Giorgio Bassani, le leggi razziali e l'arresto per antifascismo

Di Maddalena Balacco.

Leggi razziali e antifascismo: la vita di Bassani a Ferrara e il viaggio nell'epoca fascista fino all'arresto e al viaggio verso Roma

La storia di Giorgio Bassani ai tempi del fascismo

La storia di Giorgio Bassani e del fascismo è la storia del rapporto che molti italiani ebbero con la dittatura del 900, fatta di fascinazione e rifiuto. Se il tema della maturità 2018 nella prima prova di italiano riguarda la sua opera matura, quel Giardino dei Finzi Contini in cui maggiormente si esplica la sua poetica sulla solitudine della storia umana e sulla violenza degli eventi che la cambiano suo malgrado, nella parabola della vita di Bassani possiamo trovare spunti per comprendere quale sarà poi la sua posizione successiva, che lo porterà persino all'arresto per qualche mese, accusato di antifascismo, nel 1943.

Leggi l'analisi del testo svolta da un nostro tutor sul brano di Bassani.

Giorgio Bassani dal fascismo all'antifascismo

Nella parabola del giovane Giorgio Bassani e nel suo rapporto con il fascismo troviamo non solo una storia tipica degli anni del regime, ma anche un monito per la modernità. Giorgio Bassani fu infatti dapprincipio blandito dalle sirene del fascismo, come molti giovani della sua medesima epoca, e se ne trova testimonianza sia nelle lettere del Podestà Renzo Ravenna, che lo segnalava come "valente Camerata", sia largamente nella letteratura e nelle analisi successive.

Posizioni che non stupiscono perché largamente condivise sia nell'ambito familiare di Bassani, che proveniva da una ricca famiglia ebrea, sia dai giovani dell'epoca, che poi largamente presero coscienza del vero volto del fascismo andando così a ingrossare le fila dell'antifascismo.

L'arresto per antifascismo di Giorgio Bassani e la vergogna delle leggi razziali

Una parabola, quella politica del giovane Bassani, che "terminò" con il suo arresto nel 1943 per antifascismo, accusato di essere parte di una pericolosa congrega contro il regime operante nel ferrarese. Dopo due mesi venne rilasciatò e cambiò città, trasferendosi a Roma. I suoi amici antifascisti ed ebrei di Ferrara vennero fucilati dalle camicie nere poco dopo, al muretto del Castello.