La rivolta del Ghetto di Varsavia e il Giorno della Memoria

La rivolta del ghetto di Varsavia avvenne il 18 gennaio 1943. La storia di chi si oppose strenuamente ai nazisti ricordata nel Giorno della memoria

La rivolta del Ghetto di Varsavia e il Giorno della Memoria
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Giorno della memoria

Un'immagine della deportazione dal ghetto di Varsavia
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Il giorno della memoria, cioè il giorno in cui si ricordano gli orrori dell'Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti, si celebra ogni anno il 27 gennaio. Questa data è stata scelta come un simbolo e ha un significato preciso, infatti, proprio il 27 gennaio del 1945 i russi liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Quando si parla di Shoah o Olocausto si intendono una serie di vicende avvenute nel corso degli anni e culminate nella soluzione finale avviata dal 1942 in poi, eventi che hanno visto come protagonisti assoluti gli orrori dei campi di concentramento e delle deportazioni di intere famiglie, quartieri, città, nei campi di sterminio.

Il ghetto di Varsavia

A partire dal 1940 i nazisti costruirono nelle città ghetti per segregare e rinchiudere gli ebrei, allo scopo di giustificare la presenza di una "razza dominante", quella ariana. Nel 1942 si conta che abitassero nel Ghetto di Varsavia circa 500.000 persone, in uno spazio vitale di 3,4 km quadrati. La morte a causa di malattie e fame era altissima: morivano circa 2000 persone al mese, e le condizioni per tutti erano insostenibili.

La soluzione finale

Quando nel 1942 fu teorizzata la soluzione finale, che prevedeva l'uccisione sistematica degli ebrei attraverso i campi di sterminio, in tutta Europa iniziarono le deportazioni. Fu allora che venne a crearsi a Varsavia un principio di Resistenza, attraverso l'attività di un piccolo nucleo di combattenti. Quando il 18 gennaio 1943 molti ebrei del ghetto furono messi in fila per essere deportati, alcuni rivoluzionari armati della ŻOB - Żydowska Organizacja Bojowa saltarono fuori e iniziarono a combattere contro i tedeschi, consentendo ai loro compagni di disperdersi. Quella giornata viene identificata come la prima insurrezione del Ghetto di Varsavia.

Il 21 gennaio i tedeschi sospesero le deportazioni, dando così agli abitanti del ghetto di iniziare a costruire bunker e rifugi nei quali potersi nascondere in caso di nuovi attacchi. Tra febbraio e marzo i tedeschi cercarono di convincere gli ebrei ad uscire volontariamente dal ghetto, ma senza successo.

Fu alle sei di mattina del 19 aprile 1943, vigilia della Pasqua ebraica, che le deportazioni ricominciarono con maggiore ferocia. Quando i tedeschi entrarono nel ghetto per portare via gli ebrei, tuttavia, trovarono le strade deserte e capirono che i residenti si erano nascosti per sfuggire alla cattura.

La seconda rivolta del ghetto di Varsavia

La rivolta scoppiò improvvisamente. Gli abitanti del ghetto di Varsavia resistettero circa un mese, attuando tattiche di guerriglia e pur senza poter contare su grandi quantità di armi o aiuti esterni riuscirono ad ottenere un piccolo vantaggio sui soldati. Ma le intenzioni dei nazisti, guidati da Jürgen Stroop su ordine di Heinrich Himmler, non riguardavano la deportazione, ma erano quelle di liquidare completamente il ghetto. I progetto fu chiamato Grossaktion e fu portato a termine con ferocia inaudita, radendo letteralmente al suolo tutto ciò che costituiva il ghetto. La vittoria nazista fu celebrata distruggendo la Sinagoga Grande di via Tlomacki il 16 maggio del 1943.

La Shoah

Il bilancio della sola distruzione del Ghetto fu terribile:

  • 13000 ebrei uccisi
  • 42000 superstiti deportati
  • 1500 ebrei salvati nascondendosi nei bunker

Si conta che le vittime tedesche o collaborazionste furono circa 300.

Guarda il video sulla rivolta del ghetto di Varsavia

Approfondimenti

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