Giotto di Bondone: vita, stile, opere

Giotto di Bondone: vita, stile, opere A cura di Joshua De Loa.

Biografia e opere di Giotto, pittore, architetto e scultore del Mugello che fondò la pittura moderna. Caratteristiche dello stile e analisi di alcune opere fondamentali.

1Introduzione: chi è Giotto?

Giotto di Bondone
Giotto di Bondone — Fonte: getty-images

Giotto di Bondone,o più semplicemente Giotto (1267 ca -1337) fu un celebre pittore e architetto italiano, che rinnovò la pittura nell’intera penisola, fu innovativo nel condurre la sua bottega, e ispirò col suo lavoro la nascita dell’Umanesimo.

Giotto rivoluzionò il linguaggio figurativo della pittura, fu chiamato in tutte le più importanti città della penisola. Osannato dai suoi stessi contemporanei. Divenne un artista molto celebre.

2Biografia di Giotto

2.1Origini e formazione

Giotto e Cimabue, da "L'Artiste", 7 luglio 1844. Artista: Armand Tranquille Vastine
Giotto e Cimabue, da "L'Artiste", 7 luglio 1844. Artista: Armand Tranquille Vastine — Fonte: getty-images

Giotto nacque a Colle di Vespignano da una famiglia di piccoli possidenti terrieri, i quali poi si trasferirono a Firenze. La leggenda vuole che fosse affidato alle mani di Cimabue, ma su questo non ci sono fonti.   

Leggendari sono anche vari episodi giovanili riportati da Giorgio Vasari (1511-1574). Senza dubbio imparò alla bottega di Cimabue (1240 ca -1302) che era il maestro più acclamato della città.   

2.2Uomo di famiglia e imprenditore

Giotto si sposò nel 1287, e lui e la moglie ebbero otto figli. Tre figlie si sposarono con uomini del Mugello, sua terra natale. Nella stessa zona è anche conservata una delle sue prime opere.

Giotto fu anche un abile imprenditore: avendo una bottega molto ampia, egli si dedicò primariamente alle composizioni più importanti, delegando quindi quelle secondarie ai suoi collaboratori. La speditezza e l’organizzazione dei suoi cantieri gli permisero di trovare sempre lavoro.

2.3Giotto e la Basilica Superiore di Assisi

Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto,  conservata nel Museo diocesano a Firenze. Tempera e oro su tavola, 180x90 cm.
Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto, conservata nel Museo diocesano a Firenze. Tempera e oro su tavola, 180x90 cm. — Fonte: getty-images

Alcuni studiosi considerano la prima opera di Giotto la Madonna di San Giorgio alla Costa (o prima del 1290, o intorno al 1295). Mentre, per la maggior parte, il suo primo lavoro fu il cantiere di Assisi

Le 28 Storie di San Francesco segnarono una svolta nella pittura occidentale: Giotto creò ex novo modelli e figure, i quali permisero agli astanti una nuova esperienza estetica che fino a quel momento non aveva precedenti: l’immedesimazione

A differenza del passato dove il modello era quello delle icone bizantine, Giotto segnò un nuovo inizio che fece scuola per i due secoli successivi. 

2.4Primi capolavori

Il primo capolavoro di Giotto fu senza dubbio la Croce di Santa Maria Novella (1290-1300). Già da qui si percepisce come il pittore si distanziò dall’iconografia bizantina e dal modello del Christus patiens di Giunta Pisano (1190 ca -1260 ca).  

Un’altra opera importante fu Le Stigmate di San Francesco (1300), un altro saggio di rottura col modello bizantino, non rispettando quindi la disposizione dei santi frontalmente, immobili e al centro, bensì in maniera prospettica.  

2.5Viaggi e fama

Crocifisso di Rimini di Giotto, conservato nel Tempio Malatestiano. Dimensioni: 430 x 303 cm.
Crocifisso di Rimini di Giotto, conservato nel Tempio Malatestiano. Dimensioni: 430 x 303 cm. — Fonte: getty-images

Giotto lavorò a Roma fino al Giubileo del 1300, poi tornò a Firenze. Oramai divenuto noto per i suoi capolavori, il pittore fu chiamato a lavorare anche in altre importanti città, come Rimini e Padova. 

Attualmente a Rimini rimane soltanto il Crocifisso del Tempio Malatestiano. Tuttavia il soggiorno di Giotto fu così importante che influenzò la pittura e la miniatura della città: infatti, la cosiddetta scuola riminese ha una derivazione giottesca. 

Giotto lavorò a Padova tra il 1303 e il 1305. Purtroppo sono perduti gli affreschi della Basilica di Sant’Antonio e del Palazzo della Ragione, ma il suo contributo più significativo è l’opera alla Cappella degli Scrovegni.

Giotto dipinse l'intera superficie interna dell’oratorio della Cappella con un progetto iconografico e decorativo unitario , che si ispirava al lavoro del teologo Alberto da Padova (1269-1328).

Dopodiché il pittore tornò a lavorare ad Assisi, nella Basilica inferiore (1306 - 1311); quindi a Firenze, Prato e di nuovo Roma dove si occupò della decorazione dell’antica Basilica di San Pietro.

2.6Ultimi anni

Cappella Baroncelli: polittico Baroncelli sopra l'altare di Giotto. Tempera e oro su tavola, Basilica di Santa Croce a Firenze
Cappella Baroncelli: polittico Baroncelli sopra l'altare di Giotto. Tempera e oro su tavola, Basilica di Santa Croce a Firenze — Fonte: getty-images

Giotto tornò a Firenze dove affrescò la basilica di Santa Croce, in particolare la Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi e dove lavorò al Polittico (1328 ca) della Cappella Baroncelli

Successivamente l’artista si spostò con la sua bottega a Napoli (1328-1333) invitato dal re Roberto d’Angiò (1277-1343): Giotto fu nominato “primo pittore di corte” nel 1330. Ovviamente anche qui lasciò il segno nelle opere dei pittori locali

Dopo una breve parentesi a Bologna, Giotto ritornò a Firenze dove lavorò come architetto, iniziando nel 1334 come direttore dei lavori del cantiere del Campanile del Duomo di Santa Maria del Fiore.

Il pittore fece un ultimo viaggio a Milano, per poi occuparsi infine della Cappella del Podestà al Bargello di Firenze. Qui morì l’8 gennaio 1337, dove venne sepolto con una cerimonia solenne.

3Stile di Giotto

3.1Modelli

Giotto si rifaceva all’arte gotica imparata da Cimabue e conosceva profondamente i modelli bizantini, come il Christus patiens reintrodotto da Giunta Pisano. Un altro riferimento artistico importante è quello di Arnolfo di Cambio (1240ca-1300/1310), da cui riprese la solidità classicheggiante.

Riguardo il suo pensiero, Giotto fu senza dubbio influenzato dall’impronta del movimento francescano per cui lavorò diverse volte. La loro lettura della Bibbia diventò per lui esemplare.

3.2Caratteristiche formali

Giotto fu un maestro di una nuova arte pittorica grazie all'adozione di diverse novità:

  • l’utilizzo della prospettiva intuitiva negli edifici,
  • l’attribuzione ai suoi personaggi di diverse posture e di diverse espressioni,
  • la restituzione del senso di profondità tramite il chiaroscuro.
Architettura monastica francescana, a navata unica, internamente affrescata da Giotto. Basilica di San Francesco d'Assisi
Architettura monastica francescana, a navata unica, internamente affrescata da Giotto. Basilica di San Francesco d'Assisi — Fonte: getty-images

Giotto, inoltre, si separò dallo sfondo dorato di eredità bizantina, sostituendolo con cieli azzurri e architetture nello sfondo aumentando così la resa spaziale, e separò i riquadri delle scene con delle architetture fittizie.

Infine, Giotto, per la sua inclinazione naturalista e realista, non ripropose più una rappresentazione gerarchica dei personaggi: tutti quanti hanno una dimensione tra loro congruente rispetto alla scienza e all’azione della scena.

4Le opere di Giotto

4.1Il Crocifisso di Santa Maria Novella

Crocifisso di Santa Maria Novella di Giotto. Firenze
Crocifisso di Santa Maria Novella di Giotto. Firenze — Fonte: getty-images

Il Crocifisso di Santa Maria Novella delle croci sagomate di Giotto, datata tra 1290 e 1295, cioè una delle sue prime opere in assoluto. Si trova oggi nella navata centrale della chiesa fiorentina. È un’opera centrale nella storia dell’arte.

Giotto rinnovò l’iconografia del Christus patiens, disegnandolo in una posa più naturale, che sprofonda sotto il suo peso, le ginocchia piegate, le braccia tese e la testa china. Il Cristo occupa uno spazio tridimensionale mai visto prima.

I chiaroscuri di Giotto avevano stesura fine, tecnica imparata da Cimabue, tuttavia egli rese i passaggi tra le zone chiare e quelle più scure ancor più sfumati. Inoltre, per la prima volta pose attenzione ad un’unica fonte luminosa, da cui arrivava la luce.

4.2Le Storie di San Francesco

Basilica superiore di San Francesco d'Assisi. La predica agli Uccelli, particolare dalle Storie di San Francesco, ciclo di affreschi di Giotto
Basilica superiore di San Francesco d'Assisi. La predica agli Uccelli, particolare dalle Storie di San Francesco, ciclo di affreschi di Giotto — Fonte: getty-images

Le Storie di San Francesco sono un ciclo pittorico ad affresco che si trova nella parte inferiore dell’unica navata della Basilica Superiore di Assisi, composto tra il 1292 e il 1296. Sebbene la maggior parte degli studiosi attribuisce i dipinti a Giotto, l’ascrizione a questi è tuttora questione aperta.

L'importanza del ciclo risiede nelle soluzioni formali rivoluzionarie. Le scene si interrompono tramite una serie di colonne: per Giotto lo spazio pittorico doveva ricreare un volume tridimensionale realistico.

Il ciclo contempla 28 episodi della vita del santo, e si notano un sapiente uso del chiaroscuro e gli spazi restituiti in maniera naturale e coerente rispetto alle figure. La composizione è inoltre libera dagli schemi e dalle simmetrie della pittura precedente.

4.3La Cappella degli Scrovegni

Le pitture murali di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova
Le pitture murali di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova — Fonte: getty-images

Tra il 1303 e il 1305 Giotto dipinse l'intera superficie interna dell'oratorio della celebre Cappella degli Scrovegni, commissionata da Enrico degli Scrovegni (?-1336), secondo un progetto unico e con il supporto di esperti collaboratori.

Il ciclo pittorico della Cappella è incentrato sul tema della salvezza, riprendendo l’intera storia sacra, ossia dall’Incarnazione alla Pentecoste, accompagnate anche dalle allegorie di vizi di virtù. Mentre la controfacciata è coperta dal grandioso Giudizio Universale.

Rispetto alle Storie di san Francesco di Assisi, le scene della Cappella sono più semplici, chiare e con meno personaggi. Ciò era dovuto al fatto che Giotto oramai aveva affinato i suoi mezzi espressivi: padronanza della composizione, dei gesti, delle posture, delle espressioni e dei colori.

Le figure in questo cantiere hanno un volume ancora più reale. I protagonisti sono sempre maestosi, con espressioni sempre profonde. Mentre le figure di contorno, più libere nei gesti e negli atteggiamenti, sono realistiche e caricate da diversi sentimenti.

5Eredità

Presentazione di Gesù al Tempio: affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova
Presentazione di Gesù al Tempio: affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova — Fonte: getty-images

Giotto divenne già in vita un vero e proprio mito, un artista simbolo, con una fama e una considerazione che crebbe nei secoli. Per molti è evidente ritrovare in lui l’anticipazione sia del Rinascimento che dei valori dell’Umanesimo.

Per primo, infatti, donò alle figure umane una corporeità realistica. Esse mostravano sentimenti realistici, restituite nei loro atteggiamenti ed espressioni. Giotto poi si servì di una prospettiva “primitiva" che ridefinì lo spazio pittorico, mettendo in discussione quello fino a quel momento concepito.

Sebbene avesse superato i modelli bizantini, il linguaggio di Giotto rimaneva comunque ancorato a quello gotico. Lo sviluppo successivo della pittura giottesca si avrà con Masaccio (1401-1428), il quale aprirà la strada al Rinascimento

Giotto divenne un modello da imitare lungo tutto il XIV secolo, tanto che si formò una vera e propria scuola giottesca. Inoltre, grazie ai suoi viaggi, egli fu l’unificatore dei diversi stili della pittura italiana

6Guarda il video su Giotto