Chi era Gino Bartali e la vera storia degli ebrei salvati durante la guerra alla prima prova

Di Anastasia Meloni.

Gino Bartali e la storia degli ebrei salvati nell'articolo di Cristiano Gatti alla prima prova maturità 2019: nella tipologia C del tema di maturità un brano che racconta la gloriosa storia di Gino Bartali

Gino Bartali tra le tracce della prima prova

Spunta Gino Bartali tra le tracce della prima prova della maturità 2019. Il celeberrimo campione di ciclisimo è il protagonista di un brano inserito nella tipologia C della prima prova, vale a dire il tema critico-argomentativo.

Nella traccia è riportato un articolo scritto da Cristiano Gatti e pubblicato su Il Giornale del 24 settembre 2013. Nell'articolo Gatti ripercorre la vicenda degli ebrei salvati da Gino Bartali durante la Seconda Guerra Mondiale, vicenda che gli valse il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni. Non è stata l'unica volta in cui le vicende sportive di Bartali si sono scontrate con la storia: nel 1948 infatti Bartali vinse il Tour de France portando a termine una vera e propria impresa sportiva, e fu opinione comune che la vittoria di Bartali distolse l'opinione pubblica dalle forti tensioni politiche sviluppatesi nelle stesse settimane in seguito all'attentato a Togliatti.

La traccia del tema richiede di fare considerazioni critiche sul legame tra sport e storia a partire dalle vicende di Bartali, richiamando anche altre vicende ed esperienze personali.

Chi era Gino Bartali

Gino Bartali è stato un ciclista italiano, nato nel 1914 e scomparso nel 2000. E' stato ciclista su strada, e in seguito dirigente sportivo. La sua attività come ciclista si è svolta tra il 1934 e il 1954 ed è considerato uno dei più grandi ciclisti italiani di sempre.

Ha vinto tre Giri D'Italia e due Tour de France, e per tutta la sua carriera ha gareggiato ad altissimo livello, nonostante proprio nel mezzo l'attività sportiva fosse ovviamente inficiata dallo svolgersi della Seconda Guerra Mondiale. Leggendaria la sua rivalità con Fausto Coppi. E' entrato nella Cyclist Hall of Fame, dove risulta il secondo italiano dopo appunto Fausto Coppi.

Nel 2013 è stato insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni proprio per i suoi gesti eroici in favore degli ebrei durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Gino Bartali e gli ebrei salvati durante la Guerra: tutta la storia

Quella raccontata nel brano presente nella traccia di maturità è una storia che per molti anni è rimasta poco conosciuta, anche perchè Gino Bartali non amava vantarsi del bene fatto. Durante la Seconda Guerra Mondiale, e precisamente nel periodo in cui gli ebrei italiani cominciarono a essere deportati, Gino Bartali si adoperò a lungo per loro, di fatto salvando molte persone.

Il ciclista infatti sfruttava la scusa dei suoi lunghi allenamenti in bicicletta trasportando informazioni, ma anche documenti falsi, utili a salvare persone tra Firenze e Assisi. Le informazioni e i documenti venivano custoditi in fogli arrotolati nella canna della bicicletta. In questo modo Bartali contribuì fattivamente a far salvare moltissime persone. E non finisce qui: sappiamo infatti che Bartali nascose un'intera famiglia di ebrei in una sua cantina.

Bartali fortunatamente non fu mai scoperto, anche se sappiamo che a un certo punto fu sospettato di attività illecite, ma fortunatamente la guerra finì e non ci fu tempo per indagare sulle sue azioni. 

Di questi fatti il ciclista non amava parlare: come aveva raccomandato al figlio, non bisogna vantarsi del bene fatto.

Gino Bartali e la crisi del 1948

Nella traccia del tema della prima prova si fa riferimento anche a un ulteriore momento storico in cui Bartali fu protagonista, questo decisamente più celebre. 

Si tratta della vittoria del Tour de France nel 1948. Quella di Bartali fu una vera e propria impresa su cui nessuno avrebbe scommesso: tanto per cominciare il campione era ormai avanti con gli anni sportivamente parlando (aveva infatti 34 anni, ed era uno dei corridori più anziani al tour), e in più la squadra con cui partecipava non era delle migliori. Ciò nonostante Bartali trionfò contro ogni aspettativa, rendendosi protagonista di una serie di fughe sulle Alpi rimaste nella leggenda.

Secondo l'opinione comune quella vittoria leggendaria coinvolse così tanto gli italiani che fu fondamentale per distogliere l'attenzione dalle tensioni politiche di quel periodo. C'era stato infatti un attentato a Palmiro Togliatti, esponente del PCI, in seguito al quale in molti erano sicuri che sarebbe scoppiata una nuova guerra civile. 

Si dice che - per raffreddare gli animi - gli stessi Andreotti e De Gasperi avessero sentito personalmente Bartali implorandolo di fare l'impresa, perchè il suo successo sportivo avrebbe sicuramente distratto gli italiani. E in effetti così andò. Si dice anche che all'indomani del trionfo, ricevuto da De Gasperi, Bartali scelse come premio per l'impresa di non dover più pagare le tasse.

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