Giorno della memoria, le poesie sulla Shoah per non dimenticare l'Olocausto

Di Veronica Adriani.

Le poesie sulla Shoah per il Giorno della memoria: i testi più importanti per non dimenticare l'Olocausto nella Giornata della memoria 2019

GIORNATA DELLA MEMORIA

Primo Levi
Primo Levi — Fonte: istock

Il 27 gennaio è come ogni anno il Giorno della memoria, ovvero la giornata dedicata al ricordo dello sterminio nazista degli ebrei, la Shoah o Olocausto.

L'agenda dei comuni di tutta Italia è piena di eventi sulla Shoah che si susseguiranno per tutto il mese di gennaio e, spesso, anche in quello di febbraio. E le scuole non sono da meno: nelle classi si parla di Shoah, si leggono brani, si tengono incontri, e naturalmente si chiedono rielaborazioni agli studenti.

Ecco allora qualche spunto per capire meglio cosa è stato l'Olocausto, a partire da poeti che lo hanno vissuto o che lo hanno raccontato da un punto di vista esterno.

POESIE SULLA SHOAH

Cos'è l'Olocausto? Cosa significa Shoah? In occasione della Giornata della memoria è importante capire il fenomeno e cercare di contestualizzarlo. Quale modo migliore per farlo che leggere cosa hanno scritto le persone che l'hanno vissuta in prima persona o che hanno saputo raccontarla a partire da testimonianze reali?

Ecco allora una raccolta di poesie sulla Shoah che può servirti per capire meglio cosa è stato l'Olocausto e cosa ha significato per chi l'ha vissuto. E, soprattutto, per non dimenticarlo.

Approfondimenti sulla Shoah:

PRIMO LEVI, SE QUESTO È UN UOMO

Il primo protagonista dell'Olocausto che dobbiamo necessariamente citare è Primo Levi. Sopravvissuto al punto da non riuscire a convivere con il senso di colpa del salvato, come racconta nella sua opera I sommersi e i salvati, Primo Levi è lo scrittore italiano che più di tutti ha saputo raccontare gli orrori dei campi di concentramento nazisti, essendo stato prigioniero di Auschwitz.

Con Se questo è un uomo e La tregua ha raccontato quegli eventi in modo secco e crudo, lasciando una testimonianza importantissima per i posteri. Ecco la poesia che apre il libro:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

ANNA FRANK, APRILE

Anna Frank ha lasciato con il suo Diario una delle testimonianze tangibili delle deportazioni naziste più veritiere di sempre. Era solo una ragazza (aveva 13 anni) quando fu costretta a nascondersi insieme alla sua famiglia per non essere deportata dai nazisti da Francoforte sul meno, la città in cui viveva. Dal 1942 al 1944 Anna sarà nascosta insieme ai suoi familiari, annotando sul suo diario tutti gli eventi che vive nei due anni di reclusione forzata, progettando di pubblicarli in un libro a guerra finita. La storia andrà diversamente: Anna e la sua famiglia saranno arrestati e deportati; solo Otto, il padre di Anna, sopravviverà. Il diario, ritrovato dall'amico di famiglia Miep Gries, sarà pubblicato tre anni dopo, nel 1947.

Aprile

Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere Felice.

JOYCE LUSSU, UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE

Joyce Lussu, scrittrice partigiana, ha scritto C'è un paio di scarpette rosse ricordando la morte dei bambini nei campi di concentramento nazisti. La Shoah è stata anche questo: la morte di tanti bambini e anziani, considerati entrambi inadatti al lavoro e, dunque, improduttivi per il regime nazista. Nella poesia si parte da un'immagine: un paio di scarpette rosse numero 24 poste in cima a una pila di oggetti appartenuti ai prigionieri e ormai svuotati di anima.

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

Tomba di Anna Frank
Tomba di Anna Frank — Fonte: getty-images

PAVEL FRIEDMAN, LA FARFALLA

Pavel Friedman visse in Repubblica Ceca sotto il nazismo. Fu deportato nel ghetto di Terezin e da lì successivamente ad Auschwitz, dove morì. La farfalla racconta la sua vita nel ghetto, dove le farfalle - ricorda - non vivono.

La farfalla

L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!

L’ultima
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto: i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.

PAUL CELAN, FUGA DI MORTE

Paul Antschel, detto Paul Celan, è un poeta di origini rumene e madrelingua tedesca, nato nella Bucovina settentrionale. Quando nel 1942 quest'ultima verrà occupata dai tedeschi, Celan sfuggirà alla deportazione finendo in diversi campi di lavoro; i suoi genitori però saranno catturati dai nazisti e moriranno. La poesia di Celan è cimbolica, complessa e spesso intraducibile. Riportiamo Fuga di morte, particolarmente significativa per capire cosa ha significato la Shoah per chi ha potuto sopravviverle.

Fuga di morte

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
egli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

VITTORIO SERENI, LA PIETÀ INGIUSTA

Alcuni sopravvissuti del campo di concentramento di Auschwitz mostrano i numeri identificativi sulle loro braccia
Alcuni sopravvissuti del campo di concentramento di Auschwitz mostrano i numeri identificativi sulle loro braccia — Fonte: getty-images

Vittorio Sereni, poeta ermetico, affronta in questa poesia un altro tema importantissimo dell'Olocausto: quello della responsabilità storica dei nazisti, spesso dimenticata dal mondo occidentale. La pietà ingiusta è quella che la storia ha avuto nei confronti di chi si è macchiato di colpe gravissime, ottenendo un perdono indebito che non meritava assolutamente.

La pietà ingiusta

Mi prendono da parte, mi catechizzano:
il faut
faire attention, vous savez.
Et surtout si l’affaire
Doit marcher jusq’au bout,
ne causez pas de ces choses bien passées.
Il paraît qu’il en fut un, un SS
qu’il a été même dans l’armée
quoique pas allemand…
Ecco in cosa erano
forza e calma sospette
l’abnegazione nel lavoro, la
cura del particolare, la serietà
a ogni costo, fino in fondo…
Intorno c’è aria di niente, mani
sulla tavola, armi (chi le avesse)
al guardaroba: solo adesso
si comincia a capire - e l’affare un pretesto
il pranzo un trucco, una messinscena
benché non esistano dubbi sulle portate

benché non ci siano orripilanti cataste sulla tavola né sotto
- ma in cucina, chi può dirlo?,
ah le dotte manipolazioni di cui furono capaci,
matasse, matassine innocue, oro a scaglie
da coprirne un deserto di sale, di nubi d’anime
esalanti-esulanti da camini
con la piena dolcezza degli stormi d’autunno
altre anche meno visibili spazzate da una raffica in un’ora di notte-
è una questione d’occhi fermi sul cammello che passa
e ripassa per la cruna in piena libertà –
e con tocchi di porpora una città
d’inverno, una città di cenere si propaga
dentro una lente di mitezza.
Solo adesso si comincia a capire.
Incredibile – dirò più tardi – le visioni
immotivate che si hanno a volte
(e pazienza per queste
ma esserne coinvolti al di là del giudizio
fino al tenero, fino all’indebita pietà …):
le giubbe sbottonate della disfatta, un elmo
ruzzolante tra i crateri, sugli argini maciullati
facce su facce lungo un canale a ridosso di un muro
un reparto in sfacelo che si sbraca, se ne fotte
della resa con dignità, ma su tutte
quella faccia d’infortunio, di gioventù in malora
con la sua vampa di dispetto di bocciato
di espulso dal futuro
nell’ora già densa della campagna
verso l’estate che verrà …
Tra poco apparecchieranno, porteranno
le cartelle per la firma. Si firmerà.
Si firmerà la pace barattandola con la nostra pietà –
e lui rimesso in sesto, risarcito di vent’anni d’amaro
bene potus et pransus arbitro dell’affare.
Non si vede più niente. Se non - per un incauto
pensiero, per quel momento di pietà - quella mano
quel mozzicone di mano sulla parete.
Ci conta ci pesa ci divide. Firma.
E tutti quanti come niente - come la notte
ci dimentica.

COS'È LA SHOAH

Ecco una serie di risorse che potrebbero tornarti utili per capire meglio cos'è la Shoah: