riassunto

Di Redazione Studenti.

Giovan Battista Marino: riassunto della vita e le opere del maggior rappresentante della letteratura barocca. Approfondimento sull’Adone

GIOVAN BATTISTA MARINO: RIASSUNTO

Giovan Battista Marino, riassunto
Giovan Battista Marino, riassunto — Fonte: ansa

Giovan Battista Marino è il maggior rappresentante della letteratura barocca, nasce a Napoli il 14 ottobre del 1569.

Suo padre è un uomo di legge e avvia il figlio agli studi giuridici ma Giovan Battista non li porta a termine.

Nel 1588 si separa dalla famiglia ed entra a far parte dell’Accademia degli Svegliati dove conosce Ascanio Pignatelli che lo sosterrà economicamente.

Stabilisce un rapporto di amicizia con Giovan Battista Manso e con Tasso. Nel 1592 Marino entra alle dipendenze di Matteo di Capua e nel 1598 Marino viene incarcerato con accuse mai state chiarite.

Nel 1600 viene accusato di falsificare atti giudiziari per salvare un amico dal giudizio capitale e si trasferisce a Roma.

Dopo gli anni di formazione napoletana si apre il periodo romano che va dal 1600 al 1606: Roma è la capitale del barocco artistico italiano.

Entra alle dipendenze di Melchiorre Crescenzi, poi dal 1603 diviene segretario del cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII. Frequenta l’accademia degli umoristi e qui incontra Gabriello Chiabrera e Alessandro Tassoni.

Marino frequenta artisti come Caravaggio e Carracci.

Nel 1602 Marino compie un viaggio a Venezia nel quale visita diverse città italiane: vengono pubblicate a Venezia le Rime. Nel 1606 muore Clemente VIII.

Papa Paolo V è ostile ad Aldobrandini il quale abbandona Roma e si reca a Ravenna. Marino lo segue ma non è felice la vita a Ravenna. In questo periodo viaggia molto: a Parma, a Modena e a Venezia.

Compie un vaggio importante a Torino per le nozze della nipote dei Savoia (1608-15): Marino si ingrazia il duca di Savoia, fa pubblicare un panegirico in sestine che gli vale la protezione del duca che lo assumerà alle sue dipendenze.

Murtola cerca di mettere in cattiva luce il nuovo protetto del duca e scrive la “Marineide”. Marino risponde con le “Murtoleide”. Murtola si vendica sparando Marino ma resto illeso.

Marino è alle dipendenze di Carlo Emanuele di Savoia: nel 1610 viene incarcerato e poi liberato. Dopo l’arresto Marino si dedica alla scrittura. Nel 1615 Marino viene invitato a Parigi alla corte di Luigi XIII fino al 1623: questo è un periodo molto prolifico per Marino.

Nell’aprile del 1623 Marino fa ritorno in Italia: viaggio trionfale verso Torino, Roma e infine a Napoli, dove muore il 24 marzo del 1625.

GIOVAN BATTISTA MARINO: OPERE

La Lira

Raccolta di componimenti lirici. Le prime due parti della lira vengono pubblicate a Venezia nel 1602.

Prima parte: 454 sonetti, 8 sezioni: rime amorose, boscherecce, marittime, eroiche, lugubri, morali, sacre e varie. Una suddivisione in capitoli di carattere tematico che si somma alla suddivisione metrica.

Seconda parte: 205 madrigali, 18 canzoni e canzonette e 2 serie di stanze. Il madrigale è ormai la forma prevalente della poesia con crescente successo fin dal Tasso.

Il ruolo del madrigale cresce molto nella poesia lirica. C’è la comparsa della canzonetta nel secondo ‘500. La forma dell’ode canzonetta viene praticata da Bernardo Tasso e da Chiabrera.

Nel 1614 esce la terza parte delle Rime, intitolata la lira-parte terza: 408 nuovi componimenti con prevalenza di sonetti e madrigale. Il corpus ammonta a 1087 unità.

Contrapposizione al modello petrarchesco: il ‘500 era il secolo del petrarchismo introducendo novità (importanza del madrigale).

Il Marino è antipetrarchista, che si percepisce dalla struttura che conferisce alle Rime:

  • Marino organizza i suoi testi per generi metrici, non per senso narrativo. Questa tendenza darà origine alla scuola marinista.
  • Le fonti: il petrarchismo cinquecentesco si fondava sull’imitazione dell’ottimo modello. In Marino invece c’è un impianto eclettico. Marino rifà una gamma amplissima di modelli sia antichi che moderni. Si rifà per la vena erotica ad Ovidio e Catullo, a Marziale, all’antologia palatina, a Pontano. Si rifà al Tasso, al Guarini e al Tarsillo per i madrigali. La scelta del Marino è per il più esplicito eclettismo. Marino viene esplorando tutte le direzioni diverse da quella petrarchesca.
  • Si amplia il canone degli argomenti poetabili.
  • Si lavora sullo stupore, sulla meraviglia.

La Galeria

Pubblicata nel 1620 da Giovan Battista Ciotti a Venezia. La Galeria è una raccolta di componimenti poetici che si possono ricondurre all’Ecfrasis: sono componimenti impregnati sulla descrizione di opere d’arte.

Marino dedica una vasta raccolta all’esercizio dell’Ecfrasis che documenta il suo interesse per l’arte contemporanea (ammira le stampe di Matteo di Capua, frequenta Caravaggio). La Galeria è divisa in 2 sezioni:

  • I sezione: 542 componimenti sulle pitture. Abbiamo una sezione dedicate alle pitture di genere mitologico e le historie che si dividono a loro volta in sacre e profane (soggetti latini o moderni). Abbiamo anche i ritratti e infine i capricci (miniature, incisioni).
  • II sezione: le sculture, 82 componimenti suddivise in statue, rilievi, medaglie e capricci.

In totale 624 componimenti.

Nel 1620 esce a Parigi la Sampogna (flauto pastorale).

Comprende 12 idilli di cui 8 mitologici e 4 pastorali. I soggetti: Idilli favolosi (Orfeo, Atteone, Arianna, Europa, Proserpina, Dafni, Siringa, Piramo e Tisbe) e Idilli pastorali.

Con quest’opera Marino frequenta il genere mitologico e bucolico.

GIOVAN BATTISTA MARINO, ADONE: RIASSUNTO

Pubblicato a Parigi nel 1623 dopo un periodo di elaborazione più che ventennale.

La prima idea di questo poema risale agli anni napoletani (ultimi anni del Cinquecento): in questa prima fase l’Adone si configura come un epillio di dimensioni circoscritte.

Nel 1605 Marino si preparava alla pubblicazione di una prima stesura dell’Adone che era prevista in 3 canti. E’ un poema di poemi: riassume tutti i poemi in un unico poema, tipico dell’estetica barocca.

Nel 1615 il poema raggiunge 12 canti: poema epico come l’Eneide. Nel 1616 i canti sono 24. Alla fine nel 1623 i canti diventano 20 come la Gerusalemme liberata del Tasso.

I-II libro: arrivo di Adone a Cipro (esordio pastorale). Cupido è stato appena punito da Venere. Cupido adirato decide di vendicarsi facendo innamorare sua madre di Adone.

Adone viene scalzato da una tempesta a Cipro e qui viene accolto da Clizio il quale lo conduce al palazzo di Venere dove di fronte c’è un albero dalle mele d’oro. Clizio racconta il mito di Paride.

III-V: innamoramento di Venere e di Adone (sviluppo mitologico), Venere esce dal suo palazzo e trova addormentato Adone. Cupido scaglia una delle sue frecce e Venere si innamora e lo bacia, gli chiede di medicare il piede.

Venere lo invita nel palazzo dove si svolge un convitto con Cupido, il quale racconta la storia di amore e psiche.

Mercurio invece racconta 5 favole mitologiche su amori tra mortali e dei che si sono conclusi tragicamente: Narciso, Galimede, Ciparisso, Ila e di Atti. Venere mette in guardia Adone dai pericoli della caccia (premonitore).

VI-VIII: il giardino dei sensi. Venere e Adone visitano i giardini dei cinque sensi: Vista e odorato, Udito e gusto, Tatto (Mercurio qui li unisce in matrimonio e Venere e Adone si abbandonano a focose effusioni amorose).

IX-XI: viaggio di Venere e Adone (sviluppo didascalico). Venere a Adone si mettono in viaggio. Visitano l’isola della poesia dove incontrano un pescatore, Fileno, che li intrattiene raccontando le vicende della sua vita.

Mercurio li fa salire su un carro alato che li porta nel cielo della Luna, di Mercurio e di Venere. Nel cielo della Luna Venere e Adone visitano l’isola dei sogni. Nel cielo di venere vedono le donne celebri del futuro.

Adone chiede a Mercurio di fargli un oroscopo e Venere fa un’invettiva contro gli astrologi. Il viaggio di Venere e Adone ricalca la visione del cosmo tolemaico: la terra al centro e attorno ad essa ruotano nove pianeti.

Struttura del paradiso di Dante. Mercurio pronuncia una lode a Galileo, figlio dell’eliocentrismo. Nel poema quindi convivono sia il sistema tolemaico sia quello eliocentrico.

XII-XIV: il ritorno di Marte e il primo distacco di Venere e Adone (sviluppo romanzesco). Marte è l’amante ufficiale di Venere e spinto dalla gelosia va a Cipro.

Venere fa fuggire Adone, il quale finisce tra le grinfie della maga Falsirena che trasforma Adone in un pappagallo. Marino riprende il romanzo ellenistico.

XV-XVI: Adone re di Cipro. Adone incontra Venere nei panni di una zingara che lo mette in guardia dai pericoli della caccia. Adone sconfigge Venere in una partita a scacchi e vince il regno di Cipro. Adone però rinuncia al potere per Venere.

XVII-XVIII: secondo distacco e morte di Adone. Venere viene richiamata a Citera. La maga Falsirena informa Marte che Venere lo tradisce con Adone: Marte invia un cinghiale che prima si innamora di Adone e poi lo uccide nel tentativo di baciarlo.

XIX-XX: i giochi funebri (epilogo in chiave eroica). La rappresentazione dei giochi funebri è un topos molto antico. Venere piange sulle spoglie di Adone e priva Adone del suo cuore che trasforma in anemone. C’è la descrizione delle gare in onore di Adone.

Il poema si conclude con la descrizione dello stendardo che Venere dona a Fiamma D’Oro, dove sono rappresentate le guerre di religione su suolo gallico. C’è la molteplicità di registri e di formule narrative.

Adone, poema di poemi che riassume tutte le forme possibili di questo genere.